venerdì 13 gennaio 2012

Il mio nome è: Cesc Fàbregas


Da oggetto misterioso a pilastro, da diamante grezzo a gemma splendente, la storia di uno dei tanti sconosciuti che Wenger ha trasformato in calciatore internazionale. "Il Mio Nome è" ripercorre la storia delle tante promesse divenute Gunners grazie alla tenacia, alla lungimiranza e alla testardaggine tipicamente francese di Arsène - perchè come sappiamo ARSENE KNOWS! 


Arrivato a sedici anni dall'accademia del Barcellona, nessuno si aspettava che Francesc Fàbregas i Soler potesse davvero rappresentare la gemma piú preziosa dell'ultima collezione firmata Arsène Wenger: fisico esile, nessuna esperienza tra i professionisti nonostante l'ottima scuola de La Masia e nemmeno un ruolo ben definito.
Centrocampista, d'accordo, ma mediano o regista, esterno o trequartista? Il piede destro era spettacolare, lo si vedeva subito, e la visione di gioco era quella che contraddistingue gli Illuminati calcistici ma restavano fortissimi dubbi a causa della fragilità evidente.
Come avrebbe potuto sopportare la fisicitá della Premier, perfino gli allenamenti al fianco di bestie del calibro di Vieira, Gilberto Silva e Sol Campbell?
Arsène Wenger ha messo per la prima volta in mostra il suo ultimo gioiellino su un palcoscenico non troppo illuminato, un anonimo turno di Carling Cup contro il modesto Rotherham United - una partita non memorabile in sè, ma mettendo piede in campo quel giorno Cesc è diventato il più giovane esordiente della storia dell'Arsenal.

E qualcosa avrà pur voluto dire.


Il piu' giovane Gunner di sempre

Il secondo indizio del talento di quel timido catalano, che avvicina alla prova definitiva di essere davanti ad un futuro fuoriclasse, arriva quando Fàbregas segna contro i Wolves in un turno successivo della Carling Cup diventando anche il piú giovane marcatore della storia del Club a poco piú di diciassette anni; il terzo indizio - quello decisivo - arriva all'inizio della stagione successiva quando, approfittando di un infortunio a capitan Vieira - mette in fila quattro presenze consecutive in Premier League - raccogliendo subito applausi e lodi da critica e tifosi.
La stagione avanza e Cesc è ormai deciso a lottare per un posto al sole nel ricco centrocampo dei Gunners, gli infortuni ai brasiliani Edu e Gilberto Silva lo aiutano e a fine anno ha già messo assieme la bellezza di 46 presenze tra Inghilterra ed Europa - non male per uno sbarbatello di appena 18 anni!
Il seguito della storia assomiglia piú ad una favola che a una cronaca, Cesc viene promosso titolare in seguito alla partenza di Vieira e non esita a caricarsi la squadra sulle spalle, mettendo in campo cuore e geometrie: l'intesa con il nuovo capitano Thierry Henry è immediata, parla la stessa lingua degli altri mammasantissima Bergkamp e Pires e non ha dunque nessuna difficoltà nel conquistarsi la fiducia di tutti.

Quasi tutti.

Quel suo fisico esile non convince un altro veterano come Ashley Cole, che non esita un secondo a screditarlo nella sua autobiografia, e anche tra i tifosi serpeggia un certo pessimismo: il ragazzo è molto bravo, ma Vieira e un'altra cosa! Verissimo, infatti Fabregas non cerca minimamente di emulare il proprio ingombrante predecessore (nonchè mentore) e impone il suo gioco fluido, ordinato e geometrico.

Abbattuta la Juventus - e gli ultimi scetticismi
Come in tutte le favole (o tutti i videogiochi) arriva il momento dello scontro tra allievo e maestro, il momento della veritá, lo spartiacque tra una generazione e l'altra; la Juventus di Fabio Capello, di Del Piero, di Ibrahimovic ma soprattutto di Patrick Vieira arriva ad Highbury per contendere all'Arsenal un posto in in semifinale di Champions League - partendo chiaramente da favorita.
E proprio come in tutte le favole (e i videogiochi, se siete bravi) l'allievo supera, anzi surclassa il maestro e trascina i Gunners oltre l'ostacolo con un goal ed un assist nel due a zero finale.

Spazzati anche gli ultimi dubbi, Fàbregas compie la definitiva trasformazione quando anche Thierry Henry emigra in direzione di Barcellona e lui diventa la stella piú brillante della squadra; non è (ancora) capitano, ma è senza dubbio il faro della squadra e ne guida gli attacchi dal primo all'ultimo minuto di ogni partita. Una follia di William Gallas gli consegna anche l'ambita fascia di capitano, Wenger aggiunge un piccolo dettaglio perchè Cesc diventi uno dei migliori centrocampisti del mondo quando cambia il modulo da 4-4-2 a 4-3-3, sistemandogli al fianco due mastini e spostando il suo raggio d'azione una decina di metri più avanti - posizione nella quale Fàbregas inizia anche a segnare gol pesanti.
Il buon Arsène gli affida tutte le responsabilità e un contratto di otto anni, il catalano risponde con prestazioni superlative e un impegno costante, una partecipazione totale e giocate che illuminano gli stadi d'oltremanica e d'Europa.
Non bastano i passaggi immaginifici, i gol in sequenza, le giocate decisive per diventare un cult hero all'Emirates, ci vuole anche l'episodio leggendario: l'occasione arriva quando Arsenal e Barcellona - le sue squadre del cuore - s'incontrano all'Emirates per un posto in semifinale della Champions League 2010; una doppietta di Ibrahimovic ad inizio secondo tempo sembra portare i catalani fuori dalla portata dei Gunners, poi Walcott riapre improvvisamente i giochi con un gol venuto fuori dal nulla e l'Arsenal mette in piedi un assalto finale fino a lí inimmaginabile.
All'ultimo minuto, quando la sconfitta sembra inevitabile, Cesc entra in area per calciare e cade a contatto con Carles Puyol - rigore!
Lo stesso catalano si presenta sul dischetto e mette a segno il gol del pareggio, calciando con rabbia quel pallone oltre Victor Valdes.
Dove sta la leggenda, mi direte voi, e io vi rispondo: in quel contatto con Puyol il capitano dell'Arsenal si è rotto il perone della gamba destra, la stessa che ha usato per mettere dentro il pallone. Senza desiderio e volontà non si sarebbe nemmeno retto in piedi, ma la voglia ri rianimare quella fiammella di successo per l'Arsenal non solo l'ha tenuto in piedi, gli ha anche consentito di scaricare tutta la propria forza su quel pallone.

Un vero Gunner, un vero capitano - grazie Cesc!

A chi pensa che Fàbregas sia stato un traditore, un voltagabbana, un'opportunista consiglio di rivedersi la rabbia con cui Cesc ha scaraventato il pallone in rete per poi recuperarlo e riportarlo a centrocampo per completare una rimonta impossible. Si sarebbe potuto accontentare di non fare male al "suo" Barcellona, di non mettere la gamba in quel contrasto che gli è costato la frattura del perone o non affondare il tackle che lo ha portato all'ammonizione e alla conseguente squalifica per il tanto sospirato "ritorno a casa" della partita di ritorno.
Invece Cesc ha segnato, voleva vincere con l'Arsenal e per l'Arsenal.

Quale traditore farebbe mai questo?



 

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