16 agosto 2012

“Whatever happens, I will always be a Gunner”. Troppo facile, Robin…

Le parole che ho usato nel titolo sono quelle pronunciate da Robin van Persie appena dopo la drammatica vittoria contro il West Bromwich Albion, grazie alla quale l’Arsenal si è assicurato l’ennesima partecipazione alla Champions League.

Io ci credevo, tanti hanno creduto che Robin fosse davvero un Gunner, che fosse in qualche modo diverso dal calciatore standard – che non fosse della stessa pasta di Nasri, per intenderci.
Invece sono arrivati prima quell’assurdo comunicato sul suo sito ufficiale, poi il trasferimento al Manchester United.

Caro Robin, io sono un Gunner e lo sarò qualsiasi cosa accada; i lettori di questo blog sono Gunners e lo saranno qualsiasi cosa accada; gli abbonati di lunga data che pagano cifre allucinanti per sedersi all’Emirates sono Gunners e lo saranno qualsiasi cosa accada; i tifosi che in un mercoledì sera piovoso vanno a Carlisle o Hartlepool per una partita di League Cup sono Gunners, e lo saranno qualsiasi cosa accada.

Tu non lo sei più.
Non ho problemi a credere che tu lo sia stato, ad un certo punto, ma bisogna esserlo soprattutto quando le cose non vanno come speravamo.
Ed invece, arrivati al momento della verità, la differenza tra essere un Gunner ed essere semplicemente un giocatore dell’Arsenal è venuta fuori.

Aldilà del fatto di aver firmato per il Manchester United, probabilmente il più grande rivale nella storia dell’Arsenal, ciò che ha fatto infuriare tanti tifosi dell’Arsenal è stata quell’attitudine arrogante, quelle tante contraddizioni e quel credersi nella posizione di poter giudicare apertamente e pubblicamente il proprio Club, quello stesso Club che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno nei momenti più delicati, contenuti in quel comunicato apparso subito dopo la fine degli Europei.
Il Club che tanto dicevi di amare non stava andando nella direzione giusta, a tuo parere, e non mostrava abbastanza ambizione per il tuo talento: strana tempistica, dal momento che negli ultimi due anni Arsène Wenger ha acquistato solo giocatori affermati a livello nazionale ed internazionale (Arteta, André Santos, Mertesacker, Giroud, Podolski e Cazorla) e mai come quest’anno le ambizioni del manager francese sembravano palesi;  forse ti aspettavi (o più probabilmente il tuo agente si aspettava) una pioggia di offerte multimilionarie arrivare da tutte le parti ed invece solo Manchester City, Manchester United e Juventus hanno mostrato interesse: escluso subito il City e annotate le enormi difficoltà economiche della Juventus, non è restato altro che lo United.

Ci sono stati altri giocatori, e non sono pochi, che pur lasciando l’Arsenal saranno sempre accolti con grande calore ogni volta che tornano all’Emirates: è successo a Thierry Henry, a Pires, a Eduardo e per ultimo a Césc Fabregas – ma non succederà certo a te.
Saresti potuto diventare una leggenda del Club, al pari dei vari Bergkamp, il già citato Henry o Patrick Vieira, ma avrebbe significato accettare il rischio di non vincere nulla e non guadagnare abbastanza.
Hai preso un’altra strada, quindi d’ora in poi non sarai più un Gunner ma solamente uno dei tanti giocatori che hanno giocato e incantato con la maglia dell’Arsenal.

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