24 dicembre 2011

Il mio nome è: Robin van Persie

Da oggetto misterioso a pilastro, da diamante grezzo a gemma splendente, la storia di uno dei tanti sconosciuti che Wenger ha trasformato in calciatore internazionale. "Il Mio Nome è" ripercorre la storia delle tante promesse divenute Gunners grazie alla tenacia, alla lungimiranza e alla testardaggine tipicamente francese di Arsène - perchè come sappiamo ARSENE KNOWS! 


Olandese, giovane, creativo, bizzoso, indisciplinato e irascibile ma con tonnellate di talento cristallino: questo era Robin van Persie quando sbarcó ad Highbury nell'estate del 2004.
Sette anni piú tardi lo ritroviamo capitano, capocannoniere in Premier ed uno dei fuoriclasse assoluti del panorama europeo.


Once a Gooner - always a Gooner
 Niente male per un ragazzino che ha sempre saputo dove voleva arrivare, ma ha spesso la strada sbagliata: fin dal debutto, a 17 anni, il suo caratteraccio gli ha spesso causato enormi problemi con i propri allenatori - uno su tutti Bert van Marwijk ai tempi del Feyenoord - e ne ha notevolmente rallentato l'esplosione; la sua prima stagione - 28 partite e 8 gol - si è chiusa malamente con il giocatore rispedito tra le riserve dopo che aveva chiaramente fatto capire con un paio di gestacci di non aver gradito una scelta dell'allenatore.
Stessa storia poco dopo, con van Persie allontanato dal ritiro del Feyenoord alla vigilia della finale di Supercoppa Europea contro il Real Madrid in seguito ad un'accesa discussione con il tecnico; van Marwijk, furibondo, getta la spugna e si arrende di fronte a quel ragazzino impetuoso ed indisciplinato che inventa magie, ma rompe soprattutto le scatole.


Nun te reggae cchiu
La seconda stagione non va meglio della prima, poche partite e pochi gol, tanto che quando il Feyenoord lo mette sul mercato nessun Club è disposto a sborsare i cinque milioni di euro chiesti dalla dirigenza della squadra di Rotterdam.
Arsène Wenger fá un primo, timido tentativo (come sempre) ma si ritira di fronte al'inflessibilitá dei dirigenti olandesi; cinque mesi piú tardi l'alsaziano si rifá sotto e questa volta riesce a concludere l'affare per quasi la metá della cifra iniziale.

Vecchia volpe.


La carriera di van Persie nell'Arsenal inizia in sordina, l'olandese deve fare i conti con una concorrenza spietata e si ritrova a lottare con lo spagnolo José Antonio Reyes per un posto in panchina - essendo i mammasantissima Henry e Bergkamp virtualmente intoccabili.
Come guadagnarsi la fiducia di Wenger, se non con una bella espulsione per un fallo scriteriato ed evitabile?
Certo, ancora una volta van Persie finisce nell'occhio del ciclone dopo una brutto intervento su Graeme Le Saux che gli costa il rosso diretto e interminabili settimane di panchina e tribuna, oltre alla squalifica; perfino Wenger perde la pazienza e le telecamere lo colgono mentre grida di tutto al suo talentino olandese che sta prendendo la via degli spogliatoi.


L'unica espulsione IMMERITATA della carriera
La spola tra squadra Riserve e panchina sembra non finire mai, fortunatamente per van Persie arriva un infortunio di Henry a riaprirgli parzialmente le porte della prima squadra e lui è bravissimo a riprendersi il centro del palcoscenico: doppietta al Blackburn nella semi-finale di FA Cup e finalissima a Wembley messa in cassaforte.
Il seguito dell'avventura dell'olandese a Londra è decisamente piú tranquilla - nonostante un paio di espulsioni qua e lá, per non farsi mancare nulla - ma il suo egoismo viene malvisto dai vari Henry, Ljungberg e gli altri senatori: van Persie rischia ancora una volta di finire fuori squadra ma Wenger non molla l'osso e passa ore a cercare di educarlo alla vita in campo e anche fuori.
Non viene certo aiutato dalla sorte, che lo colpisce ripetutamente sottoforma di fastidiosi infortuni, ma il talento di Rotterdam riesce pian piano a ritagliarsi spazi piú grandi nell'undici titolare.
Ritiratosi il suo mentore Bergkamp e partiti sia Henry che Adebayor, Robin van Persie si vede finalmente affidare il ruolo di attaccante principale e iniza a mettere in cascina gol, assist e giocate meravigliose: il gol segnato al Charlton, un tiro al volo tecnicamente impossibile, è solo una delle perle che l'olandese sciorina quando non è incollato al lettino dell'infermeria.

Oggi Robin van Persie è, come detto, uno dei migliori attaccanti a livello mondiale e pazienza se ci sono voluti molti piú anni di quanti necessari, visto l'immenso talento di cui dispone.
È dovuto passare per parecchie espulsioni, tanti gesti sconsiderati e perfino quattordici giorni di carcere per un presunto stupro avvenuto durante un ritiro di preparazione ad un incontro con la Nazionale (accusa poi caduta quando la presunta vittima ha dichiarato d'aver inventato tutto per guadagnare soldi e celebritá).

"goal of a lifetime" A.Wenger
L'impeto con cui affrontava le sfide - lo stesso che lo vedeva allontanato dalla propria classe quasi ogni giorno, ai tempi della scuola - si è finalmente trasformato in una determinazione feroce, che lo porta a "giustiziare" il proprio avversario con una giocata delle sue piuttosto che con il solito calcione.
Ora  - a 28 anni - l'olandese èfinalmente divenuto quel perfetto mix tra la geniale visione di gioco di Dennis Bergkamp e la precisione chirurgica sottoporta di Thierry Henry.
Un perfetto numero nove con la fantasia di un numero dieci, o piú semplicemente "Bergkamp con in piú i gol", come lo ha definito Arsène Wenger.
Ad un sinistro fatato ha aggiunto un piede destro che finalmente puó far danni dopo essere stato poco piú di un accessorio all'inizio della carriera, al gusto per la giocata d'effetto ha aggiunto una pragmaticitá che l'essere cresciuto con una pittrice ed uno scultore non avevano certo sviluppato ed è finalmente maturato - diventando un capitano esemplare sia in campo che fuori.

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