domenica 8 luglio 2012

Robin van Persie, Alisher Usmanov, Arsène Wenger e tanto altro…una settimana da Arsenal!

Il momento è topico capitano, che vogliamo fare?


Dalla pubblicazione sul proprio sito internet da parte di Robin van Persie della ormai celeberrima lettera, nella quale il talismano dell’Arsenal diceva chiaro e tondo che non avrebbe rinnovato il contratto e apriva (più o meno velatamente) le porte ad una cessione immediata, noi Gooners ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori: critiche fumanti, richieste di dimissioni di manager e tutta la direzione del Club, improbabili soci di maggioranza che hanno colto la palla al balzo (nel più becero dei modi) e una delusione che mai prima d’ora – nemmeno nei momenti peggiori – avevo mai percepito attorno all’Arsenal.

Inutile nascondere che l’improvvisa decisione dell’olandese di mettere in piazza la cruda verità, assieme al modo in cui la cosa è stata organizzata, ha completamente destabilizzato tutti i tifosi dell’Arsenal e probabilmente anche tanta gente all’interno del Club, tanta è stata la virulenza di cui erano intrise le parole dell’attaccante ex Feyenoord: troppe contraddizioni, qualche bugia dalle gambe estremamente corte e soprattutto un generico riferimento alla presunta programmazione del Club, a quanto pare non abbastanza soddisfacente per van Persie.

Davvero volete questa faccia per rappresentare l'Arsenal?
Non fosse bastato questo terremoto, dopo una manciata di ore ecco arrivare un’altra lettera (ma cos’è ‘sta mania?) da parte del discutibile Alisher Usmanov, esemplare non meglio identificato della razza cui ha dato il via Roman Abramovich: con un tempismo ed un opportunismo che nemmeno Filippo Inzaghi ha mai raggiunto, il riccone di turno si è scagliato contro il direttivo dell’Arsenal, promettendo mari e monti con i suoi petroldollari qualora fosse stato lui alla testa del Club, al posto del pacato Stan Kroenke.

Ho un messaggio per te, caro il mio Alisher “Tony Ciccione” Usmanov: l’Arsenal non è il Chelski e non aspira nemmeno a diventarlo.

Mettitelo bene in testa.

Noi dell’Arsenal non vogliamo comprarci i campionati e le coppe come si fà dalle parti di Stamford Bridge, o a Manchester e Parigi, noi abbiamo una filosofia, delle linee guida e soprattutto un certo spessore morale che altrove si sognano.

In un mondo dove il motto più popolare sembra stia diventando “vincere, costi quel che costi”, noi dell’Arsenal abbiamo ancora quella folle presunzione di crederci diversi, direi migliori se non avessi il timore di apparire arrogante; siamo fieri del nostro Arsenal, siamo fieri della virtuosità del nostro Club, siamo fieri della cocciutaggine del nostro manager nel volere vedere la sua squadra giocare sempre il proprio calcio, anche a costo di brucianti sconfitte; siamo fieri di vedere ragazzi dell’Academy arrivare in prima squadra, anche quando tolgono spazio a qualche gallina vecchia che potrebbe fare buon brodo; siamo fieri di sapere che quando si nomina l’Arsenal non si parla di un Club calcistico qualsiasi, ma di un modo di intendere il calcio unico e ben definito; siamo fieri di sapere che quando si parla di bel gioco, il primo nome che esce dopo Barcellona è proprio il nostro; siamo fieri, comunque vada.

Pazienza se tutto quest’orgoglio e questa testardaggine ci sono costati trofei (forse), giocatori che hanno preferito prendere altre strade, notti e weekend con un fegato così e chissà che altro: l’Arsenal è così, a chi non piace che cerchi altro.

Sono tantissimi i tifosi delusi che si lamentano – probabilmente anche a ragion veduta – ma io sono stufo di sentire piagnistei perché il Club non si adatta ai codici di comportamento di Chelsea, Real Madrid, Manchester City e compagnia: perché dovrebbe? In nome di un Coppa? In nome di un titolo alla fine dell’anno? I poveracci che ragionano solo in termini di risultati diranno che alla fine è il nome del vincitore che resta nei libri di storia. Se questo vi basta, accomodatevi pure.

A me non basta essere un nome qualsiasi all’interno di un elenco sterminato.

Io ricordo spesso chi stupisce, chi parla fuori dal coro, chi ha un’idea e ha anche il coraggio di seguirla fino in fondo.

Ricordo l’Olanda di Johan Cruijff, immeritatamente sconfitta nel 1974 nonostante avesse dominato la finale contro l’allora Germania Ovest: il loro nome sui libri di storia non c’è, eppure oggi – quasi quaranta anni più tardi – il calcio totale di quell’Olanda è ancora lì a guidare il Barcellona verso i suoi quattordici trofei in cinque anni; l'esempio prova che anche senza vincere si può passare alla storia, tuttavia anche il contrario, dovete ammetterlo, è possibile: giocare senza identità, tirando a campare, sfruttando la propria annata di grazia, può magari portare alla vittoria ma non spalancherà certo le porte della leggenda: chi ricorderà il Chelsea campione d’Europa 2012 tra vent’anni?

L'unica cosa che la Champions League del Chelsea avrà di storico è il prezzo: £ 2'000'000'000'000

Due MILIARDI di sterline, circa DUE MILIARDI e MEZZO di euro.

Se volete vincere “costi quel che costi”, non avete quindi che l’imbarazzo della scelta: se volete andare sul sicuro fate come Nasri, Clichy, Adebayor, Touré e magari van Persie, rivolgetevi al Manchester City; se siete più temerari, scegliete il PSG o addirittura il Màlaga ma – PER FAVORE – abbandonate l’Arsenal.

Lasciateci perdere, prendeteci in giro quanto volete, fate le solite battutine da tabloid di dubbia qualità ma evitate di venire all’Emirates, di seguire ogni partita dei Gunners solo per essere  pronti quando si tratta di scagliarsi contro Wenger, Gazidis o chissà chi altro.

Occupatevi di altro, l’Arsenal sopravvivrà.

Sopravvivremo come abbiamo fatto quando i vari Emmanuel Adebayor, Césc Fabregas, Samir Nasri e altri hanno fatto le valigie per spiagge più attrezzate, noi ripartiamo e siamo sempre lì.
C’eravamo prima della maggior parte di voi, certamente ci saremo anche dopo – perché l’Arsenal ha un futuro, che si è costruito attraverso politiche lungimiranti anche se frustranti, e non dipende dagli umori di un miliardario che ha bisogno di un giocattolino nuovo ogni domenica; ci saremo perché negli anni abbiamo costruito una rete di osservatori e una Academy che non smette di produrre calciatori di gran livello; ci saremo perché noi siamo l’Arsenal, voi semplicemente il Club di un petroliere russo o arabo.

Pazienza Arsène, pazienza...
Sopravvivremo perché (per ora) noi abbiamo Arsène Wenger: criticatelo, attaccatelo, sminuitelo, ridicolizzatelo quanto volete ma ogni anno i ragazzi che lui pian piano costruisce portano sistematicamente l’Arsenal in Champions League, giocando pure il miglior calcio d’Inghilterra: gli togliete Nasri e lui pesca Chamberlain, gli portate via Henry e lui scova Adebayor; quando perde Adebayor trasforma un numero dieci bizzoso in un centravanti da trentasette gol in stagione.

Avanti il prossimo, allora.

Se Robin van Persie vorrà andarsene, la porta è la stessa che hanno attraversato altri nel recente passato – finiti quasi tutti in disgrazia.

Di sicuro l’olandese, a differenza di altri cui tenevamo un po’ meno, ha perso l’occasione per trasformarsi in una leggenda del nord di Londra (che è sempre ROSSO): firmando un nuovo contratto, avrebbe potuto assumere ad autentico idolo di tutti i Gooners del mondo, iscriversi ad un Club esclusivissimo di cui fanno parte pochissimi eletti: Thierry Henry, Dennis Bergkamp, Tony Adams, Pat Rice e una manciata di altri nomi illustri.

Purtroppo Robin ha deciso che quest’onore non vale una Champions League o un titolo di Premier League.

Bisogna rispettare la decisione di van Persie, per quanto sia impossibile condividerla.

Per chiudere, una nuova serie d’incontri è prevista tra l’olandese e l’Arsenal nei prossimi giorni e tutto (in teoria) potrebbe cambiare un’altra volta.

Che succede se, di fronte ad un’offerta indescrivibile, il progetto diventasse di nuovo interessante? Dopotutto l’ha fatto Wayne Rooney, perché non Robin?

Il problema è che – grazie a quella sua lettera – sembra essersi giocato tutta la stima e l’affetto dei tifosi: nessuno strappo è irreparabile, ci vorranno però tanto tempo e più di una lettera di scuse da parte dell’olandese.

Paradossalmente, non so cosa augurarmi: se parte per andare al Manchester City avrò la sensazione di aver sprecato tutti gli anni in cui l’ho considerato un calciatore diverso, con un’anima; se finisce alla Juventus sarò sorpreso dalla scelta, dal momento che i bianconeri non sono certo migliori dell’Arsenal (né pagano di più); se invece rinnova non saprei come fare per perdonarlo, e soprattutto resterebbe in piedi la spinosa questione della fascia di capitano: può un capitano scrivere una lettera simile e poi restare al suo posto? Può un giocatore influente come van Persie vedersi togliere la fascia di capitano, pur essendo magari premiato con un nuovo e ricco contratto?

Lascio a voi le risposte, io ho già mal di testa.