sabato 28 aprile 2012

VACANZE!!!!

Il blog torna alla fine della stagione per il bilancio finale e qualche sorpresa...

COMMON GUNNERS!

martedì 17 aprile 2012

Arsenal - Wigan 1-2: Blackout totale, Champions di nuovo in bilico!

Latics in festa...beati loro...


Franco Di Santo e Jordi Gomez obbligano l'Arsenal a lasciare sul prato amico l'intera posta in palio all'Emirates Stadium in questo trentaquattresimo turno di Premier League; più che dai due marcatori dei Latics, i Gunners sono stati condannati in primis dalla loro imprecisione e dalla scarsa lucidità mostrata fin dall'inizio: ancora una volta un corner a favore diventa nel giro di pochi secondi un pericolo per la propria porta anzichè un'occasione da gol per gli uomini di Wenger - uno scenario visto troppo spesso negli ultimi anni.
Sono d'accordo nel mandare più uomini possibili nell'area avversaria, ma perchè allora non ricorrere a quella abominabile ma talvolta indispensabile pratica che risponde al nome di fallo tattico?
I casi purtroppo sono due, o si mandano tanti uomini in attacco ma si ricorrere a quest'arma antisportiva oppure si decide di rendersi un po' meno pericolosi nei sedici metri degli avversari ma ci si copre in caso di contropiede fulmineo - di certo però non si può continuare a regalare gol come quello segnato da Aguero in Carling Cup o da Di Santo ieri sera.
Lascio ad Arsène Wenger la scelta.


Vermaelen prova a riportare i Gunners in carreggiata
 Nonostante il fumineo raddoppio degli uomini di Martinez, questa volta risultato di una bella manovra corale e una discreta dose di fortuna, l'Arsenal è stato bravo a rimettersi subito in piedi e partire all'arrembaggio della porta del bravo (ma insostenibilmente perditempo) Al Habsi, sempre attento nella difesa della propria porta.
Il gol di Vermaelen ha riacceso una speranza di rimonta ma quando Mariner ha mandato le squadre nelle spogliatoio per l'intervallo, con il risultato ancora fermo sull'uno a due per gli ospiti, ho avuto l'impressione che non ci fossero più energie per rincorrere l'ennesimo ribaltamento di risultato.
Al rientro dagli spogliatoi i ragazzi di Wenger sono subito apparsi confusionari, individualisti (soprattutto con gli innesti di Chamberlain e Gervinho) e troppo disuniti per portare veri pericoli alla porta del Wigan.
Bravi gli avversari a non farsi schiacciare nella propria metà campo dai Gunners, volenterosi ma inefficaci, mantenendo bene il pallone e andando un paio di volte vicini al gol dell'uno a tre che avrebbe chiuso anzitempo la partita ma credo che il loro compito sia stato facilitato non poco dalla prova opaca di tanti giocatori dell'Arsenal.
Come già successo, perso Arteta per infortunio (pare che la caviglia abbia fatto crac, ma speriamo non sia vero) ecco che la manovra dei Gunners ha perso di logica e fluidità - affidata alla scarsa vena di Ramsey e alle (mancate) accelerazioni di Walcott e Benayoun.
Il solo Rosicky è stato in grado di mettere in piedi qualche azione interessante ma la scarsa assistenza di tutta la linea offensiva - van Persie in primis - lo ha presto lasciato solo nelle proprie buone intenzioni.

van Persie troppo concentrato sugli avversari
e non abbastanza sul suo talento
Troppi sfondamenti palla al piede, finiti sistematicamente sul muro eretto dalla retroguardia avversaria, e pochissimi fraseggi negli ultimi sedici metri sono sfociati in un secondo tempo frustrante, il cui momento culminante è certamente stato la bordata di fischi piovuti su Gervinho dopo l'ennesimo pallone perso malamente.
Non saprei chi tra Walcott, lo stesso ivoriano e Chamberlain abbia perso più palloni nell'ultima mezz'ora di partita, certo è che in termini di contributo effettivo nessuno dei tre merita la sufficienza per quanto mostrato in campo.
Questa volta nemmeno van Persie, apparso molto nervoso, ha trovato il colpo di genio in grado di ribaltare le sorti della partita e si è quindi arrivati fino al triplice fischio senza avere una vera opportunità di trovare almeno il pareggio: qualche mezza occasione, qualche pallone in area ma poco più - in ogni caso non abbastanza per portare a casa almeno un punto.
È vero che i giocatori del Wigan hanno probabilmente infranto il record di minuti persi durante una partita di calcio, ritardando sistematicamente la ripresa del gioco e restando per lunghissimi minuti a terra dopo ogni contrasto, ma la cosa non dovrebbe certo sorprendere visto che tre punti raccolti all'Emirates possono fare un'enorme differenza nella corsa alla salvezza.
Non me la sento di gettare la croce addosso a Di Santo e compagnia, pur non approvando il loro becero comportamento, semmai l'arbitro avrebbe potuto limitare questa pratica sventolando qualche cartellino giallo in più anzichè ammonire Al Habsi ad una manciata di secondi dalla fine.

Sabato prossimo arriva il Chelsea e l'Arsenal sarà chiamato a rimettersi subito in sesto se vogliamo conservare il vantaggio che ci vede ancora in testa nella corsa al terzo posto: una vittoria e i Blues sarebbero definitivamente tagliati fuori dalla corsa, una sconfitta ed ecco che la bagarre sarebbe ancora più complicata, con quattro squadre racchiuse in un pugno di punti e poche partite da giocare.
Quel che mi preoccupa di più è la probabile assenza di Mikel Arteta, ho una paura folle che i Gunners perdano da subito il filo del gioco e s'innervosiscano - lasciando che il Chelsea prenda il comando delle operazioni.
Mi piace sperare invece che l'occasione sia propizia per un'improvvisa rinascita di Aaron Ramsey: è vero che il gallese è lontano dalla forma migliore, non condivido però tutte le critiche che gli stanno piovendo addosso.
Il ragazzo non ha ancora ventidue anni, è alla prima stagione in un campionato impegnativo come la Premier League e per di più nel cuore di una delle squadre più esigenti in termini di tecnica e visione come l'Arsenal; il gallese ha il merito di non nascondersi mai, anche quando le cose non gli riescono come in questo momento, il che mi basta per sapere che il vero Ramsey tornerà presto alla ribalta.
E chissà che quel momento non sia più vicino di quanto sembri.


COMMON GUNNERS!

venerdì 13 aprile 2012

Da LehmannLaurenTouréCampbellCole a SzczesnySagnaKoscielnyVermaelenGibbs: Arsène Wenger ha finalmente (ri)trovato la formula magica?

The Invicibles, il prototipo della squadra perfetta. Wenger ci sta lavorando...

Si respira un'aria nuova attorno a London Colney e all'Emirates Stadium, una certo profumo di solidità e unione che non si respirava da parecchi anni - dagli anni dei successi e dei fasti wengeriani. Da qualche mese a questa parte è tornata quella certa essenza di affidabilità che ha contraddistinto i momenti più vincenti della lunga era dell'alsaziano sulla panchina dei Gunners, quelli durante i quali gli avversari temevano le scorribande di Pires, Ljungberg, Bergkamp e Henry ma sapevano anche che stuzzicare la difesa dei Gunners voleva spesso dire finire malconci.
Non era un bel compito dover lottare su ogni pallone con due colossi come Sol Campbell e Kolo Touré, con i loro muscoli e la loro determinazione, e non era certo più piacevole dover sfidare a duello Lauren da una parte e Ashley Cole dall'altra per sperare di poter mettere al centro un pallone pericoloso;  ammesso di farcela, bisognava pur sempre superare l'attenta guardia del portiere tedesco Jen Lehmann, sbeffeggiato in Italia e rinato in patria prima di raccogliere la pesantissima eredità di David Seaman.
Arsène Wenger sembrava infatti aver trovato la formula perfetta per far convivere un attacco arrembante e una difesa impenetrabile, formula che ha poi portato agli Invincibles e alla loro clamorosa serie di 49 partite senza sconfitte; con il passare delle stagioni però quella ricetta segreta è andata in qualche modo smarrita e man mano che Wenger perdeva i pezzi sembrava impossibile trovare dei nuovi elementi in grado di continuare questa gloriosa tradizione, iniziata da George Graham e i suoi leggendati Back Four (Dixon-Bould-Adams-Winterburn più Seaman in porta).
Sono arrivati i tempi dei Senderos, dei Silvestre, dei Traoré e degli Almunia a spezzare quella lunghissima catena di difensori impeccabili e cancellare lentamente la rinomata affidabilità del sistema difensivo dei Gunners; a volte lo scintillante gioco offensivo di Wenger ha aiutato a mascherare questo enorme difetto ma troppo spesso l'errore (collettivo o individuale) ha compromesso ogni possibilità di successo alla squadra.

Bisogna toccare il fondo...
Nonostante la pressione crescente dei tifosi e probabilmente a causa del budget striminzito, il manager francese ha insistito nel dare fiducia a tutti quegli elementi che - agli occhi di tanti - sembravano non essere all'altezza della storia dei Gunners: incurante delle critiche e sicuramente a corto di possibilità, Wenger ha dato ad ognuno dei sopracitati giocatori numerose possibilità di guadagnarsi la fiducia dei sostenitori, senza che nessuno fosse tuttavia in grado di cogliere la palla al balzo.
Tanti, me compreso, si chiedevano perchè l'alsaziano non volesse lanciarsi sul mercato alla ricerca di un portiere (un esempio a caso) o di un difensore centrale di rinomata caratura mentre spendeva buona parte delle risorse del Club per due semi-sconosciuti come il belga Thomas Vermaelen e il francese Laurent Koscielny: il primo veniva dall'Ajax ma non sembrava rappresentare il prototipo dell' imponente difensore centrale che avrebbe potuto reggere un duello con Drogba o Fernando Torres, per non parlare poi di Koscielny - prelevato dal Lorient dopo appena una manciata di partite nel massimo campionato francese.
Durante quelle sessioni di calciomercato di faceva un gran parlare di Phil Jagielka e Gary Cahill, due difensori già abituati alla Premier League e nel giro della Nazionale inglese, ed ecco che Arsène mette sotto contratto due carneadi.
Come sempre!

Stesso discorso per la fascia destra, quando l'arrivo del francese Bacary Sagna dall'Auxerre aveva fatto storcere più di un naso e alzare più di un sopracciglio: in quel momento il titolare sembrava dovesse essere l'inesperto Eboué, perchè non andare alla ricerca di un navigato terzino destro che conoscesse il mondo della Premier?
In porta - e per il ruolo di riserva di Almunia, per di più - era sbarcato uno sconosciuto polacco di nome Lukasz Fabianski: circolavano i nomi di Shay Given e perfino Gianluigi Buffon, potete immaginare la delusione di molti.

...per poter tornare al massimo...
Eppure Wenger aveva in mente un piano ben preciso, aveva a quanto pare visto più lontano di tanti Gooners in giro per il mondo e non cambiò idea nemmeno dopo l'inspiegabile pasticcio di Koscielny nella sciagurata finale di Carling Cup dell'anno scorso, finita col tragicomico malinteso tra il difensore francese ed un giovane portiere dal nome impronunciabile ed il conseguente gol di Oba Martins.
Oggi in tanti hanno capito perchè Wenger si è sobbarcato sberleffi e critiche feroci continuando a costruire la sua difesa, con i suoi uomini scelti uno per uno: l'oggetto misterioso Sagna è diventato uno dei migliori terzini destri al mondo, Koscielny e Vermaelen hanno messo in piedi un'intesa al limite della perfezione e possiedono entrambi quel mix di cattiveria e classe che li ha resi pressoché insuperabili nelle scorse settimane e il giovincello Gibbs, troppo spesso penalizzato dagli infortuni, ha dimostrato perchè Wenger lo ha sempre voluto in squadra nonostante la fragilità e l'inesperienza.
Si è dovuto arrendere per quanto riguarda il portiere, accantonando finalmente Manuel Almunia, e ha anche dovuto rigraziare la (s)fortuna che ha accelerato l'inserimento in squadra di Wojciech Szczesny al posto del connazionale Fabianski.
Ognuno dei difensori titolari attuali ha dovuto fare i conti con un momento difficilissimo, ha dovuto sormontare un errore imperdonabile (Szczesny e Koscielny al Millenium Stadium, Gibbs in semifinale di Champions League) o un infortunio grave (Sagna quest'anno, Vermaelen tutta la stagione scorsa) e sta ora raccogliendo i frutti dello sforzo fatto per tornare al top; il resto lo ha fatto il nuovo assetto tattico voluto da Wenger e la crescita esponenziale di Alex Song davanti alla difesa, ma più di ogni altro il fattore che ha trasformato la difesa colabrodo dell'Arsenal in una retroguardia affidabile è stato lo spirito di sacrificio che sta animando tutti i giocatori, la voglia di lavorare l'uno per l'altro e il combattere tutti assieme, come una vera squadra.
Non dimentichiamo che l'Arsenal degli Invincibili poteva contare su Vieira e Gilberto Silva per contenere gli avversari e aveva in Henry e Bergkamp i primi difensori.

...anche quando sempre impossibile rialzarsi.
Pazienza se per arrivare a questo risultato si sono dovuti sacrificare giocatori dall'ego troppo candido per essere sporcato come Nasri, Adebayor, Gallas o Ashley Cole, perchè adesso la via che porta al successo sembra molto meno impervia rispetto a qualche mese fa.
La squadra attuale avrà anche nomi meno altisonanti ma sembra avere coraggio da vendere e un furore sconosciuto - oltre ad un umiltà che spesso non era proprio di casa all'Emirates.
Fino a quando le teste dei giocatori rimarranno basse e se non verrà dato spazio alla compiacenza, questo Arsenal potrà tornare a dire la propria nei quartieri alti e zittire finalmente tutti quelle critiche ingenerose e i toni sarcastici di tanti avversari e giornalisti.

giovedì 12 aprile 2012

Wolves - Arsenal 0-3: van Persie-Walcott-Benayoun, missione compiuta


Theo Walcott raddoppia per i Gunners, partita virtualmente chiusa dopo appena undici minuti

























Una partita virtualmente finita dopo nemmeno dodici minuti, quando uno scavetto di Captain Vantastic dagli undici metri e una conclusione chirurgica di Walcott hanno messo knock-out i volenterosi ma calamitosi uomini di Terry Connor.
Eppure a metà del secondo tempo la partita ha rischiato seriamente di tornare in bilico, nonostante l'inferiorità numerica dei padroni di casa, ma ancora una volta Wojcech Szczesny ci ha dimostrato quanta differenza possa fare l'avere un autentico estremo difensore tra i pali: la sua reattività sul colpo di testa ravvicinato e ben piazzato di Kevin Dolyle ha definitivamente spezzato qualsiasi velleità di rimonta da parte dei combattivi Wolves.
Con tutto il rispetto per Almunia e Fabianski, Wojcech è di un'altra pasta - e si vede!


Mo' je faccio er cucchiaio! RvP apre le danze al Molineux
 Nonostante il risultato rotondo, nonostante un controllo praticamente totale del campo e nonostante pochissimi affanni resta l'impressione che per oltre un'ora i Gunners abbiano inconsciamente tirato i remi in barca, non chiudendo la partita quando era il momento: troppi passaggi imprecisi, troppa imprecisione sottoporta, troppa lentezza nella manovra e soprattutto zero cattiveria negli ultimi venti metri - dove nessuno sembrava voler concludere a rete.
Sarebbe bastato poco per zittire definitivamente il Molineux, già sull'orlo di un'aperta contestazione al manager Connor e ai suoi giocatori, ed invece l'Arsenal ha lasciato che i padroni di casa trovassero il modo di farsi via via più intraprendenti, fino all'occasionissima per Doyle; non fosse stato per il portentoso intervento di Szczesny avremmo anche potuto correre il rischio di finire investiti dalla bolgia dei tifosi di casa e buttare una vittoria già acquisita - proprio come successo a Newcastle la stagione scorsa.
Un aspetto da migliorare il prima possibile, soprattutto ora che ogni partita può diventare decisiva per raggiungere un obbiettivo sempre più vicino ma ancora tremendamente in bilico.
Non dimentichiamo che il Tottenham è lontano appena cinque punti esattamente come il Newcastle di Pardew, restano cinque partite da giocare ed esiste quindi ancora il rischio di passare dal terzo al quinto posto - e allora addio programmi ambiziosi per l'anno prossimo.

Walcott, sempre piu' letale in area di rigore
Niente pessimismo però, i Gunners hanno chiuso la partita con Benayoun e si sono visti negare un secondo calcio di rigore piuttosto evidente che avrebbe potuto rendere il risultato ancora più impietoso per i Wolves, ormai prossimi alla retrocessione; l'ottima prestazione di Djourou in difesa e la nuova verve mostrata da Ramsey fanno ben sperare per il finale di stagione e portano a credere che il moto d'orgoglio iniziato dopo la batosta di San Siro non riguardasse solo i "soliti noti" ma piuttosto tutta la rosa, dal capitano all'ultima delle riserve; ho la netta impressione che ora come ora chiunque venga chiamato in causa sia concentrato, dedicato e pienamente consapevole che tutti devono portare il proprio mattone alla costruzione del risultato comune - proprio come fatto dai due sostituti designati di Koscielny e Rosicky.
Adesso spazio al Wigan di Roberto Martinez, atteso all'Emirates lunedì prossimo: partita molto difficile, molto più di quanto la classifica attuale possa suggerire perchè i Latics vengono da due partite superlative contro Chelsea e Manchester United e hanno certamente i mezzi per mettere in difficoltà l'Arsenal - almeno sul piano della voglia e della corsa.

Per finire, una parola di elogio per il manager del Wigan, capace di mantenere i piccoli Latics in Premier League nonostante un budget irrisorio e calciatori non certamente eccelsi - soprattutto se paragonati ai diretti concorrenti.
Il tecnico spagnolo, sempre estremamente corretto e mai polemico, ha deciso che lascerà il Wigan al termine della stagione e mi auguro che trovi una panchina all'altezza delle proprie capacità: si fà un gran parlare di Brendan Rodgers dello Swansea e Paul Lambert del Norwich (oltre che Harry bellosguardo Redknapp) ma Martinez e Moyes restano per me due dei manager che diventeranno protagonisti in Premier League una volta che Arsène Wenger e Sir Alex Ferguson abbandoneranno i propri palcoscenici.
Se devo immaginare l'Arsenal del futuro senza Wenger, mi piacerebbe vedere Roberto Martinez uscire dal tunnel dell'Emirates con la tradizionale cravatta rossa che accompagna Arsène da ormai sedici stagioni.

COMMON GUNNERS!

martedì 10 aprile 2012

Arsenal - Manchester City 1-0: Mikel Arteta colpisce ancora, è di nuovo terzo posto!



Can't Buy Class..nemmeno nell'ironia! I Gooners prendono in giro la tipica esultanza dei tifosi del City


Ottantasette lunghissimi minuti di attesa, poi finalmente BOOOOOM! (come direbbe Piers Morgan) ed ecco che anche i Citizens finiscono al tappeto.
Una bordata del centrocampista basco ha fatto capitolare Kompany e soci, più volte vicini ad incassare un gol eppure sempre salvatisi all'ultimo istante.
Tre punti di un peso specifico incalcolabile, ottenuti con una volontà di ferro e meritati fino in fondo: due pali, una traversa, due occasionissime buttate al vento e un gol annullato rendono l'idea dello sforzo messo in campo dai Gunners.
E pensare che avremmo pure potuto perderla, questa partita.
E non sarebbe nemmeno stato così sorprendente, per un qualsiasi tifoso dell'Arsenal.


La calorosa accoglienza dell'Emirates a Samir Nasri
Ed invece il terzo posto è stato riconquistato dopo lo scivolone di Loftus Road, complice il pareggio degli Spurs e il destino della stagione torna così in mano a van Persie e i suoi; niente di meglio per abbordare le ultime sei partite della stagione, gli ultimi sei gradini per mandare in archivio una stagione iniziata malissimo e raddrizzata con orgoglio e grande determinazione.
Dopo l'incredibile contro-salvataggio di Vermaelen sulla linea e l'assurdo cincischiamento dello stesso belga e di Benayoun sulla respinta corta di Hart ho iniziato davvero a credere alla beffa, fortunatamente però la squadra è restata estremamente concentrata e non si è persa d'animo nonostante le evidenti avversità - un grande segno di maturità giustamente ricompensato con l'assolo di Mikel Arteta, sempre più l'uomo della provvidenza ora che Captain Vantastic sta faticando più del solito per trovare la via della rete.


Il tackle che potrebbe costare
9 turni di squalifica a Balotelli
Domani è di nuovo tempo di Premier League, l'inaspettato crollo degli Spurs in casa contro il Norwich e il pareggio che il Fulham ha imposto al Chelsea offrono un'occasionissima all'Arsenal per prendere ulteriore vantaggio sulle dirette inseguitrici ma bisogna fare i conti con la trasferta al Molineaux contro i disperati Wolves: sulla carta non esiste una partita più facile, eppure si diceva lo stesso anche prima di perdere contro il QPR.
Guai quindi a sottovalutare l'impegno di mercoledì sera, come sappiamo tutti ogni passo falso rischia di diventare fatale ed è quindi indispensabile non lasciare nulla al caso, prepararsi per ogni evenienza ed essere ben coscienti che la corsa alla Champions League la vincerà solo la squadra che avrà saputo appellarsi a tutte le forze disponibili - più mentali che tecniche - perchè il finale di stagione e la sua carica di stress e adrenalina possono cancellare qualsiasi divario tecnico sul campo.
Da una parte ci sono squadre dei quartieri buoni che lottano per un traguardo prestigioso, dall'altro invece ci sono giocatori che lottano per restare sulla cartina geografica calcistica e guadagnarsi un altro anno nel paradiso della Premier League.
E niente come questa fame può ribaltare qualsiasi pronostico.

Sono fiducioso e sono sicuro che Arsène Wenger saprà mantenere altissima la concentrazione dei suoi per la trasferta a casa del Wolverhampton, se la squadra metterà in campo la stessa grinta che bisogna aspettarsi dai padroni di casa ecco che il netto divario qualitativo potrebbe davvero venire a galla e permettere ai Gunners di mettere in cascina altri tre punti importanti e aumentare a cinque i punti di vantaggio su Tottenham e Newcastle e sette sul Chelsea.

COMMON GUNNERS!

lunedì 2 aprile 2012

Q.P.R. - Arsenal 2-1: Una sconfitta, una lezione da imparare ma non una CATASTROFE!

SAMBA time...Diakite mette K.O. i Gunners


Dopo sette vittorie di fila, eccoci di nuovo a commentare una sconfitta - per di più arrivata contro la meno pericolosa delle squadre che restano da affrontare da qui alla fine del campionato.
Non c'è molto di cui essere fieri, siamo tutti d'accordo, ma non vedo nemmeno molte ragioni per cadere in depressione dopo la partita di Loftus Road: su un campo infame, contro una squadra che ha rifiutato di giocare a calcio preferendo rinunciare completamente a costruire, si può anche perdere.
Non dovrebbe succedere, ma capita.
Shit happens...

Quando non si riesce a far valere la propria superiorità tecnica, si finisce inevitabilmente su un terreno di scontro non familiare, assolutamente ostile a cospetto del quale è molto difficile trovare una maniera rapida per adattarsi.
Ancora una volta Matk Hughes - proprio come ai tempi del Blackburn - ha costruito il proprio successo sul buon vecchio Kick&Push britannico e ha certamente goduto del trattamento di favore dell'arbitro Mike Dean, reticente nel sanzionare un uso del corpo apparso a tratti eccessivo da parte soprattutto di Mackie e Zamora.
Niente di trascendentale, intendiamoci, ma se l'arbitro avesse anche solo parzialmente impedito ai due attaccanti di usare le maniere forti contro Koscielny e principalmente Vermaelen, ecco che i padroni di casa sarebbero stati privati della loro strategia preferita - o forse l'unica.

Vermaelen ha vissuto in pomeriggio da incubo
Bisogna però tassativamente rendere merito allo spirito combattivo, alla volontà e all'ardore messi in campo dai giocatori del QPR, sempre i primi ad arrivare sul pallone e sempre i più determinati quando si trattava di attaccare come di difendere.
Resto convinto che la vittoria sia una ricompensa troppo grande per quanto mostrato dagli Hoops, sono tuttavia altrettanto convinto che la sconfitta sia la giusta punizione per un Arsenal spaesato, lento e confusionario. Ancora una volta Arsène Wenger ha schierato Ramsey sull'esterno di sinistra - preferendolo a Chamberlain e Gervinho - ed ancora una volta il gallese non ha lasciato la minima traccia sulla partita: cosa pretendere da un regista puro chiamato a fare l'attaccante esterno? Aaron Ramsey non ha lo spunto dell'ala, nonostante un buon dribbling e tanta buona volontà.
Credo che al momento Wenger non possa togliere un Rosicky in forma smagliante ma allo stesso tempo voglia concedere minuti al centrocampista ex Cardiff per continuare il lavoro di sviluppo e affinamento che dovrebbe portarlo ad essere un cardine dell'Arsenal del futuro.
Questo non è certo un buon segno per Gervinho, che non vede una maglia da titolare da quando è rientrato dalla coppa d'Africa: se all'inizio gli è stato concesso tempo per adattarsi alla Premier League, in queste ultime settimane le sue prestazioni spesso inconcludenti sono finite sotto la lente d'ingrandimento senza le tante attenuanti dell'estate scorsa.
L'ivoriano è chiamato adesso a ritrovare la verve dello scorso autunno ma soprattutto il coraggio di osare il dribbling, magari anche la conclusione invece di portare a spasso il pallone in zone periferiche del campo - spetterà a lui quindi decidere se mettersi in prima fila per l'inizio della prossima stagione o restare un jolly da utilizzare saltuariamente.

Nonostante una prova incolore, Walcott aveva riportato
in parita' i Gunners
La partita di Loftus Road ci ha mostrato senza pietà quanto a questo Arsenal manchi un giocatore mancino sulla fascia sinistra, uno al quale i difensori non possano offrire la corsia esterna contando sul fatto che il cross che ne seguirà sarà quasi sicuramente inefficace: non è un caso che gli unici pericoli da quella parte siano creati da Kieran Gibbs, il solo non costretto a rientrare verso l'interno per mettere al centro un pallone pericoloso, come è il caso per Chamberlain e Gervinho: ormai i terzini sanno alla perfezione che sia il giovanissimo inglese che l'ivoriano preferiranno tornare sul destro per crossare o concludere quindi cercano di spingerli il più possibile verso la linea di fondo e forzare un cross impreciso.
Urge una soluzione, soprattutto in vista dell'arrivo del Manchester City domenica prossima: i Citizens hanno un disperato bisogno di vincere per restare il più vicino possibile ai cugini dello United - soprattutto se i Red Devils batteranno il Blackburn stasera - ma sono anche molto nervosi e disuniti in questo momento: prepariamoci ad una partita molto fisica quindi, ci vorrà lo stesso Arsenal iper concentrato che abbiamo ammirato fino a venerdì scorso.
Sono d'accordo con van Persie quando dice che un calendario impegnativo come quello che attende i Gunners da qui alla fine non debba per forza essere un male: come abbiamo visto sabato scorso, affrontare squadre con l'acqua alla gola può rivelarsi molto più complicato che giocarsi uno scontro diretto con Chelsea, Tottenham o Newcastle.
Sembra un paradosso, ma abbiamo imparato durante gli ultimi anni che l'Arsenal finisce sistematicamente in difficoltà contro squadre chiuse in difesa e asfissianti a centrocampo - come mostrato da QPR, Bolton, Wolves e Fulham.
Vediamo quindi come reagiranno i ragazzi di Wenger a questa inaspettata sconfitta e soprattutto come affronteranno sette partite che decideranno tutto - come mai prima d'ora: Arsenal, Tottenham, Chelsea e Newcastle sono tutte chiamate ad un finale di campionato al cardiopalma che potrebbe in un batter d'occhio portarle indifferentemente dal terzo al sesto posto.
Ci vogliono nervi saldi, sarà un buon test per tutti.


COMMON ARSENAL!