31 maggio 2012

A Day to Forget: Gennaio 2012, la Grande Abbuffata

Bobby Zamora condanna l'Arsenal alla sconfitta, ed è solo l'inizio...


Il titolo della rubrica, A Day To Forget, impedirebbe di fare di tutta l’erba un fascio ma per quanto visto durante quel maledetto mese di Gennaio 2012, é impossibile scegliere un solo momento da dimenticare – tutte e tre le partite giocate in Premier League in quei 31 orrendi giorni sono state difficili da digerire, soprattutto visto il contesto: i Gunners – dopo un inizio di stagione deludente – avevano appena ripreso fiato con una rimonta impressionate e da molti insperata; avevano scalato posizioni su posizioni fino a portarsi di nuovo in contatto zone più consone al blasone del Club ed ecco che in un colpo solo viene tutto cancellato.

Prima la beffarda sconfitta di Craven Cottage, casa del Fulham, dopo essere passati in vantaggio e aver controllato le avanzate dei padroni di casa senza eccessivi patemi; é stata sufficiente una stupida doppia ammonizione rimediata da Johan Djourou per aprire le dighe agli attacchi dei Cottagers: tra l’ottantacinquesimo ed il novantesimo minuto prima Sidwell poi Bobby Zamora hanno trovato il modo di far capitolare la resistenze dei Gunners, rispedendoli a casa senza punti in tasca.
Al di là della sconfitta, fà rabbia la maniera in cui i giocatori di Arsène Wenger si sono fatti dominare fisicamente dagli avversari – Zamora in particolare – senza trovare il modo di arginare questo strapotere fisico; inoltre, l’ennesima espulsione della stagione fà riaffiorare i problemi di disciplina e tenuta nervosa di van Persie e compagni, troppo spesso ridotti in inferiorità numerica per ingenuità o impetuosità.
Serve maturità, al più presto.

L’esame di riparazione arriva due settimane dopo al Liberty Stadium, contro il sorprendente Swansea di Brendan Rodgers: i gallesi sono in una situazione di classifica piuttosto tranquilla, stanno smentendo tutti i bookmakers veleggiando verso una salvezza tanto comoda quanto insperata.

Danny Graham esulta, altra delusione per i Gunners
L’Arsenal invece ha sete di punti, ha bisogno di continuare quella rimonta disperata verso le zone europee della classifica e possiede soprattutto qualità tecniche tali da poter fare un sol boccone degli Swans; l’inizio infatti promette molto bene, Robin van Persie trova immediatamente il varco giusto alle spalle dei difensori e fà secco l’incolpevole Vorm con un tiro potente e preciso. Uno a zero per i Gunners, partita apparentemente in discesa.
Apparentemente, appunto, perchè lo Swansea inizia a toreare con il centrocampo dell’Arsenal e nascondere il pallone agli avversari – costringendoli a correre a vuoto: la conseguenza é facilmente immaginabile, i padroni di casa trovano il pareggio grazie ad un rigore (generoso) accordato quando Dyer viene in contatto con Aaron Ramsey all’interno dei sedici metri.
Nonostante qualche ghiotta occasione, l’Arsenal soffre tremendamente  il ritmo degli avversari, le loro geometrie e soprattutto la loro grande determinazione – mai eguagliata dai Gunners durante tutti i novanta minuti. Lo Swansea trova quindi il meritato gol del vantaggio, grazie alla rete dello scatenato Nathan Dyer, e sembra sul punto di seppellire definitivamente i sogni di rimonta quando – dal nulla – Theo Walcott viene imbeccato da Johan Djourou e supera il portiere Vorm con un delicato pallonetto.
Due pari, l’Arsenal trova un pareggio assolutamente inatteso (e forse immeritato) ma non riesce a comportarsi da grande squadra e approfittare di questo enorme regalo – lasciando invece che lo Swansea trovi il nuovo sorpasso.
Sessantasette secondi dopo il gol di Walcott – SESSANTASETTE SECONDI – sia Mertesacker che Koscielny si addormentano  e lasciano che Danny Graham s’involi tutto solo verso la porta di Wojciech Szczesny e lo trafigga con un preciso destro incrociato.
Tre a due per i padroni di casa, un’altra occasione buttata al vento da un Arsenal immaturo e sbadato.

Con il morale sotto i tacchi e tanti dubbi nella testa, una settimana più tardi l’Arsenal si appresta a ricevere il Manchester United, quel Manchester United che ad inizio stagione aveva strapazzato i Gunners con un sonoro otto a due ad Old Trafford.

Ci sarebbe spazio per una vendetta, ci sarebbe modo di cancellare l’onta della partita di andata e in generale tutto questo periodo cupo, ma gli avversari non sono certo di passaggio a Londra per una passeggiata: da una parte ci sono Rooney, Nani, Valencia e Giggs – gente che ha già (purtroppo) espuganto l’Emirates Stadium diverse volte.

E per quanto le speranze possano volare alte, la realtà ci dice chiaramente che tra le due squadre c’è un divario.

Un abisso, a dirla tutta.

Ed infatti ecco che i Red Devils prendono in mano lo spartito e costringono l’Arsenal a rincorrere, ad annaspare fino al crollo, al minuto quarantacinque: cross dell’eterno Giggs, colpo di testa facile per Antonio Valencia sul palo lontano e Manchester United in vantaggio a casa dei Gunners.
Nonostante lo svantaggio, i ragazzi di Arsène Wenger rientrano dagli spogliatoi con una carica ed una determinazione più che benvenute che costringono gli uomini di Sir Alex Ferguson a rivedere i propri piani di dominio; Johan Djourou, messo in croce da Giggs per tutto il primo tempo, viene sostituito dal giovane Nico Yennaris ed ecco che la fascia destra dei Gunners diventa immediatamente più solida, togliendo spazi alle avanzate degli avversari; il centrocampo ritrova coesione e ritmo, recuperando palloni su palloni e migliorando sensibilmente la distribuzione; soprattutto in attacco c’è quel ragazzino che sta facendo impazzire Rafael con accelerazioni e qualsiasi sorta di trucco: si chiama Alex Oxlade Chamberlain, non ha ancora 18 anni e trova da solo il modo di far esplodere l’Emirates Stadium al minuto settanta, quando da sinistra taglia verso l’area di rigore e inventa un sublime passaggio filtrante, trasformato nel gol del pareggio dal puntuale van Persie.
Uno a uno, l’Emirates é di nuovo una bolgia.
Si torna timidamente a sperare in una clamorosa vittoria quando una scelta di Arsène Wenger dalla panchina manda gli spettatori su tutte le furie: fuori Chamberlain, dentro Arshavin.

Antonio Valencia batte Vermalene e Szczesny, altra sconfitta in arrivo...
Gli ululati dagli spalti diventano assordanti, i commenti dei cronisti sono a metà tra lo stupore e lo smarrimento e perfino il capitano dei Gunners, immortalato da una delle tante telecamere puntate sul terreno, si lascia andare ad un grido di disappunto.
Difficile a dirsi, ma quello assomiglia tremendamente ad un segno di resa: fuori il giocatore più vivace e intraprendente e dentro il folletto russo, da qualche mese piuttosto deludente.
Mancano quindici minuti al termine, l’Arsenal potrebbe ancora credere alla vittoria finale ma sembra che qualcosa si sia rotto all’interno della squadra – sembra che la manovra non sia fluida come all’inizio della ripresa; il Manchester United fiuta l’occasione, sente che l’avversario sta perdendo convinzione e decide quindi di rituffarsi in attacco.
Anche Ferguson, dalla panchina, porta il suo contributo all’assalto finale togliendo il subentrato Rafael – ormai inutile vista l’uscita di scena di Chamberlain – e mette dentro il jolly Park per aumentare la pressione sulla difesa dell’Arsenal.
La mossa funziona alla grande, purtroppo: a meno di dieci minuti dalla fine della partita, Antonio Valencia scappa ancora una volta sulla corsia di destra e mette il pallone al centro per Danny Welbeck, bravo e fortunato nel superare Wojciech Szczesny.
Arriva il triplice fischio finale, per fortuna la stagione é ancora lunga e l’Europa non é troppo lontana.

Per fortuna, questo maledetto Gennaio é finito.

30 maggio 2012

A Day to Forget: 20 Agosto 2011, Arsenal vs Liverpool 0-2

Ultima da Gunner per Samir Nasri, non una prestazione memorabile


Spesso i debutti casalinghi dell’Arsenal sono stati lontanti dall’essere scintillanti, ma l’inizio della stagione 2011/2012 all’Emirates Stadium è stato davvero orribile.

Non tanto per la prestazione, a tratti encomiabile, quanto per la sensazione lasciata alla fine della partita: questo Arsenal ce la mette tutta, ma non basta.

Una sensazione dura da mandare giù, una realtà difficile da accettare perchè ci metterebbe tutti davanti ad uno specchio ad ammirare un’immagine che mai avremmo voluto vedere – cioé un Arsenal semplicemente non all’altezza.

Di fronte ai Gunners c’è il nuovo Liverpool di Kenny Dalglish, pur privo di Luis Suarez e Raùl Meireles  entrambi sistemati in panchina, quindi l’avversario non é certo dei più abbordabili; inoltre bisogna fare i conti con le assenze di Kieran Gibbs, Song e Gervinho che costringono Wenger a puntare sui debuttanti Carl Jenkinson in difesa e Emmanuel Frimpong sulla mediana.

La vera notizia del pomeriggio, però, è la presenza nell’undici titolare del ribelle Samir Nasri, che alcuni giornali danno già d’accordo con il Manchester City mentre altri reputano inrreversibilmente interrotte le trattative tra il francese e il Club di Mancini; il trattamento dell’Emirates verso Nasri è quindi un misto di fischi e incoraggiamenti – non certo la cornice migliore.

Frimpong fatica a contenere la delusione dopo l'espulsione
L’inizio di partita è incoraggiante, i debuttanti sembrano controllare bene l’emozione della prima volta ma ben presto il Liverpool trova importanti varchi in contropiede, complice un’organizzazione non eccellentetra i reparti.
Frimpong, uno dei migliori nel primo tempo, riesce a tappare le tante falle che si aprono a centrocampo ma non ha certo la tecnica di Song e fatica quindi a distribuire i palloni recuperati;
al suo fianco Aaron Ramsey non riesce a trovare il bandolo della matassa tra Lucas Leiva e Charlie Adam, correndo spesso a vuoto; Samir Nasri, con la testa ormai altrove, prova qualche accelerazione ma non é incisivo come la stagione precedente. Il centrocampo fatica molto, pur mettendoci grande impegno, e gli esterni non aiutano più di tanto nè in difesa, nè in attacco: Theo Walcott no crea mai grattacapi a Josè Enrique mentre dall’altra parte Andrey Arshavin è apatico come accaduto troppo spesso recentemente.



Naturale quindi che Robin van Persie, al rientro dopo la squalifica, non riesca ad essere incisivo come dovrebbe – facendo quindi passare a Carragher, Agger e Reina un pomeriggio piuttosto tranquillo.

Come dicevo all’inizio, la sensazione che lascia questo Arsenal é davvero strana: ci sono grande impegno, grande senso di responsabilità verso i tifosi, grande determinazione ma dove sono finite la velocità, la tecnica e la fantasia? Dove sono le manovre avvolgenti, gli uno-due al limite dell’area?

In definitiva, dov’è il VERO Arsenal?

Il timore è che quell’Arsenal, il VERO Arsenal, sia sparito per sempre: l’addio di Fabregas, la probabile partenza di Nasri, l’infortunio di Jack Wilshere e il lento recupero di Ramsey tolgono ai Gunners tutte le fonti di gioco, trasformando la manovra in una lenta, prevedibile serie di passaggi in orizzontale.

Può davvero Arsène Wenger aver sbagliato completamente le proprie scommesse? Il dubbio esiste, ed è pure bello solido.

Suarez e Meireles festeggiano la vittoria all'Emirates
Il secondo tempo della partita non fà altro che confermare le tante paure dei Gooners, soprattutto quando Frimpong rimedia il secondo giallo della partita e macchia un ottimo esordio con un’espulsione – per quanto forse esagerata – lasciando la squadra in dieci per venti minuti.
Venti lunghi minuti che permettono al Liverpool di crescere ancora in autorità e trovare la via del gol, nella maniera più atroce: Luis Suarez s’infila in area di rigore ma viene contrastato da da Ignasi Miquel, il cui rinvio finisce per colpire l’accorrente Ramsey e trasformarsi in un subdolo pallonetto che scavalca il sorpreso Szczesny.
Uno a zero per gli ospiti con appena nove minuti da giocare e un uomo in meno in campo – missione impossibile.
nfatti allo scadere arriva anche il raddoppio, firmato dallo stesso uruguaiano: Raùl Meireles trova un varco sulla destra e crossa basso a centro area per l’accorrente Suarez, cui non resta che depositare comodamente in rete.

Due a zero, partita finita.

Finite anche le speranze?

29 maggio 2012

SCELTI DA VOI, ecco la TOP 3 dei lettori di Clock End Italia


#3 Laurent Koscielny, difensore (43% dei voti)




Chi lo avrebbe mai detto, dopo il disastro di Wembley? Il difensore centrale ex Lorient, arrivato la stagione scorsa, ha saputo trasformarsi in uno dei più affidabili stopper dell’intera Premier League nell’arco di appena un’estate.

Dopo aver sofferto – e non poco – nella prima parte della sua prima stagione in Inghilterra, Koscielny sembrava destinato a guardare la maggior parte delle partite di quest’anno dalla panchina, soprattutto dopo l’arrivo di Per Mertesacker.

Invece, complice un infortunio di Vermaelen e il periodo d’adattamento necessario al difensore centrale tedesco, Kos é stato uno dei giocatori più utilizzati da Arsène Wenger durante la stagione: 42 presenze all’attivo tra campionato, Champions League, FA Cup e Carling Cup – con un bonus di tre gol.

Di tutte le qualità messe in mostra quest’anno, la solidità ed il coraggio sono di sicuro quelle che hanno impressionato maggiormente tifosi e stampa: il francese ha saputo (ri)conquistarsi un posto nel cuore dei tifosi dell’Arsenal con interventi duri e spettacolari, mettendo spesso il proprio corpo tra il pallone e la porta e dando sempre il 100% ogni volta che è stato chiamato in causa.

La sua intesa con Vermaelen é cresciuta in maniera esponenziale, così come la fiducia del francese nei propri mezzi e l’autorità nel guidare le ripartenze dei Gunners dalla propria metà campo.

Resta qualche di errori da correggere, soprattutto quell’irruenza costatagli dieci ammonizioni ed alcuni autogol evitabili, ma il grande impegno del difensore è stato ampiamente ripagato dalla nuova fiducia concessogli da Wenger e dall’Emirates Stadium, oltre che dalla convocazione per Euro 2012 e il gol decisivo contro il W.B.A. che è valso la qualificazione diretta alla prossima Champions League.





#2 Mikel Arteta, centrocampista (43% dei voti)




Partiti Samir Nasri e Cesc Fàbregas, in tanti aspettavano il grande colpo di mercato che avrebbe permesso all’Arsenal di restare competitivo nonostante le cessioni eccellenti: si parlava di Mario Götze, di Juan Mata, di Eden Hazard e di tanti altri potenziali fuoriclasse che Arsène Wenger avrebbe trasformato in campioni – come fatto con i due emigrati di lusso.

Ed invece i giornali non dicevano nulla, la rete taceva e il tempo scivolava pericolosamente via fino alla chiusura ufficiale del mercato.

All’ultimo minuto dell’ultimo giorno di mercato, ecco che arriva finalmente un annuncio: “l’Arsenal FC comunica di aver ingaggiato dall’Everton FC il calciatore Mikel Arteta per una cifra non specificata. Tutti all’Arsenal FC danno il benvenuto a Mike augurandogli i migliori successi.”

Mikel Arteta? Tutto qui?

Forse ero uno dei pochi veramente estasiati dalla mossa last minute di Wenger, altro che panic buy!

Stampa e critici non facevano altro che indicare l’inesperienza dei giocatori dell’Arsenal quale causa della serie di annate senza trofei, quando finalmente arriva un giocatore all’apice della propria carriera e con centinaia di partite sulle spalle, ecco che di colpo non va bene nemmeno questo.

Ma come?



Mikel Arteta é sempre stato il mio sogno segreto, ogni volta che mi capitava di guardare l’Everton giocare mi chiedevo perché Arsène non si decidesse a consegnare il basco ai palcoscenici che meritava (con tutto il rispetto per Goodison Park) e portarlo all’Emirates Stadium: uno dei pochissimi centrocampisti davvero completi in circolazione, uno con due piedi squisiti e una visione del campo in cinemascope, uno da Arsenal insomma.

Con in più una propensione alla conclusione dalla distanza che avrebbe aggiunto una nuova dimensione alle dinamiche della squadra.

Arteta è uno di quei giocatori che si sentono quando ci sono, ma soprattutto quando mancano: la tecnica nel centrocampo dell’Arsenal non manca di certo, come la fantasia, ma pochi sono in grado di organizzare il reparto come il basco, tenere unito il centrocampo con la difesa e l’attacco e allo stesso tempo catalizzare decine di palloni per smistarli velocemente e in maniera precisa.

Mikel Arteta non è certo Fabregas, ma in questo momento rappresenta tutto quello di cui  Wenger aveva bisogno: affidabilità, esperienza, carisma e geometrie da condividere con i vari Song, Ramsey e Wilshere – quando tornerà. Non é certo appariscente, raramente é spettacolare, ma é certamente uno su cui contare e uno cui affidare i palloni scottanti perchè li disinneschi prima di consegnarli in avanti. In una squadra che spesso soffre di improvvisi cali di concentrazione, avere uno sempre nel cuore della partita è manna dal cielo.

Le sue statistiche parlano di 38 presenze e sei gol – il più importante dei quali contro il Manchester City – ma non esistono numeri che possano spiegare l’importanza del basco in squadra: è sufficiente vedere quanto la qualità del gioco dell’Arsenal finisca in picchiata quando Arteta non é in campo, quanto la manovra risulti lenta e confusa se non è l’ex Everton a guidarla.

Credo sia il complimento migliore per un centrocampista.





#1 Robin van Persie, attaccante (87% dei voti)




Che sorpresa! 37 gol in 48 partite, capocannoniere e miglior giocatore della Premier League sia per i colleghi che per i giornalisti – naturale quindi che sia lui il miglior giocatore della stagione anche per voi lettori di Clock End Italia.

Finalmente una stagione senza infortuni, ed ecco cosa l’olandese è in grado di fare: gol spettacolari, assist sontuosi, giocate meravigliose ed una leadership tanto innata quanto sorprendente.

Che Captain Vantastic fosse un giocatore di livello mondiale lo si era già intuito nella parte finale della scorsa stagione, quando ha trascinato l’Arsenal al quarto posto finale, ma la definitiva consacrazione é arrivata con la stagione appena finita e la piena consapevolezza di essere una vera superstar: la fascia di capitano gli ha fatto compiere quel passo in più che serviva a renderlo consapevole di poter guidare la squadra dentro e fuori dal campo, un corpo finalmente affidabile lo ha lasciato libero di esprimere il suo calcio mervaigliosamente efficace.

Difficile scegliere quale sia il momento migliore della sua stagione, tante sono le istantanee di una stagione eccezionale: la tripletta al Chelsea, la volée contro l’Everton, la conclusione vincente ad Anfield, la rete contro gli Spurs o quel pallonetto sfortunato contro lo Swansea, sono troppe le perle regalate dall’olandese a noi Gooners.

Lascio quindi a voi l’ardua scelta, io non sarei proprio in grado.

Esattamente come non sono in grado di capire se l’olandese rinnoverà o meno quel dannato contratto – in scadenza il prossimo 30 Giugno.

Ci aspetta un’estate di trepidazione e ansie, prepariamoci Gooners!


27 maggio 2012

Save The Date: 26 Febbraio 2012, Arsenal vs Spurs 5-2

Theo Walcott segna il gol del 4 a 2, l'Emirates esplode di gioia

Immagenatevi lo scenario catastrofico: i Gunners sono reduci da due sconfitte pesantissime, nel risultato quanto nelle conseguenze, contro il Milan in Champions League (0-4) e il Sunderland in FA Cup (0-2) che ne hanno di fatto decretato la fine di ogni sogno di gloria; all’Emirates Stadium arrivano gli acerrimi rivali del nord di Londra, lanciati come non mai verso le zone alte della classifica e distanti ben dieci punti dagli uomini di Wenger.

Per mantenere una minima speranza di riacciuffare il quarto posto e accedere ai preliminari di Champions League, l’Arsenal DEVE vincere e cercare di inanellare una serie positiva che sia duratura anziché continuare sulla falsariga di una stagione altalenante e francamente deludente fino a lì.

Bisogna però fare i conti con la squadra di Harry Redknapp, stabilmente in lotta con le due big di Manchester e decisa a compiere uno storico double contro l’Arsenal dopo la vittoria dell’andata. Sembrano lontani i giorni in cui il North London Derby era inevitabilmente a tinte biancorosse, da qualche partita a questa parte gli Spurs sembrano aver preso il sopravvento dopo un lungo dominio dei Gunners; tanto più che dopo una manciata di minuti gli ospiti sono già in vantaggio, cortesia del neo arrivato Louis Saha e del posizionamento inguardabile di Vermaelen&Co.
Al momento del goal dell’ex centravanti dell’Everton, la classifica diceva che gli Spurs avevano accumulato ben 13 punti di vantaggio sull’Arsenal, eppure il peggio doveva ancora venire.

Alla mezz’ora l’esterno gallese Gareth Bale, inarrestabile, s’infila nell’area di rigore di Szczesny per guadagnarsi un rigore estremamente discutibile – accordato però dall’arbitro Mike Dean.
Sul dischetto di presenta nientemeno che il più detestato degli ex, quell’Emmanuel Adebayor che ha più volte fatto infuriare noi Gooners con dichiarazioni e comportamenti a dir poco sopra le righe.
Come nel peggiore degli incubi, il pallone finisce dritto in fondo alla rete e la partita sembra finita dopo appena 34 minuti – e con essa tutto il campionato.

Niente Champions League, niente St. Totteringham Day.

Uno scenario catastrofico, appunto.


van Persie e Sagna esultano per l'insperato pareggio
Succede però che dal nulla il redivivo Bacary Sagna, al rientro dopo essersi rotto il perone durante il derby di andata, impatta un perfetto cross di Mikel Arteta e riapre in qualche modo una partita che sembrava ormai persa.
Nemmeno una manciata di minuti ed ecco che succede l’imponderabile, l’insperato: un goffo rinvio di Assou-Ekotto finisce dritto sui piedi di Captain Vantastic, l’olandese ricama un paio di dribbling di rara eleganza per poi scaraventare un magnifico sinistro a giro oltre le braccia protese di Brad Friedel e dritto in fondo al sacco – apoteosi all’Emirates Stadium!
Dall’inferno al paradiso in meno di dieci minuti, quanti di voi avrebbero messo la firma su un pareggio tanto insperato (e immeritato)?

Al rientro dagli spogliatoi, tra timori di un crollo improvviso e sogni di rimonta, i ragazzi di Arsène Wenger riprendono esattamente da dove avevano lasciato, mettendo immediatamente alle corde gli Spurs e trafiggendoli dopo cinque minuti: incursione sulla destra di Sagna, cross basso a centro area sul quale si avventa come un falco Tomas Rosicky; il tocco del ceco non lascia scampo a Friedel, immobile come una statua di sale, ed il regista ex Borussia Dortmund può festeggiare il ritorno al gol dopo oltre un anno.

Un segno del destino, forse, o semplicemente la giusta ricompensa per i tanti tifosi che nonostante le avversità sono sempre rimasti dalla parte della squadra e del manager.


Un anno di attesa per il gol piu importante
Il ritmo della partita cala, l’Arsenal riprende fiato dopo un forcing indiavolato ed ecco che riaffiorano i soliti dubbi, che hanno accompagnato tutta la stagione fino a questo punto: sarà la squadra in grado di arginare una possibile reazione degli Spurs? Sapranno i ragazzi in campo controllare i nervi e reggere la pressione di un risultato tanto fondamentale?
Tutte le risposte tanto agognate arrivano nello spazio di nemmeno centottanta secondi, tra il 65esimo e il 68esimo miunto: prima Robin van Persie, solo contro due avversari, li ubriaca entrambi e serve un pallone d’oro a Theo Walcott – che lo trasforma nel gol del 4 a 2 con un delicato pallonetto ai danni di Friedel; poi Alex Song inventa un sublime lancio che elude il fuorigioco del Tottenham e lancia ancora Walcott a tu per tu con il portiere statunitense, trafitto per la quinta volta.

CINQUE a due in poco più di un’ora, dopo essere stati in bilico sull’orlo del baratro (e forse oltre): cosa chiedere di più?


Alle 14:04 del 26 Febbraio 2012, l’Arsenal era sotto di due gol e lontano tredici punti  dai cugini degli Spurs – alle 15:18 dello stesso giorno i punti di distacco erano diventati sette e la stagione dei Gunners riprendeva un minimo di significato: il quarto posto era agguantato ma soprattutto il terzo posto occupato dal Tottenham non era poi così lontano e l’idea di poter festeggiare per un’altra volta il caro St. Totteringham Day assomigliava sempre meno ad un’utopia e sempre di più ad un progetto.

26 maggio 2012

Save The Date: 11 Febbraio 2012, Sunderland vs Arsenal 1-2

King Henry II, la classe non é mai acqua e non soffre i segni del tempo


Ci sono state partite migliori, weekend più eccitanti, cornici più stimolanti ma la vittoria conquistata allo Stadium of Light di Sunderland quel sabato 11 Febbraio 2012 resta uno dei momenti fondamentali della stagione 2011/2012 dei Gunners.

Il copione era esattamente quello previsto, ovvero un Sunderland combattivo, confusionario e generoso che si era messo nella propria metà campo per invitare l’Arsenal a scoprirsi per colpirlo in contropiede – e il piano sembrava funzionare a meraviglia.

Gli uomini di Arsène Wenger avevano il totale controllo del pallone ma sbattevano inevitabilmente sulla doppia linea difensiva messa in campo da Martin O’Neill, bravissimo nel ridurre al minimo gli spazi vitali sulla propria trequarti, e a nulla servivano gli sforzi sugli esterni di Sagna e Vermaelen.



Anzi.


Aaron Ramsey pareggia i conti, con un bel bacio della dea bendata
Già, perchè ogni volta che i due terzini salivano per dar man forte in attacco, dietro di loro si aprivano voragini molto invitanti per gli esterni di centrocampo dei Black Cats; proprio in un’occasione simile, appunto, il giovane McClean si é involato verso Szczesny approfittando furbescamente dell’infortunio di Mertesacker e non si é fatto pregare quando si é trattato di trafiggere l’estremo difensore dei londinesi.

Uno a zero per i padroni di casa, un altro pomeriggio di frustrazione per Gunners e Gooners si profilava all’orizzone: difficile scardinare la difesa del Sunderland, quasi impossibile farlo quando la squadra di O’Neill passa in vantaggio.

Fedele al proprio stile, i Gunners si limitavano a far girare il pallone attorno all’area di rigore avversaria, senza tuttavia mai trovare lo spiraglio per rendersi pericolosi.

L’infortunato Mertesacker viene rimpiazzato da Aaron Ramsey, con Song spostato in difesa, e in pochi vedono nel gallese un uomo in grado di trovare il grimaldello giusto per far saltare la tripla serratura della porta di Mignolet, ed invece ecco che il neo entrato indovina il tiro vincente dopo un batti e ribatti nei pressi dell’area di rigore avversaria.

Il gallese é bravo a provarci e fortunato quando il pallone calciato non alla perfezione sbatte su entrambi i pali, danzando pericolosamente sulla linea di porta prima di infilarsi definitivamente in rete.



Uno a uno, un risultato insperato visto come si erano messe le cose.

Eppure il bello doveva ancora venire!



Si perchè poco prima del vantaggio del Sunderland, Arsène Wenger aveva inserito Thierry Henry al posto di Alex Oxlade-Chamberlain per cercare di rendere tangibile un dominio troppo sterile; una mossa che ripagherà alla grande, ma non nell’immediato: il Sunderland, reduce da 120 minuti intensissimi in FA Cup contro il Middlesbrough, pare accontentarsi del pari e torna a parcheggiare il bus davanti alla propria area di rigore.

Pochi spazi, poche opportunità, pochi spiragli ed un campo via via meno praticabile rendono la vittoria un miraggio più che un’opportunità, le speranze sembrano svanire quando al novantesimo l’infallibile van Persie consegna malamente alle braccia protese di Mignolet un invitantissimo pallone crossato al centro dal subentrato Arshavin.

Il russo però trova un secondo guizzo a pochi secondi dalla fine, liberandosi sulla sinistra prima di mettere in mezzo un altro pallone molto invitante: a centro area ci sono John O’Shea e Micheal Turner, ma c’è soprattutto il redivivo Thierry Henry, alla sua ultima partita in Premier League dopo il breve prestito concesso dai New York Red Bulls.



Come volete che sia andata a finire?

...ovviamente é finita col pallone in rete...come le 228 volte prima!

25 maggio 2012

Save The Date: 9 Gennaio 2012, Arsenal vs Leeds 1-0


Tutti in piedi, the King is back!


Un anonimo terzo turno di FA Cup in scena all’Emirates contro un Leeds United scivolato nelle serie minori, un undici titolare in cui trovano spazio tanti giovani che necessitano di fare esperienza e quidi pochissime aspettative da una fredda serata di Gennaio – non fosse che stasera si festeggia un graditissimo ritorno.

E che ritorno!

Sua maestà King Thierry Henry torna per dar man forte ad un Arsenal in crisi, che sarà presto privato di Gervinho e Chamakh a causa della Coppa d’Africa: il francese parte ovviamente dalla panchina, ha perso lo smalto dei suoi anni migliori ma rappresenta un modello da seguire per i tanti giovani che popolano lo spogliatoio dei Gunners – a cui serve disperatamente un leader da seguire.

Per quanto in tanti si aspettino una goleada da parte dei padroni di casa, bisogna fare i conti con un Leeds che é arrivato a Londra per fare il più classico degli sgambetti, prendendosi lo scalpo di una delle squadre più blasonate d’Inghilterra: d’altrone, vista la fragilità della squadra di Arsène Wenger, non esiste momento migliore per sognare il colpaccio.
La partita infatti si dimostra subito molto più complicata di quanto ci si potesse attendere: il dominio é assoluto, la manovra fluida ma l’Arsenal non trova la via della rete a causa dell’imprecisione dei vari Arshavin, Chamakh e Ramsey – tutti incapaci di centrare il bersaglio al momento opportuno.
Personalmente, mi aspettavo dalla partita una vittoria non troppo faticosa e magari la ciliegina sulla torta di un gol di Titi, per coronare la serata; ammetto che ero molto pessimista circa il reale impatto che Henry avrebbe potuto avere in campo, dopotutto il francese ha sempre fatto di accelerazione e velocità le sue armi principali – armi di cui purtroppo non era più in possesso.
Mi sarei accontentato quindi se Thierry avesse potuto fare da chioccia ad un gruppo di giocatori molto spaesato, segnando magari qualche gol qua e là per coronare un ritorno da leggenda.

Tutto l'interesse della partita era rivolto al Grande Ritorno
L’Arsenal domina in lungo e in largo, eppure il Leeds dà questa stana sensazione di pericolosità, pur non creando veri e propri grattacapi all’inedita linea difensiva formata da Coquelin (cui subentrerà Yennaris), Squillaci, Koscielny e Miquel.
La sensazione viene sinistramente confermata quando il finlandese Vayrynen crea una discreta confusione nell’area di Gunners e il compagno di squadra Becchio spreca un’ottima occasione sparando il pallone oltre la traversa; si mette male, i Gunners dominano ma non passano in vantaggio e quindi lo spettro della beffa si fà sempre più reale – una situazione già vissuta troppe volte.
Il primo tempo si conclude sullo zero a zero e il risultato non cambia per una buona fetta della seconda frazione, cominciata sulla falsariga della prima: dominio territoriale, occasioni da gol a ripetizione ma niente da fare per i Gunners – sempre bloccati sullo zero a zero dagli uomini di Grayson.

Thierry Henry si alza dalla panchina per iniziare il riscaldamento.

Alex Chamberlain ci prova per tre volte, Arteta costringe Lonergan ad una gran parata con una bella conclusione da lontano e il difensore Aiden White devia in maniera provvidenziale un pallone che Chamakh avrebbe potuto facilmente accompagnare in rete.

Thierry Henry si toglie la tuta e si avvicina alla linea laterale, è arrivato il grande momento.

Arsène Wenger richiama Marouane Chamakh, ancora una volta deludente, e lo rimpiazza con Thierry Henry: l’Emirates Stadium esplode in un boato assordante, ma il risultato é ancora inchiodato sul pareggio e il tempo inizia a scarseggiare.
L’Arsenal continua il suo forcing forsennato, costringendo la difesa del Leeds agli straordinari, ed ha ammassato l’incredibile numero di 28 occasioni da gol fino a questo punto – contro 1 da parte del Leeds.
La partita dev’essere in qualche modo stregata, penso tra me e me, poi all’improvviso Alex Song raccoglie un pallone sui venticinque metri ed alza la testa alla ricerca di un compagno: Henry è in fuorigioco ma compie rapidamente due passi all’indietro per rimettersi sulla linea difensiva del Leeds, precisamente alle spalle di Thompson; Alex Song alza la testa e passa il pallone in un angusto corridoio tra lo stesso Thompson e O’Dea e in quell’esatto momento il tempo si arresta.

Thierry Henry controlla il pallone con il destro, entrando in area di rigore.
Thierry Henry controlla la posizione del portiere avversario con un rapido sguardo.
Thierry Henry apre il suo leggendario piattone destro e lascia partire un rasoterra a giro.
Thierry Henry corre come un indiavolato lungo la linea di fondo, in estasi.
Thierry Henry continua a correre per andare ad abbracciare Arsène Wenger in panchina.

Il festeggiamento selvaggio é finito in un abbraccio al mentore Arsène Wenger

Non ci posso credere, lo ha fatto di nuovo!
Thierry Henry ha fatto tornare indietro le lancette dell’orologio di qualche anno, quando di gol così ne segnava regolarmente una trentina all’anno.
Quando il pallone é scivolato in fondo al sacco mi sono trovato inginocchiato davanti al televisore – giuro.
uello che all’inizio era solo un insignificante terzo turno di FA Cup contro una nobile decaduta come il Leeds, in una fredda serata di Gennaio si é improvvisamente trasformato in uno dei momenti più emozionanti della stagione.

Sono bastati due tocchi di quel piede destro magico per cambiare la storia di una serata, dopotutto non é questo ciò che distingue i fuoriclasse?

24 maggio 2012

Save The Date: 6 Marzo 2012, Arsenal vs Milan 3-0

Mission Impossible non riuscita, ma tenete pure la testa alta Gunners!

Cinque a due ai cugini del Tottenham poi due a uno ad Anfield contro il Liverpool di Kenny Dalglish ed ecco che arriva la più difficile delle partite: all’Emirates Stadium arriva il Milan di Ibrahimovic, Robinho e Boateng – i tre mattatori che hanno schiantato i Gunners all’andata, seppellendo sotto quattro gol i sogni di gloria europei dei ragazzi di Arsène Wenger.

Che fare? Risparmiare i titolari per la corsa al quarto posto in campionato oppure credere in una rimonta impossibile?

In tutta la storia delle competizioni europee, solo TRE volte una squadra é stata in grado di recuperare un deficit di quattro gol. Una statistica che non supporta i voli pindarici.

Parte del dubbio viene spazzato via dalla sfortunata serie di infortuni che escludono dal match Arteta, Benayoun e Diaby, con Tomas Rosicky in forte dubbio fino all’ultimo secondo: un po’ per scelta, un po’ per obbligo, Wenger decide di schierare il giovanissimo Oxlade-Chamberlain nell’undici titolare affidandogli il ruolo di trequartista – una sorta di consacrazione.



L’inizio della partita chiarisce immediatamente che i Gunners non sono scesi in campo per onorare semplicemente la competizione, sono lì per rincorrere una qualificazione che avrebbe del leggendario.

La maggior parte dei tifosi, pur covando un sogno impossibile, si accontenterebbe di dimostrare al Milan e all’Europa intera che il vero Arsenal non é quella squadra disunita e sfortunata che ha regalato la qualificazione agli uomini di Allegri, ma piuttosto una squadra temibile e difficile da arginare, soprattutto quando le cose girano per il verso giusto.

Fondamentale poi sarebbe chiudere la partita senza infortuni – van Persie in primis – per poter continuare a rincorrere il vero obbiettivo della stagione, la qualificazione alla prossima Champions League.

Quando Laurent Koscielny incorna perfettamente il calcio d’angolo di Chamberlain, tuttavia, l’Emirates Stadium intero inizia a credere alla rimonta e quando, venti minuti dopo, Rosicky mette in rete il pallone del due a zero, ecco che lo stadio si trasforma in una bolgia.

Due a zero dopo ventisei minuti, la qualificazione torna incredibilmente in bilico nonostante il risultato dell’andata.

Koscielny apre le danze, la rimonta impossibile comincia
Al 42esimo Alex Chamberlain dimostra a milioni di tifosi perché – nonostante la giovanissima età – si parla talmente tanto del suo talento e del suo potenziale: ricevuto il pallone sulla fascia destra, The Ox non ci pensa due volta e punta dritto verso l’area di rigore, incurante della marcatura di Mesbah e del raddoppio di Nocerino; non c’é lo spazio per passare, intendo FISICAMENTE, eppure il centrocampista dell’Arsenal riesce in qualche modo a far passare il pallone oltre gli avversari e li costringe a stenderlo per impedirgli di trovarsi a tu per tu con Abbiati.

L’arbitro esita qualche infinito istante, poi decide finalmente di indicare il dischetto del rigore!

Robin van Persie sistema per bene il pallone che potrebbe rendere la rimonta DAVVERO fattibile, prende una breve rincorsa e spedisce la sfera alla sinistra di Abbiati, tuffatosi inutilmente sulla sua destra.

Tre a zero in meno di quaratacinque minuti, un risultato insperato anche per il più incallito dei sognatori.



Un brivido freddo scuote i tifosi di casa a pochi secondi dall’intervallo quando El Sharaawy si presenta a tu per tu con Wojciech Szczesny, salvo poi spedire malamente a lato.



RvP non affonda il colpo, il Milan e salvo. E il sogno svanisce
Il secondo tempo si annuncia elettrizzante e presumibilmente molto lungo per il Milan, stordito dai ritmi insostenibili dell’Arsenal, e l’inizio non tradisce certamente le attese: Gervinho si crea il mimino spazio vitale per concludere a rete e lascia partire un rasoterra, incautamente deviato da Mexes, che Abbiati riesce solo a deviare con un piede; la palla resta nel cuore dell’area piccola, esattamente dove si trova l’uomo della situazione, Robin van Persie: l’olandese raccoglie il pallone e non deve fare altro che spingerlo in rete ma decide di eludere l’intervento dell’estremo difensore milanista con un pallonetto – ma il piano non funziona.

Abbiati si rialza da terra con un grande riflesso e smanaccia lontano quel pallone velenoso, ricacciando in gola il grido dell’intero Emirates Stadium.

Il tempo si arresta, tutte le energie sembrano svanire in quell’esatto momento.

Una netta sensazione di aver visto passare davanti agli occhi il treno che avrebbe trascinato l’Arsenal nella leggenda è tangibile, tanto nei tifosi quanto nei giocatori in campo.

Il Milan riprende coraggio e arriva più volte a minacciare Szczesny, incauto quando regala il pallone ad Ibrahimovic e fortunato quando si ritrova tra le braccia la conclusione di ravvicinata di Nocerino.

Arsène Wenger prova il tutto per tutto inserendo prima Chamakh poi Park, senza tuttavia riuscire a creare nuovi grattacapi alla difesa ospite.

Il finale di partita é confuso, singhiozzato dalle troppe punizioni accordate a Zlatan Ibrahimovic, fino al triplice fischio che decreta la fine dei sogni.



I giocatori dell’Arsenal crollano tutti contemporaneamente a terra, sfiniti e delusi, mentre i tifosi tributano un lunghissimo applauso al coraggio dei ragazzi di Wenger, indomiti fino a quando le gambe hanno retto.

Strano come un momento così triste possa finire tra gli highlights della stagione, ma una serata come questa va al di là del risultato finale: le emozioni di questi novanta minuti passano alla storia come una dei momenti più entusiasmanti della stagione – qualificazione o non qualificazione.

21 maggio 2012

Save The Date: 29 Ottobre 2011, Chelsea vs Arsenal 3-5

Captain Vantastic regala una giornata memorabile a tutti i Gooners

Stamford Bridge, un campo divenuto un incubo da quando Roman Abramovich, José Mourinho e soprattutto Didier Drogbra ne hanno fatto il loro parco giochi: brutte sconfitte, una solitaria vittoria firmata van Persie e soprattutto tantissime cocenti delusioni; una storia di sogni spezzati, come in Champions League, o di partite di vertice finite male dopo un inizio promettente.



L’inizio della partita sembra confermare il vecchio copione, con Torres e Sturridge subito pericolosissimi e i Gunners che sembrano in totale balia degli avversari; eppure in qualche modo anche l’Arsenal riesce a rendersi pericoloso, conquistanto metri nella metà campo avversaria e sprecando due ghiotte occasioni prima con Gervinho poi con van Persie, entrambi colpevolmente imprecisi.

Come sempre, tuttavia, proprio quando sembrava che l’Arsenal avesse preso le misure agli avversari ecco che i Blues di Villas-Boas passa in vantaggio: Juan Mata scappa via a Santos e crossa al centro, dove l’inesorabile Lampard non deve far altro che depositare in rete.

Il gol sembra il preludio alla solita batosta da parte di John Terry e compagnia, soprattutto vista l’assenza quasi totale di reazione da parte di van Persie e soci.

L’Arsenal appare davvero spaesato, vulnerabile soprattutto sulla corsia di destra dove Juan Mata sta facendo impazzire il povero Djourou, ma proprio nel momento di maggiore difficoltà ecco che Aaron Ramsey inventa un passaggio illuminante che proietta Gervinho a tu per tu con Cech in piena area di rigore: l’ivoriano resiste alla tentazione di sparare il pallone addosso al portiere ceco e lo appoggia invece a van Persie, appostato solo soletto a centro area e freddo nel depositare in rete il pallone del pareggio.



Questo improvviso sussulto avrebbe potuto cambiare le sorti della partita, invece ancora una volta i Gunners si ritrovano a rimuginare su un errore evitabile: un corner calciato da Lampard trova un liberissimo John Terry in area di rigore, complice un intempestivo scivolone di Per Mertesacker, e

il capitano del Chelsea non si fà certo pregare per consegnare il nuovo vantaggio ai suoi, che chiudono così il primo tempo sul due a uno.



Ammetto che non c’era molto ottimismo nell’aria quando é iniziata la ripresa, vista la prestazione e i precedenti, ma l’ottima serie di risultati utili messa in fila dall’Arsenal nelle settimane precedenti a questo big match lasciavano adito a qualche speranza.

Speranze immediatamente rinvigorite dalla discesa folle di André Santos, caparbio nel percorrere tutta la corsia di sinistra per farsi trovare pronto sul servizio di Alex Song: il centrocampista camerunense vede il movimento del brasiliano e lo serve nei pressi dell’area di rigore, il terzino ex-Fenerbahce si coordina e conclude direttamente a rete, sorprendendo Petr Cech.

Due a due a Stamford Bridge, contro ogni pronostico.

André Santos riporta la gara in parità, GAME ON a Stamford Bridge
Ancor meno imprevedibile, arriva il gol del sorpasso firmato Theo Walcott: l’attaccante inglese prova ad incunearsi in area, finisce a terra ma non arriva nessun fischio da parte del direttore di gara; il giocatore dell’Arsenal approfitta allora di quell’istante di indecisione di Ashley Cole e Ivanovic per rialzarsi ed infilarsi in area di rigore prima di trafiggere Cech con una conclusione violenta sul palo più vicino.

Rimonta davvero rimarcabile, ma che succederà ora?

Fortunatatmente Didier Drogba é assente, ma scommettiamo che Lampard, Mata, Torres, Lukaku e Malouda inizieranno a bombardare l’are di rigore di Szczesny da qui al novantesimo?

La risposta é ovvia, ciò che non é affatto ovvio invece é la risposta che la difesa dell’Arsenal sarà in grado di dare alla prevedibile ondata di attacchi che il Chelsea metterà in piedi da qui alla fine.

E mancano ancora oltre trentacinque minuti – un’eternità!



Purtroppo la realtà é lesta e impietosa nel colpire, dando la risposta che nessuno avrebbe voluto sentire: Lukaku sposta in maniera decisa André Santos impedenogli di fatto di intervenire su Mata, il quale poi si sposta velocemente verso il limite dell’area di rigore prima di lasciare partire una conclusione leggermente deviata dall’intervento disperato di Song; il pallone prende un effetto imprevisto che lo guida là dove il portiere dell’Arsenal non può proprio arrivare.

Tre a tre a Stamford Bridge, dieci minuti da giocare e l’inerzia della partita che sembra essersi spostata pericolosamente dalla parte dei Blues – si preannunciano seicento secondi di passione e sofferenza, un finale di partita al cardiopalma sperando di riuscire a portare a casa un punto, dopo averne sfiorati tre per lunghi tratti.

 Mai fare i conti senza l’oste però, soprattutto se si chiama Robin van Persie.

Un innocuo retropassaggio di Malouda verso John Terry si tramuta improvvisamente nell’occasione più ghiotta che un attaccante possa desiderare: il controverso difensore del Chelsea scivola malamente e spalanca le porte al capitano dell’Arsenal, involatosi verso Petr Cech prima di aggirarlo in maniera glaciale e depositare il pallone del quattro a tre nella porta vuota.

Mancano due minuti alla fine della partita, Wenger toglie immediatamente Gervinho per rinforzare la difesa con il rientrante Vermaelen – in attesa dell’ultimissimo assalto del Chelsea.

I palloni piovono in area di rigore, Szczesny smanaccia lontano una punizione di Mata prima che Jenkinson si immoli per respingere una conclusione molto pericolosa dello stesso spagnolo, poi finalmente Rosicky e Song riescono a strappare il pallone a Meireles prima di consegnarlo a Mikel Arteta.


van Persie salta Cech e riporta in vantaggio l'Arsenal
Quattro contro due, Arteta mantiene il pallone aspettando il posizionamento di can Persie prima di servirlo vicino all’area di rigore; l’olandese potrebbe servire gli accorrenti Gibbs e Ramsey a centro area, quindi Ivanovic temporeggia anziché sbarrare la strada a Captain Vantastic.


Errore fatale.

Robin van Persie prende la mira e scarica un sinistro violentissimo verso Cech, sorpreso dalla conclusione improvvisa e trafitto per la quinta volta in questo pomeriggio da incubo.

Ehm, sarà anche stato un pomeriggio da incubo per Cech e il Chelsea, ma che goduria per noi Gooners!

Il tabellone elettronico segna Chelsea 3 – 5 Arsenal, una fotografia che resta impressa nella mente per tutta la stagione.