01 dicembre 2011

Arsenal – Manchester City 0-1: Beata gioventú, maledetta gioventú





“Lo sapevo che sarebbe finita cosí, siamo teste di c***o noi” recitava il poeta Max Pezzali, ed in effetti tutto sembrava giá scritto, dallo svolgimento al finale di questo quarto di finale di Carling Cup.
Il giovanissimo Arsenal tiene testa ai ricconi di Manchester, li spaventa pure ma alla fine viene sconfitto per un peccato d’inesperienza. Film visto e rivisto.

Come previsto, Arsène Wenger ha dato spazio a tanti giovani che non hanno altra vetrina che la sorella povera della F.A. Cup, mentre dall’altra parte anche Mancini ha scelto di ruotare i suoi – pur con diverso orientamento.
Se da una parte c’era un gruppo di sbarbatelli, con l’aggiunta di meno di una manciata di riserve e desaparecidos (leggesi Squillaci), dall’altra parte c’erano i vari Hargreaves, Kolarov, Downing e Kolo Tourè – non esattamente dei pivellini.
Nulla di sorprendente, come detto, se non la verve con cui i Gunners hanno attaccato fin dai primi minuti i ragazzi viziati di Mansour: dopo nemmeno un quarto d’ora Park e Chamberlain hanno chiamato ad una doppia super parata l’improbabile portiere ospite Pantimilion, pronto ed estremamente reattivo soprattutto sullo spettacolare tentativo del 18enne inglese.


Passata la sfuriata iniziale, il City si é limitato a contenere gli sporadici attacchi dei padroni di casa senza reagire – complice anche il dominio quasi assoluto dei due centrocampisti dell’Arsenal Coquelin e Frimpong.
Mancini – a cui da sempre piace vincere facile – ha tolto Kolarov dopo nemmeno venti minuti per mettere in campo Aguero e provare a fornire un po’ di appoggio a Dzeko, che fino a quel momento era parso molto isolato in avanti pur creando qualche grattacapo alla coppia Koscielny – Squillaci.

Credo di interpretare il pensiero di molti altri Gooners dicendo che ogni minuto che passava, ogni pallone allontanato dalla porta di Fabianski e ogni sortita offensiva – per quanto innocua – dei nostri avesse un sapore speciale rispetto al solito; il timore che i nostri ragazzi finissero seppelliti di goal dai piú esperti giocatori del City ha – ad un momento o l’altro – attraversato la mente di ogni tifoso dell’Arsenal e vedere la squadra giocarsela piú o meno alla pari con i piú stipendiati uomini di Mancini ci ha rassicurato.
Ma ci ha impedito di vedere alcuni aspetti molto, molto preoccupanti del gioco delle riserve di Wenger: se si esclude qualche improvvisa iniziativa personale, l’Arsenal non é mai stato in grado di portare un serio e manovrato pericolo alla difesa del City; ogni pallone indirizzato verso Park e/o Chamakh finiva sistematicamente e troppo facilmente sprecato, rovinando di fatto la manovra corale avviata dalla retroguardia; in mezzo al campo non c’era nessuno in grado di cambiare passo negli ultimi trenta metri, rendere imprevedibile la manovra o andare alla conclusione – una colpa che ricade principalmente sulle ossute spalle di Benayoun (capitano per l’occasione); nè Frimpong nè Coquelin hanno mostrato la minima idea in fase di costruzione – limitandosi spesso a distribuire il pallone in maniera poco incisiva o lanciandosi in improbabili fughe verso la metacampo avversaria.


Non voglio sminuire la prestazione sublime di alcuni di questi ragazzi, che hanno giocato alla pari con veterani come De Jong e Hargreaves, ma semplicemente far notare che la panchina di Wenger rischia di essere davvero troppo corta: che succederá quando Gervinho partirá per la Coppa d’Africa? Il suo sostituto sarebbe Arshavin, ma in quelle condizioni è quasi meglio che faccia le valigie e torni in Russia, e in alternativa ci sono solo Chamberlain e Myiachi: entrambi molto estrosi e talentuosi, ma leggeri e ancora incapaci di prendere la decisione giusta al momento giusto.
Se il giapponese fino a qui ha giocato davvero pochissimo, l’ex Southampton ha messo in mostra enormi qualitá e potenzialitá – ma pure enormi difetti tattici e mentali.
Anche ieri non é mai rientrato a dare una mano a Djourou in difesa, che aveva di fronte il fischiatissimo Nasri, e ha sempre insistito troppo con il dribbling anche quando una giocata veloce sarebbe stata cento volte piú utile.
A soli 18 anni appena compiuti ha voglia di mettersi in mostra e strafare (e non si puo’ chiedere di piú a questo ragazzo) ma é per questo che mi preoccupo per quel che accadrá nelle prossime settimane.

Non credo proprio Wenger spenderá altri soldi, nonostante sia uno degli allenatori che spende di piú a Gennaio, ma questa volta un paio di rinforzi ci vorrebbero proprio – se non altro a livello numerico!
Mi aspetto che qualche giovanotto parta a far esperienza nelle divisioni inferiori, accelerando cosí la propria maturazione psicofisica, ma se succederá allora Arsène sará in qualche modo obbligato a cacciare i soldi – una cosa che non ha mai amato fare.

Per esperienza posso dire che ancora una volta Le Prof punterá tutto su un’improvvisa (quanto miracolosa) resurrezione di Arshavin e Chamakh, entrambi caduti in profonda depressione piú o meno un anno fa.
E’ lodevole il modo in cui il manager stia difendendo i due giocatori da qualsiasi ciritca, coccolandoli sempre e indicandoli ad esempio di professionalitá e dedizione, ma a mio avviso il rischio questa volta é davvero enorme.
Come sempre, ARSÈNE KNOWS e non resta che affidarsi alla sua lungimiranza e sagacia – che hanno spesso tirato fuori i Gunners dai problemi.
Le buone notizie non mancano, con Wilshere quasi pronto a tornare e Song che non partirá per la Coppa d’Africa, Walcott diventato finalmente uomo assist affidabile e la difesa consolidata dalla maturazione di Koscielny e dall’arrivo del gigante Mertesacker, oltre alla clamorosa novitá di avere un VERO portiere tra i pali e non il vincitore di un concorso/reality show come sono stati Almunia e Fabianski.

I giornali scrivono che il futuro dell’Arsenal é radioso, che é in dirittura d’arrivo una squadra che dominerá in Inghilterra per almeno cinque anni ma non é ancora il momento di togliere i cartelli di lavori in corso, come ha dimostrato il goal subito martedí sera: calcio d’angolo a favore e contropiede fulminante degli avversari, che si trovano davanti enormi praterie sgombre da qualsiasi ombra di difensore.
Peccato di gioventú, di questa beata e maledetta gioventú.

COMMON ARSENAL!

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