lunedì 27 febbraio 2012

Arsenal - Tottenham 5-2: Oltre ogni immaginazione, il derby da sogno

E sono cinque! Come non volere bene ad un portiere cosi???????


Più forti della sfortuna in agguato quando Saha ha messo dentro il gol dello 0-1, più forti dell'ingiustizia quando Bale ha guadagato quel rigore inesistente poi trasformato da Adebayor per lo 0-2 che pareva aver messo fine a qualsiasi velleità dopo poco più di mezz'ora, più forti di una squadra che prima del derby era avanti dieci punti e sembrava inarrivabile per i Gunners, inarrestabile e addirittura in corsa per giocarsi il titolo con i due Club di Manchester.

Cosa rimane dopo 90 minuti pazzeschi? Rimangono tre punti pesantissimi nella corsa al quarto posto, rimane l'ebbrezza di aver visto di nuovo un Arsenal in formato vintage ma rimane soprattutto negli occhi la combattività, la solidarietà e l'agonismo messo in campo da tutti e quattordici gli uomini schierati da Wenger in questo North London Derby.
Raramente prima d'ora (o forse mai?) avevo visto tanto furore durante questa strana stagione, tanta energia così ben distribuita e apparentemente inesauribile, tanto ardore nel rincorrere il risultato anche quando la frittata sembrava servita: sotto di due gol dopo trentaquattro minuti, con i tifosi che ululuavano già e pure la ciliegina portata dal temuto gol dell'ex Adebayor; era difficile immaginare uno scenario peggiore di quello, eppure per una volta i ragazzi di Wenger non hanno piegato le ginocchia ma hanno voluto credere nell'impossibile - all'immagine di Mikel Arteta che raccoglie il pallone dal fondo della rete dopo il rigore di Adebayor e corre verso il centro del campo, per riprendere il gioco in fretta.

Rosicky ha aspettato 50 partite prima di segnare di nuovo,
pero' ha scelto la partita giusta!
Ho creduto che quell'odioso tuffo di Gareth Bale, quell'insopportabile trappola tesa ad arbitro e guardalinee fosse il punto di non ritorno per l'Arsenal e il modo in cui è arrivato mi sembrava sintetizzare perfettamente tutta una stagione dei Gunners, testardamente intenti a seguire un'idea di calcio così perdente senza ascoltare i consigli di tutti gli "esperti" in giro per il mondo, tutti quei Petit e Nasri che consigliavano a Wenger di cominciare a "vincere giocando male" - come se il giocare male fosse garanzia di successo.
Quel tuffo, e il conseguente rigore, sembravano stare lì a dire "fatti furbo come Bale, che i furbi vincono sempre".
Fortunatamente non è così e il calcio fluido, offensivo e tecnico del vecchio Arsenal è tornato al momento giusto, per rimettere le cose in ordine: tocchi rapidi, passaggi precisi, movimenti intelligenti e grande coordinazione hanno riportato i Gunners sui livelli che hanno reso la squadra un modello da seguire per tanti anni, con buona pace dei fenomeni Bale, van der Vaart, Adebayor e Modric - tutti oscurati dal gioco dei padroni di casa.
Outplayed, direbbero oltremanica, cioè "fatti più in là perchè oggi gioco io e la palla puoi scordartela"

SEMBRA fuori....ma poi rientra, fidati!
Mi piace pensare che in qualche modo questo derby abbia rimesso  a posto le lancette dell'orologio della squadra, ripagando tutti quelli che nelle ultime partite sono stati ferocemente criticati e ricompensando chi, come Sagna, aveva dei brutti ricordi degli ultimi derby: mi piace credere che uno sceneggiatore abbia scritto il plot della partita per ricompattare tifosi, società, squadra e allenatore facendo passare tutti per la strada più difficile; mi piace credere che abbia regalato a Rosicky il momento di grazia che lo ripaghi delle ingenerose critiche delle ultime stagioni; che abbia fatto altrettanto con Walcott dopo che tifosi e stampa lo hanno trattato come uno scarpone durante tutta la stagione; mi piace credere che la caviglia rotta a White Hart Lane sia la stessa con cui Sagna ha staccato per andare a colpire di testa il pallone che ha generato la rimonta e che quel pallone del 2-2 che van Persie ha magistralmente insaccato sia stato la ricompensa per i pali, le traverse e le parate impossibili dei portieri avversari durante le ultime settimane.
Mi piace pensare che - ad un anno esatto dalla delusione di Wembley - il destino/sceneggiatore si sia accorto di averne combinate troppe ultimamente e che abbia quindi deciso di ravvedersi e regalare a tutti i Gooners un momento di epocale godimento.


K.O. decretato per manifesta inferiorita'
quando Walcott segna il quinto

Fosse così, tuttavia, sarebbe un evento casuale e non renderebbe onore all'uomo che più di tutti è finito sotto il fuoco di fila di media e pseudo tifosi, ovvero Arsène Wenger: l'unico uomo al mondo che ancora crederva ciecamente nelle sue idee e nei suoi giocatori, l'unico che vaneggiava di un Arsenal in netta ripresa dopo le sconfitte contro Milan e Sunderland, l'unico che difendeva sè stesso e le proprie convinzioni anche se sbeffeggiato e deriso da tutte le parti.
Chiunque vedesse il Chelsea largamente favorito per il quarto posto, chiunque vedesse anche Liverpool e Newcastle superiori all'Arsenal, chiunque vedesse il Tottenham lontano anni luce dai Gunners ora avrà qualche sentenza da rimangiarsi, o per lo meno qualche dubbio in più che frulla per la testa.
Questa vittoria non significa certo che l'Arsenal finirà al quarto posto (o più in alto), ma ha fatto capire che tutti dovranno tenere in conto ANCHE l'Arsenal, che non è certo quella squadra allo sbando che a buona parte della stampa piace dipingere: pure con tutti i difetti del mondo, questa squadra ha rifilato cinque gol al Chelsea e cinque al Tottenham ed è (ad oggi) quarta in classifica in virtù di una migliore differenza reti rispetto al Chelsea, oltre ad essere a sette punti da quel terzo posto che significa qualificazione diretta alla prossima Champions League.
Prima dei novanta minuti folli dell'Emirates Stadium tutto questo suonava più come una bestemmia o come la previsione di uno stregone folle, ora invece è realtà; speriamo che Wenger e i suoi siano capaci di costruire qualcosa di speciale sulle fondamenta morali e psicologiche di un risultato tanto eclatante - solo il tempo ci mostrerà la verità.

COMMON GUNNERS!

lunedì 20 febbraio 2012

Sunderland - Arsenal 2-0: Addio sogni di gloria, un'altra stagione in bianco


Tutti giu' per terra!


Come amaramente pronosticato - e mai come ora avrei voluto sbagliarmi - i Gunners hanno ancora una volta pagato dazio sul campo del Sunderland e detto addio anche all'ultimo traguardo della stagione, quella FA Cup che pareva essere il solo trofeo verosimilmente accostabile all'Arsenal questa stagione.
Complici le eliminazioni di Manchester United e Manchester City, la dispendiosa corsa con il gruppetto di testa che costa energie al Tottenham e la finale di Carling Cup che poteva saziare l'appetito del Liverpool, la coppa d'Inghilterra sembrava davvero essere l'occasione buona per interrompere il digiuno che dura ormai da sette anni.
E invece no.

L'amara sensazione di una stagione già virtualmente finita con ancora tre mesi di partite in calendario è molto difficile da metabolizzare, ancora una volta il mese di Febbraio si è rivelato decisivo per le sorti della squadra ed ancora una volta in negativo - proprio come l'anno scorso.
Se la stagione passata furono il Barcellona in Champions League e il Manchester United in FA Cup - oltre alla finale di Carling contro il modesto Birmingham - a decretare la fine dei voli pindarici di tanti Gooners, quest'anno sono i più modesti Milan e Sunderland a far calare il sipario su un'altra stagione deludente.
Zero a quattro in Champions League, zero a due allo Stadium of Light e buonanotte a tutti.
Quel che più mi ferisce di tutto questo scempio è quello zero alla casella dei gol fatti nei due incontri più importanti della stagione, quelli che avrebbero dovuto lanciare l'Arsenal verso una primavera eccitante e magari verso un trofeo, un successo liberatorio che riparasse tutti i cuori frantumati dalle ultime stagioni buie.
Fermatosi van Persie - che resta umano pur col suo talento extraterrestre - si è fermata tutta la squadra, incapace di creare un qualsiasi grattacapo ai difensori avversari; una volta che Re Mida ha perso i poteri, l'ottone è rimasto ottone e non si è più trasformato in quell'oro che fino ad ora aveva illuso tanti con il suo luccichío.
Una lezione da imparare in fretta per Arsène Wenger ma soprattutto per Walcott, Gervinho, Arshavin, Chamakh e Park - ovvero coloro che avrebbero dovuto sopperire in caso di bisogno alle défaillances del capitano: nessuno dei giocatori citati ha saputo alzare il proprio livello di gioco quando necessario, anzi spesso hanno tutti finito col dileguarsi non appena il gioco si è complicato.

Non sono pochi ora quelli che chiedono a gran voce una bella pulizia generale nello spogliatoio dell'Arsenal, a quanto pare ci sono parecchie foglie secche e troppi germogli che non danno frutti che sarebbe ora di rimuovere, pulire: sarebbe davvero ora di una bella rivoluzione, una bella ventata di novità che possa illuderci che tutto sia cambiato, che l'aria sia finalmente diversa e si possa tornare a sperare in qualcosa di bello per il futuro del Club.

L'autogol di Squillaci, l'inizio della fine
 Non sono però d'accordo con chi chiede anche un cambio di giardiniere, sono ancora convinto che Wenger sia la persona giusta per riportare l'Arsenal in posizioni più consone alle attese dei tifosi: senza parlare di riconoscenza, vorrei farvi notare che pur con giocatori evidentemente mediocri (lo dicono tifosi e stampa, dopo tutto!), Wenger non ha permesso che l'Arsenal scivolasse mestamente a metà classifica ma ha mantenuto il Club nell'élite europea - volenti o nolenti bisogna rendere omaggio a chi ha tenuto dietro di sè Tottenham e Liverpool pur con Squillaci, Chamakh e compagnia varia.
Vogliamo dire che era tutto merito di Fàbregas e Nasri? Facciamolo pure, ma il primo è stato infortunato spesso e il secondo non ha mai brillato in tutto il girone di ritorno dopo le magie del girone d'andata. Non c'era Vermaelen e van Persie è stato fuori cinque mesi, Ramsey era ancora in infermeria e Arshavin era già quell'oggetto misterioso che è ancora oggi.
A chi vogliamo dire grazie per essere arrivati davanti ad altri Club, più ricchi e attrezzati dell'Arsenal?

Per il futuro c'è solo una cosa che vorrei sapere, vorrei davvero capire se Gazidis e Kroenke stanno davvero mettendo a disposizione di Wenger quella barca di soldi che viene spesso citata sui tabloid oppure se quei soldi non ci sono e il manager è quindi costretto a comprare al discount anzichè nelle migliori boutique.
Personalmente credo più alla seconda ipotesi (anche se probabilmente la verità sta nel mezzo), e sarebbe quindi ora che il proprietario, il presidente e il direttore generale facciano chiarezza sulla situazione attuale del Club: o il manager è inspiegabilmente tirchio e crede che i soldi del Club siano soldi propri, temendo per la propria pensione, oppure la paghetta che gli allungano è proprio scarna.
Mi ricorda le tante pubblicità con l'asterisco, vorrei riuscire a capire se c'è la fregatura e dove si trova!


..e quello dello sfortunato Ox, uno dei pochi a salvarsi
 Per tornare alla partita, l'Arsenal è stato eliminato da due autogol ed è stato negato a van Persie un rigore abbastanza evidente quando si era ancora sullo zero a zero: non per accampare scuse, certo la fortuna era impegnata a fare altro sabato pomeriggio.
Domenica arriva il Tottenham per quello che fino a poche stagioni fa era un derby dalle forti tinte biancorosse e che è diventato una sorta di incubo da un paio di stagioni a questa parte: un'altra sconfitta e il processo di rivoluzione potrebbe subire un'accelerata imprevedibile, di sicuro è l'ultimo appello per i tanti calciatori che si stanno letteralmente giocando il futuro; in partite come questa solo quelli con carattere e talento saranno in grado di reggere la pressione, gli altri verranno inevitabilmente travolti e messi di fronte ad uno specchio che dirà loro quanto sono mediocri.
Domenica è l'ultima chiamata, chi risponde?

COMMON GUNNERS!

giovedì 16 febbraio 2012

Milan - Arsenal 4-0: dèbacle totale, addio Champions League (ancora!)

Certamente non l'arrivederci che Thierry Henry sognava


Il peggior Arsenal nella storia della Champions League saluta la massima competizione europea con novanta minuti d'anticipo, abbattuto da Ibrahimovic ma soprattutto da sè stesso.
Non voglio sminuire quanto fatto dagli uomini di Allegri ma credo che tanto del bello mostrato dai rossoneri si stato reso possibile dall'assoluta imperizia dei Gunners.
In primis da Arsène Wenger, la cui cervellotica formazione iniziale mi ha lasciato più che perplesso: perchè buttare subito nella mischia il rientrante Gibbs, fermo da mesi e costretto subito agli straordinari contro Robinho e Boateng? Perchè rinunciare ad un esterno d'attacco come Chamberlain o Arshavin per dirottare Rosicky verso una zona di campo che non ha mai saputo ricoprire in carriera - nemmeno ai tempi d'oro di Dortmund - ed esporlo ancora una volta alle virulente critiche di detrattori e tifosi?
Perchè insistere con Ramsey in mezzo al campo, dato il suo apporto nullo delle recenti settimane e quella sua testardaggine nel portarsi a spasso il pallone senza costrutto?

Tutte domande per le quali non ci sono risposte.

Robinho segna il tre a zero che chiude virtualmente il match
Resta il dato di fatto che quello zero a quattro significa eliminazione precoce dalla Champions League e altre nubi che si addensano sull'Arsenal: fuori dalla Carling Cup, fuori dalla lotta per il campionato, eliminati dalla Champions e ora con un cruciale turno di FA Cup da giocarsi a Sunderland, un campo dove - come dimostrato sabato scorso - difficilmente van Persie e compagni si esprimono al meglio.
Nel peggiore dei casi la stagione 2011/2012 potrebbe essere già conclusa domenica sera, in caso di sconfitta allo Stadium of Light; resterebbe solo la corsa per il quarto posto per riempire i weekend da qui a Maggio.
Due settimane per salvare l'onore di una stagione, non resta che questo a Wenger e i suoi ragazzi per risollevare un minimo il morale dei tifosi che - inspiegabilmente - continuano a seguire imperterriti la squadra.
Ero a San Siro e lì ho visti numerosi e sentiti rumorosi, non ho sentito nemmeno un fischio alla fine della partita ma purtroppo ho visto solo Henry, van Persie, Arteta, Chamberlain e Sczcesny andare a ringraziare gli operai, gli impiegati, gli studenti che si sono sobbarcati un'andata e ritorno a Milano per assistere a quello scempio.
Troppo poco, i giocatori dovrebbero rifletterci sopra.


..poi Ibra trasforma il virtuale in reale. Adios Champions

Arsène Wenger non ha accampato scuse (per una volta), ammettendo che la prestazione dei suoi ragazzi è stata inqualificabile e che ora il passaggio del turno è legato a quel 2% di follia che ogni tanto il calcio regala. Inguaribile ottimista.
Sono curioso ora di vedere come la squadra reagirà a questa legnata tra capo e collo, come deciderà di scendere in campo a Sunderland e poi in casa contro gli Spurs: due partite che valgono un'enormità, due partite in cui tutto il peso delle aspettative sarà dalla parte dei Gunners - aggiungendo pressione su pressione  dove le ginocchia sembrano già scricchiolare.
Mi auguro con tutto il cuore che Arsène torni all'antico ed eviti di schierare centrocampisti centrali come Ramsey e Rosicky sulle corsie esterne, che dia spazio a Coquelin - uno che difficilmente si fà spaventare da atmosfere calde, a differenza di Gibbs - e che chiuda un po' la bocca a Vermaelen e quelli che come lui parlano un po' troppo con la stampa senza poi far seguire i fatti sul campo: il belga ha detto che era arcistufo di giocare da terzino e che giocando al centro averbbe potuto offrire il meglio di sè stesso, salvo poi rimediare una figuraccia europea; come lui anche Rasmey, così supponente da dirsi pronto a segnare anche al Milan dopo il fortunoso gol contro il Sunderland, salvo poi risultare il peggiore in campo al Meazza.

È ora di chiudere le bocche, abbassare le teste, rendersi conto che chiamarsi Arsenal non basta più per sentirsi migliori ma che bisogna correre, sudare e lavorare tutti assieme per tornare ad un livello di gioco che sia accostabile al buon nome dei Gunners.
Ancora una volta Thierry Henry ha dimostrato cosa significa essere Arsenal thru and thru, con l'impegno e il desiderio che ha messo in campo nei suoi ultimi quarantacinque minuti in maglia Gunners. Lui che non aveva niente da dimostrare, lui che è gia leggenda tra i tifosi dell'Arsenal ha lottato come un ragazzino alle prime armi - proponendosi in attacco almeno quindici volte senza tuttavia essere servito dai compagni più giovani. Perchè?
Arsenal significa intensità, velocità, immaginazione e coraggio mentre in campo ieri si sono viste solo svogliatezza, imprecisione, supponenza e nessuna solidarietà.
Giocare nell'Arsenal dovrebbe essere un privilegio da guadagnarsi con le qualità che ho elencato sopra, ieri non è sembrato così per almeno una mezza dozzina dei ragazzi in campo - il che è addirittura più duro da mandare giù dei quattro gol incassati da una squadra che schiera Nocerino, Antonini e Abate, non proprio Gullit-Rijkaard-van Basten.

COMMON GUNNERS!

lunedì 13 febbraio 2012

Sunderland – Arsenal 1-2: Oops, he did it again! Henry trascina i Gunners al quarto posto

Rimonta completata e quarto posto agganciato!


Ebbene sì, Henry did it again! Non contento del tiro vincente in FA CUp contro il Leeds e della firma (per quanto ininfluente) sul match di Premier contro il Blackburn, l'attaccante da 229 gol con la maglia dell'Arsenal ha escogitato il migliore dei regali per salutare il campionato inglese e tutti i tifosi accorsi allo Stadium of Light per sostenere questa pazza squadra: al primo dei cinque minuti di recupero, eccolo quindi volare con il suo piedone ad accarezzare un pallone vagante in area di rigore e battere l'incolpevole Mignolet - regalando tre punti di un peso specifico inimmaginabile per la corsa al quarto posto.
Nonostante un campo davvero brutto, nonostante la giornata no di Walcott e Chamberlain, nonostante l'infortunio a Mertesacker e nonostante uno svantaggio shock a venti minuti dalla fine, i ragazzi di Arsène Wenger hanno saputo rialzare la testa ed andare ad espugnare un campo sul quale non vincevano dal 2008 - cortesia di Theo Walcott.


Il migliore terzino destro della Premier in azione

Con Rosicky e Chamberlain ancora una volta preferiti a Ramsey e Arshavin e con il ritorno a tempo pieno di Bacary Sagna sulla corsia di destra, sembrava che i Gunners potessero finalmente sfatare il tabù di uno stadio mai troppo amico ed un manager anch'egli mai troppo simpatico nei confronti del Club ma soprattutto di Wenger. Come spesso successo dalle parti di Sunderland, la partita è stata una vera e propria battaglia per i primi quarantacinque minuti e non ha prodotto molto a livello sia tecnico che emozionale, se non la sensazione che i superleggeri Gunners fossero pronti a vendere cara la pelle e rispondere colpo su colpo.
Un Arteta non troppo ispirato e Song troppo occupato a fare da frangiflutti nella propria trequarti hanno lasciato al solo Rosicky l'incombenza di creare azioni pericolose, rendendo quindi ogni velleità del Piccolo Mozart inutile; per quanto il centrocampista ceco abbia provato accelerazioni, verticalizzazioni o qualsiasi altro trucchetto dei suoi, il risultato è sempre stato mediocre.
Non per colpa sua, sia chiaro, ma per mancanza di collaborazione da parte di due esterni a cui Martin O'Neill ha messo un'ottima museruola e soprattutto del poco movimento da parte di van Persie, ben controllato da O'Shea e Turner; l'unica occasione utile  per l'olandese è stata infatti creata da un malinteso tra i due centrali, cui ha posto rimedio l'attento Mignolet andando a neutralizzare la girata del capitano dei Gunners.
Troppo poco per sperare di portare a casa tre punti.


No mercy: McClean porta in vantaggio i Black Cats

Con il secondo tempo che inizia sulla falsariga del primo, a più di un tifoso sarà passato per la testa che  - salvo episodi imprevedibili - il viaggio nel Tyneside e il freddo patito per tutti i novanta minuti sarebbero stati ripagati con un punticino praticamente inutile.
Ed ecco allora servito l'imprevisto: Mertesacker lascia scorrere dietro di sè un pallone appena recuperato da Sagna ma nel voltarsi dimentica una caviglia piantata nel terreno, con conseguente distorsione e caduta; il centrocampista McClean non ci pensa due volte e s'invola verso la porta, calcia potente e preciso col suo sinitro e batte l'incolpevole Szczesny.
Sunderland in vantaggio a meno di venti minuti dalla fine, Mertesacker portato fuori in barella e probabile sconfitta all'orizzonte - proprio mentre arrivano buone notizie da Liverpool, dove l'Everton stava battendo due a zero il Chelsea e l'aggancio poteva diventare possibile.

Non mi soffermo sulla questione fair play, mi limito a constatare che fosse successo in Serie A saremmo ancora intenti ad analizzare moviole, ascoltare opinioni di esperti e chiedere l'arresto per McClean: invece niente proteste, se non un timido braccino di Koscielny nemmeno troppo convinto.
Ironico il fatto che il protagonista della vicenda si chiami McCLEAN -che in inglese significa PULITO: nomen omen, o forse no!
A quel punto credevo che la frittata fosse servita, con contorno di recriminazioni per l'ennesima occasione buttata al vento ed un quarto posto che si faceva via via sempre più impossibile da raggiungere.

Addio (?) alla Premier nel migliore dei modi

Ci hanno pensato Ramsey, Arshavin, Henry e la Dea Bendata a ridarmi speranza e trasformare un pomeriggio da incubo in un pomeriggio perfetto: vittoria e aggancio al quarto posto, ad oggi di proprietà dell'Arsenal che può di nuovo diventare padrone del proprio destino.
Un altro dettaglio che ha reso il pomeriggio ancora migliore è stato vedere i tre subentrati - Ramsey, Arshavin e Henry - cambiare le sorti della partita: niente male per uno come Arsène Wenger che un paio di settimane fà era un incompetente che sbagliava le sostituzioni!
Il tempo è  come sempre galantuomo e oggi ha dimostrato, se ce n'era ancora bisogno, che bisognerebbe contare fino a un milione prima di esprimere un qualsiasi giudizio su un partita di calcio, o sul calcio in generale, tanta è la volatilità dell'argomento trattato.

Ora sotto con il Milan, come sempre l'Arsenal andrà a San Siro con la ferma intenzione di segnare quel gol (o quei gol) in trasferta che nelle competizioni europee valgono più dell'oro.
Non fosse per Ibrahimovic, il Milan non mi farebbe così tanta paura ma data la presenza dello svedese non posso certo dirmi tranquillo per la partita di martedì: sono convinto al 100% che l'Arsenal è nell'insiem superiore alla squadra di Allegri, gioca un calcio migliore ed è in condizioni migliori rispetto ai rossoneri ma loro hanno una cerchia di solisti che può chiudere un partita da un momento all'altro.
Non vedo l'ora di sedermi al mio posto nel primo anello arancio dello stadio Meazza e vedere che effetto farà guardare i Gunners dal vivo - gentile regalo della migliore Gooner d'Italia (e Svizzera!).


COMMON GUNNERS!

mercoledì 8 febbraio 2012

Il mio nome è: Patrick Vieira


Da oggetto misterioso a pilastro, da diamante grezzo a gemma splendente, la storia di uno dei tanti sconosciuti che Wenger ha trasformato in calciatore internazionale. "Il Mio Nome è" ripercorre la storia delle tante promesse divenute Gunners grazie alla tenacia, alla lungimiranza e alla testardaggine tipicamente francese di Arsène - perchè come sappiamo ARSENE KNOWS! 

Chi lo ferma uno cosi?


Alto era alto, ma assomigliava più ad un lampione di una stradina di campagna che ad un colosso: magro, camminata dinoccolata, gambe chilometriche da fare invidia alle sorelle Kessler e quelle spalle tremendamente piccole se confrontate al resto del corpo.
Patrick Vieira è sbarcato così dal volo che lo ha strappato alla nebbia milanese per portarlo nel bel mezzo della pioggia londinese, lui abituato al sole di Dakar e al caldo del suo Senegal natale oppure alle spiagge di Cannes e il loro clima sempre cinematograficamente perfetto.
Era l'alba della rivoluzione alsaziana all'Arsenal, Arsène Wenger aveva appena ingaggiato lo sconosciuto Remi Garde e tanti tifosi - non ancora ripresisi dallo shock dell' "ARSÈNE WHO?" dell'Evening Standard - già storcevano il naso davanti agli occhialoni di quel manager francese, che fino a qui aveva acquistato il già citato Garde e fatto tornare John Lukic (uno degli eroi di Anfield '89) da Elland Road, prima di spendere quasi quattro milioni di pounds per questo lungagnone francese, uno dei talenti più promettenti del panorama europeo ma del tutto nuovo al calcio inglese e in generale europeo - avendo giocato appena tre partite con la maglia del Milan.

Vieira prima della cura Arsenal
L'entusiasmo non era proprio di casa ad Highbury quando Vieira ha messo piede in campo per la prima volta, subentrando durante un sonoro 4-1 ai danni dello Sheffield Wednesday, ma la sua figura è diventata via via sempre più familiare agli occhi degli spettatori, diventando presto uno dei perni della squadra.
L'impressione era quella di vedere un calciatore fenomenale intrappolato in un corpo di una taglia troppo grande, fortunatamente con l'aiuto del sarto Weger e dei suoi orli su misura, le lunghe leve di Vieira si sono trasformate da impicci a punto di forza, permettendogli di raggiungere qualsiasi pallone come una piovra ed attraversare il terreno da costa a costa in un batter d'occhio, potendo essere così efficace in difesa e pericolosissimo in attacco.
La prima stagione si chiude con ben 38 presenze all'attivo e pure due gol - non esattamente il pane quotidiano di Vieira - ma soprattutto un posto fisso al fianco del connazionale Manu Petit in mezzo al campo e la convocazione in Nazionale per il trionfale Mondiale '98, concluso con l'assist per il gol dell'apoteosi contro il Brasile nella finalissima.
Proprio ad Emmanuel Petit, per giunta, con il Sun che il giorno dopo titolò "l'Arsenal campione del Mondo!"

Un inizio folgorante quindi, che avrà fatto mangiare le mani a più di una persona in quel di Milano, ma anche un caratterino niente male che gli costerà nove espulsioni durante la sua carriera all'Arsenal, compresi due cartellini rossi consecutivi durante le prime due partite della stagione 2000/2001.
Proprio quel suo spirito da combattente, tuttavia, gli è valso lo status di cult hero ad Highbury e l'amore incondizionato della parte giusta del nord di Londra; gli scontri epici con un altro agnellino come Roy Keane sono leggenda oltremanica, riassunto perfetto di tutto quello che un autentico tifoso inglese vuole vedere: due energumeni che si fanno i dispetti come bambini pretendendo di difendere l'onore di due Club, senza però andare a chiamare la mamma nel caso la lite diventi troppo fisica.
Carezze tra amici di lunga data
Niente piagnucolii, niente capricci ma calcioni belli e buoni - forti ma non sleali (anche se per quelli di Keane non ci metterò mai la mano sul fuoco!); la differenza tra i due energumeni, tuttavia, stava nel fatto che il più alto dei due aveva anche due piedi molto educati - a differenza del teppista irlandese - e che nemmeno le scarpate potevano arginare il suo talento.
Se vogliamo, Patrick Vieira era quella parte combattiva dell'anima dell'Arsenal che rispondeva alle scorrettezze altrui senza farsi abbattere, impedendo al talento di venire soffocato dai bulli del cortile che non avevano altra arma per arginarne la bellezza e le vittorie.
Un'eredità che nessuno per ora ha saputo raccogliere se non Flamini - purtroppo brevemente - ma che presto potrebbe trovare in Alex Song il nuovo alfiere tanto desiderato.
Quando Mr. Arsenal  Tony Adams ha deciso di appendere le scarpette al chiodo, c'era un solo giocatore a cui consegnare la fascia di capitano e questi non poteva essere che Big Pat, ormai leader indiscusso del centrocampo dell'Arsenal e uno dei migliori centrocampisti del panorama mondiale; non gli mancavano nè il coraggio nè il carisma, con le 276 partite da Gunners già in bacheca era pronto a diventare il comandante di quella truppa che sarebbe presto entrata nelle leggenda con le 49 partite senza sconfitte tra il 2004 ed il 2005.

Quelle spalle tanto strette da sembrare rubate al corpo di qualcun'altro sono negli anni diventate così larghe da contenere 407 partite da Gunner, tre titoli di campione d'Inghilterra, quattro FA Cup, quattro Community Shield, un Mondiale ed un Europeo.
Sono soprattutto servite a proteggere un giovincello alle prime armi che smaniava per prendersi il centro del palcoscenico ma rischiava di vedere il suo volo spezzato da media e critici; quello sbarbatello che poi diventerà Cesc Fàbregas e che lo rimpiazzerà nel cuore della formazione dell'Arsenal, unico in grado di riempire l'enorme vuoto tecnico lasciato dalla partenza di Patrick Vieira in direzione di Torino, sponda Juventus.

A chi gli chiedeva come avrebbe rimpiazzato Vieira, Wenger rispondeva che non esisteva modo di sostituirilo "because there is no other Vieira", non esiste un altro Vieira.

domenica 5 febbraio 2012

Arsenal - Blackburn 7-1: Ve l'avevo detto o no?!

Sette gol e tutte le malignita' spariscono...

In appena novanta minuti tutti i malesseri dei Gunners sono scomparsi, cancellati dalla furia di Walcott, van Persie e Chamberlain pur sfacciatamente favoriti dalla pochezza di un Blackburn che, per quanto mostrato ieri, rischia di non uscire più dalle sabbie mobili.
Nonstante l'effimero pareggio di Pedersen, infatti, il dominio dei ragazzi di Wenger è stato a tratti imbarazzante, alimentato dalla prova maestosa di Arteta e dalla sola caratteristica per la quale Rosicky è migliore di Ramsey, ovvero la distribuzione veloce del pallone.
Per quanto il gallese abbia molto da offrire in termini atletici, tattici e tecnici, a volte è ancora troppo innamorato del pallone e tende a tenerselo per sè un secondo di troppo, vanificando a volte opportunità interessanti.

Non voglio nemmeno soffermarmi sull'ennesimo spettacolo offerto da Captain Vantastic e dalla sua tripletta, preferisco concentrare le attenzioni sulla prestazione abbagliante di Oxlade-Chamberlain, capace di mettere a referto una bella doppietta oltre a tante giocate degne di un navigato professionista piuttosto che di un diciottenne esordiente con appena una manciata di partite a curriculum.
Chambo - ovvero come ti cancello Arshavin dai titolari
Non vorrei farmi prendere da facili entusiasmi ma è davvero difficile non farsi tavolgere dalle tante belle idee che l'ex Southampton ha messo in mostra durante la partita: scatti, tagli, dribbling, assist e gol che hanno fatto girare la testa al nazionale danese Olsson, non esattamente l'ultimo dei pivelli; la compostezza con cui ha saltato Robinson in occasione del primo gol, assieme alla prontezza con cui è partito per raccogliere il meraviglioso passaggio di van Persie, ci hanno mostrato una maturità eccezionale per un ragazzino - tanto da sorprendere anche una vecchia volpe come Wenger: è inusuale sentirlo così entusiasta per le prestazioni di un suo giocatore, soprattutto se tanto giovane come Ox. Eppure Arsène non ha esitato a "consigliarlo" a Fabio Capello per la sua Inghilterra in vista di Euro 2012 quando gli inglesi dovranno fare a meno di Rooney e saranno a corto di creatività - e coraggio.
Personalmente non credo che Ox sia pronto per caricarsi sulle spalle un tale peso, certo è che la sua imprevedibilità e le sue qualità tecniche come atletiche potrebbero essere una risorsa molto importante per Capello e i suoi.

The King did it again...secondo sigillo per il Re
Tornando all'Arsenal, tutti i disfattismi ingiustificati che sono venuti fuori dopo la partita contro il Bolton sono stati spazzati via, rimpiazzati velocemente dai nuovi trionfalismi che campeggiano sulle prime pagine dei vari Sun, Daily Mail e Evening Standard: i soliti maestri del senno di poi hanno incensato la prova di Walcott dopo averlo demolito per settimane, hanno lodato le scelte di Wenger dopo averlo crocifisso per ogni singola scelta dell'ultimo mese e mezzo e perfino i tifosi (che dopo ogni sconfitta chiedono la testa dell'alsaziano) ora sono al settimo cielo e affollano le fila dei "iolhosempredetto"; non so se io faccio parte o meno di quyella schiera, posso solo portare a prova della mia buonafede i post pubblicati finora.
Ho detto che il pareggio del Reebok Stadium era stato un incidente di percorso e che, per quanto sia a volte incomprensibile, la logica di Wenger ha una strada precisa che porta spesso al risultato che tutti - lui in primis - desideriamo.

Verba volant, scripta manent.

venerdì 3 febbraio 2012

Bolton – Arsenal 0-0: zero gol, un punto, due speranze. E tanta rabbia!

Ad una manciata di centimetri dalla magia

Svegliandomi al mattino sapevo già cosa avrei trovato su tutti i giornali inglesi ed anche italiani, la sfilza di titoloni catastrofici che rappresentano l'abituale tassa da pagare per l'Arsenal quando si tratta di un pareggio o - peggio ancora - una sconfitta.
Non cerco certo di difendere la squadra, oggi ai minimi termini in quanto a prestazioni e risultati, ma è vero che i Gunners sono da anni la vittima ideale dei tanti tabloid d'oltremanica, spesso esagerati nella loro spietatezza: l'Arsenal ha dominato per tutti i novanta minuti, ha colpito un palo ed una traversa con van Persie e si è divorato un'occasione incredibile con Theo Walcott mentre dall'altra parte Szczesny ha dovuto solo rispondere ad una mezza occasione di N'Gog; a leggerla così sembrerebbe una partita sfortunata per i Gunners, e probabilmente non è stato altro che questo, ma non è l'avviso dei tanti esperti e opinionisti che hanno già scritto una sfilza di epitaffi per la squadra: non nego che la rincorsa al quarto posto si sia complicata ma le squadre che sono davanti (Chelsea compreso) non giocano nemmeno nella categoria dell'Arsenal; i vari Newcastle e Liverpool hanno una squadra e un gioco che sono infinitamente inferiori a quelli dei Gunners mentre il Chelsea - pur con una rosa più attrezzata rispetto a quella di Wenger - sembra una creatura senza testa nè coda che vive di sprazzi improvvisi.
Come ha detto Arsène, ora non resta che rimboccarsi le maniche e concepire ognuna delle prossime partite come una finalissima che non si può sbagliare.
Che si tratti di Blackburn, Tottenham o Manchester City, tutti dovranno affrontare un Arsenal cattivo, veloce e affamato - pronto a tutto per avere la meglio sull'avversario.
Mi tranquillizza l'idea di avere di nuovo in squadra Arteta e Sagna in un momento così delicato, e sono queste le due speranze che fanno capolino nel titolo: due giocatori affidabili e coraggiosi, lottatori su cui si può contare quando le partite diventano incandescenti come quelle che stanno per arrivare.
Ancora sfortuna, palo e palla fuori
La forza di Sagna, la sua fisicità e la sua corsa inarrestabile sulla corsia di destra combinate con l'intelligenza e la precisione di Arteta in mezzo al campo permetteranno alla difesa di rinsaldarsi e al centrocampo di ritrovare ordine e geometrie, restituendo di fatto il controllo del campo e del pallone ai Gunners - qualcosa che è tremendamente mancato recentemente.
Non è un caso che nella prima partita dal rientro del duo franco-iberico, l'Arsenal sia tornato a macinare gioco e a sequestrare il pallone, pur ammettendo che l'avversario non era dei più ostici.
Eppure al Reebok Stadium abbiamo sempre perso negli ultimi anni, subendo spesso l'aggressività dell'avversario e concedendo spesso il pallino del gioco al Bolton padrone di casa, incapaci di tenere il pallone abbastanza a lungo da spegnere gli ardori dei Trotters. Trovo quindi abbastanza ridicolo e certamente inutile attaccare la squadra adesso, come stanno facendo con malcelato piacere il Sun e il Daily Mail: scrivono che l'Arsenal è stato fortunato a non perdere, che farà fatica a centrare l'Europa League, che il ciclo di Wenger è chiuso e che in estate partirà la solita diaspora di giocatori verso lidi apparentemente migliori; personalmente ormai ci ho fatto il callo, non mi preoccupo di quel che si scrive in giro perchè ho visto troppe partite dell'Arsenal per non sapere che a brevissimo giro di posta si tornerà a segnare gol a grappoli e recuperare posizioni in classifica e credo di conoscere troppo bene Arsène Wenger per pensare che non sia pronto a tirare fuori i guantoni ed accettare la nuova sfida che arriva; ogni volta che Arsène e la squadra si sono trovati spalle al muro, la reazione è stata ottima e veloce - e sono convinto sia così anche questa volta.

D'ora in poi si lotta su ogni pallone!
E la rabbia? Quella c'è ma non è rivolta alla squadra bensì a quegli pseudo tifosi che contestano senza sosta Wenger, la società e i giocatori ogni volta che le cose non girano nel modo giusto: quelli che se ne sono andati alla fine del primo tempo contro il Villa domenica scorsa, quelli che nominano mille manager che sarebbero migliori di Wenger, quelli che hanno una lista infinita di giocatori che sarebbero centomila volte migliori dei nostri, quelli che prima si arrabbiano con il manager per aver ingaggiato un ragazzino di nome Oxlade-Chamberlain e poi si arrabbiano quando lo sostituisce con Arshavin.
Ammetto di essermi spesso lamentato con Wenger per la sua scarsa attività sul mercato (e confermo la lamentela!) ma sono orgoglioso di non fare parte dei contestatori a prescindere e non ho paura di confessare quante volte mi sono dovuto rimangiare le parole dopo essermi reso conto che avevo torto - e Wenger ragione.
È successo con Song, è successo con Sagna e recentemente anche con Koscielny (dopo l'orrore della finale di Carling Cup) e questo mi ha permesso di rendermi conto che conviene riflettere due volte prima di mettere in dubbio le decisioni di questo manager, che speriamo resti ancora a lungo sulla panchina dell'Arsenal - per il bene del Club.


COMMON GUNNERS!

mercoledì 1 febbraio 2012

FFP, Fair Play Finanziario: l'Arsenal c'è, voi a che punto siete?

Buona fortuna, Roi Michel...

Qualche giorno fa Michel Platini, boss della UEFA, ha mandato un segnale chiaro e minaccioso ai tanti top Club europei che si trovano ancora fuori dai parametri del famigerato Fair Play Finanziario - nuovo regolamento che impedirà alle società che non raggiungono almeno la parità di bilancio di partecipare ad una qualsiasi competizione continentale.
Ad oggi sono ben tredici i Club che non hanno ancora raggiunto i livelli economici imposti dalla UEFA e sebbene non siano stati fatti ufficialmente nomi, non è difficile immaginare quali siano questi bad boys europei: Manchester City? Manchester United? Milan? Inter? Oh yes...

Ad oggi l'Arsenal è già in linea con le direttive UEFA , come l'altro top Club virtuoso - il Bayern - e credo sia più che giusto rendere ad Arsène Wenger e tutto il board dell'Arsenal i meriti che hanno avuto nel mantenere il Club in salute sia dal punto di vista finanziario che da quello sportivo.
Si potrebbe fare facile ironia sottolineando l'assenza di trofei da ben sei anni ma è più saggio sottolineare il fatto che da 15 anni l'Arsenal è al top in Europa ed in Inghilterra, pur con la recente flessione, ed è considerato ad oggi un esempio da seguire a livello nazionale e continentale.

Cosa succederà ai cari amici del City quando bisognerà vendere a prezzi di saldo pur di rientrare nei paramentri del FFP? Cosa succederà a Ferguson e il suo United quando bisognerà rispondere dei debiti della famiglia Glazer? Cosa s'inventeranno Moratti e Berlusconi per aggirare di nuovo le regole e non farsi beccare da Platini e i suoi gendarmi?

Da sogno a miraggio, il rischio e' alto...
Questo è il grande punto interrogativo di tutta la faccenda: cosa faranno Platini e l'UEFA                quando si tratterà di mettere questi grandi Club dietro la lavagna? Spero, anzi esigo che CHIUNQUE non rispetti le regole venga automaticamente escluso da qualsiasi competizione europea aldilà di qualsiasi blasone, status e ricchezza.
Dal momento che esistono Club capaci di fondere un'ottima gestione finanziaria ad un'altissima competitività sul campo, è necessario che questi ultimi vengano premiati e sostenuti nella loro parabola invece di essere penalizzati - indirettamente - qualora vengano tollerate anche minuscole trasgressioni da parte di altri Club, too big to fail.

Temo che, visti gli innumerevoli sotterfugi e trucchetti finanziari esistenti al momento, il sogno della UEFA di un calcio sano e pulito finisca presto soffocato dalla prepotenza di chi si crede al di sopra delle regole, troppo influenti per seguire le norme applicate a qualsiasi altro Club d'Europa: chi si potrebbe immaginare una Champions League senza Real Madrid, Milan, Manchester United o Barcellona?
Nessuno, tanto meno i vari sponsor.
Proprio per questo, spingendo sulla relativa banalità di una Champions League senza grandi nomi, i Club potrebbero allearsi con i vari sponsor e mettere Platini spalle al muro: o con noi, o senza soldi.
Mi auguro che la UEFA e Platini, venuto il momento dell'inevitabile scontro, siano abbastanza forti da reggere l'immenso potere che il dio denaro metterà sul tavolo.

Il calcio eurpeo è ad un bivio e rischia realmente di farsi strangolare da interessi che nulla hanno a che fare con il pallone, è il momento di lasciare i bari al loro gioco e cercarsi un tavolo pulito a cui vince il più bravo, o magari il più fortunato, ma in cui tutti giocano con le stesse carte.

Voi vi siedereste ad un tavolo di poker al quale i vostri avversari giocano con un mazzo di carte composto interamente da assi?