lunedì 5 dicembre 2011

Wigan – Arsenal 0-4: Dov’eravamo rimasti?




Tabellino dell’Arsenal dall’inizio del campionato: 14 match giocati, 8 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte.
Tabellino del vostro blogger da inizio campionato: 4 match visti, 1 vittoria, 1 pareggio, 2 sconfitte.
E che sconfitte! Otto a due dallo United e sberla dagli Spurs a White Hart Lane.

Ergo, sarebbe meglio che il vostro blogger smettesse di guardare le partite di Premier se vogliamo dare alla squadra la speranza di rimontare in classifica.
Per questo il vostro amatissimo continuerá a guardare le partite di Champions dove vanta  un impressionante score di cinque vittorie e due pareggi in sette partite (preliminare compreso) ma probabilmente smetterá di guardare la Premier fino a quando la rotta non si invertirá da sola.

Sto palesemente mentendo, ma almeno avrete con cui prendervela se l’Arsenal perderá.

A quanto letto e visto (solo highlights, ovviamente!) abbiamo largamente dominato la partita, fatta eccezione per i primi dieci minuti durante i quali una folle uscita almuniesca di Szczesny poteva costarci uno svantaggio lampo, ma l’inettitudine di Jordi Gomez da una parte ed il piedone di André Santos dall’altra hanno evitato il peggio.
In seguito una bordata di Mikel Arteta, complice l’indecisione di Al-Habsi tra i pali del Wigan, ha aperto le danze e la zuccata immediatamente successiva di Vermaelen ha virtualmente chiuso i conti con ancora un bel sessanta minuti da giocare.
Incredibile come il belga riesca ad essere piú letale di tanti attaccanti in Premier e dell’Arsenal (vero Gervinho, Arshavin, Chamakh, Park??) oltre ad essere una vera fonte di manovre offensive quando il centrocampo sonnecchia.
Quanto ci sia mancato Verminator durante tutta la stagione passata, oltre all’inizio di questa, sta lentamente diventando evidente , partita dopo partita.

A proposito di Gervinho, finalmente l’ivoriano dalla capigliatura impresentabile è riuscito ad andare in goal – dopo essersi divorato le solite tre/quattro goal settimanali; la vera notizia è peró l’aver custodito immacolata la porta di Sczezsny – un fatto rarissimo: un sentito grazie quindi a Roberto Martinez ed il suo Wigan, incapace di creare il benché minimo problema alla retroguardia dell’Arsenal facendo fare un figurone a Koscielny, Mertesacker e Santos.
L’inconcludente fraseggio a centrocampo dei Latics, oltre ad una linea offensiva piú sterile di Lenny e Carl dopo trent’anni nella centrale nucleare di Springfield, hanno lasciato un pomeriggio di tranquillitá ad una linea difensiva che ha ancora bisogno di monumentali dosi di autostima prima di sentirsi pronta ad affrontare avversari veri.
Non sono catastrofista come la maggior parte dei tabloid inglesi, dei loro esperti di pallone e di tanti tifosi lá fuori, ma é palese che il non aver avuto modo di consolidare un’intesa durante il precampionato non ha certo giovato alla soliditá della terza linea dei Gunners.
Partita dopo partita Mertesacker diventa sempre piú autoritario, Koscielny guadagna potenza e Andrè Santos realizza che c’è vita anche AL DI QUA della metacampo; tutte buone notizie, incoraggianti per quello che sará un periodo decisivo per il futuro dell’Arsenal: le partite contro City e United non sono lontante, intermezzate da qualche trasferta scivolosa come quella a Villa Park e una Coppa d’Africa che ci porterá via Gervinho, Chamakh e forse pure Frimpong.
Arshavin é moribondo, Park forse addirittura peggio di Chamakh  e quindi la rotazione della squadra sará piú complicata del previsto durante l’intenso programma invernale della Premier League; vedremo come Arsène deciderá di gestire le forze – ma saranno comunque momenti complicati.


Chiudo con van Persie, non tanto per l’ennesimo goal messo a segno in questa stagione (sono 14 in totale) e in quest’anno solare (32 in 31 partite di Premier) quanto per il bellissimo gesto con cui ha invitato i tifosi presenti al DW Stadium a tributare un’ovazione a Theo Walcott, autore dell’ennesimo assit vincente.
C’è una cosa che mi ha mandato in sollucchero (da quanto tempo non la sentivate questa, eh?) ed è l’unitá d’intenti che si vede in squadra, la voglia d’aiutare un compagno sia in fase difensiva che in fase offensiva: Walcott era a tu per tu con il portiere, eppure ha fatto la cosa piú saggia servendo van Persie tutto solo sul dischetto del rigore; lo stesso era accaduto a Stamford Bridge tra Gervinho e Captain Vantastic, esattamente come si vedono i due esterni rientrare ad aiutare i terzini o Arteta combattere su tutti i palloni come un Flamini qualsiasi.
Per non parlare del lavoro mastodontico che Song sta facendo da inizio stagione nel fare da collante tra difesa e attacco, sradicare palloni e consegnarli belli puliti al principino Ramsey o agli attaccanti.

Fino a quando tutta questa solidarietá non verrá meno io sono tranquillo e fiducioso, ottimista perché prima o poi quei dannati Spurs scivoleranno su una buccia di banana e lasceranno spazio per il fatidico sorpasso.
Il titolo è irraggiungibile ed mi piace che si continui a ritenerlo fuori portata, vorrei che non fosse mai piú nominato fino alla fine della stagione.

Fari spenti, profilo basso e tanta umilté.

COMMON GUNNERS!

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