mercoledì 28 marzo 2012

L'Essenza di campione, creazione magica di Arsène Wenger

Mago Merlino in giacca e cravatta - travestito da Mr. Bean


Ho un amico pasticciere che ha inventato un astuto stratagemma per invogliare nuovi clienti a scegliere la sua pasticceria invece che quella di fronte: ha chiesto ad un creatore di profumi di mettergli a punto una fragranza identica a quella dei dolci appena sfornati - un miscuglio di zucchero, burro, cioccolata e aria di casa che colpisca dritta al cuore i passanti e li leghi per sempre alla sua pasticceria.
Ricevuta e testata l'essenza, il mio amico ha messo un diffusore esattamente sopra la porta in modo che rilasciasse una spruzzata di profumo ogni volta che qualcuno entrava o usciva dalla sua pasticceria.
Il piano diabolico funzionava alla grande perchè sistematicamente i clienti compravano le sue creazioni, anche se magari il prezzo era un pochino più alto del normale - il tutto grazie a quella sua "essenza di prelibatezza".
I suoi prodotti sono eccellenti, intendiamoci, ma tanta gente una volta addentato il prodotto appena acquistato "per colpa" di quello stratagemma restava leggermente delusa - finendo col capire che il dolce appena comprato non era poi meglio di altri preparati altrove.

Vi starete chiedendo perchè vi racconto questo aneddoto - e ora ve lo spiego.

Guarda che l'erba non e' piu' verde dalle parti di Milano...
Al pari del mio amico pasticciere, Arsène Wenger è stato in grado di mettere a punto una sorta di "essenza di campione" cui con ha iniziato a vaporizzare i suoi giocatori più promettenti: il primo esperimento lo ha fatto con un francesino di nome Mathieu Flamini, arrivato senza troppa pubblicità dal Marsiglia e diventato in pochi anni uno dei centrocampisti più desiderati d'Europa - tanto da richiamare l'attenzione del Milan di Ancelotti che lo ha ricoperto d'oro (5.6M di euro l'anno) pur di strapparlo a costo zero all'Arsenal.
Cosa è successo poi? Una volta arrivato a Milano il buon Mathieu si è riscoperto giocatore "normale", non quella furia che vestiva la maglia dei Gunners e formava una coppia da sogno con Cesc Fàbregas; non era più il mastino dai piedi buoni - soprannominato Flattuso da compagni e tifosi - ma era un mediano francese che doveva contendere una maglia a Gattuso, Pirlo, Seedorf, Kakà e perfino David Beckham; inevitabilmente le partite da titolare diventano poche, molte delle quali nel ruolo di terzino destro, e man mano che passano le stagioni il centrocampista marsigliese scompare dai radar europei verso i quali lo aveva proiettato Arsène Wenger con il suo profumo magico.
Complice la sfortuna, al momento Flamini deve lottare per vedere il suo lauto contratto con il Milan rinnovato prima della scadenza naturale, fissata per l'estate 2012.

...per non parlare di Barcellona poi!
Osservati gli effetti del suo trucco su Flamini, il manager alsaziano ha poi deciso di passare al livello successivo e applicarlo ad un altro dei suoi giocatori, il bielorusso Aliaksandr Hleb: questa volta però ha ben controllato che il giocatore avesse firmato un lungo contratto prima d'iniziare la terapia - per non ripetere il madornale errore commesso con il centrocampista francese.
In poco tempo Hleb si trasforma da funambolico ma scostante trequartista in una fantasiosa e imprevedibile ala destra, uno dei punti di forza dei Gunners rimasti orfani di Ljungberg e Pires: le sue prestazioni brillanti arrivano a convincere nientemeno che il Barcellona a sborsare 17 milioni di euro per farne il nuovo Deco - lasciato libero di trovarsi una nuova sistemazione una volta insediatosi Guardiola.
Nemmeno a dirlo, il centrocampista bielorusso mette insieme appena 19 presenze nella Liga senza mai trovare la via della rete, ripetendosi anche in Copa del Rey e Champions League: di fatto non entra mai nei meccanismi della squadra e dopo appena tre anni rescinde consensualmente il proprio contratto con i balugrana, finendo poi con accasarsi nella Premier Division russa.

Come loro sono finiti poi anche Kolo Tourè, Josè Antonio Reyes e tanti altri giovani prospetti partiti con l'aura del predestinato e finiti nel dimenticatoio. Non che fossero giocatori scarsi, visto che hanno tutti dimostrato di poter giocare ad alti livelli, ma probabilmente il vero campione tra tutti loro è proprio Arsène Wenger - capace con le sue idee e le sua capacità di tirare sempre fuori il meglio dai propri giocatori.

Per questo motivo non ci sarà mai fuoriclasse tanto insostituibile quando il manager, perchè ogni volta che i Gooners di tutto il mondo si sono disperati per la partenza di uno dei loro beniamini, ecco che Wenger ha tirato fuori dalla tasca la sua arma segreta e ha plasmato un nuovo campione.
Partito Henry è apparso Adebayor, quando il togolese ha pestato i piedi per andarsene ecco che l'alsaziano ha incassato l'assegno e trasformato van Persie in una macchina da gol; partiti Vieira e Gilberto Silva ecco spuntare dal nulla Cèsc Fàbregas e Mathieu Flamini e una volta ceduti loro ecco che arrivano Song e Wilshere; non sempre la magia ha funzionato alla perfezione e abbiamo dovuto sorbirci qualche giocatore difficile da digerire ma il fatto di aver TUTTI pensato almeno per un momento che perfino Eboué e Senderos fossero dei giocatori da Arsenal la dice lunga sulle capacità di Arsène Wenger.

In Arsène I trust - e voi dovreste seguire il mio esempio.

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