mercoledì 28 marzo 2012

L'Essenza di campione, creazione magica di Arsène Wenger

Mago Merlino in giacca e cravatta - travestito da Mr. Bean


Ho un amico pasticciere che ha inventato un astuto stratagemma per invogliare nuovi clienti a scegliere la sua pasticceria invece che quella di fronte: ha chiesto ad un creatore di profumi di mettergli a punto una fragranza identica a quella dei dolci appena sfornati - un miscuglio di zucchero, burro, cioccolata e aria di casa che colpisca dritta al cuore i passanti e li leghi per sempre alla sua pasticceria.
Ricevuta e testata l'essenza, il mio amico ha messo un diffusore esattamente sopra la porta in modo che rilasciasse una spruzzata di profumo ogni volta che qualcuno entrava o usciva dalla sua pasticceria.
Il piano diabolico funzionava alla grande perchè sistematicamente i clienti compravano le sue creazioni, anche se magari il prezzo era un pochino più alto del normale - il tutto grazie a quella sua "essenza di prelibatezza".
I suoi prodotti sono eccellenti, intendiamoci, ma tanta gente una volta addentato il prodotto appena acquistato "per colpa" di quello stratagemma restava leggermente delusa - finendo col capire che il dolce appena comprato non era poi meglio di altri preparati altrove.

Vi starete chiedendo perchè vi racconto questo aneddoto - e ora ve lo spiego.

Guarda che l'erba non e' piu' verde dalle parti di Milano...
Al pari del mio amico pasticciere, Arsène Wenger è stato in grado di mettere a punto una sorta di "essenza di campione" cui con ha iniziato a vaporizzare i suoi giocatori più promettenti: il primo esperimento lo ha fatto con un francesino di nome Mathieu Flamini, arrivato senza troppa pubblicità dal Marsiglia e diventato in pochi anni uno dei centrocampisti più desiderati d'Europa - tanto da richiamare l'attenzione del Milan di Ancelotti che lo ha ricoperto d'oro (5.6M di euro l'anno) pur di strapparlo a costo zero all'Arsenal.
Cosa è successo poi? Una volta arrivato a Milano il buon Mathieu si è riscoperto giocatore "normale", non quella furia che vestiva la maglia dei Gunners e formava una coppia da sogno con Cesc Fàbregas; non era più il mastino dai piedi buoni - soprannominato Flattuso da compagni e tifosi - ma era un mediano francese che doveva contendere una maglia a Gattuso, Pirlo, Seedorf, Kakà e perfino David Beckham; inevitabilmente le partite da titolare diventano poche, molte delle quali nel ruolo di terzino destro, e man mano che passano le stagioni il centrocampista marsigliese scompare dai radar europei verso i quali lo aveva proiettato Arsène Wenger con il suo profumo magico.
Complice la sfortuna, al momento Flamini deve lottare per vedere il suo lauto contratto con il Milan rinnovato prima della scadenza naturale, fissata per l'estate 2012.

...per non parlare di Barcellona poi!
Osservati gli effetti del suo trucco su Flamini, il manager alsaziano ha poi deciso di passare al livello successivo e applicarlo ad un altro dei suoi giocatori, il bielorusso Aliaksandr Hleb: questa volta però ha ben controllato che il giocatore avesse firmato un lungo contratto prima d'iniziare la terapia - per non ripetere il madornale errore commesso con il centrocampista francese.
In poco tempo Hleb si trasforma da funambolico ma scostante trequartista in una fantasiosa e imprevedibile ala destra, uno dei punti di forza dei Gunners rimasti orfani di Ljungberg e Pires: le sue prestazioni brillanti arrivano a convincere nientemeno che il Barcellona a sborsare 17 milioni di euro per farne il nuovo Deco - lasciato libero di trovarsi una nuova sistemazione una volta insediatosi Guardiola.
Nemmeno a dirlo, il centrocampista bielorusso mette insieme appena 19 presenze nella Liga senza mai trovare la via della rete, ripetendosi anche in Copa del Rey e Champions League: di fatto non entra mai nei meccanismi della squadra e dopo appena tre anni rescinde consensualmente il proprio contratto con i balugrana, finendo poi con accasarsi nella Premier Division russa.

Come loro sono finiti poi anche Kolo Tourè, Josè Antonio Reyes e tanti altri giovani prospetti partiti con l'aura del predestinato e finiti nel dimenticatoio. Non che fossero giocatori scarsi, visto che hanno tutti dimostrato di poter giocare ad alti livelli, ma probabilmente il vero campione tra tutti loro è proprio Arsène Wenger - capace con le sue idee e le sua capacità di tirare sempre fuori il meglio dai propri giocatori.

Per questo motivo non ci sarà mai fuoriclasse tanto insostituibile quando il manager, perchè ogni volta che i Gooners di tutto il mondo si sono disperati per la partenza di uno dei loro beniamini, ecco che Wenger ha tirato fuori dalla tasca la sua arma segreta e ha plasmato un nuovo campione.
Partito Henry è apparso Adebayor, quando il togolese ha pestato i piedi per andarsene ecco che l'alsaziano ha incassato l'assegno e trasformato van Persie in una macchina da gol; partiti Vieira e Gilberto Silva ecco spuntare dal nulla Cèsc Fàbregas e Mathieu Flamini e una volta ceduti loro ecco che arrivano Song e Wilshere; non sempre la magia ha funzionato alla perfezione e abbiamo dovuto sorbirci qualche giocatore difficile da digerire ma il fatto di aver TUTTI pensato almeno per un momento che perfino Eboué e Senderos fossero dei giocatori da Arsenal la dice lunga sulle capacità di Arsène Wenger.

In Arsène I trust - e voi dovreste seguire il mio esempio.

lunedì 26 marzo 2012

Arsenal - Aston Villa 3-0: Arriva il settimo sigillo, la corsa alla Champions sorride sempre di più ai Gunners

Settima vittoria di fila, terzo posto consolidato - Emirates in delirio


Complice il pareggio tra Chelsea e Tottenham nel primo pomeriggio, una vittoria contro l'Aston Villa di McLeish era diventata talmente importante da poter virtualmente innervosire l'Arsenal - o almeno così credevo.
Perchè in realtà fin dai primi secondi i Gunners hanno preso in mano la partita e costretto i Villans nella propria metà campo, impedendo qualsiasi contropiede e aumentando senza sosta la pressione sulla difesa ospite.
Proprio come successo contro l'Everton una settimana fa, gli uomini di Arsène Wenger sono partiti con piglio deciso e - nonostante non abbiano immediatamente trovato il gol - hanno fatto capire ai rivali che non ci sarebbe stata storia in campo, che il primo gol sarebbe stata solo una questione di tempo.
Puntualmente, infatti, è arrivata la prima marcatura stagionale del redivivo Kieran Gibbs, seguita poi dalla pregevole rete di Theo Walcott - imbeccato magistralmente da Alex Song.


Theo si dimostra un attaccante sempre piu spietato

A differenza di quanto successo a Goodison Park, tuttavia, questa volta i Gunners non hanno permesso all'Aston Villa di rientrare in partita e hanno di fatto tagliato tutti i rifornimenti a Heskey, Albrighton e Agbonlahor - tutti e tre quasi invisibili per tutti i novanta minuti.
Ancora una volta il pressing asfissiante ed estremamente ben organizzato dell'Arsenal ha soffocato ogni velleità degli ospiti, costringendoli ad appoggi sbagliati o rinvii affrettati  che hanno avuto come risultato il dominio assoluto dei padroni di casa: dopo un quarto d'ora il possesso palla era già esclusivamente dell'Arsenal, con Petrov e compagni costretti a rincorrere avversari rapidi, precisi e incisivi in ogni zona del campo.
Il trio Arteta-Song-Rosicky ha distribuito il pallone con estrema precisione e fluidità, Sagna e Gibbs hanno incessantemente supportato Walcott e Gervinho sugli esterni e di conseguenza la partita dell'Aston Villa si è maledettamente complicata, fino all'inevitabile crollo.
In difesa tutto è filato estremamente liscio - nonostante il problema che ha costretto Koscielny ad un forfait dell'ultimo secondo - soprattutto vista la pochezza di Emile Heskey; se si eccettuano un paio di disimpegni allegri di Sczcesny e un retropassaggio sciagurato del rientrante André Santos, i tifosi dell'Arsenal non hanno mai dovuto temere per il risultato finale.


Forte e preciso...e senza nemmeno spettinarsi!

Tra i tanti protagonisti della partita bisogna assolutamente spendere due parole per Alex Song, ancora una volta impressionante per mole di lavoro e qualità dei passaggi: se non ho perso il conto, quello di ieri è il nono assist della stagione e quel delicato pallonetto oltre le teste dei difensori avversari sta pian piano diventando un marchio di fabbrica: niente male per chi dovrebbe fare il mediano e strappare palloni agli avversari.
Si fà un gran parlare di Scott Parker, di Cheikh Tioté e di Yaya Touré ma dei tre solo quest'ultimo è in grado di coniugare così bene il lavoro sporco del mediano con la visione di un vero numero otto - capace di passaggi precisi e soprattutto incisivi.
Non bisogna dimenticare peró che Song deve ancora compiere 25 anni e non ha l'esperienza internazionale che il 28enne Yaya Touré ha maturato a Barcellona - per questo credo che Song possa davvero diventare un centrocampista da sogno nei prossimi due o tre anni, a patto di mantenere la grande umiltà che gli ha permesso di trasformarsi da brutto anatroccolo in uno splendido cigno.

Un'ultima citazione per il bolide con cui Mikel Arteta ha messo la ciliegina sulla torta, una punizione da trenta metri come non se ne vedevano da un po' all'Emirates Stadium: in un'epoca che raramente ci ha fatto vedere una bella conclusione dalla lunga distanza da parte di un giocatore dell'Arsenal, è fantastico sapere che da un momento all'altro questo basco dall'acconciatura sempre impeccabile possa cambiare una partita in questo modo.

Complice il pareggio tra Blues e Spurs, eccoci quindi belli saldi al terzo posto con tre punti di vantaggio sugli uomini di Redknapp e ben otto sul Chelsea di Di Matteo: mancano otto partite alla fine, otto ostacoli da superare per sigillare questa impressionante rimonta e riaccendere quell'entusiasmo sparito dopo l'inizio di campionato disastroso e il black-out invernale.
Non fosse stato per quella sfilza di pareggi e sconfitte contro Wolves, Fulham, Swansea e Bolton avremmo potuto vivere un finale di stagione elettrizzante ma accontentiamoci ora di ammirare questo Arsenal al massimo della forma e speriamo si stiano costruendo le basi per una stagione - la prossima - che ricompensi tifosi, giocatori e manager per la loro cieca fedeltà allo stile Arsenal.

COMMON GUNNERS!

giovedì 22 marzo 2012

Everton - Arsenal 0-1: SESTA vittoria di fila, più lo sfizio di aver superato gli Spurs - serve altro?

Thomas Vermelen segna il gol decisivo - e sono gia' cinque in questa stagione!


Difficile trovare il modo di esprimere il sollievo provato quando l'arbitro ha fischiato la fine della battaglia di Goodison Park, tanta era la paura di venire beffati all'ultimo secondo e non approfittare delle sconfitte di Chelsea e Spurs; i tre punti conquistati a casa dell'Everton di Moyes hanno infatti permesso a Wenger e i suoi di aggiungere altri tre punti di distanza tra sè e il Chelsea in ottica quarto posto ma soprattutto hanno consentito ai Gunners di superare il Tottenham al terzo posto - il che rappresenta la doppia soddisfazione del primato cittadino e (ancora più importante) l'accesso diretto alla Champions League, senza passare per i pericolosi preliminari estivi.

Inutile sottolineare quanto il campionato sia ancora lunghissimo, dovendo ancora affrontare nove partite di cui quattro fuori casa e due delle restanti cinque da giocarsi all'Emirates Stadium contro avversari di calibro quali Manchester City e Chelsea.
Fortunatamente per i Gunners anche il calendario delle avversarie non è dei più facili, specialmente per i Blues di Di Matteo che sono accoglieranno il Tottenham proprio domenica prossima, quindi la lotta è più che aperta sia per il terzo che per il quarto posto.
Sabato arriva l'Aston Villa di McLeish, già battuto sia in campionato a Villa Park che in FA Cup all'Emirates, e sarà indispensabile mantenere altissima la concentrazione e non farsi cogliere di sorpresa da una squadra quantomeno imprevebile come i Villans; un po' sulla falsariga dell'Everton, gli uomini di McLeish sono capaci di tutto, dalla prestazione inguardabile alla partita perfetta, proprio come mostrato contro l'Arsenal in coppa: primo tempo da dieci e lode, chiuso in vantaggio per due a zero, e ripresa da incubo con tre gol (di cui due rigori) regalati ai Gunners in nemmeno dieci minuti.


Sagna, uno dei migliori a Goodison Park

Indubbiamente l'Arsenal ha i mezzi per portare a casa altri tre punti pesantissimi ma il rischio concreto è quello di andare in carenza di energie, sia fisiche che mentali, dopo le strepitose sei vittorie di fila registrate fino a qui, con tanto di rimonte all'ultimo secondo; se l'entusiasmo e l'autostima resteranno integre allora la fatica non sfiorerà nemmeno i giocatori e per questo sarebbe ideale mettere la partita in cassaforte il prima possibile - proprio come si è cercato di fare a Goodison Park con un inizio di partita a mille all'ora.
Vuoi per imprecisione, vuoi per sfortuna, si è dovuto soffrire fino all'ultimo secondo e si è dovuto anche ringraziare il guardalinee John Flynn per il colossale errore nell'annullare il gol del pareggio di Royston Drenthe - tutte cose che vorrei evitare quando i Villans arriveranno all'Emirates.

Grande merito della vittoria va sicuramente attribuito ad un linea difensiva impeccabile - eccezion fatta per quel fuorigioco sbagliato che poteva essere fatale - capace di contenere la fisicità di Jelavic e Fellaini oltre alla velocità di Pienaar e lo stesso Drenthe; guidati dalle indicazioni di Sczcesny, i quattro difensori si sono mossi come un'unità ben coordinata e non hanno mai lasciato ai Toffemen una vera e propria occasione da gol ma solo mischie su mischie in mezzo all'area, tutte sbrogliate prontamente e coraggiosamente.
Un grande applauso quindi a Sagna, Koscielny, Vermaelen e Gibbs per la determinazione e la concentrazione mostrate per tutti i novanta minuti - anche quando i palloni hanno iniziato a piovere in area uno dopo l'altro.

Come ha detto Arsène Wenger, il più difficile arriva proprio ora: con il traguardo raggiunto e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario nell'ultimo mese e mezzo, i Gunners corrono seriamente il rischio di rilassarsi e riprendere fiato - un errore che potrebbe essere irrecuperabile.
Il manager alsaziano dice che dopo le delusioni vissute la stagione scorsa non esiste la possibilità che i suoi abbassino la guardia, io come sempre non posso che fidarmi del vecchio Arsène.

COMMON ARSENAL!

martedì 13 marzo 2012

Arsenal - Newcastle 2-1: tre punti da infarto ma il terzo posto ora è ad un passo

WE DID IT AGAIN! Quarta partita di fila vinta in rimonta, nuovo record per la Premier


Sebrava proprio la classica partita da Arsenal, una partita stradominata dall'inizio alla fine ma che i Gunners, un po' per imprecisione e un po' per sfortuna, non riescono a sbloccare.
Più passavano i minuti più sembrava evidente che la porta di Krul sembrasse destinata a rimanere immacolata, almeno dal gol del pareggio in poi.
Ogni cross, ogni mezza occasione, ogni pallone pericoloso sembrava ad un passo dall'abbattere definitivamente la resistenza dei Magpies salvo poi scivolare lontano dallo specchio della porta all'ultimo istante; tra l'errore grossolano di Gervinho, le parate del portiere olandese su van Persie e Vermaelen e le conclusioni imprecise di Chamberlain e Rosicky, la partita che avrebbe dovuto sancire il prepotente rientro nella corsa per il terzo posto dell'Arsenal sembrava davvero dover finire con un frustrante pareggio.
Sembrava, appunto.

Poi l'ennesimo coast to coast  della partita ha permesso a Verminator di trovarsi al posto giusto nel momento giusto ed insaccare quel pallone che è valso tre punti d'oro; l'esultanza selvaggia di giocatori e panchina ha reso perfettamente l'idea dell'importanza di questa partita, il peso di questi tre punti che in un colpo solo allontanano un'altra pretendente alla Champions League come lo stesso Newcastle e avvicinano prepotentemente i ragazzi di Wenger a quel Tottenham che fino a tre settimane fa sembrava irraggiungibile, avversario di rango troppo alto per Captain Vantastic e compagni.
Strano il calcio, no?
E invece no.
Non è strano perchè non appena Wenger ha pouto rimettere al proprio posto abituale i difensori a disposizione e non appena ha avuto una panchina un pochino più lunga a disposizione, guarda caso l'Arsenal è tornato a giocare quel calcio irresistibile che lo ha reso i Gunners un simbolo a livello mondiale - anche senza trofei in bacheca.

Tomas Rosicky, il volto di questo nuovo Arsenal
Eppure la doccia gelata del gol di Ben Arfa (e quella sua esultanza discutibile), avrebbe potuto rovinare tutto e far ripiombare i Gunners tra dubbi e depressioni; sarebbe potuto essere un colpo da knock-out, visto soprattutto l'andamento a senso unico della partita fino a quel punto, ed invece la reazione immediata del trio delle meraviglie Rosicky-Walcott-van Persie ha prodotto il pareggio lampo e scacciato tanti spettri dalle menti dei giocatori.
Vorrei spendere due parole di elogio per uno dei componenti di quel trio, quel Tomas Rosicky fresco di rinnovo del contratto e - ad oggi - assoluto trascinatore dell'Arsenal: le sue geometrie, la sua rapidità tanto fisica quanto mentale, la sua visione e soprattutto il suo spirito combattivo stanno impressionando tutti (sottoscritto compreso) e facendo ricredere più di un critico.
Non avrei mai osato sperare di rivedere il Rosicky dei tempi del Borussia Dortmund, soprattutto dopo l'infinita serie di infortuni e un lunghissimo periodo di appannamento, ma quello che vedo oggi in campo è proprio quel tuttocampista che ammiravo in Germania, quel folletto capace tanto di inventare il passaggio decisivo quanto di sradicare il pallone ad un colosso; se questo nuovo Arsenal cattivo e stufo di porgere l'altra guancia ha un viso, oggi è quello di Tomas Rosicky.

RvP riporta in parita' i Gunners -  e sono 26 in campionato
Il mini-campionato che ha evocato Wenger è lontano dall'essere concluso, mancano dieci partite durante le quali la squadra dovrà tassativamente confermare il quarto posto e cercare di trascinare il Tottenham in questa bagarre che continuerà fino all'ultima giornata.
Arrivare al terzo posto significherebbe evitare i preliminari di Champions League, ancora più pericolosi in una stagione post-Mondiale/Europeo come la prossima in cui i giocatori impegnati con le Nazionali non saranno pronti per le sfide di Agosto - non un dettaglio da poco.
Restano ancora tante partite e tanti scontri diretti da giocare, ogni weekend nasconderà un'insidia da evitare perchè d'ora in poi gli errori si pagheranno carissimi, e si pagheranno cash; una squadra tra Tottenham, Arsenal e Chelsea dovrà accontentarsi dell'Europa League per la prossima stagione ed è chiaro che - dopo una rimonta così impressionante - i Gunners saranno sotto la luce dei riflettori e subiranno un'altra buona dose di pressione da sopportare.
Vittorie come quelle di ieri sera sono potentissime ricariche di energia e possono dare quello slancio decisivo in uno sprint che si annuncia elettrizzante.

COMMON GUNNERS!

mercoledì 7 marzo 2012

Arsenal - Milan 3-0: anche senza miracolo, tre volte grazie

Peccato...ma Rosicky e gli altri possono essere orgogliosi di quanto mostrato contro il Milan


Ci voleva un miracolo, come hanno detto all'unisono manager e giocatori, e purtroppo non c'è stato; sarebbe stata la più grande rimonta nella storia della Champions League, purtroppo l'Arsenal non è riusciuto a superare l'ultimo, insormontabile gradino e ha dovuto fermarsi ad un passo dalla Storia (del calcio).
Questa partita serviva - più che a rincorrere un'impossibile qualificazione - a ripristinare l'orgoglio e l'immagine dell'Arsenal in Europa e nel Mondo, dopo la colossale batosta di San Siro: missione compiuta.

Koscielny apre le danze dopo appena sette minuti
Bisogna rendere omaggio a Wenger per aver motivato i suoi giocatori a provare una missione impossibile, averli convinti che sarebbe potuto succedere e aver dato loro tutte le armi possibili per rincorrere l'imponderabile: con la formazione - un po' per scelta e molto per necessità - ha dato coraggio ai suoi; con la tattica ha permesso alla difesa d'imbrigliare Robinho e annullare Ibrahimovic.
Dopotutto Arsène Wenger avrebbe potuto risparmiare van Persie, Walcott e Rosicky in vista della delicata sfida contro il Newcastle, per evitare affaticamenti o magari infortuni.


Rosicky ha alimentato le speranze al 26' minuto

Cosa sarebbe successo se ieri sera van Persie si fosse fatto male? Chi avrebbe difeso il coraggio dell'alsaziano nel voler rincorrere un risultato fuori portata? Vi lascio la risposta.
Ai giocatori va dato atto del grande cuore e della fantastica concentrazione messi in campo per tutti i 94' giocati a ritmi folli; fino a quando le gambe hanno retto, c'era una sola squadra in campo.
Resta il rammarico, restano i se e i chissà che ora frullano nella testa: chissà come sarebbe andata con un paio di giocatori in più (Ramsey e Arteta) a disposizione invece di Ozyakup; chissà come sarebbe andata se al posto di Chamakh fosse subentrato Henry; se invece di Park ci fosse stato Benayoun a sostituire l'acciaccato Walcott, come sarebbe andata?
Ma una più di altre: chissà come sarebbe andata se avessimo giocato meno peggio a Milano.
Quello è il più grande rimpianto, essersi complicati la vita più dell'immaginabile in trasferta - giocando la peggior partita di sempre in Europa.

van Persie ci ha fatto credere che fosse davvero possibile
Non è tempo di "piangere sul latte macchiato", come dice un poeta contemporaneo, bisogna continuare a costruire su questo momento estremamente positivo che ha visto i Gunners raccogliere tre risultati eclatanti - per quanto l'ultimo sia inutile - e conservare lo slancio delle ultime settimane per eliminare un'altra concorrente alla qualificazione per la prossima Champions League, quel Newcastle che resta sorprendentemente in scia a Chelsea e Arsenal. Si gioca all'Emirates, dove segnare tanti gol sembra una cosa facile, di questi tempi, e l'occasione è davvero ghiotta.
Il tutto sperando in un altro scivolone degli Spurs, ormai non troppo distanti.
Il vero obbiettivo dell'Arsenal è quello, ritrovarsi la prossima stagione a girare i campi europei della Champions League: senza questo è facile prevedere un altro mini-esodo, con la qualificazione in tasca invece ecco che la conferma di van Persie apparirebbe meno improbabile, soprattutto se confermati gli arrivi di Podolski e Verthongen, o qualsiasi altro giocatore di qualità che possa restituire un po' di ottimismo per le stagioni future.


Una citazione speciale per la partitae del piu' giovane di tutti,
quel Chamberlain che ci ha incantati

Ripensando alla partita di ieri, lasciata da parte quel pizzico di amarezza, resta un senso di orgoglio per quanto fatto vedere dalla squadra, dal manager e dall'Emirates Stadium.
Mai avrei osato sperare di avere la possibilità di anche solo credere nella rimonta, eppure a fine primo tempo sembrava tutto tranne un'utopia.
Mai avrei osato sperare di vedere una linea difensiva perfetta, che ha messo in fuorigioco Ibrahimovic e compagni per ben 9 volte.
Mai avrei osato sperare di ammirare quel ragazzo di appena 18 anni farla da padrone tra van Bommel, Nocerino e Emanuelson, eppure Oxlade-Chamberlain ha giocato una partita da applausi per coraggio, personalità ed maturità.
Mai avrei osato sperare di ritrovare il Rosicky di Dortmund, dopo anni di infortuni e prestazioni incolori.
Mai avrei osato sperare di vedere i "fuoriclasse" del Milan terrorizzati a morte da un Arsenal decimato e disperato.
Mai avrei osato sperare in una notte del genere, nonostante l'amarezza.


COMMON GUNNERS!

lunedì 5 marzo 2012

Liverpool - Arsenal 1-2: orgoglio restaurato, la Champions è più vicina


Apoteosi al 92' - van Persie e Song confezionano il gioiello che portera' tre punti di platino



Chiamatela pure fortuna, chiamatela come vi pare ma resta una vittoria che conferma tutta la buona verve di un Arsenal combattivo, capace di prestazioni mature e di vittorie anche sofferte.
Ricordate com'era andata la stagione scorsa, con quel gol segnato al 96' e il rigore concesso al 102'?
Io mi ricordo ancora le prese in giro, le risate malcelate di tutta la stampa britannica e buona parte di quella europea; ricordo le frasi sul solito Arsenal ingenuo, incapace di reggere alla pressione di un risultato obbligato, incapace di combattere e di un Arsenal che molla sempre sul più bello.
Ricordo le stesse critiche, ripetute non meno di due settimane fa dopo la batosta di Milano e l'eliminazione dalla FA Cup per mano di un modesto Sunderland; c'era chi se la prendeva con Arsène Wenger, chi se le prendeva con questo o quel giocatore e chi invece - in maniera molto più equilibrata - avrebbe raso al suolo tutto e ricominciato da zero.
Non c'era nulla di buono all'Arsenal, probabilmente nemmeno gli hot dog a fine primo tempo.

Dove sono tutti questi critici adesso?
Dove sono dopo i cinque gol al Tottenham e la vittoria ad Anfield?

Dove sono ora che il magnifico Tottenham, che sembrava destinato a giocarsi il titolo fino in fondo, è distante undici punti dal secondo posto ed appena 4 dal quarto - occupato dal derelitto Arsenal?
Dove sono quelli che vedevano l'Arsenal spacciato ad Anfield, mentre adesso i Reds sono distanti dieci punti (sette, se vicono il derby con l'Everton) dal quarto posto?

Il Liverpool ha giocato meglio dell'Arsenal, soprattutto nel primo tempo, inutile nascondersi: Suarez ha messo in croce Koscielny (oltre ad essersi guadagnato un rigore quantomeno dubbio - l'ennesimo) e sugli esterni sia Downing che Henderson hanno messo a dura prova la tenuta di Sagna e Gibbs, aiutati da Kelly come da Josè Enrique.
Sczcesny inaugura una prestazione sublime
parando il rigore di Kuyt
Un palo a testa per Luis Suarez e Dirk Kuyt più due grandi parate di Sczcesny proprio sui due attaccanti del Liverpool  sono fatti che giustificano ampiamente il vantaggio dei Reds, dominanti nel primo tempo, ma i secondi quarantacinque minuti hanno raccontato tutta un'altra partita: una volta che Song, Arteta (poi Diaby, poi Chamberlain) e Rosicky hanno iniziato a controllare i palloni che transitavano dal centro del campo, la partita è subito diventata molto più equilibrata e combattuta - con i portieri sostanzialmente inoperosi.
Eppure prima Diaby e poi Walcott hanno fatto venire i brividi ai tifosi della Kop, così come un cross di Rosicky, mentre dall'altra parte Kelly si è divorato una buona occasione e nulla più.
Ai punti avrebbero sicuramente vinto i Reds ma il calcio non è pugilato e avere in squadra due giocatori come Song e van Persie può fare tutta la differenza tra un pareggio ed una vittoria; un momento di pura invenzione e l'equilibrio si sposta definitivamente.
Come spesso successo durante la stagione, il centrocampista camerunense ha confezionato un passaggio sublime e l'attaccante olandese lo ha trasformato in un gol magnifico: il Liverpool avrà dominato per intensità e fisicità, ma fortunatamente nel calcio servono ancora creatività e tecnica e in questo l'Arsenal è stato superiore ai rivali - e questo ha fatto la differenza.

Non credo ci si debba sentire in colpa per una vittoria risicata come quella di Anfield, ho trovato anzi molto sincere e opportune le dichiarazioni a caldo di Wenger, van Persie e Sczcesny - gli eroi di giornata - che non hanno esitato a dire che a livello di prestazione l'Arsenal non avrebbe meritato la vittoria, ma che la combattività e lo spirito mostrato dalla squadra hanno reso possibile tornare da Liverpool con tre punti fondamentali.
Giornalisti, ex giocatori ed altri esperti dicono spesso che l'Arsenal can't win ugly, non sa vincere giocando male, ma quando questo succede ecco che si parla di fortuna, di giornata no degli avversari e mai del carattere dei giocatori: lo spirito indomabile è appannaggio del solo Manchester United, a quanto pare.
Perchè quando i Red Devils vincono al 92' contro il Norwich City si esalta la never-say-die attitude di Ferguson e i suoi ragazzi, le loro leggendarie risorse morali, mentre quando l'Arsenal vince ad Anfield nella stessa maniera, il giudizio cambia. Eccome.

Knock Out tecnico,
per fortuna niente conseguenze per Mikel Arteta
Basta vittimismi, veniamo alla partita e alle grandissime prestazioni di Sagna, Rosicky e Song - oltre ai già citati van Persie e Sczcesny -  e rallegriamoci della solidità di una squadra che ora è tornata a lottare su ogni pallone proprio come faceva prima dello sciagurato inverno.
Esultiamo per la compattezza dei vari reparti, soprattutto la difesa che ha finalmente ha ritrovato la quasi totalità dei propri uomini e può schierare i giocatori nel proprio ruolo naturale senza dover cambiare ogni settimana.
Godiamo dei 12 gol segnati dall'Arsenal all'Emirates nelle ultime due partite, delle quattro vittorie consecutive in Premier League e di un clamoroso terzo posto che non è lontanissimo - com'era due settimane fa.
Tre punti di vantaggio sul Chelsea, cinque sul Newcastle che arriverà a Londra tra una settimana per un Monday Night succulento e dieci su un Liverpool che dopo la vittoria in Carling Cup sembrava essere sul punto di rilanciarsi anche in campionato.

Martedì sera arriva il Milan all'Emirates e godiamoci pure quella serata, per quanto irrilevante ai fini della qualificazione, che promette di relagare una partita scintillante.
Come ha detto Wenger qualche giorno fa, "se arriveremo alla partita con il Milan sull'onda di buone prestazioni contro Tottenham e Liverpool, potremo giocare con la testa sgombra da altre incombenze e sognare un risultato impossibile": dalle partite con Tottenham e Liverpool sono arrivate buone prestazioni e ottimi risultati, ora sogniamo tutti insieme un risultato impossibile senza dimenticare che la partita di lunedi sera contro il Newcastle sarà quella "vera" - non questo jolly che ci giocheremo martedì sera.

COMMON GUNNERS!