06 agosto 2012

Quando la testardaggine di Arsène Wenger diventa un pregio, che rarità!


Se volete la mia opinione, io avrei gettato la spugna da molto tempo.
Lo avrei fatto ripetutamente, forse pentendomene, ma avrei sicuramente mandato al diavolo tutti quei presuntuosi che – anno dopo anno – hanno mandato all’aria settimane e mesi di lavoro.
Fossi stato al posto di Arsène, non ci avrei certo pensato due volte prima di abbandonare il posto di comando e godermi incarichi molto più remunerativi e facili, lontano dalle costrizioni imposte da condizioni difficili e transazioni sempre complicate; mi sarei sfregato le mani per aver appena firmato un contratto faraonico e mi sarei giusto limitato a spendere soldi a non finire, costruendo una squadra dettata dai tifosi e dalla stampa, infischiandomene dei bilanci e soprattutto lasciando da parte quella parolina a doppio taglio: progetto.
Me ne sarei altamente fregato del futuro, delle regole, dell’etica e avrei pensato solamente a vincere OGGI, staccando assegni oltraggiosi per giocatori dal rendimento volatile – per lo meno fino a quando la cassaforte non si sarebbe svuotata; poi, sentendo puzza di bruciato, avrei accampato una qualsiasi scusa e avrei fatto le valigie – farneticando di rimpianti, sfortuna o fortuite coincidenze mentre lasciavo dietro di me le macerie di un Club sull’orlo del fallimento.

Avrei lasciato ad altri il difficile compito di trovare un equilibrio duraturo tra le vittorie e i bilanci in positivo, la fatica di scovare giovani promesse e farne dei calciatori di alto livello, sostenendoli nei momenti più critici e proteggendoli quando tifosi e stampa avrebbero deciso di metterli alla gogna; avrei semplicemente tirato fuori il libretto degli assegni non appena avessi fiutato la buona occasione, surclassando qualsiasi offerta rivale, annientando la concorrenza a colpi di stipendi inimmaginabili e promesse altisonanti.

Arsène Wenger, pur trovandosi dall’altra parte della barricata, non ha mai mollato.

Ci sono state volte – tantissime volte – in cui quella sua francesissima testardaggine proprio non l’ho sopportata, tuttavia questa volta non posso che ammirarla: grazie a quella sua testa dura, ogni volta che l’Arsenal ha perso uno dei suoi giocatori più rappresentativi, lui è stato subito pronto a proporne un altro, altrettanto efficace ed altrettanto amato dalla gente; il problema è che da questo circolo vizioso non se ne esce più: questa stonata melodia è iniziata con Mathieu Flamini, scappato a far panchina al Milan, ed è proseguita con Alex Hleb, Emmanuel Adebayor, Cèsc Fabregas, Gael Clichy e Samir Nasri – fino ad arrivare a Robin van Persie.
Su ognuno di questi calciatori, Wenger ha messo in campo tutte le sue capacità didattiche e ha investito tutta la sua passione, salvo poi vedersi tradito al momento di ricevere la meritata ricompensa: tutti, uno ad uno, hanno voluto abbandonare il loro mentore adducendo scuse e mettendone in dubbio l’ambizione, chiedendo a gran voce una squadra all’altezza del loro talento.
Hanno dimenticato, lorsignori, che se non fosse stato per Wenger sarebbero probabilmente in giro per qualche squadretta di second’ordine, guadagnando forse un quarto di quanto sono pagati ora e guardando la Champions League solo in televisione?


Dove sarebbero finiti Flamini e Clichy senza Wenger e l’Arsenal? Conosciamo tutti la risposta.
Che carriera avrebbero avuto Hleb e Adebayor se l’alsaziano non avesse scommesso sul loro talento grezzo? Basta guardare quanto in basso sono caduti ora.
Dove sarebbe ora Samir Nasri senza la disciplina e la cultura del lavoro inculcatagli da Le Prof? I recenti siparietti tragicomici del francese ci danno un indizio chiaro.
Fabregas avrebbe avuto modo di trasformare il suo enorme talento in una magnifica realtà oppure sarebbe diventato un altro Thiago Alcàntara?
E Robin van Persie? Che fine avrebbe fatto l’ultimo (in ordine cronologico) degli ammutinati senza l’Arsenal, quando era considerato solo un viziatello irascibile e collezionava espulsioni o – ancora peggio – accuse di stupro?

Per questo ammiro l’incredibile forza d’animo di quest’uomo, di cui troppa gente (tra cui tanti pseudo-tifosi dell’Arsenal) si fà beffe e a cui troppi “esperti” danno consigli.
Io avrei gettato la spugna da molto tempo, mandando al diavolo tutti quei saputelli che hanno sempre la risposta giusta, tutti quegli specialisti del senno di poi che, seduti in poltrona, sputano sentenze a ripetizione.
Pensando ad Arsène Wenger, mi viene in mente la figura di un povero Geppetto cui, di volta in volta, il Pinocchio di turno sbatte la porta in faccia per andare a guadagnare qualche soldo in più da Mangiafuoco.
Venghino signori, venghino! Conosciamo tutti il seguito della storia…

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