06 giugno 2012

(RI)SCELTI DA VOI, ecco la FLOP 3 dei lettori di Clock End Italia


#3 Aaron Ramsey, centrocampista (54% dei voti)


Aaron Ramsey a testa bassa, questa non è certo la classifica in cui avrebbe voluto apparire!

Ammetto che la stagione del gallese sia stata deludente, decisamente sotto le aspettative soprattutto dopo il discreto finale della stagione scorsa e l’incoraggiante momento di forma d’inizio anno. Tuttavia, il giudizio su Aaron Ramsey mi sembra eccessivo perchè non bisogna dimenticare che il centrocampista ex Cardiff City era reduce da un anno intero passato in infermeria ed era anche alla prima stagione effettiva in Premier League – oltre ad essere pur sempre un ragazzo di nemmeno 22 anni che sta ancora imparando.

Abbiamo tutti sotto gli occhi le prestazioni di Jack Wilshere durante la sua stagione da debuttante, la sua esplosione improvvisa e la meraviglia suscitata dalle sua qualità, tanto tecniche quanto mentali, ma non è giusto aspettarsi lo stesso da Ramsey, trattandosi “solo” di un giocatore talentuoso e promettente – a differenza di Jack Wilshere, un fuoriclasse di quelli rarissimi il cui talento prescinde dall’età e dall’esperienza.

Aaron Ramsey sarà chiamato l’anno prossimo a rappresentare una validissima alternativa ai probabili titolari (Song, Arteta e Wilshere), permettendo una migliore rotazione ad Arsène Wenger; potrà quindi smentire gli scettici ritrovando quella verve che lo ha sempre contraddistinto, facendone uno dei giovani calciatori più seguiti dell’intero panorama europeo.

Le qualità per sfondare ci sono tutte, allontanandosi momentaneamente dai riflettori potrebbe trovare il modo di continuare il proprio sviluppo senza troppe pressioni e diventare quel giocatore che tutti si aspettano Ramsey diventi.  



#2 Gervinho, attaccante (54% dei voti)


Un debutto coi fiocchi, una delle tante lezioni da imparare per Gervinho


Ecco un altro grande mistero della stagione dei Gunners: Gervais Lombe Yao Kouassi, attaccante esterno arrivato con grandi aspettative dai campioni di Francia del Lille, ha iniziato la stagione con prestazioni promettenti per poi lentamente impantanarsi in partite anonime e dribbling sbagliati. Le sue statistiche non sono pessime, eppure la sensazione lasciata dall’ivoriano è agrodolce, in bilico tra il buon potenziale promesso e la mancanza di coraggio ed inventiva mese in campo sabato dopo sabato.

Gervinho ha messo a referto quattro gol in Premier League e servito una manciata di assist per i compagni, eppure non è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi – probabilmente a causa di quella sua scarsa vitalità che lo porta spesso ad estraniarsi dal gioco. La sua prestazione migliore resta sicuramente quella sfoderata contro lo Stoke City all’Emirates Stadium, preceduta e seguita purtroppo da partite francamente irritanti, durante le quali ha spesso perso palloni interessanti per eccessivo egoismo e dribbling prevedibili.

Noi Gooners siamo abituati ad attaccanti che non ci pensano due volte prima di giocarsi l’uno contro uno con il terzino avversario (Pires, Ljungberg, Arshavin, Chamberlain) ed è difficile accettare di vedere un Gunner che esita e tergiversa lungo la linea laterale: quando Gervinho avrà imparato ad essere temerario e generoso, sono certo che tutti i tifosi dell’Arsenal saranno pronti a rivedere le proprie convinzioni – chi scrive in primis.

Speriamo solo – come dice spesso Wenger – che la prima stagione di uno straniero serva quasi interamente all’adattamento; speriamo che Gervinho abbia fatto tesoro di tutte le lezioni imparate nelle 37 partite cui ha preso parte e speriamo infine che l’anno prossimo si senta finalmente pronto a far esplodere tutto il suo talento.

Certo, l’arrivo di Lukasz Podolski sembra spingerlo verso la panchina ma con Premier League, Champions League, FA Cup e Carling Cup da giocare anche l’ivoriano avrà occasione di mettersi in mostra.

Que serà, serà!



#1 Andrey Arshavin, attaccante (63% dei voti)


Un'altra prestazione deludente, che fine ha fatto Andrey Arshavin?


Parlando di misteri, non ne esite uno più grande del clamoroso calo di forma del russo negli ultimi dodici mesi: dal gol al Barcellona in occasione degli ottavi di finale della Champions League 2010/2011 alle irritanti prestazioni d’inizio 2012, il russo si è trasformato da fantasista imprendibile a girovago svogliato in maniera imprevedibile.

Un calo di rendimento impensabile, lento ma inarrestabile, che ha costretto Arsène Wenger a rispedire Arshavin allo Zenit di Spalletti, sperando in un miracoloso recupero o piuttosto di convincere i dirigenti russi a sborsare qualche milione per trasformare il prestito in trasferimento definitivo.

In effetti Arshavin si è in qualche modo ripreso durante il suo soggiorno “a casa”, mettendo a segno tre gol in undici partite e portando il suo contributo alla conquista del titolo da parte dello Zenit: buon segno, sia se Wenger vorrà dare una seconda opportunità al russo sia se l’alsaziano sta cercando di disfarsene.

L’impressione é che la carriera di Arshavin all’Arsenal sia finita, soprattutto dato l’arrivo di Podolski, ma Wenger non è nuovo a sorprese dell’ultimo minuto e non sarei del tutto preso in contropiede se Arshavin trovasse nuove motivazioni all’improvviso.

A parzialissima giustificazione di Arshavin posso dire che non è mai stato impiegato nella posizione in cui ha brillato di più durante la carriera, quella di seconda punta, e che nonostante le prestazioni indolenti ha comunque messo insieme due gol (entrambi decisivi ai fini del risultato) e quattro assist in appena cinque partite giocate per intero; i numeri non sono tutto, soprattutto nel calcio, ma aiutano a capire che Arshavin appartiene a quella schiera di giocatori che dal nulla possono inventare la giocata decisiva – come successo a casa del Sunderland quando ha servito ad Henry il pallone del sorpasso.

Se Arshavin dovesse aver già concluso la propria avventura all’Arsenal, è un peccato che se ne vada lasciando questa sensazione di distacco, indolenza e scarso impegno quando ci ha lasciato ricordi indelebili come i quattro gol ad Anfield, il gol al debutto contro il Blackburn Rovers e quel gol che ha completato la magnifica rimonta contro il Barcellona di Guardiola.

Quel gol che, visto adesso, assomiglia tanto all’inizio della fine.

Se Arshavin sarà ricordato come un flop, le colpe saranno da dividere tra il russo stesso e Wenger,  che gli ha chiesto di snaturare troppo il suo gioco per fare un’ala di chi un’ala non è.

05 giugno 2012

A Day to Forget: 28 Agosto 2011, Manchester United vs Arsenal 8-2

Nemmeno nei sogni piu indecenti si arriva ad immaginare un risultato del genere


Il momento peggiore della storia recente dell’Arsenal, probabilmente della storia tout-court dei Gunners: otto gol incassati a casa dei rivali storici, otto gol che hanno mandato in estasi il leggendario Old Trafford e fatto sprofondare tutti i Gooners del mondo in una depressione difficile da superare.

Una partita troppo brutta per essere vera, eppure verissima.

Esistono alcune scusanti, alcuni alibi che potrebbero rendere la sconfitta più digeribile – non fosse per il risultato finale: otto gol concessi, cinque marcatori diversi e soprattutto un Arsenal inguardabile in ogni reparto, in ogni singolo giocatore.
Ci si può appellare alla lunghissima serie di infortuni e squalifiche che hanno decimato la squadra alla vigilia della partita, ma questa scusante non regge perchè un manager è al suo posto per garantire dei sostituti adeguati ai titolari designati.
E solo il cielo sa quanto i vari Jenkinson, Traoré e Djourou non siano stati all’altezza dei vari Sagna, Vermaelen e Song: la furia nei confronti di Arsène Wenger, incapace fino a quel punto di trovare degni sostituti ai partenti Clichy, Fabregas e Nasri, è incontenibile.

Non regge nemmeno la scusa dell’età media molto bassa degli undici in campo, perchè i Red Devils sono scesi in campo con una squadra addirittura più giovane di quella dell’Arsenal – eppure sono stati in grado di annichilire i rivali senza pietà.
Che le cose sarebbero andate molto male lo si é capito molto presto, esattamente tra il ventunesimo e il ventitreesimo minuto del primo tempo: prima Danny Welbeck, lasciato inspiegabilmente solo nell’area dei Gunners, ha aperto le marcature con un bel colpo di testa, poi Robin van Persie si é fatto parare il rigore del pareggio dall’esordiente David de Gea – bravo a respingere la conclusione dell’olandese.
Il seguito del pomeriggio é via via diventato un vero e proprio incubo, con la difesa dell’Arsenal: una conclusione sontuosa di Ashley Young e una punizione perfetta di Wayne Rooney sprofondano i Gunners sotto di tre gol e a poco serve l’estemporaneo sigillo di Theo Walcott allo scadere dei quarantacinque minuti.

In tutta onestà, tre gol per il Manchester United sono pochi – sarebbero dovuti essere molti di più.


Ashley Young scocca il suo dardo avvelenato
E il destino (con l’aiuto dei vari Jenkinson, Djourou e compagnia) é lestissimo a restituire la giusta ricompensa ai Red Devils: tra il sessantaquattresimo e il settantesimo minuto, il Manchester United mette a segno altre tre reti con Rooney, Nani e l’immancabile Park – sempre pronto a rispondere presente quando si tratta di mettere il proprio nome a referto contro l’Arsenal.
La disorganizzazione tra i ranghi dell’Arsenal é impressionante e avvilente, i giocatori si muovono senza un briciolo di coordinazione tra i reparti, lasciando spazi incredibili ad uno United che certo non ne avrebbe bisogno.
La magra consolazione del gol di van Persie ad un quarto d’ora dalla fine sembra far calare il sipario sulla partita, eppure gli uomini di Ferguson non rallentano minimamente.

Anzi.

Nei dieci minuti finali un rigore di Rooney porta a sette i gol del Manchester, prima che un altro capolavoro di Ashley Young fissi il risultato sul vergognoso due a otto, una disfatta storica.
C’è ancora tempo per l’espulsione di Jenkinson – il terzo cartellino rosso per un giocatore dell’Arsenal in altrettante partite di Premier League.
La squadra ha quindi un problema di disciplina, oltre ad evidenti limiti tecnici, tattici e di personalità.


La disperazione di Arsène Wenger, cui seguirà un silenzio assordante
Il post partita é un’attesa febbrile di notizie, dichiarazioni, magari DIMISSIONI.
Si, perchè mai come in quel momento la panchina di Wenger sembrava in pericolo, mai come in quel frangente il regno dell’alsaziano sembrava sul punto di interrompersi.
Personalmente mi aspettavo delle dimissioni formali da parte di Arsène Wenger, che sarebbero state respinte dal board, ed invece niente.
Un NIENTE assordante, l’Arsenal reagiva alla sconfitta come se niente fosse: qualche alibi, qualche giustificazione e delle scuse, nemmeno troppo sentite.

Com’è possibile??

Avevamo appena toccato il fondo, eravamo nel baratro più assoluto e non si vedeva all’orizzonte nulla che potesse invertire la rotta: che sarebbe successo ora?
Con tre giorni alla chiusura del mercato e poche trattative in corso (almeno secondo i giornali), pareva davvero che per la prima volta l’Arsenal dovesse accontentarsi di una stagione da comparsa.

Di bello c’era solo che peggio di così non avrebbe certo potuto andare, si poteva solo risalire ora.

03 giugno 2012

A Day to Forget: 15 Febbraio 2012, Milan vs Arsenal 4-0

Il Milan festeggia l'ennesimo gol, l'Arsenal osserva impotente


In tutta onestà, ero quasi contento quando l’urna di Nyon ha accoppiato Milan e Arsenal: non che sottovalutassi il Milan di Ibrahimovic, Boateng e Nocerino, però la squadra di Allegri non era certo lo stesso Milan di Ancelotti, quello di Kakà, Shevchenko e Pirlo. Per quanto stesse facendo bene in campionato, vedevo (e vedo ancora) i rossoneri come una compagine piuttosto prevedibile e troppo dipendente dalla giornata di Zlatan, spesso deludente nelle serate di gala.

Ero ottimista, vedevo un Arsenal già in grado di poter dire la propria a San Siro per poi chiudere la qualificazione all’Emirates Stadium nella partita di ritorno; mi aspettavo una partita con gol da entrambe le parti, magari con una vittoria del Milan ma con il discorso qualificazione molto aperto, se non già leggermente orientata in favore dei Gunners.

Incredulità e delusione, le facce dell'Arsenal a San Siro
Invece l’Arsenal ha scelto proprio San Siro per mettere in mostra tutti i propri difetti storici e “regalarci” la peggior prestazione di tutti i tempi in Europa: molli, disorganizzati, prevedibili, timorosi - tutto quello che non bisogna concedere agli avversari in un ottavo di finale di Champions League, l’Arsenal lo ha regalato al Milan.
Poco importa se tanti episodi sono andati dalla parte sbagliata, se Ibrahimovic ha deciso che proprio questa sera si sarebbe mostrato altrettanto determinante che in campionato, se Abbiati abbia improvvisamente tirato fuori tutte le qualità di un gran portiere proprio in questa partita: il Milan domina, l’Arsenal arranca.
Colpa, forse, anche di una formazione un po’ cervellotica scelta da Arsène Wenger: fuori Alex Chamberlain e dentro Aaron Ramsey, Rosicky viene dirottato sulla sinistra e quindi addio al dinamismo e alle accelerazioni del ceco in mezzo al campo – dove van Bommel e Nocerino strapazzano il gallese senza pietà.
Il giovane attaccante inglese, reduce dalla doppietta ai danni del Blackburn Rovers e alla buona prova sfoderata a casa del Sunderland, avrebbe potuto causare tanti guai ai non eccellenti Abate ed Antonini ed invece ecco che l’alsaziano lo spedisce in panchina, non si capisce troppo perchè.
Il risultato è stato pessimo, i terzini del Milan non avevano virtualmente avversari e hanno quindi iniziato a martirizzare Sagna e Gibbs, già in difficoltà con Robinho e Boateng.
Chissà, forse Wenger non voleva sovraesporre l’inesperto Chamberlain ma resta il fatto che così facendo la squadra ha perso tutti gli equilibri faticosamenti ritrovati dopo l’inizio di stagione disastroso; i rossoneri impiegano sedici minuti per passare in vantaggio, grazie ad una conclusione impressionante di Kevin Prince Boateng, e da lì in poi la partita si è trasformata in un incubo: il pallone era costantemente ostaggio dei padroni di casa, i Gunners giravano a vuoto e soprattutto non riuscivano in nessun modo a rendersi pericolosi dalle parti di Abbiati.

Ibra insacca il gol del 4-0, addio Champions League
Il primo tempo é interamente di marca rossonera, il brasiliano Robinho trova il raddoppio con un preciso colpo di testa dopo una discesa irresistibile di Ibrahimovic sulla sinistra e quindi l’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Un disastro, servirebbe un gol in trasferta per riaprire il discorso qualificazione  ma bisognerebbe prima di tutti imbastire una manovra almeno accettabile: Arsène Wenger gioca ancora una volta col destino e inserisce subito Thierry Henry (al passo di addio con i Gunners) al posto di un evanescente Theo Walcott, ma nemmeno il talento immenso di King Henry può nulla se il pallone non arriva mai oltre la metà campo.
Pronti via e il Milan trova subito il gol del tre a zero, firmato ancora da Robinho con la complicità di uno scivolone intempestivo di Vermaelen al limite dell’area, ed ecco che la montagna da scalare diventa oltremodo impervia.
La reazione dei Gunners questa volta é buona, finalmente van Persie e Henry riescono a mettere sotto pressione la retroguardia dei padroni di casa e ci vuole un grandissimo Abbiati per negare all’olandese il gol che avrebbe potuto riaprire match e qualificazione. La volée di van Persie sembra destinata all’angolino, invece il portiere italiano trova il guizzo per mettere il pallone in calcio d’angolo; poco più tardi il duello si rinnova ed è ancora l’estremo difensore dei rossoneri ad avere la meglio, neutralizzando la seconda conclusione di prima intenzione del capitano dei londinesi. Niente da fare, il Milan resta solidamente in controllo di risultato, partita e qualificazione.

Per mettere in chiaro le cose, e mandare definitivamente al tappeto gli avversari, il Milan si presenta ancora una volta dalle parti di Szczesny : Zlatan Ibrahimovic entra in area di rigore, ubriaca Djourou e lo costringe ad un fallo che significa calcio di rigore.
Lo stesso svedese si presenta sul dischetto, prende una breve rincorsa e scaraventa in rete il quarto gol della serata – condannando definitivamente i Gunners a salutare prematuramente la Champions League.

Certo, restano novanta minuti da giocare all’Emirates Stadium, resta l’opportunità di scrivere una pagina indelebile della storia del calcio europeo ma con quali forze? Con quante possibilità? Con che percentuale di successo?

Ora è tempo di leccarsi le ferite, di cospargersi il capo di cenere e rendersi conto che il lavoro da fare é tanto. Tantissimo.

01 giugno 2012

A Day to Forget: 18 Febbraio 2012, Sunderland vs Arsenal 2-0

Alex Chamberlain, Johan Djourou e Lukasz Fabianski si disperano dopo il secondo autogol


Nemmeno tre giorni dopo la disfatta di San Siro, l’Arsenal torna a giocare una partita di capitale importanza allo Stadium of Light, fortino del Sunderland di Martin O’Neill.
Lontani dalla vetta in Premier League, estromessi dalla Carling Cup per mano del Manchester City e virtualmente eliminati anche dalla Champions League dopo i quattro gol concessi a Milano, non restava che la FA Cup per cercare di raddrizzare la stagione.
Il confronto con il Sunderland, tuttavia, non era proprio dei più favorevoli, soprattutto se bisogna giocare fuori casa su un terreno troppo accidentato per permettere ai Gunners di sviluppare le solite trame offensive.

Non é tempo di lamentele, bisogna solo lottare su tutti i palloni e superare l’ostacolo – in qualsiasi modo.

Come prevedibile, Arsène Wenger mischia le carte e concede un turno di riposo a Theo Walcott, Wojciech Szczesny e Tomas Rosicky, sostituiti da Fabianski, Gervinho e Ramsey; fuori anche Gibbs per far spazio a Coquelin e nuova opportunità da titolare per Chamberlain dopo la panchina al Meazza.


Al fischio finale al delusione é palpabile
La partita, per quanto l’inizio vede un Arsenal intraprendente, diventa via via più complicata e difficile da gestire, soprattutto per i ritmi altissimi: perso Coquelin per infortunio, Wenger é costretto a ridisegnare tutta la propria difesa ed inserire Sebastien Squillaci spostando Vermaelen a sinistra – una mossa che mina la già precaria coesione di una squadra sotto pressione e costretta a far risultato a tutti i costi.
Il Sunderland gioca tutte le proprie carte senza paura, lascia il pallone agli avversari per asfissiarli con un pressing incessante ed approfittare dei possibili errori dei londinesi; ne risulta una partita che si gioca da un’area all’altra senza sosta, senza soluzione di continuità: da una parte ci provano Sessegnon e McClean, dall’altra risponde Gervinho ma la partita non si sblocca.
A parte una timida protesta di van Persie dopo un contatto in area con John O’Shea, l’Arsenal fatica enormemente a reggere il ritmo imposto dal Sunderland e finisce troppo spesso per ricorrere ai falli; proprio come quando Johan Djourou stende Craig Gardner vicino all’area di rigore: Sebastian Larsson vede il suo calcio di punizione allontanato da Vermaelen, il pallone resta comunque in possesso del Sunderland grazie al controcross di Kieran Richardson, deviato maleficamente in rete dallo stesso Vermalen.
Uno a zero per i padroni di casa, la fortuna non è certo dalla parte dei Gunners in questi giorni.

E il seguito della partita non smentisce certo la tendenza, anzi.


Kieran Richardson apre le marcature
Il secondo tempo continua sulla falsariga del primo, il Sunderland ha sempre troppa benzina per i poveri Gunners e nemmeno gli inserimenti di Rosicky e Walcott sembrano rinvigorire un Arsenal in evidente difficoltà.
Stephane Sessegnon domina gli avversari, James McClean si dimostra avversario ostico per Bacary Sagna e dall’altra parte van Persie risulta troppo isolato e i pochi palloni che gli arrivano finiscono sprecati a causa di una giornata delle meno brillanti e della grande prova della difesa del Sunderland, guidata da O’Shea.
I minuti passano, le energie calano e come se non bastasse ecco che arriva la beffa finale: Stephane Sessegnon si sbarazza col fisico di Arteta e s’invola tutto solo verso la porta, appoggia il pallone all’accorrente Larsson il cui tiro finisce sul palo e percorre tutta la linea di porta.

Dov’è la beffa, allora?

La beffa sta tutta nella subdola deviazione di Alex Chamberlain, uno dei pochi giocatori dell’Arsenal che rincorre gli avversari per fermare quel contropiede letale, il cui tocco inopportuno spinge quel pallone in fondo alla rete.
Sotto di due gol con meno di tredici minuti da giocare, l’Arsenal è sul punto di dire addio anche all’ultimo obbiettivo stagionale, per di più nel modo più crudele.
I Gunners si gettano comuque disperatamente in attacco, onorando fino all’ultimo la partita, ma il risultato non cambia più fino al triplice fischio finale; il 18 Febbraio 2012, pur avendo ancora 14 partite da giocare, la stagione2011/2012 dell’Arsenal sembra già finita.