giovedì 31 maggio 2012

A Day to Forget: Gennaio 2012, la Grande Abbuffata

Bobby Zamora condanna l'Arsenal alla sconfitta, ed è solo l'inizio...


Il titolo della rubrica, A Day To Forget, impedirebbe di fare di tutta l’erba un fascio ma per quanto visto durante quel maledetto mese di Gennaio 2012, é impossibile scegliere un solo momento da dimenticare – tutte e tre le partite giocate in Premier League in quei 31 orrendi giorni sono state difficili da digerire, soprattutto visto il contesto: i Gunners – dopo un inizio di stagione deludente – avevano appena ripreso fiato con una rimonta impressionate e da molti insperata; avevano scalato posizioni su posizioni fino a portarsi di nuovo in contatto zone più consone al blasone del Club ed ecco che in un colpo solo viene tutto cancellato.

Prima la beffarda sconfitta di Craven Cottage, casa del Fulham, dopo essere passati in vantaggio e aver controllato le avanzate dei padroni di casa senza eccessivi patemi; é stata sufficiente una stupida doppia ammonizione rimediata da Johan Djourou per aprire le dighe agli attacchi dei Cottagers: tra l’ottantacinquesimo ed il novantesimo minuto prima Sidwell poi Bobby Zamora hanno trovato il modo di far capitolare la resistenze dei Gunners, rispedendoli a casa senza punti in tasca.
Al di là della sconfitta, fà rabbia la maniera in cui i giocatori di Arsène Wenger si sono fatti dominare fisicamente dagli avversari – Zamora in particolare – senza trovare il modo di arginare questo strapotere fisico; inoltre, l’ennesima espulsione della stagione fà riaffiorare i problemi di disciplina e tenuta nervosa di van Persie e compagni, troppo spesso ridotti in inferiorità numerica per ingenuità o impetuosità.
Serve maturità, al più presto.

L’esame di riparazione arriva due settimane dopo al Liberty Stadium, contro il sorprendente Swansea di Brendan Rodgers: i gallesi sono in una situazione di classifica piuttosto tranquilla, stanno smentendo tutti i bookmakers veleggiando verso una salvezza tanto comoda quanto insperata.

Danny Graham esulta, altra delusione per i Gunners
L’Arsenal invece ha sete di punti, ha bisogno di continuare quella rimonta disperata verso le zone europee della classifica e possiede soprattutto qualità tecniche tali da poter fare un sol boccone degli Swans; l’inizio infatti promette molto bene, Robin van Persie trova immediatamente il varco giusto alle spalle dei difensori e fà secco l’incolpevole Vorm con un tiro potente e preciso. Uno a zero per i Gunners, partita apparentemente in discesa.
Apparentemente, appunto, perchè lo Swansea inizia a toreare con il centrocampo dell’Arsenal e nascondere il pallone agli avversari – costringendoli a correre a vuoto: la conseguenza é facilmente immaginabile, i padroni di casa trovano il pareggio grazie ad un rigore (generoso) accordato quando Dyer viene in contatto con Aaron Ramsey all’interno dei sedici metri.
Nonostante qualche ghiotta occasione, l’Arsenal soffre tremendamente  il ritmo degli avversari, le loro geometrie e soprattutto la loro grande determinazione – mai eguagliata dai Gunners durante tutti i novanta minuti. Lo Swansea trova quindi il meritato gol del vantaggio, grazie alla rete dello scatenato Nathan Dyer, e sembra sul punto di seppellire definitivamente i sogni di rimonta quando – dal nulla – Theo Walcott viene imbeccato da Johan Djourou e supera il portiere Vorm con un delicato pallonetto.
Due pari, l’Arsenal trova un pareggio assolutamente inatteso (e forse immeritato) ma non riesce a comportarsi da grande squadra e approfittare di questo enorme regalo – lasciando invece che lo Swansea trovi il nuovo sorpasso.
Sessantasette secondi dopo il gol di Walcott – SESSANTASETTE SECONDI – sia Mertesacker che Koscielny si addormentano  e lasciano che Danny Graham s’involi tutto solo verso la porta di Wojciech Szczesny e lo trafigga con un preciso destro incrociato.
Tre a due per i padroni di casa, un’altra occasione buttata al vento da un Arsenal immaturo e sbadato.

Con il morale sotto i tacchi e tanti dubbi nella testa, una settimana più tardi l’Arsenal si appresta a ricevere il Manchester United, quel Manchester United che ad inizio stagione aveva strapazzato i Gunners con un sonoro otto a due ad Old Trafford.

Ci sarebbe spazio per una vendetta, ci sarebbe modo di cancellare l’onta della partita di andata e in generale tutto questo periodo cupo, ma gli avversari non sono certo di passaggio a Londra per una passeggiata: da una parte ci sono Rooney, Nani, Valencia e Giggs – gente che ha già (purtroppo) espuganto l’Emirates Stadium diverse volte.

E per quanto le speranze possano volare alte, la realtà ci dice chiaramente che tra le due squadre c’è un divario.

Un abisso, a dirla tutta.

Ed infatti ecco che i Red Devils prendono in mano lo spartito e costringono l’Arsenal a rincorrere, ad annaspare fino al crollo, al minuto quarantacinque: cross dell’eterno Giggs, colpo di testa facile per Antonio Valencia sul palo lontano e Manchester United in vantaggio a casa dei Gunners.
Nonostante lo svantaggio, i ragazzi di Arsène Wenger rientrano dagli spogliatoi con una carica ed una determinazione più che benvenute che costringono gli uomini di Sir Alex Ferguson a rivedere i propri piani di dominio; Johan Djourou, messo in croce da Giggs per tutto il primo tempo, viene sostituito dal giovane Nico Yennaris ed ecco che la fascia destra dei Gunners diventa immediatamente più solida, togliendo spazi alle avanzate degli avversari; il centrocampo ritrova coesione e ritmo, recuperando palloni su palloni e migliorando sensibilmente la distribuzione; soprattutto in attacco c’è quel ragazzino che sta facendo impazzire Rafael con accelerazioni e qualsiasi sorta di trucco: si chiama Alex Oxlade Chamberlain, non ha ancora 18 anni e trova da solo il modo di far esplodere l’Emirates Stadium al minuto settanta, quando da sinistra taglia verso l’area di rigore e inventa un sublime passaggio filtrante, trasformato nel gol del pareggio dal puntuale van Persie.
Uno a uno, l’Emirates é di nuovo una bolgia.
Si torna timidamente a sperare in una clamorosa vittoria quando una scelta di Arsène Wenger dalla panchina manda gli spettatori su tutte le furie: fuori Chamberlain, dentro Arshavin.

Antonio Valencia batte Vermalene e Szczesny, altra sconfitta in arrivo...
Gli ululati dagli spalti diventano assordanti, i commenti dei cronisti sono a metà tra lo stupore e lo smarrimento e perfino il capitano dei Gunners, immortalato da una delle tante telecamere puntate sul terreno, si lascia andare ad un grido di disappunto.
Difficile a dirsi, ma quello assomiglia tremendamente ad un segno di resa: fuori il giocatore più vivace e intraprendente e dentro il folletto russo, da qualche mese piuttosto deludente.
Mancano quindici minuti al termine, l’Arsenal potrebbe ancora credere alla vittoria finale ma sembra che qualcosa si sia rotto all’interno della squadra – sembra che la manovra non sia fluida come all’inizio della ripresa; il Manchester United fiuta l’occasione, sente che l’avversario sta perdendo convinzione e decide quindi di rituffarsi in attacco.
Anche Ferguson, dalla panchina, porta il suo contributo all’assalto finale togliendo il subentrato Rafael – ormai inutile vista l’uscita di scena di Chamberlain – e mette dentro il jolly Park per aumentare la pressione sulla difesa dell’Arsenal.
La mossa funziona alla grande, purtroppo: a meno di dieci minuti dalla fine della partita, Antonio Valencia scappa ancora una volta sulla corsia di destra e mette il pallone al centro per Danny Welbeck, bravo e fortunato nel superare Wojciech Szczesny.
Arriva il triplice fischio finale, per fortuna la stagione é ancora lunga e l’Europa non é troppo lontana.

Per fortuna, questo maledetto Gennaio é finito.

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti