domenica 3 giugno 2012

A Day to Forget: 15 Febbraio 2012, Milan vs Arsenal 4-0

Il Milan festeggia l'ennesimo gol, l'Arsenal osserva impotente


In tutta onestà, ero quasi contento quando l’urna di Nyon ha accoppiato Milan e Arsenal: non che sottovalutassi il Milan di Ibrahimovic, Boateng e Nocerino, però la squadra di Allegri non era certo lo stesso Milan di Ancelotti, quello di Kakà, Shevchenko e Pirlo. Per quanto stesse facendo bene in campionato, vedevo (e vedo ancora) i rossoneri come una compagine piuttosto prevedibile e troppo dipendente dalla giornata di Zlatan, spesso deludente nelle serate di gala.

Ero ottimista, vedevo un Arsenal già in grado di poter dire la propria a San Siro per poi chiudere la qualificazione all’Emirates Stadium nella partita di ritorno; mi aspettavo una partita con gol da entrambe le parti, magari con una vittoria del Milan ma con il discorso qualificazione molto aperto, se non già leggermente orientata in favore dei Gunners.

Incredulità e delusione, le facce dell'Arsenal a San Siro
Invece l’Arsenal ha scelto proprio San Siro per mettere in mostra tutti i propri difetti storici e “regalarci” la peggior prestazione di tutti i tempi in Europa: molli, disorganizzati, prevedibili, timorosi - tutto quello che non bisogna concedere agli avversari in un ottavo di finale di Champions League, l’Arsenal lo ha regalato al Milan.
Poco importa se tanti episodi sono andati dalla parte sbagliata, se Ibrahimovic ha deciso che proprio questa sera si sarebbe mostrato altrettanto determinante che in campionato, se Abbiati abbia improvvisamente tirato fuori tutte le qualità di un gran portiere proprio in questa partita: il Milan domina, l’Arsenal arranca.
Colpa, forse, anche di una formazione un po’ cervellotica scelta da Arsène Wenger: fuori Alex Chamberlain e dentro Aaron Ramsey, Rosicky viene dirottato sulla sinistra e quindi addio al dinamismo e alle accelerazioni del ceco in mezzo al campo – dove van Bommel e Nocerino strapazzano il gallese senza pietà.
Il giovane attaccante inglese, reduce dalla doppietta ai danni del Blackburn Rovers e alla buona prova sfoderata a casa del Sunderland, avrebbe potuto causare tanti guai ai non eccellenti Abate ed Antonini ed invece ecco che l’alsaziano lo spedisce in panchina, non si capisce troppo perchè.
Il risultato è stato pessimo, i terzini del Milan non avevano virtualmente avversari e hanno quindi iniziato a martirizzare Sagna e Gibbs, già in difficoltà con Robinho e Boateng.
Chissà, forse Wenger non voleva sovraesporre l’inesperto Chamberlain ma resta il fatto che così facendo la squadra ha perso tutti gli equilibri faticosamenti ritrovati dopo l’inizio di stagione disastroso; i rossoneri impiegano sedici minuti per passare in vantaggio, grazie ad una conclusione impressionante di Kevin Prince Boateng, e da lì in poi la partita si è trasformata in un incubo: il pallone era costantemente ostaggio dei padroni di casa, i Gunners giravano a vuoto e soprattutto non riuscivano in nessun modo a rendersi pericolosi dalle parti di Abbiati.

Ibra insacca il gol del 4-0, addio Champions League
Il primo tempo é interamente di marca rossonera, il brasiliano Robinho trova il raddoppio con un preciso colpo di testa dopo una discesa irresistibile di Ibrahimovic sulla sinistra e quindi l’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Un disastro, servirebbe un gol in trasferta per riaprire il discorso qualificazione  ma bisognerebbe prima di tutti imbastire una manovra almeno accettabile: Arsène Wenger gioca ancora una volta col destino e inserisce subito Thierry Henry (al passo di addio con i Gunners) al posto di un evanescente Theo Walcott, ma nemmeno il talento immenso di King Henry può nulla se il pallone non arriva mai oltre la metà campo.
Pronti via e il Milan trova subito il gol del tre a zero, firmato ancora da Robinho con la complicità di uno scivolone intempestivo di Vermaelen al limite dell’area, ed ecco che la montagna da scalare diventa oltremodo impervia.
La reazione dei Gunners questa volta é buona, finalmente van Persie e Henry riescono a mettere sotto pressione la retroguardia dei padroni di casa e ci vuole un grandissimo Abbiati per negare all’olandese il gol che avrebbe potuto riaprire match e qualificazione. La volée di van Persie sembra destinata all’angolino, invece il portiere italiano trova il guizzo per mettere il pallone in calcio d’angolo; poco più tardi il duello si rinnova ed è ancora l’estremo difensore dei rossoneri ad avere la meglio, neutralizzando la seconda conclusione di prima intenzione del capitano dei londinesi. Niente da fare, il Milan resta solidamente in controllo di risultato, partita e qualificazione.

Per mettere in chiaro le cose, e mandare definitivamente al tappeto gli avversari, il Milan si presenta ancora una volta dalle parti di Szczesny : Zlatan Ibrahimovic entra in area di rigore, ubriaca Djourou e lo costringe ad un fallo che significa calcio di rigore.
Lo stesso svedese si presenta sul dischetto, prende una breve rincorsa e scaraventa in rete il quarto gol della serata – condannando definitivamente i Gunners a salutare prematuramente la Champions League.

Certo, restano novanta minuti da giocare all’Emirates Stadium, resta l’opportunità di scrivere una pagina indelebile della storia del calcio europeo ma con quali forze? Con quante possibilità? Con che percentuale di successo?

Ora è tempo di leccarsi le ferite, di cospargersi il capo di cenere e rendersi conto che il lavoro da fare é tanto. Tantissimo.

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