giovedì 16 febbraio 2012

Milan - Arsenal 4-0: dèbacle totale, addio Champions League (ancora!)

Certamente non l'arrivederci che Thierry Henry sognava


Il peggior Arsenal nella storia della Champions League saluta la massima competizione europea con novanta minuti d'anticipo, abbattuto da Ibrahimovic ma soprattutto da sè stesso.
Non voglio sminuire quanto fatto dagli uomini di Allegri ma credo che tanto del bello mostrato dai rossoneri si stato reso possibile dall'assoluta imperizia dei Gunners.
In primis da Arsène Wenger, la cui cervellotica formazione iniziale mi ha lasciato più che perplesso: perchè buttare subito nella mischia il rientrante Gibbs, fermo da mesi e costretto subito agli straordinari contro Robinho e Boateng? Perchè rinunciare ad un esterno d'attacco come Chamberlain o Arshavin per dirottare Rosicky verso una zona di campo che non ha mai saputo ricoprire in carriera - nemmeno ai tempi d'oro di Dortmund - ed esporlo ancora una volta alle virulente critiche di detrattori e tifosi?
Perchè insistere con Ramsey in mezzo al campo, dato il suo apporto nullo delle recenti settimane e quella sua testardaggine nel portarsi a spasso il pallone senza costrutto?

Tutte domande per le quali non ci sono risposte.

Robinho segna il tre a zero che chiude virtualmente il match
Resta il dato di fatto che quello zero a quattro significa eliminazione precoce dalla Champions League e altre nubi che si addensano sull'Arsenal: fuori dalla Carling Cup, fuori dalla lotta per il campionato, eliminati dalla Champions e ora con un cruciale turno di FA Cup da giocarsi a Sunderland, un campo dove - come dimostrato sabato scorso - difficilmente van Persie e compagni si esprimono al meglio.
Nel peggiore dei casi la stagione 2011/2012 potrebbe essere già conclusa domenica sera, in caso di sconfitta allo Stadium of Light; resterebbe solo la corsa per il quarto posto per riempire i weekend da qui a Maggio.
Due settimane per salvare l'onore di una stagione, non resta che questo a Wenger e i suoi ragazzi per risollevare un minimo il morale dei tifosi che - inspiegabilmente - continuano a seguire imperterriti la squadra.
Ero a San Siro e lì ho visti numerosi e sentiti rumorosi, non ho sentito nemmeno un fischio alla fine della partita ma purtroppo ho visto solo Henry, van Persie, Arteta, Chamberlain e Sczcesny andare a ringraziare gli operai, gli impiegati, gli studenti che si sono sobbarcati un'andata e ritorno a Milano per assistere a quello scempio.
Troppo poco, i giocatori dovrebbero rifletterci sopra.


..poi Ibra trasforma il virtuale in reale. Adios Champions

Arsène Wenger non ha accampato scuse (per una volta), ammettendo che la prestazione dei suoi ragazzi è stata inqualificabile e che ora il passaggio del turno è legato a quel 2% di follia che ogni tanto il calcio regala. Inguaribile ottimista.
Sono curioso ora di vedere come la squadra reagirà a questa legnata tra capo e collo, come deciderà di scendere in campo a Sunderland e poi in casa contro gli Spurs: due partite che valgono un'enormità, due partite in cui tutto il peso delle aspettative sarà dalla parte dei Gunners - aggiungendo pressione su pressione  dove le ginocchia sembrano già scricchiolare.
Mi auguro con tutto il cuore che Arsène torni all'antico ed eviti di schierare centrocampisti centrali come Ramsey e Rosicky sulle corsie esterne, che dia spazio a Coquelin - uno che difficilmente si fà spaventare da atmosfere calde, a differenza di Gibbs - e che chiuda un po' la bocca a Vermaelen e quelli che come lui parlano un po' troppo con la stampa senza poi far seguire i fatti sul campo: il belga ha detto che era arcistufo di giocare da terzino e che giocando al centro averbbe potuto offrire il meglio di sè stesso, salvo poi rimediare una figuraccia europea; come lui anche Rasmey, così supponente da dirsi pronto a segnare anche al Milan dopo il fortunoso gol contro il Sunderland, salvo poi risultare il peggiore in campo al Meazza.

È ora di chiudere le bocche, abbassare le teste, rendersi conto che chiamarsi Arsenal non basta più per sentirsi migliori ma che bisogna correre, sudare e lavorare tutti assieme per tornare ad un livello di gioco che sia accostabile al buon nome dei Gunners.
Ancora una volta Thierry Henry ha dimostrato cosa significa essere Arsenal thru and thru, con l'impegno e il desiderio che ha messo in campo nei suoi ultimi quarantacinque minuti in maglia Gunners. Lui che non aveva niente da dimostrare, lui che è gia leggenda tra i tifosi dell'Arsenal ha lottato come un ragazzino alle prime armi - proponendosi in attacco almeno quindici volte senza tuttavia essere servito dai compagni più giovani. Perchè?
Arsenal significa intensità, velocità, immaginazione e coraggio mentre in campo ieri si sono viste solo svogliatezza, imprecisione, supponenza e nessuna solidarietà.
Giocare nell'Arsenal dovrebbe essere un privilegio da guadagnarsi con le qualità che ho elencato sopra, ieri non è sembrato così per almeno una mezza dozzina dei ragazzi in campo - il che è addirittura più duro da mandare giù dei quattro gol incassati da una squadra che schiera Nocerino, Antonini e Abate, non proprio Gullit-Rijkaard-van Basten.

COMMON GUNNERS!

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