30 dicembre 2012

Arsenal vs Newcastle 7-3: questi sono i Gunners, ladies and gentlemen!




Ieri i Gunners hanno giocato due partite, una dal primo al settantesimo minuto e l’altra nei venti minuti restanti: la prima ha messo a nudo la fragilità difensiva di un Arsenal troppo distratto (soprattutto sulla corsia di sinistra), capace di andare in vantaggio per tre volte e farsi recuperare altrettante volte dagli uomini di Alan Pardew, l’altra invece ha consegnato agli spettatori tutto il meglio dell’Arsenal targato Arsène Wenger.

Tra il momentaneo 3 a 3 di Demba Ba ed il fischio finale, infatti, i Gunners hanno spedito altri quattro palloni alle spalle del povero Tim Krul, cortesia delle doppiette del subentrato Olivier Giroud e di Walcott, la seconda condita da un assolo devastante di un Theo in formato The King; se il francese non ha fatto che confermare le sue doti di attaccante d’area di rigore con un colpo di testa chirurgico e un destro potente, Theo ha sorpreso per freddezza e determinazione, prima concludendo a rete da centro area dopo una mischia e poi seminando tre avversari in area di rigore e rialzandosi nonostante lo sgambetto da dietro per siglare la personale tripletta con un tocco sotto di una delicatezza inaudita.

Per la terza volta di fila Arsène Wenger ha schierato Walcott da attaccante centrale, confermando di fatto lo schieramento reduce dalle vittorie contro Reading e Wigan, e il bravo Theo non ha certo disatteso le aspettative del suo manager e dei tifosi, andando in gol dopo venti minuti con una fuga degna del miglior Thierry Henry, conclusa come solo Titi avrebbe saputo fare.

Anche per uno scettico come me appare ormai evidente che Walcott abbia compiuto un salto di qualità, completando la metamorfosi da velocissima ma inconcludente ala destra a centravanti implacabile; tocca ora allo stesso Theo decidere se restare al fianco di Arsène Wenger e ripagarne la fiducia oppure rincorrere un contratto migliore e trasferirsi altrove.

C’è ben poco altro che l’Arsenal possa fare per convincere Walcott, l’offerta è sul tavolo e le prospettive per il giocatore sono ottime sia dal punto di visto economico che tecnico: è diventato un attaccante, Arsène Wenger ha più volte dimostrato di volerne fare il nuovo Thierry Henry e l’Arsenal ha cominciato ad investire in giocatori già formati e internazionalmente riconosciuti – a differenza di quanto successo negli anni scorsi.

Theo ha la possibilità di scegliere, non resta che sedersi e restare a guardare.

Di certo la scusa dell’Arsenal non competitivo non regge più, se Theo deciderà di andarsene sarà solo per guadagnare molto di più, non certo per avere più possibilità di vincere o per giocare in squadre più competitive.

Tornando alla partita dell’Emirates, i tre gol incassati in maniera sfortunata e colpevolmente disattenta preoccupano un po’ ma in generale dovremmo essere soddisfatti della prestazione globale dei Gunners: tolta la serataccia di Kieran Gibbs, colpevole in occasione dei gol di Marveaux e Ba, gli altri hanno giocato in maniera sublime, diventando a tratti devastanti quando il Newcastle ha lasciato spazio ai vari Cazorla, Podolski e Chamberlain.

Di lavoro ce n’è ancora parecchio, soprattutto in difesa, ma questo è l’Arsenal che sono abituato a guardare da una decina d’anni a questa parte; inutile farsi tanti film, gli Invincibles sono stati l’apice di un ciclo che però non ha ancora imboccato il viale del tramonto: chiedere ai Gunners di essere letali in attacco e solidi come roccia in difesa sarebbe onestamente troppo, dovendo scegliere preferisco concedere qualche sconfitta in più ma divertirmi come già fatto in svariate occasioni quest’anno piuttosto che trasformarmi in un Manchester City qualsiasi.

Come ho spesso ripetuto, tra vincere a tutti i costi e vincere seguendo un’idea esiste un abisso – anche a rischio di NON vincere preferisco stare dalla parte giusta.

COMMON ARSENAL!

23 dicembre 2012

Wigan vs Arsenal 0-1: un Arsenal brutto e cattivo stende i Latics


L'errore contro il Fulham è storia, The Wig non sbaglia più dal dischetto!


 
La trasferta di DW Stadium, letteralmente il peggior campo dell’intera Premier League, poteva essere una discreta buccia di banana per i Gunners ed invece l’Arsenal è riuscito ad uscire da Wigan con tre punti molto importanti, sudati ma decisamente meritati.
Nonostante una prestazione non certo brillante, infatti, l’Arsenal ha corso davvero pochi pericoli di fronte ad un avversario affamato e volenteroso e ha invece saputo controllare l’assalto finale dei ragazzi di Roberto Martinez, la cui unica occasione resta un contropiede fulminante di Arouna Koné, imperdonabile nel mancare il bersaglio da pochi passi.
Dall’altra parte invece i Gunners hanno messo in grossa difficoltà il portiere Al Habsi, reattivo sulle conclusioni ravvicinate di Alex Chamberlain e Theo Walcott e attento sul tentativo di Lukas Podolski, pur senza davvero convincere nella fase offensiva: Santi Cazorla ha perso tanti palloni, Mikel Arteta ha faticato  nel controllare il centrocampo e i due esterni difensivi non hanno mai saputo creare seri problemi alla difesa ospite e quindi la manovra dell’Arsenal è risultata lenta, prevedibile e macchinosa – un altro universo rispetto a quanto visto contro il Reading lunedì scorsa.

A proposito di Reading, appunto, bisogna sottolineare che le lodi al “nuovo” Theo Walcott in versione centravanti si sono dimostrate troppo affrettate, complice una difesa al limite del presentabile: davanti ad una difesa meglio organizzata, infatti, Walcott ha faticato tantissimo nel trovare lo spazio giusto alle spalle dei due centrali difensivi avversari, non riuscendo mai ad avere quel guizzo decisivo da centravanti vero.

Sono sicuro che Theo Walcott diventerà un attaccante letale, però dovrà avere la pazienza di continuare a lavorare in allenamento come chiede Arsène Wenger e sarebbe una cosa buona giusta se smettesse di pestare i piedi a mezzo stampa per forzare la mano al suo manager.

Theo Walcott ha il merito di aver conquistato il rigore decisivo ai fini del risultato (nell’unica occasione nella quale ha potuto incunearsi in area in maniera incisiva), trasformato da Mikel Arteta e dimostratosi sufficiente per permettere all’Arsenal di registrare il terzo successo consecutivo in Premier League e salire fino al terzo posto in classifica.

Niente male per una squadra in netta difficoltà, un manager che ha perso la bussola ed un gruppo di giocatori da troppi considerati non all’altezza.

Visto il rinvio (confermato) della partita che si sarebbe dovuta giocare il giorno di Santo Stefano contro il West Ham all’Emirates Stadium, i Gunners avranno modo di preparare al meglio la prossima sfida contro il Newcastle del 29 Dicembre.

Gli uomini di Pardew rappresentano un altro buon test per l’Arsenal, soprattutto se pensiamo al momento delicato che i Magpies stanno attraversando in questo momento: risulta incredibile credere che questa stessa squadra è stata in corsa per un posto in Champions League nell’Aprile scorso, lottando fino all’ultimo con lo stesso Arsenal e il Tottenham, perché oggi i vari Ben Arfa, Papiss Cissé, Demba Ba e Fabricio Coloccini non riescono proprio a trovare quella continuità necessaria a competere ai massimi livelli.

Non per questo, tuttavia, il Newcastle dev’essere sottovalutato perché con quell’organico tutto è possibile – soprattutto se anche solo un paio dei giocatori citati sono in giornata.

Per quanto abbia fatto arrabbiare i tifosi (a ragione), il rinvio della partita contro il West Ham potrebbe rivelarsi un vero toccasana per il prosegui della stagione: il calendario sarà già abbastanza saturo nel periodo primaverile, poter approfittare di qualche giorno di calma in un periodo complicato come questo è solo un vantaggio, soprattutto visti gli infortuni che restringono pericolosamente la rosa a disposizione di Arsène Wenger.

COMMON ARSENAL!

21 dicembre 2012

Pur avendo evitato il Barcellona, l’urna di Nyon non è amichevole coi Gunners




Ero sicuro al 100% che avremmo pescato un’altra volta i catalani, talmente sicuro che non ho nemmeno guardato quali fossero le altre potenziali avversarie degli ottavi di Champions League.
Ho commesso un doppio errore.
Primo perchè questa volta non ci saranno Messi e Iniesta a rovinare i mercoledi sera dell’Arsenal, secondo perchè non mi sono accorto che –nascosto dietro lo spauracchio Barcellona – c’era una delle avversarie più toste d’Europa, forse il cliente peggiore in assoluto : il Bayern Monaco
Per quanto i blaugrana restino la squadra più forte in circolazione – se non la migliore di tutti i tempi – il Bayern ha quel mix di solidità e spietatezza che rende i bavaresi molto poco digesti, per chiunque. Il Barcellona ha ancora qualche momento di umanità (a parte Leo Messi) e tende a lasciare la porta aperta in difesa, anche se non proprio spalancata ; il Bayern invece no, la squadra di Jupp Heynckes è un tritatutto che spazza via qualsiasi cosa si trovi sulla sua strada. A livello di solidità e tenacia non vedo altri esempi in Europa che reggano il confronto con i tedeschi, forse l’unica squadra ad assomigliare vagamente al Bayern potrebbe essere la Juventus ma esiste comunque un abisso tra i due organici : da una parte ci sono Lichtsteiner, Asamoah e Giovinco, dall’altra Ribéry, Robben e Mandzukic – senza contare Shaqiri, Mario Gomez, Thomas Muller e Toni Kroos.
Non credo che il sorteggio potesse andare peggio, onestamente : è vero che il Barcellona ci avrebbe eliminati nel 99,99% dei casi, però almeno avremmo potuto assistere a due partite spettacolari e avremmo visto i nostri ragazzi sfidare a viso aperto la squadra più forte del mondo e giocare con quell’ardore che l’Arsenal riesce sistematicamente a tirare fuori quando è dato per spacciato. Affrontando il Bayern Monaco, invece, temo che non ci sarà spazio per nessun ardore né voli pindarici perchè i bavaresi sono una macchina da guerra che non bada troppo all’estetica ma solo a colpire alla minima occasione, senza fronzoli. Questa spietatezza, che ricorda molto quella del Manchester United, è stata sempre difficile da contrastare per i Gunners, trovatisi molto spesso succubi dello strapotere psicologico dell’avversario. La speranza per l’Arsenal è che la squadra possa liberare la mente prima di giocare – soprattutto la gara d’andata – e si tolga di dosso quella sensazione d’inferiorità che sembra invadere la squadra quando si trova ad affrontare un avversario solido mentalmente.
Sarà perchè la solidità psicologica non è proprio il forte dei ragazzi di Arsène Wenger, troppo spesso vittime sacrificali di avversari tosti come lo Stoke City di Pulis, il Manchester United oppure il Chelsea ai tempi di José Mourinho, però è ora per l’Arsenal di misurarsi con le proprie paure e fare un salto di qualità a livello psicologico – sapendo tener testa al bullo di turno. Non c’è nessun dubbio circa l’atteggiamento che terranno Ribéry, Robben e Lahm una volta scesi in campo, tuttavia l’Arsenal ha qualità sufficiente per infastidire i bavaresi e far crollare tutte le loro certezze, facendo precipitare l’autostima di giocatori troppo abituati a primeggiare. Il Borussia Dortmund ha giocato spesso in maniera spregiudicata contro i rivali bavaresi e altrettante volte è riuscito a mettere al tappeto il grande Bayern, annichilendolo per velocità, tecnica e coraggio. Il grande difetto del Bayern Monaco resta lo scarsissimo spirito di squadra dei propri giocatori più forti, troppo individualisti e tendenti a sparire quando le cose girano male : se i Gunners riusciranno a far arrabbiare le stelle avversarie il Bayern potrebbe implodere ma guai a far prendere loro troppa fiducia perchè diventerebbero letteralmente inarrestabili.
Sarà una partita da uomini coraggiosi, per lo meno ci renderemo conto di quanto i giovani Gunners siano davvero cresciuti in questi anni.
COMMON ARSENAL !

18 dicembre 2012

Reading vs Arsenal 2-5: troppo poco Reading per credere ad una redenzione dei Gunners


 
 
Bella vittoria – niente da obbiettare – ma di fronte a questo povero Reading è bene tenere in mente che la guarigione è ancora lontana: ovviamente dobbiamo essere tutti più che contenti per il fragoroso ritorno di Santi Cazorla dal recente appannamento, dal successo dell’esperimento Walcott, dell’ennesima grande prova di Lukas Podolski e degli incoraggianti segni mostrati da Alex Chamberlain, ma la vera buona notizia per noi Gooners dev’essere la qualità messa in campo da Jack Wilshere, finalmente trascinatore.
Il centrocampista inglese, ormai simbolo di quanto Arsène Wenger voglia costruire, ha messo in campo tutte le sue qualità ed è riuscito a farlo per tutta la partita, non solamente a tratti come visto dal giorno del suo ritorno in poi.
Sono passati due mesi dalla vittoria a casa del West Ham, questi tre punti servivano come il pane e l’Arsenal ha finalmente cominciato una partita come si deve, tenendo la concentrazione alta per lo meno fino al blackout che ha permesso al Reading di rientrare incredibilmente in partita.

E qui veniamo al tasto dolente della serata.

Nonostante i tre gol in appena trentacinque minuti, il calcio scintillante che ci ha ricordato il miglior Arsenal e il suggello della tripletta per Santi Cazorla, i Gunners sono riusciti a spegnere improvvisamente la luce e permettere ad un Reading fino a lì impresentabile di ritrovarsi due volte davanti al povero Szczesny, infilato impietosamente per due volte in pochissimi minuti.
Quel pallone buttato via da Kieran Gibbs è lo specchio di quanto i ragazzi di Arsène Wenger riescano improvvisamente a disconnettere completamente la testa dalla partita, lasciandosi andare a leggerezze inaccettabili al livello cui aspira l’Arsenal.
Fortunatamente questa volta, a differenza di quanto successo in un passato non troppo lontano, i Gunners sono riusciti a correre subito ai ripari e affossare definitivamente le velleità dei Royals.
Proprio a proposito del gol della sicurezza, messo a segno da un indemoniato Theo Walcott, si è speso tanto inchiostro (tanto reale quanto virtuale) per sottolineare come il nazionale inglese abbia dimostrato di aver ragione nel volere a tutti i costi il ruolo di punta centrale, nonostante i tentennamenti di Arsène Wenger.

Siamo davvero certi che un singolo gol, messo a segno contro una difesa tutt’altro che impenetrabile, valga come prova definitiva della legittimità dei capricci di Walcott?

A quanto dice lo stesso giocatore, il suo rinnovo o meno con l’Arsenal non è una questione di soldi ma di ruolo: Walcott vuole essere certo di giocare da punta centrale prima di rinnovare il contratto, mettendo Arsène Wenger con  le spalle al muro nonostante l’enorme lavoro fatto dall’alsaziano per rendere Walcott un giocatore di calcio e non un semplice sprinter, come veniva definito l’ex giocatore del Southampton fino a due anni fa.
C’era un giovane esterno velocissimo che non sapeva né dribblare, né crossare ed invece oggi abbiamo un attaccante esterno letale in zona gol e finalmente in grado di fare il passaggio giusto al momento giusto, siamo sicuri che Arsène Wenger stia sbagliando nel farlo giocare largo sulla destra?

Il manager ha più volte dichiarato pubblicamente che il futuro di Walcott è da centravanti, a quanto capisco mancano ancora pochi dettagli prima che la trasformazione sia completa: perché forzare la mano in questo modo?

Mi auguro che Theo Walcott abbia la lungimiranza di rinnovare il contratto e dare fiducia ad Arsène Wenger, altrimenti rovinerebbe irrimediabilmente la propria carriera finendo in una squadra – il Liverpool, probabilmente – che ne fermerebbe subito lo sviluppo completo, trasformandolo in un Lennon o Defoe qualsiasi.

Se Arsène Wenger ha concesso quella maglia – la numero 14 – a Theo Walcott significa che ha tutte le intenzioni di fare con Theo quanto fatto con Thierry Henry, altrimenti avrebbe fatto come fece con Cèsc Fabregas, cui fu inizialmente rifiutata la maglia numero 4 di Vieira, e di van Persie, cui non fu concesso di ereditare immediatamente la numero 10 di Bergkamp.

Consiglio a Theo Walcott di restare e rinnovare, seguendo le orme di Jack Wilshere, Aaron Ramsey, Alex Oxlade-Chamberlain e Kieran Gibbs: il nuovo Arsenal sta nascendo su basi belle solide, sarebbe un peccato perdere un mattone che potrebbe fare tutta la differenza.

È ancora una questione di riconoscenza, la speranza (labile) è che finisca diversamente rispetto alle ultime occasioni.

COMMON ARSENAL!

13 dicembre 2012

Colpa d'Arsène?

Voi siete dei #WengerOut oppure dei #OneArseneWenger?



Un'altra bruttissima pagina per la storia dei Gunners, un'altra sconfitta che più evitabile non esiste ed ecco che - come sempre - riprende ossigeno il popolo, sempre più numeroso, reso celebre dall' hashtag #WengerOut.

Questo nutrito gruppo di tifosi ha già deciso che l'era Wenger è finita, che è ora di cambiare per il bene dell'Arsenal, appurato che l'alsaziano non ha più quella voglia di vincere e quello spirito combattivo che hanno cambiato la storia del Club.

A questi, tra gli altri, è dedicato questo sfogo pretenzioso e mal programmato - viste le circostanze.
Questo J'Accuse inizia con due domande, cui nessuno per ora ha risposto:

Chi sarebbe il sostituto di Arsène Wenger in grado di riportare in alto i Gunners?

Cosa vi rende così sicuri che il problema dell'Arsenal sia proprio (e solo) Arsène Wenger?

Per essere pragmatici, cosa che io non sono proprio, si potrebbe iniziare questo pezzo proprio dall'impossibilità di rispondere alle mie domande, però siccome per me il calcio resta un fatto emozionale, voglio far volare questo dibattito un po' più in alto, oltre le statistiche e i dati oggettivi.
Partiamo da alcuni capisaldi impossibili da mettere in discussione, per lo meno da chi ha davvero voglia di mettere in piedi un dibattito serio: Arsène Wenger ha cambiato per sempre la storia dell'Arsenal, creando una struttura, un'immagine e un appeal che prima del suo arrivo erano quasi nulli; Arsène Wenger ha costruito l'Arsenal più forte di tutti i tempi, quello rimasto imbattuto per 49 partite di fila e guidicato migliore squadra della storia della Premier League.
Partendo da queste due pietre miliari, possiamo discutere sull'evoluzione dell'Arsenal e capire se davvero una potenziale cacciata del manager alsaziano sarebbe la scelta giusta per il Club: anche prendendo in conto tutti i suoi difetti, e sono tantissimi, nessuno quanto Arsène Wenger è implicato nell'Arsenal Football Club, nel bene e nel male; pochi altri manager sono così dentro la vita di un Club quanto Wenger con l'Arsenal e, anche se a tratti questa dittatura tecnico-tattico-strategica può avere complicazioni, senza un amore viscerale per il proprio Club nessuno si caricherebbe sulle spalle una pressione del genere, facendo da parafulmine per tutto: davvero vorreste un José Mourinho che prosciuga le casse societarie, si rende protagonista di sceneggiate nefaste per l'immagine del Club e dopo la vittoria (perché lui vince sistematicamente, non ho problemi ad ammetterlo) si prende tutti i meriti e se ne va ad nutrire il proprio ego altrove?
Io no.

La critica più ricorrente nei confronti di Arsène Wenger è quella di non spendere le montagne di sterline che giacciono nelle casse del Club, lasciate mestamente a prendere polvere.
Oltre al mio personalissimo dubbio circa l'esistenza reale di questi fondi, cui non credo molto perché tra le azioni di Arsène Wenger e le parole di Ivan Gazidis crederò sempre e comunque alle prime, fino a quando non mi apriranno la cassaforte del Club per farmi vedere quei milioni, non sono affatto sicuro che spendere montagne di soldi sia la risposta giusta: in un mercato orribilmente inflazionato come quello inglese (ed europeo in generale) si rischiano di pagare £15M per Stewart Downing, £17M per Jack Rodwell o £25M per Emmanuel Adebayor, tanto per fare qualche esempio e credo siamo tutti d'accordo nel dire che - per spenderli così - forse è meglio non spenderli per niente.
Non credo sia necessario ma vi ricordo che il grande Arsenal è stato costruito con le 150K sterline pagate per Kolo Touré, i £3M per Pires, £2.5M per Ljungberg e tanti altri grandissimi colpi di mercato a bassissimo costo che Arsène Wenger e David Dein hanno messo a segno negli anni.
Alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Fredrik Ljungberg prima che sbarcasse a Londra (io l'avevo pure visto giocare dal vivo senza nemmeno saperlo, Parma v Halmstadt di coppa UEFA) oppure di Césc Fàbregas, Robin van Persie e Alex Song prima che Arsène Wenger li trasformasse in grandi giocatori: la filosofia di Wenger non è mai cambiata, i risultati purtroppo si e non appena la macchina si è inceppata ecco che i giudizi sono cambiati drasticamente.
Che succede se - per un qualche scherza astrale - all'improvviso l'Arsenal torna a vincere con questa filosofia da formichina?

A quelli attenti che hanno letto il nome di David Dean e ne invocano il ritorno, ricordo che il suo caro figlioletto Darren è stato il principale artefice dei più controversi trasferimenti che hanno visto tanti giocatori importanti lasciare l'Arsenal: Ashley Cole, Cesc Fàbregas, Emmanuel Adebayor e Gael Clichy sono tutti suoi clienti, abbiamo visto com'è andata a finire.
Da una parte sarei ben contento di vedere Dein senior tornare a far coppia con Arsène Wenger ma visto il comportamento senza pudore del figlio ed il suo personale supporto a Usmanov non credo proprio sarebbe una buona scelta per il Club.
Vi ricordo che David Dein è stato il principale avversario del Club nella costruzione dell'Emirates Stadium, una mossa che per quanto sanguinosa é stata una delle decisioni più lungimiranti prese dal Club.
David Dein è uno da tutto e subito, poco importa il prezzo, e per colpa di questa filosofia il mondo del calcio è sul punto di esplodere, annegato da Club indebitati a dismisura e divorato da magnati assetati di gloria a qualsiasi costo.
No grazie, io quella strada non la prendo.

Per concludere, visto che questo pezzo inizia ad essere lunghetto, io ci penserei due volte prima di tagliare il filo che lega l'Arsenal ad Arsène Wenger, in primis per il modo in cui l'alsaziano ha costruito la filosofia del Club e poi per la coerenza mostrata in questi anni difficili. Arsène Wenger è uno degli ultimi allenatori al mondo ad avere una propria idea ben definita di calcio, a saperlo insegnare anno dopo anno e a non piegarsi alle pressioni quotidiane di tifosi impazienti e volubili, sempre più simili a banderuole al vento. Scorrendo con la memoria i tanti allenatori che ho visto all'opera mi vengono in mente solo pochi nomi quando penso ad autentici maestri di calcio: Johann Cruyff, Arrigo Sacchi, Francisco Maturana, Nils Liedholm, Zdenek Zeman, Cesare Prandelli e forse (è tutto da provare) Pep Gurdiola.
Non so voi ma io non voglio che l'Arsenal diventi un altro Chelsea, Manchester City o Inter che cambiano allenatori come kleenex e perdono via via quell'identità costruita a fatica negli anni.
Non lo farei nemmeno in cambio di una Champions League, né un'altra stagione senza sconfitte se questo vorrebbe dire finire allo stesso livello dei Club citati.
Esiste ancora una dignità nel calcio, esistono delle idee e la forza di difenderle sempre, poco importa il prezzo da pagare.

Il mondo del calcio (e non solo) giudica le persone esclusivamente in base alle vittorie: se hai vinto (non importa come) sei un genio, se sei arrivato secondo (non contano le circostanze) sei una nullità.
Io non voglio entrare nell'ottica del vincente e del perdente, in quella rozza e becera filosofia che tiene conto solo la brillantezza dell'oro come metro di guidizio, per cui mi tengo volentieri l'anomalia Wenger.
Tanti vogliono vincere a qualsiasi costo, Arsène Wenger vuole vincere attraverso le proprie idee e, se permettete, esiste un abisso tra la soddisfazione di una vittoria comprata e quella di una vittoria costruita.
Un abisso che non mi fà pesare certo qualche anno di attesa.

12 dicembre 2012

Un mese da depressione e cardiopalma, un mese da Arsenal...

Gunners a testa bassa, una scena preoccupantemente familiare...


Molti di voi potrebbero obbiettare dicendo che ho ingenuamente sottovalutato i segnali d'allarme che sono scattati dopo i pareggi contro Aston Villa e Everton, soprattutto vista la maniera in cui questi pareggi sono arrivati, ma credo che pochi di voi - nemmeno i pessimisti cronici -avrebbero potuto immaginare un seguito tanto disastroso quanto quello registrato dai Gunners in quest'ultimo mese. Quella che doveva essere la partita del cambio di marcia, che avrebbe dovuto inaugurare una serie dorata per l'Arsenal non è andata come ci si sarebbe potuti aspettare e ha visto i Gunners regalare tre punti allo Swansea all'Emirates Stadium con un netto due a zero firmato Michu; a quella bruciante sconfitta ha fatto seguito una tanto prevedibile quanto evitabile sconfitta in Champions League a casa dell'Olympiacos, terreno che ci vede da sempre in difficoltà: a poco è servito il gol di Tomas Rosicky, i greci ci hanno castigato per l'ennesima volta proprio quando una vittoria ci avrebbe garantito quel primo posto nel girone che avrebbe reso il sorteggio un po' meno complicato. Messici alle spalle anche queste due sconfitte, abbiamo atteso con ansia l'arrivo all'Emirates Stadium del West Brom di Steve Clark, autentica rivelazione di quest'inizio di stagione e diretta concorrente per un posto in Champions League: un tuffo di Santi Cazorla per cui l'arbitro ha assegnato il rigore ed un altra massima punizione accordata per un fallo ai danni di Alex Oxlade-Chamberlain (che probabilmente aveva a sua volta commesso fallo poco prima) hanno permesso a Mikel Arteta di ridare ossigeno ai Gunners e battere i Baggies, non senza polemiche. Il resto, purtroppo, è storia freschissima e ha visto l'Arsenal perdere in maniera indecorosa a casa del Bradford City, onesta formazione di League Two, nonostante una formazione molto vicina a quella reputata titolare. I vari Vermaelen, Sagna, Cazorla e Podolski non sono stati capaci di far valere la propria netta superiorità tecnica, colpa probabilmente di una concentrazione drammaticamente sotto il minimo sindacale, e hanno finito col cedere ai rigori dopo aver riacciuffato il pareggio a due minuti dalla fine.
Eccoci quindi a commentare un mese terribile per i Gunners, letteralmente in mezzo ad una delle peggiori tempeste degli ultimi anni.
A differenza della maggioranza, non me la sento di mettere nel mirino Arsène Wenger: l'alsaziano ha dimostrato di fare sul serio mettendo in campo la formazione giudicata migliore, il problema sono stati semmai i giocatori in campo. Nessuno ha tirato fuori una prestazione almeno sufficiente, il solo Wilshere ha per lo meno mostrato caparbietà ed spirito combattivo degne di un giocatore dell'Arsenal. Non sarò mai tra quelli che vogliono un'uscita di scena di Arsène Wenger, né ora né a fine stagione, pur riconoscendo la complessità di alcune scelte, perché senza questo manager ora l'Arsenal potrebbe essere una squadra come il Tottenham o il Liverpool, completamente allo sbando e senza una strada da seguire. La mia speranza è che una batosta come questa, o come quella rimediata dallo Swansea, possa far riflettere i giocatori cosiddetti titolari e farli tornare indietro di qualche mese a quell'atteggiamento umile e compatto che aveva fatto nascere intempestivi sogni di gloria tra noi Gooners. Quella squadra, operaia e solidale, aveva sbancato Anfield e strapazzato il povero Southampton prima di perdere il bandolo della matassa e ritrovarsi incapace di vincere, neppure sul campo del modesto Bradford City. Potreste sottolineare che quei giocatori che ci hanno delusi così profondamente sono in fondo gli stessi fortemente voluti dallo stesso Arsène Wenger durante l'estate, eppure non sono per niente convinto che l'alsaziano avrebbe potuto mirare più in alto: non sono affatto certo che Ivan Gazidis e Stan Kroenke stiano giocando pulito con Arsène Wenger, vantando risultati finanziari enormi e fondi illimitati che poi non vengono mai spesi. Abbiamo un proprietario che dal momento del suo insediamento ha assistito solamente ad una decina di partite ed un direttore generale sempre pronto a vantare ottimi risultati economici e poco presente quando si parla di calcio giocato. Al povero (pur con tutti i suoi difetti) Arsène Wenger non resta che fare il parafulmine di un Club che appare smarrito, almeno nella dirigenza, prendendosi le colpe sempre e comunque, qualsiasi siano le sue scelte. Ieri qualcuno criticava la decisione di schierare la formazione migliore ma potete star certi che se in campo fossero andati dei ragazzini (con risultato identico) avremmo sentito dire che Arsène non vuol vincere.
Queste diatribe da bar, fatte sempre e comunque col senno di poi, e questo rimpiangere continuamente chi se ha abbandonato la nave (sono arrivato addirittura a leggere di qualcuno che rimpiange Nasri, un "fuoriclasse vero") o chiedere la testa di Arsène Wenger per poi esaltarlo alla prossima vittoria non fanno altro che far precipitare il Gooner al livello di un tifoso qualunque di Chelsea o Manchester City, presenti quando di vince e assenti quando le cose vanno male.
Come disse un giorno Dennis Bergkamp "Io amo l'Arsenal, non l'Arsenal con i trofei. E tu?"
E voi?
COMMON ARSENAL

30 novembre 2012

Everton vs Arsenal 1-1: due risultati identici, due partite così diverse



Sono certo che tra noi Gooners soltanto pochi, compreso il sottoscritto, non sono arrabbiati con la squadra dopo gli ultimi centottanta minuti di Premier League: due pareggi di fila, quindi due soli punti raccolti sui potenziali sei a disposizione e gruppo di testa che si allontana pericolosamente per i Gunners.
Tuttavia, è bene sottolineare quanto i pareggi registrati dall'Arsenal contro Aston Villa ed Everton siano differenti l'uno dall'altro: se a Villa Park l'ampio turnover posto in essere da Arsène Wenger ha finito col produrre una prestazione confusionaria e generalmente sottotono, il punto raccolto a Goodison Park ha tutt'altro sapore perchè i Gunners hanno mostrato grande carattere e spirito combattivo, su un campo complicato come quello dell'Everton.
Resta il rammarico per non aver vinto una partita che sembrava essersi immediatamente messa sui binari giusti, cortesia dell'ennesimo gol di un mortifero Theo Walcott dopo nemmeno due minuti, però bisogna anche sottolineare che i Toffeemen avrebbero potuto anche vincere la partita, giocata su ritmi indiavolati ed estremamente fisica per tutti i novanta minuti.
L'Arsenal che conosco io - e che conoscete anche voi - avrebbe facilmente potuto finire schiacciato dall'entusiasmo di un Everton voglioso e determinato, più abituato alla battaglia rispetto ai fiorettisti di Arsène Wenger, ed invece ha saputo tenere testa agli avversari anche sul piano fisico, costruendo pure qualche pallone decente per portare a casa i tre punti.
Due pareggi consecutivi non possono certo ritenersi soddisfacenti per una squadra ambiziosa come l'Arsenal, soprattutto vista la classifica attuale, ma non dimentichiamo che in questo primo scorcio di campionato abbiamo già fatto visita a Liverpool, Stoke, Manchester United e ora pure Everton, raccogliendo quasi ovunque risultati positivi nonostante la difficoltà delle partite.
Non dimentichiamo inoltre che delle quattordici partite giocate finora, otto le abbiamo disputate lontano dall'Emirates Stadium, spesso in condizioni complicate sia per quanto riguarda il meteo che in termini d'atmosfera: se si esclude la débacle di Old Trafford, i Gunners hanno sempre risposto presente sul piano fisico e morale, rispondendo spesso colpo su colpo agli assalti di avversari decisi a buttarla sul fisico.
La prestazione di Goodison Park è lì ad avvalorare questa tesi, una prestazione nonostante tutto molto gagliarda e non abbastanza apprezzata dai troppi tifosi che avrebbero voluto vedere un tabellino diverso.
Il cammino dei Gunners sembra ora molto più abbordabile ed è su questo fattore che dovremo tutti insieme dare un primo giudizio alla stagione: vediamo se i Gunners sapranno mettere insieme quel filotto di vittorie che il calendario suggerisce e poi potremo farci un'idea circa la bontà delle scelte di Arsène Wenger, le ambizioni per la stagione e i difetti di una squadra che sta ancora evolvendosi.
La sconfitta di Norwich qualche settimana fa aveva seminato disperazione e rabbia tra tanti Gooners, eppure anche il Manchester United é crollato a Carrow Road, dominato per larghi tratti dagli uomini di Hughton proprio come successo ai Gunners.
Questo ci mostra che la Premier League è un campionato complicato e molto probante sia per il fisico che per la mente, un campionato dove andare in trasferta ad Old Trafford o a Carrow Road richiede la stessa concentrazione e, soprattutto, può generare qualsiasi risultato.
Per questo motivo, l'Arsenal ha il dovere di far pesare il fatto di giocare nell'imponente Emirates Stadium sia contro lo Swansea che contro il West Brom, due squadre che arriveranno a Londra nelle prossime settimane per testare la consistenza dei Gunners e provare a fare uno sgambetto al Golia di turno.
Se i vari Carrow Road, Liberty Stadium e compagnia si trasformano in bolge ogni volta che i padroni di casa scendono in campo, lo stesso deve succedere all'Arsenal quando si gioca all'Emirates, con la non negligiabile differenza che a sostenere i Gunners ci sono 60'000 spettatori contro il 15/20'000 degli stadi degli avversari meno blasonati.
A Madrid lo chiamano effetto Bernabeu, i Gooners hanno il dovere di trasportare il concetto all'interno dell'Emirates Stadium.

COMMON ARSENAL!

25 novembre 2012

Aston Villa vs Arsenal 0-0: poco spettacolo, poco Arsenal...troppo turnover?


Bagnato e Arrabbiato, una delle versioni peggiori di Arsène Wenger
 
 
Il pallido pareggio rimediato dall’Arsenal a casa dell’Aston Villa ha scatenato tantissime polemiche tra i Gooners, scontenti di una prestazione giudicata spoglia di qualsiasi voglia e carica.
Pur essendo anche io deluso dal risultato finale, non sono tuttavia d’accordo con le aspre critiche di tanti tifosi, soprattutto viste le condizioni di gioco e i numerosi cambi effettuati da Arsène Wenger: con quattro titolari fuori dalla formazione di partenza e con una pioggia torrenziale ad allentare il campo, dal mio punto di vista era più che prevedibile vedere un Arsenal in difficoltà contro una squadra affamata come i Villans.

Non giustifico certo la pochezza offensiva mostrata sia da Chamberlain che da Cazorla, posso tuttavia capire che tanti meccanismi non abbiano funzionato a dovere soprattutto quando si trattava di creare azioni pericolose; l’assenza congiunta di Tomas Rosicky e Abou Diaby ha di fatto impedito a Wenger di concedere un turno di riposo anche a Cazorla, molto sottotono in queste settimane (eccezion fatta per il derby) e quindi il più bisognoso di ricaricare le pile, con il risultato di un Arsenal macchinoso e privo della solita verve dal centrocampo in su; inoltre, con tutto l’affetto del mondo, esiste al momento un divario enorme tra Theo Walcott e Alex Chamberlain (erede designato del primo, che probabilmente non rinnoverà) , il quale appare ancora troppo egoista e confusionario a dispetto di un talento indiscutibile ed una combattività esemplare.

Non sono così negativo né preoccupato per il risultato di Villa Park, pur riconoscendo che in genere una grande squadra trova il modo di vincere partite scomode come questa, perché so che questo genere di turnover è assolutamente necessario nell’economia di una squadra come l’Arsenal, il cui gioco è tra i più dispendiosi dell’intera Premier League.
Detto ciò, i Gunners hanno comunque avuto qualche bella occasione per vincere la partita, soprattutto con Aaron Ramsey e Laurent Koscielny, e sono certo che la stessa prestazione ma con uno striminzito uno a zero a favore avrebbe cambiato non poco le considerazioni finali, accentuando probabilmente la grande volontà, la combattività e la solidità di un Arsenal capace di espugnare Villa Park nella tempesta.
Preferisco quindi mantenere un certo equilibrio e dire che il pareggio è un risultato certo deludente ma tutto sommato prevedibile, viste le condizioni tanto esterne che interne.

Ora concentriamoci sulla complicata trasferta di Goodison Park, dove un Everton in perenne trasformazione vorrà conquistare tre punti e lascerà inevitabilmente spazi ai Gunners, cui toccherà mostrarsi intraprendenti e cinici sottoporta.

In questo senso, un potenziale ritorno di Theo Walcott sulla destra potrebbe fare tutta la differenza nell’economia della partita, sia in chiave offensiva che in chiave difensiva visto che la presenza dell’ala ex Southampton potrebbe contribuire a tenere lontano Leighton Baines, una della fonti di gioco dei Toffeemen.
I Gunners si preparano a lasciarsi alle spalle un mese di Novembre storicamente avverso alle squadre di Arsène Wenger, chiudere con una vittoria a Goodison Park sarebbe il viatico perfetto per affrontare il doppio impegno casalingo con Swansea and West Brom, due partite che potrebbero rilanciare i Gunners.

COMMON ARSENAL!

22 novembre 2012

Arsenal vs Montpellier 2-0: qualificazione raggiunta, avanti Gunners


Un anno e nove mesi dopo la magica notte di Arsenal - Barcellona, Jack Wilshere riassapora la Champions League
 
 
La partita di mercoledì sera poteva diventare una classica partita di quelle che l’Arsenal non vince mai (CSKA Mosca in casa, per fare un esempio) ed invece i ragazzi di Arsène Wenger si sono saputi mostrare abbastanza pazienti da crearsi le opportunità giuste e mettere in cassaforte risultato e qualificazione (grazie, Schalke 04!).
Una buona prova, non certo scintillante come la vittoria contro il Tottenham, che ha permesso a Lukas Podolski e Olivier Giroud di continuare la serie di prestazioni positive e a Jack Wilshere di riprendere confidenza con una competizione “assaggiata” l’ultima volta poco meno di due anni fa.

Tanti aspetti positivi per Arsène Wenger quindi, dal clean sheet al ritorno al gol dello stesso Wilshere, dalla prodezza di Podolski alla verve di Bacary Sagna fino al ritorno in campo sia di Alex Oxlade-Chamberlain che di Gervinho.
Un buon viatico insomma per quello che si annuncia essere un periodo invernale molto delicato per i Gunners, attesi da un calendario non certo facilissimo e soprattutto storicamente in difficoltà non appena il freddo s’installa sulla Gran Bretagna: a partire dall’ostico impegno di Villa Park di sabato, l’Arsenal dovrà affrontare ben sei trasferte tra cui quella di Goodison Park contro l’Everton, quindi la prospettiva di poter andare a casa dell’Olympiacos potendo risparmiare tanti titolari non può che rasserenare Arsène Wenger.
In linea teorica la corsa al primo posto del girone non è ancora chiusa ma lo Schalke resta largamente favorito sul Montpellier e non credo si lascerà sfuggire l’occasione di partecipare ad un sorteggio sulla carta più agevole nel ruolo di vincitore del gruppo.

Per tornare alla partita contro il Montpellier, una vittoria più o meno tranquilla come quella contro i francesi era proprio necessaria per far guadagnare morale ad una linea difensiva sempre sotto strettissima osservazione, complici una serie di disattenzioni ed errori che ne hanno minato la solidità (soprattutto mentale) d’inizio stagione.
Il Montpellier non era probabilmente il più probante dei test, tuttavia aver chiuso senza subire reti (non succedeva da cinque partite) farà certamente molto bene ai vari Mertesacker, Koscielny e principalmente Thomas Vermaelen, il meno efficace tra i difensori dei Gunners.

Avanti così quindi, cercando di tenere la testa bassa e pensare solo alla prossima partita senza concedersi il lusso di mettere in piedi una sorta di tabella di marcia.
Come ha detto lo stesso Arsène Wenger, con una buona serie di risultati positivi ed una concentrazioni irreprensibili questo Arsenal potrebbe ancora tornare in contatto con la vetta della classifica in Premier League.
Non sono concessi errori tuttavia, i troppi già registrati fino a qui (Norwich, Fulham etc...) hanno di fatto bruciato i jolly stagionali di Arteta e soci.

Non pensiamo nemmeno al sorteggio di Champions, speculando su quale avversario sarebbe meglio affrontare, tanto sappiamo tutti perfettamente che ci toccherà il Barcellona.

Come sempre.

COMMON ARSENAL!

20 novembre 2012

Arsenal vs Tottenham 5-2: il derby perfetto, per il secondo anno di fila!


Bye Bye 5PUR2!! Again...
 
 
Era davvero molto difficile eguagliare l’incredibile gioia della vittoria nel North London Derby dell’anno scorso e nulla faceva presagire una tale passeggiata di salute per i Gunners, eppure i ragazzi di Arsène Wenger sono riusciti nell’impresa di ripetere il magnifico risultato dello scorso Febbraio, schiacciando i cugini con un sonoro cinque a due.

Questa vittoria, vitale soprattutto a livello morale, ha il gran merito di riavvicinare alla squadra una tifoseria sempre più disillusa ed arrabbiata, stanca dei troppi saliscendi di una compagine capace tanto del meglio quanto del peggio.

In tutta onestà bisogna ringraziare Emmanuel Adebayor e la sua schizofrenia, senza la quale la partita sarebbe quasi sicuramente finita in parità numerica e probabilmente con un tabellino diverso: è molto bene non dimenticare per nessun motivo che gli Sp*rs sono stati capaci di schiacciare i Gunners per i primi venti minuti, quando in campo si era undici contro undici, ed oltre al vantaggio iniziale hanno seriamente rischiato di raddoppiare e rendere la vita molto difficile ai padroni di casa, ancora una volta indecisi nella fase difensiva.

Le partenze a rilento cominciano a diventare un serio problema per l’Arsenal, colpito a freddo sia dal Tottenham che da Chelsea, West Ham e Manchester United, e Arsène Wenger deve assolutamente trovare la pozione magica per far uscire dagli spogliatoi un Arsenal battagliero e subito pimpante; le rimonte erano già un marchio di fabbrica dei Gunners durante la stagione scorsa ed abbiamo visto che, quando il campionato volge al termine, aver dovuto spendere tante energie per recuperare partite in salita si è rivelato poi troppo costoso a livello sia fisico che mentale, il che ha portato l’Arsenal a risultati sconcertanti come le sconfitte con Wigan e Norwich City.

La speranza è che, esattamente come successo l’anno scorso, questa vittoria possa fare da catalizzatore per il seguito della stagione, soprattutto ora che bisogna mettere in cassaforte la qualificazione agli ottavi di Champions League e recuperare terreno in campionato, riducendo per quanto possibile il gap dalla vetta della classifica.
Le ottime prestazioni di Olivier Giroud, Santi Cazorla, Per Mertesacker e Theo Walcott (rassegniamoci, non firmerà ed in estate volerà altrove a segnare caterve di gol) unite ai ritorni di Bacary Sagna, Jack Wilshere e Wojciech Szczesny hanno ridato una fisionomia molto più convincente alla squadra di Wenger, ora molto più somigliante a quella che lo stesso alsaziano aveva immaginato in estate.

Per quanto Manchester City,  Manchester United e Chelsea appaiano distanti, solo i Red Devils sembrano davvero attrezzati per spazzare via la concorrenza visto l’enorme potenziale offensivo di cui dispongono, mentre le squadre di Roberto Mancini e Roberto Di Matteo sono già alle prese con qualche scricchiolio e non è impossibile vadano a rotoli all’improvviso, soprattutto dovessero essere eliminate dalla Champions League.

Inutile farsi illusioni, soprattutto in una competizione lunga come la Premier League, perché questo Arsenal resta molto fragile e volubile ma – se riusciranno a costruirsi una corazza fatta di convinzione e coraggio – i ragazzi di Arsène Wenger potranno comunque rendersi protagonisti e veleggiare nelle parti più alte della classifica, proponendo il solito calcio spumeggiante che rende i Gunners una squadra tanto apprezzata nonostante il digiuno da trofei.

Poi, come sappiamo bene, il calcio resta talmente imprevedibile che la sorpresa può celarsi dietro il prossimo angolo.

Ora avanti con il Montpellier, sull’onda dell’entusiasmo!

COMMON ARSENAL!

11 novembre 2012

Arsenal vs Fulham 3-3: Quanti fondi potranno ancora toccare i Gunners?


Olivier Giroud, protagonista in positivo, consola Mikel Arteta, suo malgrado protagonista in negativo
 
 
Questo Arsenal non sa più vincere, nemmeno quando l’arbitro regala un calcio di rigore all’ultimo secondo.

Il dato di fatto più preoccupante che emerge dall’ennesimo pareggio interno di questa squadra è questo: nemmeno il vantaggio di due gol dopo venti minuti contro un modesto Fulham è stato sufficiente per regalare tre punti ad una tifoseria che, ancora una volta, ha mostrato tutto il proprio sostegno ad una squadra che – per essere impietosamente franchi – non lo meritava.

I gol di Giroud e Podolski sembravano essere due segnali incoraggianti per un Arsenal in piena crisi esistenziale, reduce da troppi risultati negativi ed una sola vittoria strappata in maniera fortunosa al fanalino di coda Q.P.R all’Emirates Stadium, ed invece ancora una volta i Gunners sono crollati e hanno seriamente rischiato, o forse addirittura meritato, di perdere una partita che doveva assomigliare ad una passeggiata di salute.

Sono bastati Berbatov e Bryan Ruiz a mettere in difficoltà i padroni di casa, eternamente in ritardo a centrocampo e disuniti tra i reparti: il costaricano ha avuto tutto lo spazio e il tempo per fare il bello e cattivo tempo sulla trequarti mentre l’attaccante ex Manchester United si è preso gioco a lungo sia di Mertesacker che di Koscielny come fossero debuttanti.

La cosa che più mi fa’ rabbia, tuttavia, è vedere che basta un minimo di buon senso ed astuzia, messi in mostra alla grande soprattutto da Berbatov, per mandare in tilt una difesa che è lontanissima parente di quella fortezza ammirata ad inizio stagione: non appena il Bulgaro ha smesso di giocare da centravanti standard, andandosi a cercare i palloni sull’esterno, ecco che i due centrali dei Gunners non sapevano più che fare e i terzini restavano in inferiorità numerica di fronte agli attacchi degli ospiti.

Un canovaccio tattico evidente già dopo mezz’ora al quale Arsène Wenger non ha voluto (o forse saputo?) trovare una risposta adeguata.

Tolto André Santos si credeva di aver eliminato il problema della difesa dell’Arsenal ed ecco che improvvisamente anche il grande Thomas Vermaelen finisce col commettere errori su errori.

Una casualità o un’impostazione che merita una piccola riflessione da parte di Wenger?

Sono ormai tante stagioni che seguo i Gunners e mai come in questi ultimi tre anni ho visto una tale confusione in campo: terzini che salgono e non tornano, esterni di centrocampo che vagano per il campo senza mai affondare il dribbling, centrocampisti che avanzano senza coordinazione lasciando buchi enormi davanti alla difesa e una tale anarchia tra le linee da esporre fatalmente tutti i difetti del singolo.
Francamente trovo infantile invocare la cessione di questo o quel giocatore come giustificazione dello scempio visto in queste settimane quando è l’impostazione tattica il problema più evidente.

L’Arsenal che faceva punti a incantava per solidità e solidarietà era frutto di una condizione psico-fisica eccellente, condizione che ora invece è ampiamente sotto la soglia di tolleranza eppure Arsène Wenger non ha minimamente cambiato l’approccio alle partite, in casa come in trasferta: perché?

Per quanto mi riguarda, questo sistema di gioco dovrebbe essere rimesso in discussione visti i risultati del recente passato: quando Wenger passò dal 4-4-2 all’odierno 4-5-1 lo fece per permettere a Cesc Fàbregas di esprimere tutto il proprio potenziale, cosa poi regolarmente avvenuta, ma perché continuare ora?

Adesso che anche Robin van Persie è partito, un altro che ha potuto beneficiare alla grande della libertà di movimento in attacco, perché costringere Podolski, Walcott, Ramsey e Arshavin in posizioni che non permettono loro di giocare al massimo delle proprie possibilità?

Oliver Giroud, per quanto efficace e volenteroso, non è un centravanti in grado di muoversi tanto dentro quanto fuori dall’area, come faceva l’olandese, e beneficerebbe enormemente della presenza di un attaccante rapido col quale dialogare in attacco, eppure è abbandonato al proprio destino proprio come successo ieri con Brede Hangelande.

Io non vorrei più vedere il mio Arsenal lanciare palloni lunghi verso l’area di rigore come fatto troppo spesso in questi mesi, voglio il mio vecchio Arsenal che sapeva giocare palla a terra e scambiare stretto nei pressi dell’area di rigore, facendo ammattire gli avversari e qualche volta pure noi tifosi.

Abbiamo a disposizione uno dei settori di centrocampo più promettenti al mondo e non facciamo altro che chiedere loro di appoggiare il pallone all’indietro oppure lanciare sulle fasce per permettere ai terzini di crossare il pallone verso l’area di rigore.

Sono arrabbiato e deluso da un Arsenal che appare sempre più timoroso, preoccupato e prevedibile sia in attacco che in difesa; sono soprattutto deluso da un Arsène Wenger che mai come ora sembra aver perso il filo delle proprie idee, proponendo formazioni discutibili e scegliendo quasi sempre gli stessi giocatori, a prescindere dalla forma.

A mio parere questo Arsenal ha bisogno di una scossa e, forse, l’idea di schierare immediatamente due giocatori che operino STABILMENTE in attacco potrebbe trasmettere alla squadra quell’audacia che manca terribilmente.

E per restare in tema di bisogni, continuo a non capire come mai Arsène Wenger non senta mai la necessità di spiegare il perché di alcune scelte e della sua testardaggine ad una tifoseria che sta sostenendo la squadra in maniera impeccabile, di certo in maniera molto più passionale rispetto alla sensazione che trasmettono i giocatori in campo.

COMMON ARSENAL!

05 novembre 2012

Manchester United vs Arsenal 2-1: troppo United per questo Arsenal, Gunners rimessi in riga!


Tutte le speranze della vigilia spazzate via da nemmeno centottanta secondi.

Centottanta secondi sufficienti oltretutto per far prendere forma al peggior incubo per tutti i Gooners, ovvero il tipico gol dell’ex.

Robin van Persie ha punito gli ex compagni, come da copione, ma quel che più ha ferito i tifosi dell’Arsenal è stata l’incredibile passività mostrata dai ragazzi di Arsène Wenger  fin dall’ingresso sul campo dell’Old Trafford.

Ho provato a formulare alcune ipotesi per poter arrivare vicino ad una spiegazione di quanto successo a casa del Manchester United, nessuna delle quali è francamente rassicurante per l’Arsenal ed il suo seguito: la timidezza e sudditanza mostrata dai Gunners è stata a tratti destabilizzante, palesando quanto i Gunners fossero consapevoli di essere largamente inferiori ai propri rivali e quindi preferissero non attaccare direttamente gli avversari per paura di venire puniti; questo porta al secondo punto ed inevitabilmente a a quanto successo la stagione scorsa, quello storico 2-8 che ha forse marchiato a fondo non tanto quelli che erano in campo quel giorno (visto che ieri erano una minoranza) quanto il Club in generale, e magari lo stesso Arsène Wenger: l’alsaziano ha presentato una squadra coperta, guardinga ma soprattutto timorosa, sentimenti forse trasmessi inconsciamente alla squadra; il terzo punto, non più rassicurante dei precedenti, porta invece a pensare che all’Arsenal questa sconfitta fosse in qualche modo prevista e tutto sommato accettabile, a patto che non assumesse le proporzioni di quella dello scorso anno.

Arsène Wenger ha infatti più volte precisato che l’Arsenal non sarebbe arrivato all’Old Trafford in cerca di vendetta, un atteggiamento quantomeno sorprendente per un Club che vuole competere ai massimi livelli: quale squadra non vorrebbe far pagare ai propri rivali uno schiaffo come quello preso l’anno scorso?
Con una maggiore volontà, coraggio e combattività si sarebbe probabilmente perso lo stesso, ma perché smorzare gli ardori dei Gunners preparando una partita “a perdere”?

 Queste domande, assieme a tante altre di carattere tattico, non hanno trovato risposta: quale vantaggio apporta lo schieramento di Aaron Ramsey sulla corsia di destra? Perché André Santos, in evidente difficoltà da settimane, non viene tenuto a riposo, visto lo stato di forma di Carl Jenkinson? Perché Lukas Podolski, attaccante prestato al ruolo di centrocampista, è costretto a sfiancarsi sulla fascia, togliendo di fatto una grande fonte di rifornimento per gli attacchi dei Gunners?

Per quanto abbia spesso funzionato, la fervente immaginazione di Arsène Wenger ha recentemente portato tanti giocatori dell’Arsenal a giocare spesso fuori posizione, con annesse brutte prestazioni e quindi critiche e malcontento del giocatore stesso: è successo con Bendtner, raramente utilizzato nel suo ruolo naturale di centravanti, è successo con Arshavin e sta succedendo con Aaron Ramsey, sempre più spaesato sulla corsia di destra.
Inoltre, al di là delle speculazioni mediatiche, questa confusione tattica è la base dei problemi che il rinnovo di Theo Walcott sta generando: il ragazzo dice che l’ingaggio non sia la priorità e io gli credo, per quanto un sostanzioso aumento sia nelle sue mire, e dice di sentirsi un attaccante e quindi di voler giocare più centralmente, un ruolo nel quale Wenger gli ha preferito addirittura Gervinho.
Capisco Theo, in questi due anni si è trasformato in un cecchino sotto porta e potrebbe davvero diventare un attaccante da 25 gol a stagione, se solo gli viene data l’opportunità.
Quando arriverà quest’opportunità? Quando sarà tardi?

Il futuro è complicato al momento, a partire già dalla partita di martedì a casa dello Schalke 04, capace di sconfiggere l’Arsenal all’Emirates con un perentorio due a zero: i tedeschi hanno il primo match-ball per mettere al sicuro la qualificazione e non intenderanno certo sprecarlo, soprattutto contro un Arsenal in crisi d’identità come quello visto all’Old Trafford.

Le grandi squadre sono capaci di reagire come belve ferite quando le cose vanno male, l’Arsenal ha davanti l’occasione per far capire che è ancora una grande squadra.
Non si tratterà semplicemente di portare a casa i tre punti, com’era il caso contro il QPR, piuttosto si tratterà di andare in Germania con il piglio dei grandi e rimettere in riga quei tedeschi che hanno violato l’Emirates Stadium una settimana fa.

Proprio come il Manchester United ha messo in riga i poveri Gunners.

 
COMMON ARSENAL!

31 ottobre 2012

Reading vs Arsenal 5-7: Dodici gol in centoventi minuti, qui dit mieux?

Olivier Giroud si fa' restituire la maglia dai tifosi dopo averla lanciata al gol del pareggio...

 
Due partite di Capital One Cup, TREDICI gol segnati e SEI subiti.

Basterebbe questo a far capire la follia di una squadra che, nelle partite della competizione meno importante (parole di Arsène Wenger), si lascia andare a facili entusiasmi.

Se contro il povero Coventry City i Gunners si erano divertiti e avevano divertito soprattutto i sessantamila accorsi all’Emirates Stadium, questa volta al Madjeski Stadium i ragazzi di Wenger l’hanno combinata davvero grossa: sotto di QUATTRO gol fino gli ultimi secondi del primo tempo, l’Arsenal è riuscito in qualche modo a trovare un clamoroso pareggio mettendo a segno due reti tra il minuto 88 ed il minuto 94.

Una partita completamente folle, assolutamente imprevedibile e ricca tanto di gesti sublimi quanto di errori incredibili; alle prove discutibili di Johan Djourou, Damian Martinez e Ignasi Miquel hanno fatto da contraltare la serata esaltante di Theo Walcott, Olivier Giroud, Andrey Arshavin e nientemeno che Marouane Chamakh.

Per rendere l’idea dell’irripetibilità della serata basta sottolineare che Chamakh ha segnato una doppietta da fuori area, compreso un irriverente pallonetto che ha fissato il risultato finale, e che l’Arsenal ha segnato ben DUE VOLTE da calcio d’angolo e che soprattutto, due eventi più rari di un calcio di rigore contro lo United ad Old Trafford...

Proprio per restare in tema, è ora di cominciare a pensare alla supersfida di sabato, quando per la prima volta i Gunners torneranno nello stadio di quell’infamante 2-8 firmato Danny Welbeck, Ashley Young, Wayne Rooney, Nani e Park Ji-Sung.

In vista della partita, Arsène Wenger ha tenuto a riposo tutta la spina dorsale della squadra, cosa che Sir Alex Ferguson non potrà fare visto l’impegno odierno che vede i Red Devils affrontare il Chelsea di Di Matteo, pochi giorni dopo aver sbancato Stamford Bridge non più di tre giorni fa: per quanto entrambi i Club schiereranno i giovani più interessanti dei propri vivai, la partita arriva nel momento peggiore viste le proteste e le tensioni della partita di campionato, vinta in maniera controversa dagli uomini di Ferguson contro un Chelsea ridotto in nove e sconfitto da un gol in fuorigioco.
Nessuna delle due squadre vorrà certamente prendere il rischio di fare una figuraccia.

Partiamo quindi da questo punto per cercare spunti d’ottimismo in vista del big match di sabato: i vari Cazorla, Podolski, Mertesacker, Arteta e Wilshere saranno belli freschi in vista di una delle partite più delicate della stagione, una vera manna dal cielo soprattutto visto l’evidente ritardo fisico mostrato recentemente dai giocatori più influenti dell’inizio di stagione dei Gunners.
Cazorla e soprattutto Podolski sono sembrati lontani parenti dei fuoriclasse che abbiamo ammirato nelle prime uscite stagionali, quindi niente di meglio che una settimana di tranquillità per prepararsi in vista del grande show.

Dall’altra parte, invece, Arsène Wenger si ritrova tra le mani quattro giocatori col morale a mille: Theo Walcott, Andrey Arshavin, Olivier Giroud e Marouane Chamakh hanno trascinato la squadra verso l’incredibile rimonta e sono ora nelle migliori condizioni possibili per tornare protagonisti in campionato e in Champions League. Per quanto modesto fosse il Reading, il modo in cui questi quattro hanno ribaltato un risultato che sembrava definitivo dopo appena mezz’ora avrà un effetto incalcolabile sul futuro dell’Arsenal e dei giocatori stessi, tornati improvvisamente sul radar di Arsène Wenger.

Escluso Marouane Chamakh, che appare comunque troppo indietro nelle gerarchie, sia Theo Walcott che Andrey Arshavin potrebbero sfruttare l’occasione per recuperare posizioni nella personalissima classifica di Arsène Wenger e tornare prepotentemente nell’undici titolare.
Il problema, semmai, sarebbe trovare loro la posizione ideale: con altri tre gol, Theo Walcott ha chiarito ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un attaccante puro che con la sua velocità e la sua freddezza diventa sempre più letale sotto porta, doti ormai acquisite e pronte ad esplodere non appena il manager non lo dirotterà definitivamente al centro.
E qui sta il problema: quando succederà? Succederà in tempo oppure Theo lascerà l’Arsenal? È ormai chiaro a tutti che Walcott rinnoverà solo dietro garanzia di un ruolo da attaccante, sentendosi (a buona ragione) un attaccante e non più un centrocampista esterno.
Arsène Wenger ha poco tempo per convincere il nazionale inglese e i segnali non sono dei migliori...staremo a vedere.

Per quanto riguarda Arshavin, invece, la soluzione ideale sarebbe sistemarlo alle spalle di Olivier Giroud e lasciargli quella libertà di creare che è, ad oggi, propria solo di Santi Cazorla: il fantasista spagnolo è assolutamente intoccabile, quindi per il russo non resta che l’esilio sulla fascia sinistra, territorio preferito di Lukas Podolski.
La situazione non è quindi rosea per il talento ex Zenit San Pietroburgo, eppure le sue qualità devono essere assolutamente sfruttate.
Termino con Olivier Giroud, fino ad ora poco più di un pendolare tra campo e panchina: questo gol, sommato a quello segnato al Coventry e l’altro messo a referto contro il West Ham, potrebbero far crescere sia l’autostima del francese che la convinzione del suo manager e connazionale Arsène Wenger, mai del tutto convinto (fino ad ora) del suo nuovo centravanti.

Lasciamo quindi ad Arsène Wenger le ardue scelte in vista della partita contro il Manchester United, ciò che conta sarà sfruttare a dovere l’abbondanza di qualità che questa squadra ha tra i propri ranghi.

Per qualche ora ancora, godiamoci l’ebbrezza di una partita storica ed un risultato inimmaginabile.

COMMON ARSENAL!

30 ottobre 2012

Arsenal vs Queens Park Rangers: tre punti tra troppa sofferenza e preoccupazioni


Mikel Arteta segna, Aaron Ramsey esulta!
 
 
Dopo le brutte prove contro Norwich City e Schalke 04, generatrici di troppe psicosi, i Gunners hanno trovato il modo di riportare il sorriso tra le depresse fila dei Gooners: una vittoria scaccia pensieri, tre punti che riportano l’Arsenal a sette punti dalla vetta e soprattutto tranquillizzano – seppure in maniera minima – tutti i disfattisti afflitti dalle ultime due sconfitte.

Ci sono voluti ottantaquattro minuti per avere la meglio di un QPR chiuso nella propria metà campo, rinunciatario all’inverosimile e deciso a non concedere il minimo spazio ai padroni di casa; padroni di casa i quali, purtroppo, hanno confermato una certa difficoltà nell’elaborare manovre abbastanza veloci ed avvolgenti da scardinare la difesa avversaria: troppi passaggi orizzontali, poche iniziative palla al piede e troppo poco coraggio dalla trequarti in su hanno di fatto facilitato il compito di una squadra ospite che sembrava dover capitolare non appena l’Arsenal avesse alzato il ritmo.

Nonostante una prova non esattamente brillante, i ragazzi di Wenger hanno comunque creato una buona quantità di occasioni da rete, tutte sventate però da un Julio Cesar in formato saracinesca: l’estremo difensore ex Inter, atterrato per non si sa quale motivo alla corte di Mark Hughes, è stato in grado di arginare tutti gli attacchi – per quanto confusi e sporadici – dei padroni di casa e tenere così miracolosamente in partita i propri compagni di squadra fino all’ultimo minuto.

E proprio in quell’ultimo minuto gli ospiti avrebbero addirittura potuto strappare un incredibile pareggio, se Mackie non si fosse fatto ipnotizzare dall’attento Vito Mannone.

Sintomo evidente di un certo nervosismo in casa Arsenal e prova lampante di quanto la squadra sentisse l’importanza di un risultato tanto scontato alla viglia quanto complicato sul campo: chiaramente toccati sul vivo dalle due sconfitte consecutive, i ragazzi di Wenger erano ben consapevoli di essere già ad una sorta di crocevia e un qualsiasi risultato diverso dalla vittoria avrebbe potuto avere un impatto enorme sulla fiducia – già traballante – di questo gruppo di giocatori.

In questo senso, l’innesto immediato dei lungodegenti Jack Wilshere e Bacary Sagna è stata una mossa assolutamente illuminata da parte di Arsène Wenger, che ha ridato entusiasmo ad un ambiante un po’ troppo depresso.

Proprio il rientro di Wilshere, 14 mesi dopo l’infortunio, ha avuto l’effetto sperato su un Emirates Stadium al settimo cielo nel rivedere in campo il proprio figlio prediletto, già eletto a salvatore della patria nonostante l’ottimo inizio di stagione dei compagni di squadra.

Ora spazio alla Capital One Cup, stasera all’Emirates arriva il Reading di McDermott e spetterà quindi alle cosiddette seconde linee confermare i segni di guarigione mostrati da Arteta e compagni: Arsène Wenger ha incluso nei convocati alcuni nomi eccellenti come Laurent Koscielny, Theo Walcott e Olivier Giroud oltre ad altri membri della prima squadra come Johan Djourou, Sebastien Squillaci, Andrey Arshavin e Marouane Chamakh e alcuni dei giovani più interessanti – Serge Gnabry e Emmanuel Frimpong su tutti.

Un’altra vittoria, magari più convincente, potrebbe rappresentare la perfetta rampa di lancio in vista della trasferta dell’Old Trafford, quello si un autentico crocevia della stagione dei Gunners.

 COMMON ARSENAL!

25 ottobre 2012

Arsenal vs Schalke 0-2: Brutta sconfitta, per l’Arsenal è tempo di reagire.


Huntelaar buca Mannone, l'inizio della disfatta per i Gunners
 
 
Proprio come successo contro il Norwich City, i Gunners hanno offerto una prestazione assolutamente deludente, culminata con una sonora e meritata sconfitta.
Niente di troppo critico in termini di qualificazione, soprattutto visto il risultato maturato nell’altra partita del girone, ma di certo un campanello d’allarme difficilmente ignorabile da parte di Wenger, Bould e soprattutto i giocatori stessi.

Una partita opaca, confusionaria e spesso distratta non poteva che generare una sconfitta come quella maturata ieri sera (o sabato scorso a Carrow Road), la speranza però di portare a casa almeno un pareggio risicato era viva fino al doppio colpo da K.O. di Huntelaar e Afellay; un buon primo tempo – anche se non eccelso in termini di qualità – aveva fatto credere che la brutta parentesi di sabato fosse chiusa ma ancora una volta la manovra dei Gunners non ha saputo creare le solite occasioni da gol, indice di una condizione non al massimo.

Forse, per quanto possa sembrare ipocrita, è stato molto meglio perdere piuttosto che strappare un punto ed illuderci che i problemi fossero solo passeggeri: pareggiando, o magari vincendo, avremmo potuto chiudere ancora gli occhi e ignorare quegli indizi circa i problemi attuali di questa squadra che le ultime due prestazioni hanno evidenziato, illudendoci di essere una grande squadra perché – come fanno le grandi squadre – abbiamo vinto senza meritarlo minimamente.

Perdendo in questo modo, invece, abbiamo potuto aprire gli occhi su una condizione fisica che sembra deficitaria e un’organizzazione di gioco che, quando Cazorla non ingrana, fatica non poco a creare vere e proprie occasioni da gol.

Altro indizio da non ignorare, per quanto non mi piacciano le statistiche come indice della bontà di una prestazione, è stato il fatto che in 180’ abbiamo concluso nello specchio della porta solo una volta, cortesia di un debole tiro di Gnabry sul finire della partita contro i tedeschi; troppo poco per una squadra ambiziosa e soprattutto con tanta qualità nelle proprie fila, come testimoniano i vari Cazorla, Arteta, Podolski, Ramsey e Gervinho, troppo poco soprattutto visto lo spessore dei nostri ultimi due rivali: né lo Schalke né tantomeno il Norwich hanno sistemi difensivi impenetrabili, eppure nessuno dei due portieri è stato costretto agli straordinari quando si è trovato di fronte gli attaccanti dei Gunners.

Proprio a proposito di attaccanti, vorrei soffermarmi sulle scelte di Arsène Wenger e Steve Bould: da spettatore ignorante faccio molta fatica a capire perché Olivier Giroud resti sempre seduto in panchina nonostante sia l’unico centravanti puro che abbiamo in rosa e faccio ancora più fatica a capire perché Gervinho sia pressoché intoccabile e Lukas Podolski – che giochi bene o male – non abbia ancora finito una partita.

Sono sicuro che, dall’alto della loro esperienza, il manager e il suo assistente sappiano perfettamente cosa stanno facendo ma vorrei capire il perché di queste scelte, soprattutto alla luce delle ultime prestazioni dell’ivoriano e dell’Arsenal in generale.

Come sempre, mi affido alla grande sapienza di Arsène Wenger sperando che abbia la formula giusta per risollevare una squadra che al momento appare tutt’altro che fiduciosa, carica e combattiva.

Sabato arriva il QPR all’Emirates Stadium, stiamo a vedere che succede.

COMMON ARSENAL!

23 ottobre 2012

Norwich City vs Arsenal 1-0: fuori dai giochi ad Ottobre? Non scherziamo!


 
Delusione al triplice fischio, l'Arsenal cade a Carrow Road
 
Troppo brutto per essere vero, l’Arsenal che ha fatto registrare la seconda sconfitta stagionale torna da Carrow Road con tante critiche.

Alcune sono meritate, altre francamente stucchevoli.

Non ho visto la partita quindi posso parlare solo di quanto letto, annusato ed intravisto tra rassegna stampa, social network e highlights racimolati qua e là: ho visto un brutto Arsenal, lento e prevedibile come già successo nelle passate stagioni, ma non posso essere d’accordo con chi ha già sentenziato che questo Arsenal è fuori dai giochi.

Non posso essere d’accordo perché ho visto questa squadra vincere ad Anfield, dominare a casa del Manchester City ed arrendersi alla fortuna del Chelsea – non certo alla superiorità dei Blues di Di Matteo; ho visto i Gunners imporsi da grande a casa del West Ham, nonostante lo svantaggio iniziale, e li ho visti passeggiare come prevedibile sul povero Southampton.
Predico sempre un certo equilibrio nei giudizi, quell’equilibrio che sembra mancare a tanti tifosi: esaltati una settimana fa e pieni di ottimismo dopo la buona prova a casa del West Ham, eccoli  già in depressione per una sconfitta bruciante ma tutt’altro che decisiva a casa del modesto Norwich City.

Com’è possibile cambiare idea così radicalmente e soprattutto così velocemente?

Santi Cazorla è improvvisamente diventato un giocatore normale dopo essere stato incensato per settimane, Giroud un brocco che non è nemmeno capace di mettere in difficoltà una difesa mediocre come quella dei Canaries e Podolski un giocatore da squadra provinciale, che puntualmente fallisce quando si tratta di giocare in una big.

Really?

Io considero la sconfitta di Carrow Road come un semplice incidente di percorso  che, per quanto evitabile, ha purtroppo messo i bastoni tra le ruote di un Arsenal che stava fino a qui navigando ad una buona velocità di crociera, reduce com’era da una buona serie di risultati – se si esclude la sconfitta rimediata col Chelsea.
Non si può improvvisamente rimettere in dubbio quanto di buono Arsène Wenger e i suoi ragazzi hanno costruito fino a qui, andando a raccogliere punti importanti su campi difficili come Stoke on Trent, Liverpool e Manchester: a differenza di alcune rivali, infatti, i Gunners hanno già affrontato cinque trasferte su otto partite, alcune delle quali tutt’altro che semplici, come abbiamo visto.

 Come ho già detto, questo Arsenal forse non sarà in grado di competere fino in fondo con le grandi potenze alimentate dal petrolio ma di certo non è già fuori dai giochi; siamo ad Ottobre, abbiamo si dieci punti di ritardo dalla vetta ma siamo a sei punti dalla gruppetto che comprende i due Club di Manchester, non esattamente un divario incolmabile.

Ora che torneranno Walcott, Wilshere, Sagna e magari anche Rosicky, la rotazione all’interno della squadra sarà più ampia e i momenti di stanca come quello registrato a casa del Norwich City non accadranno più; potendo preparare le partite con tutti gli effettivi i disposizione, Arsène Wenger sarà sicuramente in grado di riportare i Gunners ai livelli d’inizio stagione, quando i depressi odierni erano certi che avremmo vinto il titolo.

Spazio alla Champions League ora, all’Emirates arriva lo Schalke 04 per quello che potrebbe già essere uno spareggio per il primo posto nel girone: battere i tedeschi per mettere una buona ipoteca sulla qualificazione e rimettere in carreggiata una squadra un po’ spenta ma soprattutto per aiutare gli scettici a riprendere un po’ di colore.

 
COMMON ARSENAL!

08 ottobre 2012

West Ham vs Arsenal 1-3: una rimonta importante tra troppi patimenti

Theo Walcott esulta dopo il gol del due a uno: qualcuno che dubiti della sua voglia di giocare per l'Arsenal?

 
Ci voleva una vittoria, un po’ per scacciare la sconfitta contro il Chelsea e un po’ per restare in contatto con le squadre di testa, e puntualmente la vittoria è arrivata.

Prendiamoci questi tre punti e godiamoceli, non fosse altro che per la sofferenza che si sono portati dietro: troppe volte Andy Carroll ha fatto il bello e cattivo tempo in attacco, troppe volte la manovra dell’Arsenal si è schiantata sulla difesa dei Gunners, troppe volte il dominio territoriale dei Gunners non ha portato i frutti sperati.

Della rimonta operata ad Upton Park voglio conservare il primo gol di Olivier Giroud, il tackle di Per Mertesacker su Kevin Nolan e l’esultanza di Theo Walcott: il primo perché finalmente mette a tacere le troppe critiche (vero, Marianella?) rivolte all’attaccante arrivato in estate dal Montpellier, il secondo perché mostra che in un calcio sempre più fisico e veloce bisogna comunque sapere usare l’intelligenza ed il terzo perché, sebbene non abbia ancora firmato il contratto, Theo Walcott non ha mai – NEMMENO UNA VOLTA – mancato di rispetto al Club né alzato la voce per essere ceduto; non ha mai fatto dichiarazioni roboanti alla stampa né chiesto pubblicamente la cessione; non ha mai creato scompiglio nello spogliatoio né fatto sciopero.

Nessuno tra i vari Adebayor, Fabregas, Nasri e van Persie può dire lo stesso.

Chiusa la parentesi, il West Ham di Big Sam si è ancora una volta mostrato un osso duro – per quanto monotematico nella sua impostazione – ma per una volta Arsène Wenger non si è fatto piegare dai modi da bullo di periferia di Allardyce, rispondendo invece colpo su colpo, centimetro su centimetro e tackle su tackle: ad Upton Park nessuno dei ragazzi dell’alsaziano ha mai tolto la gamba, rifiutando di farsi mettere sotto fisicamente da quei mastini che rispondono ai nomi di Collins, Nolan o Carroll.
Una grande notizia, l’ennesima conferma che d’ora in poi nessuno avrà più a che fare con dei ragazzini ma  con degli uomini, che non hanno paura di buttarla sul fisico se serve.

Non fosse stato per qualche indecisione di Vito Mannone, le cui uscite restano più che migliorabili, avremmo potuto tranquillamente parlare di un reparto difensivo mai messo in difficoltà dai padroni di casa ed invece l’Arsenal non è stato in grado di limitare Andy Carroll nonostante la monodimensionalità dell’attaccante ex Newcastle e Liverpool.
Né la rapidità di Vermaelen né i centimetri di Mertesacker sono serviti ad impedire a Carroll di creare da solo tutte le opportunità per la sua squadra, sintomo che gli aspetti da migliorare sono ancora tanti.

Cambiando argomento, ancora una volta Cazorla ha lasciato un’impronta decisiva sulla partita – al di là del gol magnifico con cui ha chiuso la contesa – facendo girare l’intera squadra per tutti i novanta minuti; accompagnato dalla sagacia di Arteta e dalla furia di Ramsey, lo spagnolo ha sempre trovato lo spazio giusto per fare male alla difesa degli Hammers e creare occasioni d’oro per i compagni.
Per come la vedo, Cazorla potrebbe essere per l’Arsenal quello che David Silva è stato ed è tutt’ora per il Manchester City, ovvero la rampa di lancio ideale per gli attaccanti e il pericolo numero uno per gli avversari: muovendosi tra le linee, l’ex Màlaga può indifferentemente mettere un compagno di squadra davanti alla porta oppure andare personalmente alla conclusione, mettendo quindi in seria difficoltà il difensore avversario, che non saprà mai se seguire l’attaccante oppure chiudere sul numero 19 dei Gunners.

Non so come proseguirà questo campionato, so soltanto che questo Arsenal ha voglia di combattere e di stupire tutti coloro che hanno già assegnato il titolo a Manchester City, Manchester United o Chelsea.
Non so se questo Arsenal ha davvero abbastanza qualità – morali e tecniche – per competere con chi spende decine di milioni per giocatori da tenere in tribuna, mi basta sapere che i ragazzi di Wenger hanno la cattiveria ed il carattere per non darsi per vinti, come vorrebbero tanti osservatori.

COMMON ARSENAL!