28 novembre 2011

Il mio nome è Alex Song

Da oggetto misterioso a pilastro, da diamante grezzo a gemma splendente, la storia di uno dei tanti sconosciuti che Wenger ha trasformato in calciatore internazionale. "Il Mio Nome è" ripercorre la storia delle tante promesse divenute Gunners grazie alla tenacia, alla lungimiranza e alla testardaggine tipicamente francese di Arsène - perchè  come sappiamo ARSENE KNOWS! 



Alex Song, la metamorfosi di un mediano legnoso in un centrocampista completo





















Quando è arrivato in prestito dal Bastia nell’estate del 2005 in pochi sapevano chi fosse quel 18enne capellone, se non per la parentela con il celebre ed eccentrico – per usare un eufemismo – difensore camerunense Rigobert Song, suo zio.
Questo Bob Marley di Douala, con il suo fisico imponente e quello sguardo non proprio guizzante sembrava sbarcato in Inghilterra quasi per sbaglio – o forse semplicemente in vacanza.
D’altronde cosa aspettarsi da un ragazzo che idolatra Steven Seagal e considera Romeo Deve Morire un grande film?
Il ragazzo sembrava spaesato, probabilmente sentiva la mancanza della famiglia ma l’Arsenal non poteva proprio permettersi di far sbarcare a Londra anche le sue 17 sorelle e i 10 fratelli cosí il nostro Alex doveva arrangiarsi come poteva.


Dopo le prime partite qualcuno sperava proprio che si trattasse davvero di una gita premio e che quel ragazzo lento e dai piedi ruvidi non avesse seriamente firmato per i Gunners un contratto da professionista, ed invece la realtá era proprio quella.
Arrivato prima in prestito dalla squadra corsa, il camerunense dal passo pesante e dai riflessi vagamente fuori sincrono era in qualche modo riuscito a guadagnarsi una riconferma da parte di Wenger e del suo staff.
Come? Mistero.

Nostalgia di Abel Xavier?

Ammetto che all’epoca ero decisamente tra la folta schiera degli scettici, ma bisogna anche dire che all’epoca nulla – ma proprio NULLA – faceva presagire una qualsiasi possibilitá d’evoluzione per Song a livello calcistico: prima di tutto non si sapeva se fosse un laterale di difesa, uno stopper o un centrocampista e le sue prestazioni non cambiavano granchè in una qualsiasi di queste posizioni; gli avversari lo saltavano sempre con molta facilitá, lui li rincorreva invano e se per sbaglio otteneva il pallone spesso si limitava ad appoggiarlo nella maniera piú semplice, pur di non perderlo.
I primi dribbling messi in mostra non erano granché, per non dire piuttosto disastrosi, mentre l’unica sua qualitá di allora – ovvero la sua fisicitá – non veniva sfruttata se non occasionalmente. Nemmeno un momento di solito storico come il primo goal da giocatore dell’Arsenal fu un granchè, pur in una serata da ricordare come il sei a tre rifilato al Liverpool ad Anfield: sugli sviluppi di un corner di Fabregas, il difensore dei Reds Hyypia provó a spazzare ma centró in pieno l’accorrente Alex, che si trovó cosí sul tabellino dei marcatori.




Per inciso, su quel tabellino finirono Julio Baptista (QUATTRO VOLTE), Aliadiére, lo stesso Hyypia e il redivivo Fowler. Tanto per farvi capire che strana serata fosse stata quella di Anfield.

Viste le pochissime – per fortuna, avrebbero detto in tanti – apparizioni di Alex con la maglia dell’Arsenal, Wenger lo spedí per sei mesi al disperato Charlton che lottava per restare in Premier.
Ai piú quello sembrava il primo segno della fine della pur brevissima carriera di Song con la maglia dell’Arsenal, ed invece ecco che il bruttissimo anatroccolo rasta si trasformó d’improvviso in un cigno bello tosto, pronto a bloccare – con le buone o con le cattive – chiunque provasse ad avvicinarsi all’area degli Addicks.
Non fu esattamente un salvatore della patria, visto che il Charlton finí comunque la stagione con la retrocessione, ma si guadagnó nientemeno che il premio di Man Of The Match in una partita in cui il Charlton ne prese quattro dallo United all’Old Trafford.
Migliore in campo in assoluto quando la tua squadra ne ha prese quattro, rendo l’idea? In quello United c’erano Ronaldo, Rooney, Giggs, Scholes – ma il migliore in campo fu Alex Song.

Un piccolo segno che avrebbe dovuto far venire un dubbio ai tifosi e ai critici come me, ma sembró per lo piú la classica partita della vita.


La stagione successiva Song tornó alla base, provó a giocarsi le sue carte tra i titolari dei Gunners ma si trovava spesso con una coppia di otto in mano e non poteva sperare di giocare tante partite; fortunatamente per lui esiste la Carling Cup, che Wenger spesso usa per testare i suoi ragazzini e vedere chi potrebbe essere pronto per giocare coi grandi, e il buon Alex colse pienamente l’occasione e si mise in mostra alla grande, fino alla bruciante eliminazione in semifinale contro il modesto Wigan.
Ricordo esattamente il momento in cui ho capito che Song sarebbe potuto diventare un giocatore interessante: l’Arsenal giocava i quarti di finale di Carling Cup a casa del Blackburn sotto una pioggia battente e nonostante un brillante primo tempo chiuso in vantaggio per 2-1 arrivó l’espulsione di Denilson, poi il pareggio di Santa Cruz e ancora l’espulsione del giovane Randall per doppia ammonizione: la partita sembrava prendere un bruttissima piega, la pioggia torrenziale sembrava favorire il gioco tipicamente inglese dei Rovers ed esattamente in quel frangente il nostro Alex si erse a baluardo insuperabile per gli attaccanti avversari. Ogni pallone rimbalzava sistematicamente sulla montagna camerunense, che si permise anche un’uscita palla al piede da una selva di gambe che solo un folle o un giocatore con due kilimangiaro cosí si sarebbe sognato di tentare; non contento, travolse due avversari prima d’inventare un pallone filtrante che Eduardo trasformó nel goal del definitivo tre a due per i Gunners.

Quell’azione mostrava da sola che Song era un giocatore

1.       Vincente, visto che non spazzó  ma pensó subito ad orchestrare un contropiede pericoloso.
2.       Solido, dal momento che non perse la testa nemmeno sotto gli assalti avversari.
3.       Coraggioso, da 19enne semi-esordiente non ebbe paura di caricarsi la squadra sulle spalle.

L’esame di maturitá venne passato con lode all’Old Trafford, dove il suo volo era cominciato non troppo tempo prima, quando i Gunners affrontarono lo United in una sfida delicata per il campionato.
L’Arsenal perse, ma Song dominó per lunghi tratti il centrocampo e si guadagnó definitivamente la fiducia dei compagni e dei tifosi.
E Wenger? Non c’era bisogno di conquistare la fiducia di Arsène, perchè l’Alsaziano è sempre stato il piú grande tifoso (l’unico, in certi momenti) di Alex Song.
Una volta stabilitosi definitivamente in prima squadra, quando perfino la stampa sportiva cominciava ad apprezzare le doti del camerunense, Wenger disse:

“I brought him here aged 17 and worked very hard with him, we worked hard because I felt he had the talent to become a good player. I know that the opinions are changing about him now.”

“L’ho portato qui quando aveva diciassette anni e ho lavorato duro con lui perché avevo la sensazione che avesse il talento per diventare un buon giocatore. So che ora le opinioni su di lui stanno cambiando”

Ci sono due striscioni che campeggiavano ad Highbury e che ora fanno bella mostra di sé anche all’Emirates, uno dice ARSENE KNOWS e l’altro IN ARSENE WE TRUST.
Non nego di aver messo spesso in discussione sia l’uno che l’altro, soprattutto appena dopo il fischio finale di partite gettate al vento, ma ogni volta che mi fermo a riflettere capisco che in effetti Arsène sa il fatto suo, e che gli si dovrebbe dar fiducia anche quando sembra difficile, tremendamente difficile.


Ora che Song è un giocatore apprezzato in Inghilterra, in Europa e nel mondo è facile tesserne le lodi, ma il camerunense ha ancora un enorme problema da risolvere: il parrucchiere.
Fatto quello, se mai ci riuscirá, allora l’Arsenal avrá in casa il vero erede di Patrick Vieira.






Arsenal – Fulham 1-1: Doppietta di Vermaelen, i Gunners s’inceppano





Doveva succedere, prima o poi, ma di certo pochi si aspettavano che la serie di vittorie consecutive in Premier si fermasse all’Emirates contro un modesto e battagliero Fulham.
La squadra di Martin Jol non ha rubato nulla, siamo chiari, portando a casa questo punto ma è stato soprattutto l’Arsenal a non premere a sufficienza sull’acceleratore per far valere la propria superioritá tecnica, probabilmente a causa della stanchezza degli undici in campo.
Wenger ha scelto di sostitiuire i soli Koscielny e Gervinho con Arshavin e Djourou, ma a quanto visto in campo anche Ramsey e magari van Persie avrebbero dovuto tirare il fiato, soprattutto in vista della supersfida di martedì sera contro il Manchester City.

Facile parlare col senno di poi, ma la verve di Benayoun avrebbe sicuramente fatto comodo ad un centrocampo apparso lento e prevedibile, esattamente come la fisicitá di Diaby avrebbe potuto generare un piú agevole controllo delle operazioni a metá campo; Arshavin ha ancora una volta deluso le attese, avrebbe pouto (e dovuto) garantire imprevedibilitá e fantasia all’attacco dei Gunners ma ancora una volta non ha lasciato la minima traccia nella partita.
Dispiace davvero vedere Arshavin cosí inconcludente, se poi ci si aggiunge un atteggiamento che appare molto, molto pigro allora è abbastanza facile capire perchè il russo ha giocato cosí poco fino ad ora.
In un momento in cui tutti stanno dando l’anima per riportare l’Arsenal verso le zone alte della classifica, vedere un Arshavin cosí rinunciatario e disinteressato rappresenta un boccone molto difficile da mandare giú.

Apatia e prevedibilitá a parte, l’Arsenal avrebbe comunque potuto chiudere il primo tempo in vantaggio se non fosse stato per i riflessi di Schwarzer e per la mira approssimativa di Ramsey e Mertesacker; ad onor del vero anche il Fulham ha avuto la suo buona occasione per segnare, ma ancora una volta Szczesny si è dimostrato portiere affidabile e con grande talento andando a respingere la conclusione violenta di Dembelé.


Come sempre, quando l’Arsenal non riesce a segnare ecco che inizia impietosamente a complicarsi la vita: palloni buttati via, movimenti difensivi approssimativi ed una buona dose di sfortuna hanno prevedibilmente portato al vantaggio degli ospiti firmato da...Vermaelen.
Il difensore belga è stato abbastanza sfortunato, ma ha comunque messo la palla nell’angolo lontano e per questo bisogna rendergli onore.




Il bello dell’Arsenal di quest’anno, a differenza delle scorse stagioni, sta nel fatto che si vede una reazione immediata, un’impennata di orgoglio e una tenacia finora sconosciuta che esaltano inevitabilmente il tifoso – allo stadio come davanti alla TV.
Dallo svantaggio in poi, i Gunners hanno chiuso il Fulham nella propria trequarti assediando senza sosta la porta di Schwarzer, aiutati anche dagli audaci cambi di Wenger: fuori Mertesacker e Ramsey, dentro Gervinho e Diaby.

L’ivoriano ha immediatamente iniziato a tormentare Baird sull’out di sinistra, Diaby ha portato centimetri e tecnica davanti alla difesa e la manovra ha guadagnato in velocitá e incisivitá: ció nonostante, i ragazzi di Wenger hanno dovuto aspettare fino al minuto 82 per trovare il goal del pareggio, arrivato grazie al colpo di naso da distanza ravvicinata di Thomas Vermaelen.
Ottimo il cross di Walcott, il vero trascinatore offensivo dei Gunners, ottimo il tempismo con cui il belga si è avventato sul pallone spedendolo nell’angolo.
Della porta giusta, questa volta.

L’assedio finale, con Chamakh per l’irritante Arshavin, non ha prodotto troppe nitide occasioni se non una conclusione ampiamente larga di van Persie e una protesta per un presunto intervento di mano in area del Fulham.

Il risultato finale lascia l’amaro in bocca, anche se una vittoria sarebbe stata forse non del tutto meritata, ma il carattere mostrato dai giocatori e la nuova soliditá mentale costruita dopo gli orrori di inizio stagione lasciano ben presagire per il proseguio della stagione.
Domani sera arriva Mancini con i suoi simpatici calciatori, sono molto curioso di vedere quale sará il “benvenuto” riservato dai Gooners a Clichy e soprattutto Nasri ma sono principalmente curioso di vedere chi saranno gli undici che Wenger manderá in campo per una sfida molto delicata: vero che si tratta di Carling Cup – la palestra ufficiale dei giovani Gunners che devono maturare – ma di fronte ci saranno comunque giocatori che potrebbero tranquillamente seppellirci di goal se ne avranno l’occasione.
In porta ci sará sicuramente Fabianski, probabilmente vedremo anche Diaby e uno tra Coquelin e Frimpong a centrocampo e uno tra Chamakh e Park davanti ma il resto della formazione è un’incognita.
Non vorrei essere al posto di Arséne quando dovrá decidere se lasciare fuori van Persie (mister 42% dei goal dell’Arsenal fino a qui), Walcott o Song dalla squadra titolare.

COMMON GUNNERS!

24 novembre 2011

Norwich City - Arsenal 1-2 & Arsenal - Borussia Dortmund 2-1: Fin che la barca va....NON LA TOCCARE!



Due vittorie, due risultati identici, la stessa squadra in campo per due volte di fila – una prima assoluta.

Mentre il blogger se ne stava scompostamente seduto al tavolo di una presunta trattoria sperduta nell’Appennino emiliano ad abbuffarsi di cibi rigorosamente fritti o grondanti olio e/o burro, i Gunners erano di scena in quel di Norwich per una di quelle partite che nove volte su dieci finiscono in tragedia: avversario neopromosso in Premier che gioca in casa e non aspetta altro che un gruppetto di turisti londinesi arrivati a farsi spennare dalla classica ammazzagrandi.
Una trappola bella e buona, talmente evidente che solo l’Arsenal potrebbe cascarci.


E invece no.

van Persie e Walcott si scambiano parole dolci dopo il pareggio
Nonostante lo svantaggio, frutto di una decisione cervellotica di Mertasacker e di un evidente fallo di Morison – che solo in Premier non viene fischiato, van Persie e i suoi si sono ben rimboccati le maniche e hanno ribaltato i canarini.

La Gran Vendetta di Gatto Silvestro!

La solita doppietta di Van The Man, la solita irritante inconcludenza di Gervinho e la nascita di un tandem (o una coppia di fatto, legale ovunque tranne che in Italia) che potrebbe diventare molto interessante per il futuro: van Persie – Walcott, i PACS che non ti aspetti.

La natura non é stata del tutto benevola con il buon Theodore, avendogli concentrato tutta la velocitá nelle gambe senza riservarne nemmeno una briciola per il cervello, ma il lavoro di Wenger in questi anni comincia a dare dei frutti molto succulenti: il complicatissimo schema “lancia-lunghissimo-tanto-Theo-la –prende” e diventato settimana dopo settimana un ingranaggio molto piú preciso, che permette al numero 14 di rendere utile la velocitá supersonica di cui é dotato.

Gervinho acrobatico...e inconcludente
Da qualche mese, infatti, Walcott sa cosa fare una volta saltato il diretto avversario e invece di proporre cross che farebbero impallidire anche specialisti come Falsini e Gambaro, ha imparato ad andare sul fondo e mettere il pallone rasoterra all’indietro, dove si apposta regolarmente il buon van Persie.
Questo schema infantile ha fino a qui schiantato parecchie difese e aiutato non poco la ridicola media-goal dell’olandese dall’inizio del 2011.
Il pallonetto DI DESTRO con cui ha scavalcato il buon Ruddy per il goal del sorpasso é interamente dedicato a tutti quelli che credono ancora che Robin usi solo il sinistro.



La danza di Song tra le apimaia tedesche

Saltato di slancio l’ostacolo Norwich, i Gunners si sono lanciati a capofitto sul malcapitato Borussia Dortmund e hanno finalmente staccato il biglietto per gli ottavi di Champions, per la 12ma volta di fila.
Partita piuttosto scorbutica, soprattutto nel primo tempo, ma alla lunga la qualitá e il dinamismo di Arteta, Ramsey e Song ha avuto la meglio sui tignosi tedeschi.
Con Gervinho ancora sottotono e Walcott tornato alla modalitá corri-senza-riflettere c’é voluto Alex Song per farci sussultare: dribbling orgasmico su quattro avversari e cross al bacio per van Persie, ancora una volta nel posto giusto al momento giusto. L’incornata dell’olandese non era proprio delle migliori, ma Weidenfeller é riuscito ad accartocciarsi tanto male da non riuscire a respingere il pallone.
Il due a zero é arrivato a pochi minuti dalla fine e non vi dico nemmeno chi ha segnato perché odio essere ripetitivo, poi all’ultimissimo secondo il giapponese Kagawa ha messo in rete l’uno a due finale.
  
Ora sotto con il Fulham, in attesa di vedere Mancini e la sua banda all’Emirates per i Quarti di Carling Cup martedì sera.


COMMON ARSENAL!

10 novembre 2011

Vincere o continuare ad esistere, voi che preferite?

"Ci sono tre tipi di Club: quelli che spendono i soldi del proprio proprietario, quelli indebitati e quelli che spendono solo ció che producono". Queste le parole usate dal Mega Direttore Intergalattico Ivan Gazidis per spiegare alla squadra quale sarà la strategia dell'Arsenal per gli anni a venire. Quale sarà mai delle tre?

Se è vero che restare competitivi sarà tremendamente difficile, per non dire impossibile, trovo motivo di orgoglio il sapere che il mio Club voglia distinguersi per lungimiranza e saggezza, creando un modello di sostenibilità economica che lo porterà sicuramente ad eccellere in un futuro che mi auguro non sia troppo lontano.
Il divario attuale con United, City e Chelsea é enorme, difficilissimo da colmare, ma una cosa é certa: l'Arsenal non finirà mai in bancarotta, non finirà in 4a divisione per non essere stato in grado di pagare i propri debiti; lo stesso non si puó certo dire dei rivali - tenuti in vita dai soldi del riccone di turno - ma che succederà quando Mansour, Abramovich o i Glazer si stuferanno? Semplice, abbandoneranno un Club con spese astronomiche, spese che non sarà possibile sostenere e che porteranno i Club al fallimento, oppure ad un drastico e velocissimo ridimensionamento.
Leeds docet.

Il gioco non vale la candela, a mio parere, e pazienza se per qualche anno i campionati e le coppe le vinceranno altri.
Forse.

Gunning down Spurs - Lansbury e Gibbs
Non potendo competere a livello economico, Wenger ha capito piuttosto in fretta che per restare al vertice sarebbe dovuto andare a scovare talenti là dove gli occhi altrui non arrivano, o per lo meno dove non arrivano altrettanto in fretta.
Oltre a questo, il manager alsaziano ha capito che non potendo comprare la lealtà dei propri giocatori, non restava altro da fare che crescere calciatori con il culto dell'Arsenal, ragazzi arrivati prestissimo e nutriti a pane e Gunners - per sviluppare in loro una sorta di eterna gratitudine che possa neutralizzare l'odore dei petroldollari altrui.
Il processo é iniziato già da qualche anno, con i vari Senderos, Flamini, Fabregas e Clichy ma questa prima "covata" non ha portato i risultati sperati dato che - chi prima, chi dopo - hanno tutti abbandonato la nave.
Il secondo tentativo, appena iniziato, sembra promettere molto meglio visto che i vari Wilshere, Gibbs, Frimpong e Walcott (pure Lansbury, segnatevi questo nome) non hanno nessun tipo di saudade essendo nati a pochi kilometri dall'Emirates.
Su questo secondo, promettente tentativo pende peró un'enorme spada di damocle che rischia di far precipitare tutto già alla fine di quest'anno: Robin van Persie é in scadenza nel 2013, il che signfica che se non rinnoverà il contratto entro l'estate si rischia di rimettere in scena la pantomima di Samir Nasri (per quanto lo spessore morale dell'olandese é anni luce superiore a quello del francese); se Captain Vantastic emulerà l'amicone Vermaelen, che ha appena rinnovato per altri 4 anni, allora tutto il progetto ripartirà a velocità supersonica e potrebbe rivelarsi molto, molto sorprendente.
Ora che finalmente la squadra sta assumendo un'identità ben precisa, che per la prima volta non si vedono in campo solo sbarbatelli inesperti ma anche calciatori già svezzati come Arteta, Mertesacker, lo stesso van Persie o Sagna, sarebbe davvero un peccato buttare tutto all'aria per l'ennesima volta.

Io credo fortemente in questa squadra, a differenza degli anni scorsi sembra consapevole di essere inferiore ai propri avversari e ha iniziato a dare battaglia su ogni pallone - senza dimenticare peró di giocare a calcio come solo l'Arsenal sa fare.
Il vento sembra essere cambiato, sembrano passati i giorni in cui le squadre "piccole" arrivavano all'Emirates a far barricate e i Gunners stavano lí a prenderle senza reagire, cercando di andare in porta con il pallone e magari pareggiare pur di non sporcare la loro immagine da fiorettisti. I ragazzi sembrano avere imparato ad usare il pugno duro, probabilmente anche grazie all'inserimento in squadra di gente che é abituata a lottare su ogni pallone per restare sotto le luci dei riflettori.

In conclusione, il futuro dell'Arsenal pare illuminarsi proprio nel momento che sembrava essere il piú buio degli ultimi 15 anni.
Ancora una volta Wenger ha dimostrato una lungimiranza fuori dal comune, ha resistito a tutte le critiche piovutegli addosso e ha tirato dritto per la propria strada - coerente alle proprie idee come pochi altri sarebbero stati in grado di essere in quelle condizioni.
Chapeau, Le Prof.

COMMON ARSENAL!

07 novembre 2011

Arsenal -W.B.A 3-0: Who needs Batman? We have ROBIN!

The Verminator torna al goal dopo quasi 2 anni
Questo magnifico banner campeggiava magistralmente dall’East Stand mentre l’olandese metteva in scena un’altra prestazione da Pallone d’Oro – un goal per aprire i conti e due assist per chiudere la partita e rivedere (finalmente) l’Arsenal che era sparito nel Febbraio scorso – nel momento esatto in cui Martins aveva sancito una sconfitta inaspettata nella finale di Carling Cup, contro il Birmingham.

La difesa del West Brom ha largamente collaborato al sabato festoso di noi Gooners, ma é giusto poter finalmente dire che l’Arsenal non é quella squadra che ha preso OTTO goal (ouch!) all’Old Trafford ma é piuttosto quella che ha vinto 9 delle ultime 11 partite.
Spiace dire che l’unico votante del sondaggio riguardante la miglior coppia di difensori centrali non sia stato ascoltato, dal momento che Wenger ha preferito Koscielny a Mertesacker per affiancare l’intoccabile Vermaelen, ma credo che alla lunga il lungo Per si riprenderá il suo posto al fianco di Verminator.

Poco da dire sulla partita – soprattutto perché non ho avuto modo di vederla – se non che, parole di Arsène, il dominio é stato assoluto dall’inizio alla fine.
Piú che giuste le lodi per Arteta e Vermaelen, molto sorprendente invece i voti raccolti da Carl Jenikinson su tutti i giornal inglesi: una partita eccellente, in difesa e in attacco, e il dubbio che forse anche stavolta Le Prof abbia fatto l’affarone.
Inutile scaldarsi troppo presto, per chi ricorda i vari Senderos, ma il ragazzo a 19 anni ha per lo meno mostrato carattere dopo critiche non proprio zuccherate.

Wenger ha dichiarato che tutto queste lodi non mostrano altro che la velocitá assurda alla quale i giudizi mutano nel mondo del calcio e non posso che essere d’accordo: aggiungerei pure che di tutti gli editorialisti che hanno scritto dopo la sconfitta a White Hart Lane (ouch!, ouch!) circa l’inadeguatezza degli acquisti last-minute dell’Arsenal, nemmeno uno abbia fatto un passo indietro ora che Arteta é l’autentico metronomo della squadra, Gervinho ha iniziato a sfornare assist e André Santos ha giá eguagliato il record di goal di Gael “Fuorigioco Impeccabile” Clichy.

Ora l’Arsenal é improvvisamente tornata una squadra forte, temibile, fatta di campioni e pronta per lottare su tutti i fronti mentre due mesi fa era praticamente in lotta per non retrocedere con Norwich e Wolves, distante anni luce da City, United, Chelsea ma anche Spurs, Liverpool o addirittura Newcastle , Villa, Everton, Bolton etc.
La veritá é che l’inizio di stagione é stato assurdamente complicato, la doppia sfida con l’Udinese era chiaramente la prioritá e la giornata di grazia di Rooney e Ashley Young hanno infierito senza pietá su una squadra senza identitá e senza ricambi.

Ora il settimo posto non é qualcosa di cui andare particolarmente fieri, ma il ruolino dei ragazzi di Wenger é qualcosa di piú che una semplice casualitá. Non si parla d’altro che della difesa colabrodo, ma non bisogna dimenticare che 12 dei 21 goal incassati fino a qui sono arrivati in due sole partite.
Tutte le critiche piovute sulla difesa dopo Chelsea-Arsenal sono state profondamente ingiuste, perché se é vero che il Chelsea avrebbe potuto segnare molto di piú, é anche vero che oltre ai 5 messi alle spalle di Cech ne potevano entrare per lo meno altri due. Come la mettiamo quindi?

Manteniamo i piedi per terra e pensiamo a battere il Norwich, per ora. Non eravamo scarponi due mesi fa e non siamo il Barcellona adesso – ma resta il fatto che ora il pallone gira alla velocitá supersonica cui eravamo abituati e van Persie mostra tutta la sua classe in campo e fuori.
29 goal in 28 partite da Gennaio 2011, giocate sopraffine e un’attitudine da vero capitano che mancava da un po’ (con buona pace di Fabregas).
Siamo settimi in classifica e a buon punto in Champions, se si mantiene l’umiltá e il profilo basso mostrati fino a qui sono certo che si tornerá molto in alto.
Temo non abbastanza per mettere paura al City o allo United, ma sono quasi certo che ci salveremo.
COMMON ARSENAL!

02 novembre 2011

Arsenal - Olympique Marseille 0-0: cinque alto per il clean sheet, ma niente qualificazione

Partita bruttina, ad essere onesti: Ramsey, Park e Captain Vantastic avrebbero potuto segnare – ma é anche vero che i Gunners hanno rischiato parecchio – soprattutto all’inizio.
Gli Ayew hanno fatto impazzire il povero Jenkinson fin dalle prime battute e se non fosse stato per Vermaelen probabilmente l’Arsenal sarebbe finito sotto di un goal – se non due – da subito.
Fortunatamente per una volta la difesa ha retto l’urto e non ha concesso reti, una raritá esattamente come lo zero in bella mostra alla voce Gol Realizzati.
Molti in campo – a partire da Ramsey e Walcott, sono sembrati svuotati psicologicamente dopo il Grande Show di Stamford Bridge: passaggi sballati, errori di posizione e movimenti inconcludenti hanno innervosito molti dei protagonisti in campo e messo in bella evidenza la poca coordinazione tra i reparti.
Il linguaggio del corpo svela spesso lo stato d’animo di un calciatore piú di tante parole e quelli visti ieri non erano per niente incoraggianti, con André Santos, lo stesso Walcott e Song colti a sbracciare troppo spesso in direzione dei compagni.
Arséne ha voluto dare un turno di riposo a van Persie, cosa piú che logica, ma non ha fatto i conti con i problemi di ambientamento di Ju Young Park: il coreano ha sbagliato un’infinitá di controlli e pure un’occasione colossale prima di essere sostituito poco dopo l’ora di gioco; un deciso passo indietro rispetto alla prestazione di Carling Cup contro il Bolton.
Probabilmente il ragazzo non é ancora pronto per partire titolare, ma al giorno d’oggi non esiste una vera riserva di van Persie e questo potrebbe davvero essere un problema nelle settimane a venire.

Si rischia davvero di dover chiedere all’olandese una buona dose di straordinari, non potendo contare né su Park né tantomeno sull’irriconoscibile (ed infortunato) Chamakh.
Non vorrei essere nei panni di Wenger quando é il momento di decidere perché questo dilemma non é di facile soluzione, dal momento che da una parte c’é il pericolo di mettere a dura prova la resistenza del proprio miglior giocatore mentre dall’altra si rischia di fare scena muta davanti alle difese avversarie e perdere terreno sia in Premier (come se non ne avessimo giá perso abbastanza) e Champions League.
La prioritá, almeno al momento, sembra essere logicamente data alla Premier visto il pessimo avvio, ma non aver vinto contro i francesi costringerá l’Arsenal e Wenger a dover lottare per altri novanta minuti per staccare l’ennesimo (sarebbe il 15esimo di fila) biglietto per la fase successiva.
La lezione imparata l’anno scorso, quando i Gunners persero il primo posto nel girone e trovarono il Barcellona giá agli ottavi, dovrebbe aver insegnato che non basta la qualificazione ma bisogna vincere il proprio girone per sperare di andare lontano in Europa.

Altro dilemma niente male é quello che riguarda la difesa: chi schierare in mezzo? Mertesacker non sta impressionando, onestamente, ma la sua presenza fisica e la sua esperienza internazionale lo rendono pressoché intoccabile al momento; Vermaelen, ora che é guarito e soprattutto dopo la straordinaria prova di ieri, é il vero leader difensivo e DEVE assolutamente giocare; resta il poco celebrato Koscielny, che dall’inizio della stagione é il miglior difensore della truppa di Wenger, per distacco. Impressionante contro il Chelsea, ha bloccato quasi tutte le iniziative avversarie e dominato la propria area con intercettazioni tempestive e tackle decisivi.
Chi lasciare fuori?

A me la soluzione pare evidente, dal momento che Djourou e Jenkinson si stanno dimostrando inaffidabili nel sostituire l’infortunato Sagna: spostare Kos a destra e lasciare al centro Vermaelen e Mertesacker – con André Santos libero di vagare sulla sinistra. Appurato che il brasiliano difende poco e male, perché non lasciargli libertá di offendere coprendo meglio l’altro versante?
Come (quasi) sempre, Wenger prenderá la decisione migliore perché – si sa – ARSENE KNOWS!
COMMON GUNNERS!