lunedì 30 gennaio 2012

Arsenal - Aston Villa 3-2: Grande rimonta! Certo, però....

Un, Dos, Tres...rimonta completata!

Passate una manciata di ore dalla partita, non so ancora cosa pensare della rimonta messa in piedi dai Gunners contro l'ingenuo Aston Villa di McLeish: primo tempo impresentabile con il pallone che girovagava per il campo esattamente come i duoi custodi in maglia rossa, incapaci di imprimere una qualsiasi idea a quella povera sfera di cuoio; passaggi lenti, prevedibili, spesso arretrati e nessuna trovata ardita abbastanza da mettere confusione nella difesa avversaria e scaturire in una sana ed
 evidente occasione da gol.
Come ampiamente previsto, i Villans sono arrivati a Londra con la ferma intenzione di aspettare i padroni di casa e colpirli in contropiede con i velocissimi Bent e Agbonlahor, cui è stato chiaramente detto di puntare Per Brontosauro Mertesacker e sfruttare la sua impercettibile lentezza; il piano perfetto, messo in pratica in maniera perfetta che ha generato il risultato perfetto alla fine del primo tempo, ovvero il clamoroso 0-2 con cui le squadre sono rientrate negli spogliatoi. Gentile cortesia di un colpo di testa di Dunn e una conclusione in contropiede di Bent, sfuggito a Mertesacker e Vermaelen.


Ladies and Gentlemen, l'incubo e' servito
Come tanti, immagino, ad inizio secondo tempo mi aspettavo di vedere subito in campo almeno due dei titolari che siedevano in panchina, ovvero Arteta e Sagna, e magari pure Thierry Henry a dar man forte ad un poco ispirato van Persie là davanti ed invece Arsène ha mandato in campo gli stessi undici che avevano appena rimediato una coppia di sberle da KO da un Aston Villa tutt'altro che irresistibile.
Non oso immaginare l'ira dei tifosi dell'Emirates - se così possiamo chiamarli - molti dei quali avevano precipitosamente abbandonato lo stadio già alla fine del primo tempo; ammetto che non ero esattamente soddisfatto quando ho visto che non c'erano state sostituzioni (personalmente avevo due candidati eccellenti alla doccia anticipata, leggesi Walcott e Ramsey) ma vista l'immediata reazione dei Gunners in campo ho dovuto soffocare in fretta qualsiasi velleità di contestazione e constatare che il discorso di Wenger tra una tempo e l'altro dev'essere stato uno dei più ispirati di tutti i tempi: tre a due in meno di un quarto d'ora e ospiti assolutamente storditi, incapaci di una qualsiasi reazione e completamente in balìa degli attacchi dei vari Chamberlain, Ramsey e van Persie.


E qui sorge il dilemma iniziale: i due falli da cui sono scaturiti i rigori poi trasformati da Captain Vantastic sono stati di un'ingenuità imbarazzante, due entrate completamente inutili, intempestive e gratuite che hanno cominciato e concluso una delle rimonte più veloci della storia, credo.
Vogliamo poi parlare del gol del pareggio di Theo Walcott? Bellissima l'incursione - d'accordo - ma quel flipper in piena area è veramente degno di Mai Dire Gol (se solo lo mandassero ancora in onda!).
Bisogna dire che è bello, per una volta, essere dalla parte giusta del gollonzo e non trovarsi, come spesso accade, ad incassarlo...
Cosa sarebbe quindi successo senza le follie masochiste della difesa del Villa? Nessuno potrà mai saperlo ma personalmente mi resta un retrogusto amarognolo sul palato, una brutta sensazione mi dice che senza quella follia e quella fortuna avremmo continuato a sbattere inutilmente sul muro dei Villans senza provocare nemmeno una piccola crepa, esattamente come nel primo tempo.


Bac is Back! Ossigeno per Wenger..e noi tifosi!
Prendiamo i tanti aspetti positivi che questi sedicesimi di FA Cup ci hanno portato e concentriamoci sulla Premier League, adesso che Sagna, Arteta, Henry e Coquelin sono di nuovo a disposizione e che pure Gibbs e Diaby sono al termine del loro processo riabilitativo.
Teniamoci stretta la prestazione sontuosa di Chamberlain e la solidità di Koscielny e aspettiamo con trepidazione qualche buona novella a proposito di Jack Wilshere, sperando che la recente ricaduta di cui ha sofferto non sia nulla di davvero grave.
Lui sarebbe proprio il grandissimo acquisto di cui questa squadra ha tremendamente bisogno, anche perchè Wenger ha dichiarato poche ore fa che "un acquisto nelle prossime 48 ore sarebbe praticamente un miracolo".

Io mi son messo il cuore in pace, accettate il mio consiglio e fate altrettanto - conviene.

COMMON GUNNERS!

lunedì 23 gennaio 2012

Arsenal - Manchester United 1-2: Il punto di non ritorno

A parte pettinarsi, cosa vogliamo fare delle 16 partite che mancano?


Impossibile restare sorpresi da una sconfitta che  - emotività a parte - era scritta nelle liste dei diciotto giocatori convocati dai due manager: Rooney, Giggs, Nani, Valencia, Berbatov e Scholes contro van Persie, Walcott, Rosicky, Park, Djourou e Benayoun.
Nonostante il miracoloso recupero di Vermaelen, infatti, non si vedeva come Nani e Valencia non avrebbero fatto passare un pomeriggio più che tormentato ad una difesa in cui il solo Koscielny sembra avere le qualità necessarie a raccogliere la sfida.
Ci si potrebbe attaccare agli infortuni e accampare scuse, ma poi si scopre che Ferguson era senza Vidic, Ferdinand, Ashley Young, Fletcher e Hernandez e allora l'amara verità viene a galla: la coperta è drammaticamente corta.


Il cambio della discordia - pane per i maestri del senno di poi

Arsène insiste che la squadra, una volta al completo, è più che competitiva e non potrei non essere più d'accordo; la grande rimonta messa in mostra fino a qualche settimana fa stava lì a testimoniare la bontà dell'organico dell'Arsenal al completo ma ora - con quattro difensori e due centrocampisti indisponibili - il rovescio della medaglia ci racconta che continuare a spostare giocatori fuori dalla loro posizione preferita è dannoso.
Sono pochissimi i giocatori in grado di occupare indifferentemente le posizioni più disparate in campo senza calare di rendimento e purtroppo nessuno di questi indossa (o ha indossato) la maglia dell'Arsenal; questi calciatori hanno in genere una vastissima esperienza ed un'intelligenza calcistica molto raffinata che permette loro di leggere il gioco e quindi sopperire ad alcuni automatismi mancanti con l'esperienza e l'anticipo.
Se un giocatore non è già eccellente nella propria posizione naturale sarà molto difficile che riesca a brillare altrove, se non dopo mesi di allenamento specifico; impossible quindi chiedere a Djourou di trasformarsi in Sagna in tre settimane, aspettandosi da lui un moto perpetuo lungo la linea laterale ed i tipici movimenti che un terzino conosce a memoria.


L'illusione di essere sullo stesso livello...

Capisco la volontà di Wenger di chiedere uno sforzo estemporaneo ad un suo giocatore, ma quando i titolari e le riserve designate devono stare fermi per parecchie settimane allora non si tratta più di una soluzione d'emergenza, quanto di una precisa strategia; sono d'accordo con l'alsaziano quando dice che il calciomercato non è esattamente un supermarket dove i calciatori sono esposti sugli scaffali e i manager passano con i loro carrelli prima di andare alla cassa, ma abbiamo visto che non è difficile fare un affare quando se ne ha voglia/necessità: non è indispensabile andare a scovare il nuovo Roberto Carlos chissà dove, sarebbe sufficiente trovare un paio di terzini veri e propri che possano dare una mano in un momento d'emergenza come questo: quando i titolari sono infortunati, le loro riserve indisponibili e perfino le riserve delle riserve rimediano infortuni allora è forse il momento di dare un'occhiata a cosa offre il mercato.
Mi rifiuto di credere - come ha detto Arsène - che non ci fosse nemmeno un giocatore appena più esperto di Jenkinson, Miquel o Yennaris disponibile al trasferimento a Londra.


Se non si vuole cercare non si trova, questo è certo.


...e il tragico ritorno nel mondo reale

Lo United ha strameritato di vincere, dominando allegramente tutto il primo tempo come se stesse giocando nel prato dietro casa e peccando solo di imprecisione negli ultimi metri: la facilità con cui Evra e Nani hanno sfondato dalla parte di Djourou e l'altrettanta sicurezza con cui Valencia ha messo in croce Vermaelen la dicono lunga sulla differenza dei valori in campo.
Poco importa se l'Arsenal ha avuto quindici minuti interessanti, ne restano settantacinque in cui lo United era in completo controllo della partita.
Penso che l'Arsenal debba far meglio che sparare palloni lunghi verso un Mertesacker in posizione di centravanti-boa come fatto negli ultimi quindici minuti, uno schema che non fà onore nè a Wenger nè a giocatori come Rosicky, Ramsey, Song e Walcott.

Faccio onestamente fatica a trarre spunti positivi da questa partita, eccezion fatta per l'ennesima partita monumentale di Koscielny e l'intraprendenza di Chamberlain; resta l'amarezza del vedere una squadra obbiettivamente inferiore all'avversario e che ha fatto poco per metterci almeno il cuore.
È impensabile che il coraggio di osare venga fuori dal più giovane della combriccola mentre i senior  restano a guardare e si accontentano di passaggi laterali, se non arretrati: Walcott si è fatto mettere la museruola da Evra senza opporre resistenza, Carrick(!) ha spadroneggiato a centrocampo e nessuno ha fatto nulla per render loro la vita difficile.

Sarebbe bene che ora tutti - Wenger in primis - si fermassero un secondo davanti allo specchio e guardando il proprio riflesso si convincessero che bisogna parlare poco e pedalare tanto; tutte quelle qualità che sono state messe in campo da Settembre a Novembre sono scomparse non appena la classifica si è fatta più consona al nome dell'Arsenal e si è ripiombati in quel tremendo mix di compiacenza e testardaggine che ha rovinato tutte le stagioni recenti.

È ora di aprire gli occhi e capire che la Champions League non è un diritto divino ma va conquistata sui campi come Craven Cottage e il Liberty Stadium; bisogna capire che non giochiamo più nello stesso campionato di United, City e Tottenham ma bisogna fare quello che la squadra non è più abituata a fare: combattere.
Ripensare a dov'eravamo quattro mesi fa e ricordare come abbiamo fatto a tirarci fuori dalle sabbie mobili aiuterebbe certamente a riprendere lo slancio necessario a mostrare che l'Arsenal è molto di più di quanto visto nell'ultimo mese.

COMMON GUNNERS!

lunedì 16 gennaio 2012

Swansea – Arsenal 2-3: Brutte tracce di vecchio Arsenal

Rigore o non rigore, il momento in cui tutto ha iniziato ad andare storto


Eccoci a commentare una classica sconfitta Made in Arsenal: come è vero che lo stile di gioco ha reso i Gunners un vero e proprio marchio di fabbrica è altrettanto vero che sconfitte come quelle del Liberty Stadium sono diventate un segno distintivo delle squadre di Arsène Wenger.
Vantaggio iniziale e partita che potrebbe mettersi in discesa prima che un episodio cambi in qualche modo il copione e faccia completamente perdere la testa ai giocatori: il goal di van Persie avrebbe dovuto rappresentare il cuscinetto su cui costruire una vittoria ristoratrice ed invece il calcio di rigore assegnato a favore dei padroni di casa ha ribaltato tutto, abbattendosi in maniera troppo catastrofica sull'organizzazione dei Gunners.

Ammetto di essere rimasto sorpreso quando stamattina ho letto i giornali e ho visto che eran tutti concordi nel ritenere quel rigore molto, molto generoso perchè personalmente mi sembrava solare mentre guardavo la partita; inutile quindi attaccarsi agli errori dell'arbitro per giustificare una sconfitta meritata - non tanto nelle statistiche quanto piuttosto nell'atteggiamento.
Con una difesa altissima come quella messa in campo da Brendan Rodgers era d'obbligo sfruttare la velocità e l'intelligenza di Walcott, Arshavin e van Persie ed invece la squadra non è stata in grado di conservare un singolo pallone a centrocampo ed ha quindi subìto oltremodo la pressione dei mediani avversari.

Il destino - travestito da Dyer - si fa beffe dei Gunners

Altro bemolle, la facilità con cui i "nanetti" Dyer, Allen e Sinclair si sono presi gioco di energumeni come Djourou, Miquel e Song: possibile che a nessuno dei tre sia mai venuto in mente di usare un pochino le maniere forti contro gli unici avversari in grado di creare il minimo grattacapo? Usare un po' il fisico, un po' il mestiere come fanno tutti - dico TUTTI - i difensori avversari quando si tratta di contenere il nostro caro Theo, spesso tentuto a bada a spallate e altre carinerie del genere.
Perfino io che sto al calcio professionistico come Lady Gaga sta alla sobiretà avevo più mestiere dei nostri terzini - si è dovuto aspettare Lazzaro Rosicky per vedere finalmente Scott Sinclair allontanato di forza dal pallone. E non che Rosicky sia un colosso.

E a proposito di terzini, mi piacerebbe che Pat Rice spiegasse ai nostri che bisogna anche difendere (a tempo perso, per carità!) quando di lavoro si fà il difensore: riguardando il goal di Dyer si vede che nel momento in cui Ramsey perde palla a centrocampo, il caro Ignasi Miquel è già quasi oltre la metacampo.
Caro Miquel, sei giovane e inesperto ma sulla carta d'identità c'è scritto che fai il difensore quindi DIFENDI prima di partire all'arrembaggio...

Sarebbe ingiusto prendersela con qualcuno nello specifico, resta l'amarezza per aver buttato l'ennesima opportunità di restare incollati al treno di testa e l'evidenza del fatto che - ad oggi - Mikel Arteta è il vero cuore della manovra dell'Arsenal: senza di lui abbiamo fatto una fatica tremenda a controllare il pallone, sbagliato un'enormità di passaggi e lasciato solo il povero Song, annegato in un oceano di magliette bianche.

49 secondi prima della catastrofe
Ho perso il conto dei palloni regalati agli avversari dalla nostra linea difensiva, in costante difficoltà quando si trattava di appoggiare il pallone verso il centrocampo: Song - come detto - era accerchiato, Ramsey si occupava di tenere legati centrocampo e attacco e Benayoun...fermi tutti: dov'era Benayoun?
Ecco il problema, Benayoun non è certo un centrocampista ma piuttosto un attaccante mascherato, un anarchico che dev'essere libero di folleggiare per il campo e trovarsi il posto giusto da cui partire all'assalto: (non) vederlo a supporto di Song in mezzo al campo costato carissimo all'Arsenal, ancora una volta vittima di una panchina cortissima il cui 50% era composto da attaccanti; vogliamo aprire il portafogli, Arsène? Non dico un acquisto da decine di milioni, giusto due giocatori esperti che possano farsi trovare pronti in casi come questo - anche in prestito!
La classifica piange in questo momento, i soli 4 punti rimediati nelle ultime 4 partite contro Wolves, QPR, Fulham e Swansea la dicono lunga sull'attuale stato di forma della squadra e l'arrivo del Manchester United domenica prossima non aiuta certo a sperare in meglio.
Non so se la partita contro gli uomini di Fergie sia un bene o un male: da una parte l'ideale per un moto di orgoglio, dall'altra ripetendo una prestazione simile a quelle offerte finora verremmo probabimente bastonati un'altra volta. Voi che dite?

COMMON GUNNERS!

venerdì 13 gennaio 2012

Il mio nome è: Cesc Fàbregas


Da oggetto misterioso a pilastro, da diamante grezzo a gemma splendente, la storia di uno dei tanti sconosciuti che Wenger ha trasformato in calciatore internazionale. "Il Mio Nome è" ripercorre la storia delle tante promesse divenute Gunners grazie alla tenacia, alla lungimiranza e alla testardaggine tipicamente francese di Arsène - perchè come sappiamo ARSENE KNOWS! 


Arrivato a sedici anni dall'accademia del Barcellona, nessuno si aspettava che Francesc Fàbregas i Soler potesse davvero rappresentare la gemma piú preziosa dell'ultima collezione firmata Arsène Wenger: fisico esile, nessuna esperienza tra i professionisti nonostante l'ottima scuola de La Masia e nemmeno un ruolo ben definito.
Centrocampista, d'accordo, ma mediano o regista, esterno o trequartista? Il piede destro era spettacolare, lo si vedeva subito, e la visione di gioco era quella che contraddistingue gli Illuminati calcistici ma restavano fortissimi dubbi a causa della fragilità evidente.
Come avrebbe potuto sopportare la fisicitá della Premier, perfino gli allenamenti al fianco di bestie del calibro di Vieira, Gilberto Silva e Sol Campbell?
Arsène Wenger ha messo per la prima volta in mostra il suo ultimo gioiellino su un palcoscenico non troppo illuminato, un anonimo turno di Carling Cup contro il modesto Rotherham United - una partita non memorabile in sè, ma mettendo piede in campo quel giorno Cesc è diventato il più giovane esordiente della storia dell'Arsenal.

E qualcosa avrà pur voluto dire.


Il piu' giovane Gunner di sempre

Il secondo indizio del talento di quel timido catalano, che avvicina alla prova definitiva di essere davanti ad un futuro fuoriclasse, arriva quando Fàbregas segna contro i Wolves in un turno successivo della Carling Cup diventando anche il piú giovane marcatore della storia del Club a poco piú di diciassette anni; il terzo indizio - quello decisivo - arriva all'inizio della stagione successiva quando, approfittando di un infortunio a capitan Vieira - mette in fila quattro presenze consecutive in Premier League - raccogliendo subito applausi e lodi da critica e tifosi.
La stagione avanza e Cesc è ormai deciso a lottare per un posto al sole nel ricco centrocampo dei Gunners, gli infortuni ai brasiliani Edu e Gilberto Silva lo aiutano e a fine anno ha già messo assieme la bellezza di 46 presenze tra Inghilterra ed Europa - non male per uno sbarbatello di appena 18 anni!
Il seguito della storia assomiglia piú ad una favola che a una cronaca, Cesc viene promosso titolare in seguito alla partenza di Vieira e non esita a caricarsi la squadra sulle spalle, mettendo in campo cuore e geometrie: l'intesa con il nuovo capitano Thierry Henry è immediata, parla la stessa lingua degli altri mammasantissima Bergkamp e Pires e non ha dunque nessuna difficoltà nel conquistarsi la fiducia di tutti.

Quasi tutti.

Quel suo fisico esile non convince un altro veterano come Ashley Cole, che non esita un secondo a screditarlo nella sua autobiografia, e anche tra i tifosi serpeggia un certo pessimismo: il ragazzo è molto bravo, ma Vieira e un'altra cosa! Verissimo, infatti Fabregas non cerca minimamente di emulare il proprio ingombrante predecessore (nonchè mentore) e impone il suo gioco fluido, ordinato e geometrico.

Abbattuta la Juventus - e gli ultimi scetticismi
Come in tutte le favole (o tutti i videogiochi) arriva il momento dello scontro tra allievo e maestro, il momento della veritá, lo spartiacque tra una generazione e l'altra; la Juventus di Fabio Capello, di Del Piero, di Ibrahimovic ma soprattutto di Patrick Vieira arriva ad Highbury per contendere all'Arsenal un posto in in semifinale di Champions League - partendo chiaramente da favorita.
E proprio come in tutte le favole (e i videogiochi, se siete bravi) l'allievo supera, anzi surclassa il maestro e trascina i Gunners oltre l'ostacolo con un goal ed un assist nel due a zero finale.

Spazzati anche gli ultimi dubbi, Fàbregas compie la definitiva trasformazione quando anche Thierry Henry emigra in direzione di Barcellona e lui diventa la stella piú brillante della squadra; non è (ancora) capitano, ma è senza dubbio il faro della squadra e ne guida gli attacchi dal primo all'ultimo minuto di ogni partita. Una follia di William Gallas gli consegna anche l'ambita fascia di capitano, Wenger aggiunge un piccolo dettaglio perchè Cesc diventi uno dei migliori centrocampisti del mondo quando cambia il modulo da 4-4-2 a 4-3-3, sistemandogli al fianco due mastini e spostando il suo raggio d'azione una decina di metri più avanti - posizione nella quale Fàbregas inizia anche a segnare gol pesanti.
Il buon Arsène gli affida tutte le responsabilità e un contratto di otto anni, il catalano risponde con prestazioni superlative e un impegno costante, una partecipazione totale e giocate che illuminano gli stadi d'oltremanica e d'Europa.
Non bastano i passaggi immaginifici, i gol in sequenza, le giocate decisive per diventare un cult hero all'Emirates, ci vuole anche l'episodio leggendario: l'occasione arriva quando Arsenal e Barcellona - le sue squadre del cuore - s'incontrano all'Emirates per un posto in semifinale della Champions League 2010; una doppietta di Ibrahimovic ad inizio secondo tempo sembra portare i catalani fuori dalla portata dei Gunners, poi Walcott riapre improvvisamente i giochi con un gol venuto fuori dal nulla e l'Arsenal mette in piedi un assalto finale fino a lí inimmaginabile.
All'ultimo minuto, quando la sconfitta sembra inevitabile, Cesc entra in area per calciare e cade a contatto con Carles Puyol - rigore!
Lo stesso catalano si presenta sul dischetto e mette a segno il gol del pareggio, calciando con rabbia quel pallone oltre Victor Valdes.
Dove sta la leggenda, mi direte voi, e io vi rispondo: in quel contatto con Puyol il capitano dell'Arsenal si è rotto il perone della gamba destra, la stessa che ha usato per mettere dentro il pallone. Senza desiderio e volontà non si sarebbe nemmeno retto in piedi, ma la voglia ri rianimare quella fiammella di successo per l'Arsenal non solo l'ha tenuto in piedi, gli ha anche consentito di scaricare tutta la propria forza su quel pallone.

Un vero Gunner, un vero capitano - grazie Cesc!

A chi pensa che Fàbregas sia stato un traditore, un voltagabbana, un'opportunista consiglio di rivedersi la rabbia con cui Cesc ha scaraventato il pallone in rete per poi recuperarlo e riportarlo a centrocampo per completare una rimonta impossible. Si sarebbe potuto accontentare di non fare male al "suo" Barcellona, di non mettere la gamba in quel contrasto che gli è costato la frattura del perone o non affondare il tackle che lo ha portato all'ammonizione e alla conseguente squalifica per il tanto sospirato "ritorno a casa" della partita di ritorno.
Invece Cesc ha segnato, voleva vincere con l'Arsenal e per l'Arsenal.

Quale traditore farebbe mai questo?



 

mercoledì 11 gennaio 2012

Arsenal - Leeds 1-0: King Henry II, tutto troppo perfetto per essere vero

The King is back - long life to the King

Si puó ammettere candidamente, quando Thierry Henry e la sua barba hanno rimesso piede in campo tutti covavamo la folle idea che fosse proprio lui - The King - a togliere le castagne dal fuoco ma tutti - ne sono certo - sapevamo altrettanto bene che ci sarebbe stata una possibilitá su un milione che la favola avesse il suo lieto, hollywoodiano fine: il Leeds difendeva in massa, la manovra dei Gunners s'impigliava sistematicamente nella rete costruita alla perfezione da Simon Grayson all'altezza della trequarti, dove finiva ogni velleitá assassina degli attaccanti di casa.

Piú passavano i minuti e piú di faceva strada l'idea che da un momento all'altro sarebbe partito uno di quei contropiede fulminanti che sono spesso stati causa di sconfitte (e ulcere) in casa Arsenal: giá vedevo Townsend bruciare in velocitá il volenteroso Miquel per appoggiare il pallone all'impresentabile Becchio - lasciato solo a centro area - che avrebbe condannato senza problemi l'Arsenal all'eliminazione.
Un copione giá visto, se volete chiamatelo pessimismo ma io preferisco chiamarlo sano realismo: ogni volta che il dominio è assoluto - quasi imbarazzante -  ma il pallone non finisce in fondo al sacco sistematicamente finiamo infilzati alla prima occasione per gli avversari.

The Ox
Dopo un primo tempo quasi da dimenticare, giocato sottoritmo e senza traccia di autentica intraprendenza, al rientro dagli spogliatoi si sono finalmente visti aggressivitá e incisivitá che hanno presto chiuso gli ospiti nei propri trenta metri, senza tuttavia (come al solito) costringere il portiere avversario al superlavoro che probabilmente aveva messo in conto: se si escludono una conclusione di Arteta ben disinnescata da Longeran ed una bordata centrale di Chamberlain, non si registrano altri interventi dell'estremo difensore ospite.
Nonostante una ritrovata verve da parte di Arshavin, instancabile nello sfrecciare dalla corsia di sinistra ma scadente quando si è trattato di concludere o sfornare un assist, nonostante l'energia di Chamberlain dall'altra parte e nonostante un Ramsey onnipresente a centrocampo, il pallone finiva sempre per essere sprecato nel momento piú importante, la rifinitura decisiva.
Ci voleva un momento di magia per sbloccare finalmente questa partita, che iniziava a puzzare di beffa, e quella magia non poteva che venire da King Henry e la sua maglia numero 12: al momento del suo ingresso in campo (minuto 68') il boato assordante dell'Emirates deve aver fatto tremare anche le case di Chelsea, Soho e magari Notting Hill; pronti via e Henry viene pescato in fuorigioco kilometrico - niente male come inizio!

I primi tocchi del Re, ad essere cinicamente onesti, non sono stati proprio brillanti ma ne è bastato uno - ed era il quinto pallone toccato dal francese - per cambiare la storia di una partita e farla diventare una favola: pallone filtrante di Song, Henry evita il fuorigioco e apre il suo bel piattone destro per far scivolare la sfera oltre il corpo proteso di Longeran.
Tipico gol alla Henry, il pallone che gira e accarezza il palo lontano senza lasciare speranza al portiere.

Song e Coquelin - presente e futuro
I secondi dopo sono un delirio: mai visto Henry esultare cosí selvaggiamente, mai visto Wenger esultare tout-court (se non con quei due pugnetti esili che si muovono di scatto rigorosamente DUE VOLTE, dall'alto al basso e ritorno) e grandissimo scatto di Szczesny che ha probabilmente battuto il record di Usain Bolt per arrivare a congratulare Henry.
L'abbraccio tra Henry e Wenger per poco non mi commuove ma ammetto di essere stato tentato dall'idea di abbracciare il televisore.

Presi dall'euforia generale per poco di Gunners non si fanno infilare un minuto dopo da McCormack - dimenticato in area dal giovane Yennaris - e successivamente da Forssell, la cui conclusione ravvicinata ha esaltato i riflessi del nostro portierone polacco.

A proposito, che effetto vi fá sapere che in porta quest'anno c'è davvero un portiere?

La favola ha avuto il suo happy ending, dall'altra parte del nord di Londra intanto c'è chi inizia a fare gli scongiuri: Harry GuancetteRosse  Redknapp sta giá pensando al derby del prossimo 25 Febbraio all'Emirates, che in principio non avrebbe dovuto vedere in campo Henry, fino a quando Wenger non ha rivelato che il prestito potrá essere prolungato di altri dieci giorni - con scadenza il 26 Febbraio.
C'è modo migliore di congedarsi definitivamente che rifilare il solito golletto (o piú di uno?!) agli Spurs?

Trema Harry, trema...

COMMON GUNNERS!

martedì 3 gennaio 2012

In Bianco e Rosso come Babbo Natale - via con i regali!

Niente vittoria...nonostante Senderos
Forse abbuffati di Christmas Pudding, forse ubriachi di champagne ma piú probabilmente senza piú benzina nelle gambe, i ragazzi di Wenger regrediscono paurosamente durante le feste natalizie e regalano punti preziosissimi alle avversarie - che pure avevano fatto di tutto per facilitare una clamorosa rimonta dei Gunners.

Il pareggio interno con i Wolves - una tipica partita dell'Arsenal in cui dei dodicimila tiri in porta non ne é entrato nemmeno uno - seguito dalla striminzita vittoria contro il QPR e dall'incredibile ma totalmente prevedibile sconfitta contro il Fulham ci lasciano quindi con il classico pugno di mosche.
Peccato aver sprecato cosí l'occasione di restare saldi a quel quarto posto riacciuffato con le unghie e con i denti, grazie ad una serie impressionante di vittorie e prestazioni convincenti.
Nell'arco di appena otto giorni sono tornati in superficie tutti i difetti tradizionali di quell'Arsenal che pensavamo finalmente sotterrato: difesa incerta, braccino corto quando si tratta di chiudere le partite e decisioni arbitrali che pur non clamorose vanno sempre nella direzione opposta.

Il dato piú preoccupante resta tuttavia la scarsa brillantezza dei giocatori, messa clamorosamente in piazza durante il match contro il QPR: mai un cambio di passo, mai un'accelerazione e soprattutto una circolazione di palla sterile e prevedibile.
L'Arsenal che piace a me (e anche a voi, immagino) e quello che mette alle corde l'avversario e cerca il secondo e terzo gol anziché accontentarsi di trotterellare in mezzo al campo e guadagnare tempo; ultimamente peró ogni volta che andiamo in vantaggio riusciamo in qualche modo a complicarci maledettamente la vita e perdiamo ingenuamente la luciditá necessaria a far valere il tasso tecnico - che resta uno dei piú elevati dell'intero campionato.

e 35! Superato Henry, van Persie si ferma ad un passo dalla leggenda
Il copione si é ripetuto per tre volte di fila, e in tutte le occasioni avremmo dovuto tranquillamente portare a casa i tre punti. Fortunato contro la squadra di Warnock, l'Arsenal ha pagato carissime le incertezze mostrate con Wolves e Fulham: il vantaggio iniziale é stato seguito da un blando possesso palla ed é stato soprattutto caratterizzato da una serie clamorosa di occasioni sprecate: spiace gettare la croce addosso a qualcuno, ma troppo spesso Gervinho si é reso protagonista in negativo mandando all'aria un buon numero di possibilia piú che invitanti - cincischiando in dribbling o sbagliando l'ultimo, elementare passaggio.

Appare inoltre evidente che sia Song che Ramsey - seppur impeccabili nell'impegno e nella dedizione - abbiano perso smalto e non siano incisivi come le erano poche settimane fa: passaggi imprecisi, conclusioni affrettate o scarsa coordinazione nei movimenti hanno esposto la difesa e hanno quindi generato i troppi gol subiti.
Solo Arteta, con la consueta luciditá ed un'entusiasmante combattivitá, ha mantenuto gli standard altissimi cui ci ha abituati dall'inizio della stagione ma la scarsa vena dei compagni gli hanno impedito di essere decisivo con i suoi passaggi filtranti, che tanto hanno fatto male alle difese avversarie fino a qui.

Anno nuovo e vecchio Arsenal
Inquietante anche il calo di rendimento degli esterni - soprattutto Walcott - e ancora una volta la mancanza di ricambi adeguati é costata carissima a Wenger: come sappiamo Arsène knows, ma resto perplesso circa lo scarsissimo impiego sia di Chamberlain che di Benayoun; il primo é sicuramente acerbo e indisciplinato, ma ha talento e coraggio da vendere e merita di giocare qualche minuto in piú, soprattutto quando Theodore non é in giornata; Benayoun, reduce dal sontuoso gol decisivo contro i Villans, porta sempre una discreta scossa di adrenalina e non fá mai mancare corsa e imprevedibilitá, ragioni per cui avrei preferito vederlo piú coinvolto soprattutto contro il Fulham.
Wenger saprá certamente cosa fare, mi auguro solo che questa memorabile rimonta non si interrompa proprio sul piú bello per una banale mancanza di energie; il probabilissimo ritorno a casa di Thierry Henry, oltre all'arrivo di  un difensore che aiuti a tappare questa preoccupante moría, potrebbero rilanciare le ambizioni dei Gunners e regalarci una primavera emozionante, a patto di riprendere fiato e slancio.
Se vogliamo vedere il lato positivo di questo periodo (troppo) festivo, pensiamo che i ragazzi di Wenger abbiano scelto queste tre partite per respirare un po' e far rifiatare gambe e cervello - in modo da essere pronti per le battaglie piú intense della stagione.

COMMON GUNNERS!