24 maggio 2012

Save The Date: 6 Marzo 2012, Arsenal vs Milan 3-0

Mission Impossible non riuscita, ma tenete pure la testa alta Gunners!

Cinque a due ai cugini del Tottenham poi due a uno ad Anfield contro il Liverpool di Kenny Dalglish ed ecco che arriva la più difficile delle partite: all’Emirates Stadium arriva il Milan di Ibrahimovic, Robinho e Boateng – i tre mattatori che hanno schiantato i Gunners all’andata, seppellendo sotto quattro gol i sogni di gloria europei dei ragazzi di Arsène Wenger.

Che fare? Risparmiare i titolari per la corsa al quarto posto in campionato oppure credere in una rimonta impossibile?

In tutta la storia delle competizioni europee, solo TRE volte una squadra é stata in grado di recuperare un deficit di quattro gol. Una statistica che non supporta i voli pindarici.

Parte del dubbio viene spazzato via dalla sfortunata serie di infortuni che escludono dal match Arteta, Benayoun e Diaby, con Tomas Rosicky in forte dubbio fino all’ultimo secondo: un po’ per scelta, un po’ per obbligo, Wenger decide di schierare il giovanissimo Oxlade-Chamberlain nell’undici titolare affidandogli il ruolo di trequartista – una sorta di consacrazione.



L’inizio della partita chiarisce immediatamente che i Gunners non sono scesi in campo per onorare semplicemente la competizione, sono lì per rincorrere una qualificazione che avrebbe del leggendario.

La maggior parte dei tifosi, pur covando un sogno impossibile, si accontenterebbe di dimostrare al Milan e all’Europa intera che il vero Arsenal non é quella squadra disunita e sfortunata che ha regalato la qualificazione agli uomini di Allegri, ma piuttosto una squadra temibile e difficile da arginare, soprattutto quando le cose girano per il verso giusto.

Fondamentale poi sarebbe chiudere la partita senza infortuni – van Persie in primis – per poter continuare a rincorrere il vero obbiettivo della stagione, la qualificazione alla prossima Champions League.

Quando Laurent Koscielny incorna perfettamente il calcio d’angolo di Chamberlain, tuttavia, l’Emirates Stadium intero inizia a credere alla rimonta e quando, venti minuti dopo, Rosicky mette in rete il pallone del due a zero, ecco che lo stadio si trasforma in una bolgia.

Due a zero dopo ventisei minuti, la qualificazione torna incredibilmente in bilico nonostante il risultato dell’andata.

Koscielny apre le danze, la rimonta impossibile comincia
Al 42esimo Alex Chamberlain dimostra a milioni di tifosi perché – nonostante la giovanissima età – si parla talmente tanto del suo talento e del suo potenziale: ricevuto il pallone sulla fascia destra, The Ox non ci pensa due volta e punta dritto verso l’area di rigore, incurante della marcatura di Mesbah e del raddoppio di Nocerino; non c’é lo spazio per passare, intendo FISICAMENTE, eppure il centrocampista dell’Arsenal riesce in qualche modo a far passare il pallone oltre gli avversari e li costringe a stenderlo per impedirgli di trovarsi a tu per tu con Abbiati.

L’arbitro esita qualche infinito istante, poi decide finalmente di indicare il dischetto del rigore!

Robin van Persie sistema per bene il pallone che potrebbe rendere la rimonta DAVVERO fattibile, prende una breve rincorsa e spedisce la sfera alla sinistra di Abbiati, tuffatosi inutilmente sulla sua destra.

Tre a zero in meno di quaratacinque minuti, un risultato insperato anche per il più incallito dei sognatori.



Un brivido freddo scuote i tifosi di casa a pochi secondi dall’intervallo quando El Sharaawy si presenta a tu per tu con Wojciech Szczesny, salvo poi spedire malamente a lato.



RvP non affonda il colpo, il Milan e salvo. E il sogno svanisce
Il secondo tempo si annuncia elettrizzante e presumibilmente molto lungo per il Milan, stordito dai ritmi insostenibili dell’Arsenal, e l’inizio non tradisce certamente le attese: Gervinho si crea il mimino spazio vitale per concludere a rete e lascia partire un rasoterra, incautamente deviato da Mexes, che Abbiati riesce solo a deviare con un piede; la palla resta nel cuore dell’area piccola, esattamente dove si trova l’uomo della situazione, Robin van Persie: l’olandese raccoglie il pallone e non deve fare altro che spingerlo in rete ma decide di eludere l’intervento dell’estremo difensore milanista con un pallonetto – ma il piano non funziona.

Abbiati si rialza da terra con un grande riflesso e smanaccia lontano quel pallone velenoso, ricacciando in gola il grido dell’intero Emirates Stadium.

Il tempo si arresta, tutte le energie sembrano svanire in quell’esatto momento.

Una netta sensazione di aver visto passare davanti agli occhi il treno che avrebbe trascinato l’Arsenal nella leggenda è tangibile, tanto nei tifosi quanto nei giocatori in campo.

Il Milan riprende coraggio e arriva più volte a minacciare Szczesny, incauto quando regala il pallone ad Ibrahimovic e fortunato quando si ritrova tra le braccia la conclusione di ravvicinata di Nocerino.

Arsène Wenger prova il tutto per tutto inserendo prima Chamakh poi Park, senza tuttavia riuscire a creare nuovi grattacapi alla difesa ospite.

Il finale di partita é confuso, singhiozzato dalle troppe punizioni accordate a Zlatan Ibrahimovic, fino al triplice fischio che decreta la fine dei sogni.



I giocatori dell’Arsenal crollano tutti contemporaneamente a terra, sfiniti e delusi, mentre i tifosi tributano un lunghissimo applauso al coraggio dei ragazzi di Wenger, indomiti fino a quando le gambe hanno retto.

Strano come un momento così triste possa finire tra gli highlights della stagione, ma una serata come questa va al di là del risultato finale: le emozioni di questi novanta minuti passano alla storia come una dei momenti più entusiasmanti della stagione – qualificazione o non qualificazione.

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