giovedì 12 aprile 2012

Wolves - Arsenal 0-3: van Persie-Walcott-Benayoun, missione compiuta


Theo Walcott raddoppia per i Gunners, partita virtualmente chiusa dopo appena undici minuti

























Una partita virtualmente finita dopo nemmeno dodici minuti, quando uno scavetto di Captain Vantastic dagli undici metri e una conclusione chirurgica di Walcott hanno messo knock-out i volenterosi ma calamitosi uomini di Terry Connor.
Eppure a metà del secondo tempo la partita ha rischiato seriamente di tornare in bilico, nonostante l'inferiorità numerica dei padroni di casa, ma ancora una volta Wojcech Szczesny ci ha dimostrato quanta differenza possa fare l'avere un autentico estremo difensore tra i pali: la sua reattività sul colpo di testa ravvicinato e ben piazzato di Kevin Dolyle ha definitivamente spezzato qualsiasi velleità di rimonta da parte dei combattivi Wolves.
Con tutto il rispetto per Almunia e Fabianski, Wojcech è di un'altra pasta - e si vede!


Mo' je faccio er cucchiaio! RvP apre le danze al Molineux
 Nonostante il risultato rotondo, nonostante un controllo praticamente totale del campo e nonostante pochissimi affanni resta l'impressione che per oltre un'ora i Gunners abbiano inconsciamente tirato i remi in barca, non chiudendo la partita quando era il momento: troppi passaggi imprecisi, troppa imprecisione sottoporta, troppa lentezza nella manovra e soprattutto zero cattiveria negli ultimi venti metri - dove nessuno sembrava voler concludere a rete.
Sarebbe bastato poco per zittire definitivamente il Molineux, già sull'orlo di un'aperta contestazione al manager Connor e ai suoi giocatori, ed invece l'Arsenal ha lasciato che i padroni di casa trovassero il modo di farsi via via più intraprendenti, fino all'occasionissima per Doyle; non fosse stato per il portentoso intervento di Szczesny avremmo anche potuto correre il rischio di finire investiti dalla bolgia dei tifosi di casa e buttare una vittoria già acquisita - proprio come successo a Newcastle la stagione scorsa.
Un aspetto da migliorare il prima possibile, soprattutto ora che ogni partita può diventare decisiva per raggiungere un obbiettivo sempre più vicino ma ancora tremendamente in bilico.
Non dimentichiamo che il Tottenham è lontano appena cinque punti esattamente come il Newcastle di Pardew, restano cinque partite da giocare ed esiste quindi ancora il rischio di passare dal terzo al quinto posto - e allora addio programmi ambiziosi per l'anno prossimo.

Walcott, sempre piu' letale in area di rigore
Niente pessimismo però, i Gunners hanno chiuso la partita con Benayoun e si sono visti negare un secondo calcio di rigore piuttosto evidente che avrebbe potuto rendere il risultato ancora più impietoso per i Wolves, ormai prossimi alla retrocessione; l'ottima prestazione di Djourou in difesa e la nuova verve mostrata da Ramsey fanno ben sperare per il finale di stagione e portano a credere che il moto d'orgoglio iniziato dopo la batosta di San Siro non riguardasse solo i "soliti noti" ma piuttosto tutta la rosa, dal capitano all'ultima delle riserve; ho la netta impressione che ora come ora chiunque venga chiamato in causa sia concentrato, dedicato e pienamente consapevole che tutti devono portare il proprio mattone alla costruzione del risultato comune - proprio come fatto dai due sostituti designati di Koscielny e Rosicky.
Adesso spazio al Wigan di Roberto Martinez, atteso all'Emirates lunedì prossimo: partita molto difficile, molto più di quanto la classifica attuale possa suggerire perchè i Latics vengono da due partite superlative contro Chelsea e Manchester United e hanno certamente i mezzi per mettere in difficoltà l'Arsenal - almeno sul piano della voglia e della corsa.

Per finire, una parola di elogio per il manager del Wigan, capace di mantenere i piccoli Latics in Premier League nonostante un budget irrisorio e calciatori non certamente eccelsi - soprattutto se paragonati ai diretti concorrenti.
Il tecnico spagnolo, sempre estremamente corretto e mai polemico, ha deciso che lascerà il Wigan al termine della stagione e mi auguro che trovi una panchina all'altezza delle proprie capacità: si fà un gran parlare di Brendan Rodgers dello Swansea e Paul Lambert del Norwich (oltre che Harry bellosguardo Redknapp) ma Martinez e Moyes restano per me due dei manager che diventeranno protagonisti in Premier League una volta che Arsène Wenger e Sir Alex Ferguson abbandoneranno i propri palcoscenici.
Se devo immaginare l'Arsenal del futuro senza Wenger, mi piacerebbe vedere Roberto Martinez uscire dal tunnel dell'Emirates con la tradizionale cravatta rossa che accompagna Arsène da ormai sedici stagioni.

COMMON GUNNERS!

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