05 giugno 2012

A Day to Forget: 28 Agosto 2011, Manchester United vs Arsenal 8-2

Nemmeno nei sogni piu indecenti si arriva ad immaginare un risultato del genere


Il momento peggiore della storia recente dell’Arsenal, probabilmente della storia tout-court dei Gunners: otto gol incassati a casa dei rivali storici, otto gol che hanno mandato in estasi il leggendario Old Trafford e fatto sprofondare tutti i Gooners del mondo in una depressione difficile da superare.

Una partita troppo brutta per essere vera, eppure verissima.

Esistono alcune scusanti, alcuni alibi che potrebbero rendere la sconfitta più digeribile – non fosse per il risultato finale: otto gol concessi, cinque marcatori diversi e soprattutto un Arsenal inguardabile in ogni reparto, in ogni singolo giocatore.
Ci si può appellare alla lunghissima serie di infortuni e squalifiche che hanno decimato la squadra alla vigilia della partita, ma questa scusante non regge perchè un manager è al suo posto per garantire dei sostituti adeguati ai titolari designati.
E solo il cielo sa quanto i vari Jenkinson, Traoré e Djourou non siano stati all’altezza dei vari Sagna, Vermaelen e Song: la furia nei confronti di Arsène Wenger, incapace fino a quel punto di trovare degni sostituti ai partenti Clichy, Fabregas e Nasri, è incontenibile.

Non regge nemmeno la scusa dell’età media molto bassa degli undici in campo, perchè i Red Devils sono scesi in campo con una squadra addirittura più giovane di quella dell’Arsenal – eppure sono stati in grado di annichilire i rivali senza pietà.
Che le cose sarebbero andate molto male lo si é capito molto presto, esattamente tra il ventunesimo e il ventitreesimo minuto del primo tempo: prima Danny Welbeck, lasciato inspiegabilmente solo nell’area dei Gunners, ha aperto le marcature con un bel colpo di testa, poi Robin van Persie si é fatto parare il rigore del pareggio dall’esordiente David de Gea – bravo a respingere la conclusione dell’olandese.
Il seguito del pomeriggio é via via diventato un vero e proprio incubo, con la difesa dell’Arsenal: una conclusione sontuosa di Ashley Young e una punizione perfetta di Wayne Rooney sprofondano i Gunners sotto di tre gol e a poco serve l’estemporaneo sigillo di Theo Walcott allo scadere dei quarantacinque minuti.

In tutta onestà, tre gol per il Manchester United sono pochi – sarebbero dovuti essere molti di più.


Ashley Young scocca il suo dardo avvelenato
E il destino (con l’aiuto dei vari Jenkinson, Djourou e compagnia) é lestissimo a restituire la giusta ricompensa ai Red Devils: tra il sessantaquattresimo e il settantesimo minuto, il Manchester United mette a segno altre tre reti con Rooney, Nani e l’immancabile Park – sempre pronto a rispondere presente quando si tratta di mettere il proprio nome a referto contro l’Arsenal.
La disorganizzazione tra i ranghi dell’Arsenal é impressionante e avvilente, i giocatori si muovono senza un briciolo di coordinazione tra i reparti, lasciando spazi incredibili ad uno United che certo non ne avrebbe bisogno.
La magra consolazione del gol di van Persie ad un quarto d’ora dalla fine sembra far calare il sipario sulla partita, eppure gli uomini di Ferguson non rallentano minimamente.

Anzi.

Nei dieci minuti finali un rigore di Rooney porta a sette i gol del Manchester, prima che un altro capolavoro di Ashley Young fissi il risultato sul vergognoso due a otto, una disfatta storica.
C’è ancora tempo per l’espulsione di Jenkinson – il terzo cartellino rosso per un giocatore dell’Arsenal in altrettante partite di Premier League.
La squadra ha quindi un problema di disciplina, oltre ad evidenti limiti tecnici, tattici e di personalità.


La disperazione di Arsène Wenger, cui seguirà un silenzio assordante
Il post partita é un’attesa febbrile di notizie, dichiarazioni, magari DIMISSIONI.
Si, perchè mai come in quel momento la panchina di Wenger sembrava in pericolo, mai come in quel frangente il regno dell’alsaziano sembrava sul punto di interrompersi.
Personalmente mi aspettavo delle dimissioni formali da parte di Arsène Wenger, che sarebbero state respinte dal board, ed invece niente.
Un NIENTE assordante, l’Arsenal reagiva alla sconfitta come se niente fosse: qualche alibi, qualche giustificazione e delle scuse, nemmeno troppo sentite.

Com’è possibile??

Avevamo appena toccato il fondo, eravamo nel baratro più assoluto e non si vedeva all’orizzonte nulla che potesse invertire la rotta: che sarebbe successo ora?
Con tre giorni alla chiusura del mercato e poche trattative in corso (almeno secondo i giornali), pareva davvero che per la prima volta l’Arsenal dovesse accontentarsi di una stagione da comparsa.

Di bello c’era solo che peggio di così non avrebbe certo potuto andare, si poteva solo risalire ora.

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