giovedì 27 settembre 2012

Arsenal vs Coventry City 6-1: qualche spunto dal festival del gol



Giroud scavalca il portiere e segna il suo primo gol per l'Arsenal
 
Come previsto, i Gunners hanno seppellito di gol i poveri avversari del Coventry, fanalino di coda della League One.
Niente di nuovo quindi, compresa una goleada che tanti allibratori avevano ampiamente previsto, ma vale la pena sottolineare tanti aspetti positivi usciti da una serata di festa, per alcuni giocatori in campo come per gli oltre sessantamila spettatori.

Partiamo proprio da qui: una notturna infrasettimanale contro una squadra di livello decisamente inferiore ha comunque attirato all’Emirates Stadium 61'500 persone, segno evidente che i prezzi ultra concorrenziali scelti dall’Arsenal (tanti biglietti erano in vendita a 5 o 10 sterline) e la voglia di vedere all’opera i giovani più promettenti del settore giovanile sono richiami irresistibili per tanti, convinti (e premiati) di andare ad assistere ad una partita divertente.
In un momento in cui tanti Club – anche di primissima fascia - non riescono a riempire il proprio stadio nemmeno per le competizioni più blasonate, è confortante vedere che il brand Arsenal, in termini di calcio, organizzazione e cultura, è un motore sociale importante tanto a Londra quanto fuori.

Tanti altri buoni spunti sono stati offerti dai giocatori in campo, che fossero debuttanti alle prime armi oppure professionisti navigati finiti nell’ombra in questo inizio di stagione: penso ad Arshavin ad esempio, finito nel dimenticatoio e tornato improvvisamente sulla ribalta con una prestazione brillante, coronata da un bel gol, tre assist e il ritorno (finalmente) di quel sorriso scomparso dalla faccia del russo già da qualche mese;  un Arshavin in forma e motivato potrebbe dare tantissimo a questo Arsenal in termini di fantasia, assist e gol, bisognerà capire quanta voglia di riconquistarsi il centro del palcoscenico avrà il fantasista ex Zenit.

Ottime notizie anche da Theo Walcott, autore di una splendida doppietta e bravo a ricordare a tutti quanto anche lui potrebbe essere importante per la stagione dei Gunners: due assoli splendidi, conclusi con lucidità e precisione, hanno riportato a galla tutte le qualità del nazionale inglese, sempre più preciso sotto porta e sempre meno sprecone palla al piede.
Il suo contratto è pericolosamente in bilico, il ragazzo ha più volte detto di voler rinnovare ma le parti in causa restano distanti, bisognerà davvero trovare una soluzione rapida per evitare che Walcott si trasformi da risorsa in problema, togliendo ai Gunners un’arma importante.

Altre ottime notizie sono arrivate dalla grande prova di Ignasi Miquel, il migliore in difesa, e dallo scintillante debutto del centrocampista tedesco Serge Gnabry, oltre che dal ritorno di Emmanuel Frimpong dopo il doppio infortunio che lo ha tenuto a riposo per quasi due stagioni intere.
Da sottolineare anche il grande gol di Chamberlain, una conclusione potente dalla lunga distanza, ed il perpetuo movimento di Coquelin a centrocampo, oltre che l'assist per il gol d'apertura.

La chicca finale è ovviamente il primo gol con la maglia dell’Arsenal di Olivier Giroud, sublime nello scavalcare il portiere ospite con un delicatissimo tocco sotto e aprire finalmente il suo account con i Gunners; peccato per quel rigore sbagliato, ben parato peraltro dall’estremo difensore avversario, però la cosa più importante resta che quel maledetto gol che proprio non voleva arrivare è finalmente arrivato, scacciando tutti i fantasmi!
Il centravanti francese, sempre sostenuto dai tifosi, dai compagni e da Wenger, potrà finalmente scrollarsi di dosso quell’insicurezza  che sembrava attanagliarlo ad ogni partita, conclusa inevitabilmente con tante buone occasioni create ma nessun gol all’attivo.

Per concludere, l’ottimo momento di forma della squadra continua e questo non può che far ben sperare per il big match di sabato contro il Chelsea, ennesimo test importante di un inizio di stagione che poteva essere molto complicato ed invece sorride ai Gunners.

Quello che impressiona di più al momento sembra essere la volontà di tutti nel lavorare duro per il bene della squadra, soprattutto da coloro che giocano meno: le prove di Arshavin, Chamberlain, Walcott e anche Chamakh sono lì a dimostrarlo.

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lunedì 24 settembre 2012

Manchester City vs Arsenal 1-1: un pareggio tra soddisfazione e rimpianto


COYG!!!
 
 
Quanti di voi, ne avessero avuta la possibilità, avrebbero rifiutato un pareggio allo Etihad Stadium?
Pochi, ovviamente.

Vista la partita, però, l’Arsenal può lasciare il campo con tanti rimpianti pur avendo acciuffato il pareggio solamente a nove minuti dalla fine.

Nonostante un dominio territoriale, tecnico e fisico a volte imbarazzante nei confronti degli strapagati idoli della parte blu di Manchester, i Gunners hanno seriamente rischiato di perdere a causa del gol messo a segno da Joleon Lescott verso la fine del primo tempo; regalato inutilmente un calcio d’angolo, l’Arsenal ha pagato dazio quando il difensore centrale della nazionale inglese ha sovrastato sia Podolski che Koscielny e ha insaccato nell’angolino alto, nonostante la presenza sulla linea di porta di Mikel Arteta.

Prima e dopo il fattaccio, tuttavia, in campo si erano visti solamente gli ospiti: il cambio di formazione di Arsène Wenger ha infatti permesso ai Gunners di sovrastare totalmente il centrocampo ospite, limitando l’infulenza sulla partita sia di Yaya Touré che di David Silva – i due spauracchi principali tra le fila dei Citizens.

L’inserimento di Aaron Ramsey – sulla carta nel ruolo di attaccante di destra – ha permesso agli ospiti di controllare agevolmente il pallone e mandare a vuoto il pressing centrale di Javi Garcia e dello stesso Touré; questa supremazia si è presto trasformata in occasioni da gol, più o meno nitide, sprecate malamente a turno da Gibbs, Podolski e soprattutto Gervinho, il cui pessimo controllo di palla ha vanificato l’illuminante passaggio confezionato da Ramsey.

Nonostante il passare dei minuti, nonostante l’infoltimento del centrocampo operato da Mancini tra il primo e secondo tempo e nonostante il pericolo rappresentato dai contropiede orchestrati dal Manchester City, ho sempre avuto la sensazione che l’Arsenal non avrebbe mai perso la partita dello Etihad Stadium.

Troppe volte ho visto i Gunners dominare partite per poi perderle in maniera quasi sistematica, tuttavia ogni giocatore in campo sembrava essere talmente tranquillo, concentrato e determinato da farmi restare illogicamente fermo sulla mia convinzione, puntualmente confermata dal gol di Koscielny.

Una sconfitta sarebbe stata estremamente ingiusta, per una volta quella tanto invocata “giustizia divina” ha presentato il conto alla squadra di Mancini: nonostante gli investimenti faraonici, nonostante le tonnellate di qualità a disposizione ha ancora una volta giocato esclusivamente in contropiede, sparacchiando il pallone verso Aguero e Dzeko nella speranza che ne ricavassero qualcosa di buono – ed allora è giusto essere puniti (ogni tanto...)!

Della partita di Manchester restano l’impressionante prestazione di Jenkinson e Gibbs sugli esterni, oltre alla certezza che Thomas Vermaelen, Laurent Koscielny e Per Mertesacker sono oggi tre centrali difensivi in forma smagliante, perfettamente intercambiabili e di gran livello – a dispetto delle veementi critiche di cui sono stati coperti ad intervalli regolari negli ultimi tre anni.

Ancora una volta Mikel Arteta ha fatto vedere a quale razza di calciatori appartiene – nemmeno lontana parente dei vari Rodwell, Javi Garcia, Barry, Carrick, Sandro, Obi Mikel o tanti altri celebratissimi presunti fuoriclasse – mentre Ramsey ha saputo mettere in campo tutte quelle qualità che ultimamente erano un po’ nascoste.

Santi Cazorla è tornato ai suoi livelli pre-Montpellier, brillando nel primo tempo prima di spegnersi un pochino nella ripresa, e davanti Podolski ha dimostrato di essere affidabile anche nelle giornate storte, aiutando tantissimo in fase di ripiego non potendo essere pericoloso dalle parti di Hart.

Solo buone nuove insomma, nonostante un’uscita a vuoto di Mannone e un rilancio da infarto di Koscielny – la migliore delle quali resta il rientro di Jack Wilshere: quattordici maledetti, lunghissimi mesi per poter finalmente rivedere in campo uno dei talenti più cristallini del panorama europeo: la sola idea di vedere contemporaneamente in campo Arteta, Wilshere e Cazorla mi mette l’acquolina in bocca!

E poi sapere che, nel caso quei tre dovessero passare una brutta giornata, in panchina ci sono Diaby, Ramsey e Rosicky...

COMMON ARSENAL!

venerdì 21 settembre 2012

Arsenal vs Southampton 6-1 e Montpellier vs Arsenal 1-2: due vittorie importanti, due motivi per sorridere ma due giudizi diametralmente opposti

Podolski ha scelto il modo migliore per segnare il suo primo gol all'Emirates


Sono passati solo pochi giorni tra il sonoro 6 a 1 rifilato al neopromosso Southampton e la risicata vittoria per 2-1 registrata al debutto in Champions League a casa del Montpellier, eppure il cambiamento tra le due prestazioni è stato fin troppo sorprendente: per quanto il Montpellier sia chiaramente superiore – per qualità ed esperienza – ai Saints, in pochi avrebbero predetto una partita tanto difficile per i Gunners.
Eravamo tutti ben consapevoli che gli uomini di Arsène Wenger avrebbero trovato tante difficoltà nell’affrontare una squadra al debutto assoluto nella massima competizione Europea, soprattutto se affrontata lontano da casa e in uno stadio pronto a spingere i propri beniamini verso l’impresa, ma la passività totale mostrata dall’Arsenal durante tutto il secondo tempo mi ha lasciato di stucco.

Dopo un primo tempo praticamente dominato, chiuso in vantaggio nonostante il generoso rigore che aveva permesso ai francesi di passare in vantaggio dopo appena otto minuti, i Gunners sono rientrati in campo per la ripresa e non hanno fatto altro che resistere passivamente agli assalti di Belhanda e soci, cercando solo di limitare i danni.
Chissà se, dopo aver chiuso la prima frazione in vantaggio, i londinesi hanno pensato di aver regolato la pratica o se è stato semplicemente il grande tasso tecnico dei padroni di casa a fare la differenza, fatto sta che i ragazzi di René Girard avrebbero ampiamente meritato il pareggio e c’è voluto un errore macroscopico di Belhanda (ed un buon riflesso di Mannone) per impedire che il Montpellier arrivasse al 2-2.

Pochi giorni prima, quando all’Emirates è arrivata la squadra di Nigel Adkins, i Gunners avevano mostrato tutte le loro qualità storiche: velocità, incisività e fantasia in attacco e possesso palla sagace a centrocampo, senza lasciare la minima possibilità al Southampton.
Aiutati dall’autogol che ha permesso loro di andare in vantaggio relativamente presto, i londinesi hanno poi macinato gioco e regalato spettacolo per tutta la partita, controllando le rare sortite offensive degli ospiti e colpendo ad ogni occasione.

In appena 72 ore, tutta questa efficacia e questa voglia di spingersi in avanti ad ogni occasione propizia sono scomparse, lasciando spazio ad inusuali imprecisioni a centrocampo e difficili movimenti tra i reparti; se la difesa dell’Arsenal – intesa come organizzazione, non come reparto – aveva impressionato per compattezza e affidabilità durante le prime partite di Premier League, contro il Montpellier ha lasciato parecchio a desiderare, concedendo troppi spazi invitanti agli avversari.
La ragione di tale cambiamento, a mio avviso, è la stanchezza mostrata soprattutto dai centrocampisti, a tratti assolutamente dominati dai dirimpettai Estrada, Belhanda e Saihi: troppe volte Diaby e Cazorla hanno perso palloni pericolosi, lasciando al solo Arteta il compito di andare a recuperarli, spesso senza successo.

Steve Bould, che sostituiva lo squalificato Wenger, ha certamente tardato troppo nell’effettuare i cambi a disposizione, costringendo agli straordinari gli uomini in campo; l’ingresso di Ramsey, per quanto tardivo, ha ridato dinamismo ad un centrocampo in netta difficoltà e permesso ai Gunners si ritrovare un minimo di solidità in vista del prevedibile (e puntualmente confermato) assalto finale dei padroni di casa.

Col senno di poi – per quanto non mi piaccia parlare DOPO – la freschezza e combattività di Ramsey e Coquelin sarebbero servite molto prima, soprattutto visto la prova opaca di Diaby e la difficoltà mostrata da Cazorla nel tessere le trame offensive.
Con il francese che rientrava da un leggero infortunio (e soprattutto da anni molto travagliati) e lo spagnolo alla quinta presenza di fila, era prevedibile che entrambi avrebbero alla lunga sofferto la grande intensità della partita.

Di positivo, oltre all’ottimo risultato, prendiamo la concentrazione con cui i giocatori dell’Arsenal hanno respinto tutti gli attacchi avversari, anche quando la pressione era al massimo; prendiamo anche l’ennesima buona prova di Mannone; prendiamo la crescita di Gibbs e Jenkinson sugli esterni e prendiamo infine la freddezza sotto porta di Lukas Podolski e la generosità di Olivier Giroud.

Come avete capito, di motivi per sorridere ce ne sono parecchi.

Aspettando di andare ad affrontare il Manchester City domenica all’Etihad Stadium.
 
Per chiudere, segnatevi un nome: Mapou Yanga-Mbiwa.
Lo so che non è un nome nuovo, però questo ragazzo è destinato a raccogliere l’eredità di Lilian Thuram – e scusate se è poco.
Stesso strapotere fisico, stessa tecnica, stesso coraggio, stessa versatilità e stessa grande maturità nonostante la giovanissima età.

Chi lo compra fa’ l’affare del secolo.

COMMON ARSENAL!

mercoledì 12 settembre 2012

Questo "nuovo" vecchio Arsenal

In una vita precedente ero un regista.
Un regista come Mikel Arteta, non un regista come Martin Scorsese.

Un mio vecchio allenatore mi ripeteva continuamente che il modo migliore per difendere un risultato positivo è tenere per sé il pallone, nascondendolo agli occhi (e soprattutto ai piedi) dell’avversario; un altro invece mi sfiniva dicendomi sempre che è il centrocampo che ti permette di vincere le partite, per quanto possa essere solida la tua difesa o letale il tuo attacco.
Le parole di questi due personaggi, tanto saggi quanto discutibili, sono riecheggiate nella mia mente non appena Howard Webb ha fischiato la fine dell’incontro tra Arsenal e Liverpool ad Anfield: avevano entrambi maledettamente ragione!

Guardando Diaby, Arteta, Cazorla e Ramsey fare il torello con quei poveri ragazzi in rosso ho realizzato quanto sia enorme il potenziale di questo Arsenal, che possiede a mio avviso uno dei migliori reparti di centrocampo al mondo.
Che siate d’accordo oppure no, il settore nevralgico dei Gunners è completo, incredibilmente tecnico e soprattutto completamente intercambiabile, non dipendendo quindi dall’umore di un uomo in particolare, come succede altrove.
Nonostante un solo innesto durante il mercato estivo, solo ora mi rendo conto del tasso tecnico di cui dispongono i centrocampisti dell’Arsenal; per svariati motivi, il principale dei quali è senza dubbio la presenza fissa in infermeria di tanti giocatori in questi anni, ho man mano rimosso dalla mia personale foto di squadra alcuni di quei giocatori che oggi possono fare tutta la differenza tra una squadra vincente ed una ordinaria: mi riferisco ovviamente ad Abou Diaby, che sembra oggi tutt’un altro giocatore rispetto al passato, e a Jack Wilshere, la cui assenza è diventata talmente scontata da farmi parzialmente dimenticare la meraviglie che ha mostrato prima dell’infortunio.
Sappiamo tutti benissimo quanto Arsène Wenger e Ivan Gazidis amino propinarci la storia degli infortunati che tornano e si trasformano in nuovi acquisti, sappiamo quanto in passato questa storiella abbia fatto da copertura per trattative fallite miseramente eppure questa volta potrebbe proprio essere vero!
Datemi il nome di un centrocampista disponibile sul mercato che sia giovane, creativo e combattivo quanto Jack Wilshere oppure di un altro che abbia i mezzi tecnici e fisici di Abou Diaby. Io non ne ho trovati.

La consacrazione definitiva di questi due centrocampisti, la comprovata qualità offerta da Arteta, Cazorla e Rosicky e lo sviluppo costante di Aaron Ramsey (vi piaccia oppure no, il gallese possiede un talento ed una personalità fuori dalla norma) porteranno l’Arsenal ad avere una linea mediana con pochissimi rivali al mondo.
In un campionato in cui tutte le squadre schierano almeno un centrocampista di sola distruzione (John Obi Mikel, Gareth Barry e Michael Carrick, per fare qualche esempio), l’eccezione rappresentata da questo Arsenal potrebbe essere la variabile impazzita della Premier League in corso.

Qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che in fondo nemmeno Alex Song era un vero e proprio mastino di centrocampo, eppure tutti i giocatori (e tifosi) sapevano benissimo a chi rivolgersi quando si trattava di fermare l’avanzata centrale di un avversario.
Che succederà ora che Song è stato ceduto al Barcellona?
In rosa non esiste più nessun mediano – di ruolo o di facciata che sia – e toccherà quindi a tutti gli altri centrocampisti arginare gli attacchi avversari.
Mentre i tifosi chiedevano a gran voce l’acquisto di M’Vila, Capoué, Essien o un qualsiasi altro interditore di centrocampo, Arsène Wenger era seduto al tavolo del Real Madrid per trattare l’acquisto di Nuri Sahin, regista turco: un chiaro indizio sulle idee dell’alsaziano, decisamente più propenso a caricare ogni singolo giocatore già a disposizione di una parte delle responsabilità difensive piuttosto che ingaggiare un nuovo centrocampista che servisse unicamente a distruggere il gioco avversario.

Per questo credo che l’Arsenal che scenderà in campo d’ora in poi sarà, salvo cause di forza maggiore o repentini cambi di direzione, una squadra che farà del palleggio la propria arma difensiva: se in questi anni abbiamo spesso visto i Gunners tessere infinite manovre nella metà campo avversaria per poi farsi sorprendere in contropiede, quest’anno li vedremo invece mantenere il possesso del pallone nella propria metà campo, anche a costo di perdere qualche occasione in attacco.
La grande solidarietà mostrata dai giocatori dell’Arsenal nelle prime tre partite sarà lo strumento principale per mantenere la squadra corta e proteggere così la difesa, mentre le grandi doti tecniche del centrocampo saranno preziose quando si tratterà di mandare a vuoto il pressing avversario oppure approfittare degli spazi lasciati dai rivali, soprattutto quando dovranno rincorrere il risultato.
Se da una parte abbiamo perso un centrocampista difensivo, partito per la Catalogna, dall’altra ne abbiamo guadagnati almeno tre, cui sarà chiesto di caricarsi sulle spalle gli oneri difensivi che prima gravavano sulle spalle del solo Song.

Grazie ad uomini di esperienza come Arteta, uomini dai grandi mezzi fisici come Diaby e a ragazzi dal grande coraggio come Jack Wilshere, la nostra difesa potrebbe sorprendentemente scoprirsi ben più protetta che in passato, alla faccia di chi pensa che i calciatori abbiano un ruolo definito a priori.

La realtà non è Football Manager.

domenica 2 settembre 2012

Liverpool vs Arsenal 0-2: grande prova, primo esame superato con lode

Podolski e Cazorla a segno, l'Arsenal torna a vincere


Quando ho detto che la partita di Anfield sarebbe stata un crocevia fondamentale per la stagione dei Gunners, un filo di preoccupazione serpeggiava nella mia mente e mi suggeriva che – nonostante un Liverpool decisamente indebolito – le cose sarebbero potute andare per il verso sbagliato.

 Non che non avessi fiducia nella squadra, tantomeno in Arsène Wenger, ma un esame come quello di Anfield è sempre difficile da affrontare, soprattutto ad inizio stagione e a maggior ragione se le prime uscite non sono andate come avrebbero dovuto.

Vincere ad Anfield avrebbe potuto lanciare definitivamente l’Arsenal verso una stagione senza inutili pressioni, perdere invece avrebbe significato aprire già una piccola crisi e soprattutto rivedere i fantasmi della stagione passata, con quel suo inizio terrificante.

 Devo dire che l’Arsenal mi ha tranquillizzato alla grande, non tanto per il risultato quanto per la tranquillità nell’affrontare alcuni momenti particolarmente delicati della partita e soprattutto per la padronanza tecnica che ha permesso al centrocampo di controllare il match, dall’inizio alla fine.

Abbiamo corso qualche pericolo, è vero, ma sarebbe stato utopico credere d andare a Liverpool e passare un pomeriggio di assoluta tranquillità: nonostante questo, Vermaelen e compagni hanno retto l’urto quando è stato necessario e non si sono mai distratti, nemmeno per un secondo.

Questa solidità, unita alla grande disponibilità degli attaccanti nell’aiutare la fase difensiva, ha lentamente anestetizzato tutte le paure della vigilia e fatto crescere la fiducia di ogni giocatore, di ogni reparto e anche di ogni tifoso, ad Anfield come davanti alla televisione.
Il modo in cui Arteta e Diaby hanno dominato il centrocampo, cancellando dalla partita Gerrard, Sahin e Allen, ha permesso a Podolski e Chamberlain di muoversi liberamente tra la fascia e il centro del campo, togliendo ogni punto di riferimento alla difesa avversaria; di fatto, ogni volta che lo spagnolo o il francese recuperavano palla avevano immediatamente tutto lo spazio necessario per dialogare con il superlativo Cazorla e innescare uno qualsiasi dei tre attaccanti.

L’Arsenal non ha affatto dominato né in termini di possesso palla, né in termini di occasioni da gol ma ha sempre dato l’impressione di sapere cosa fare e controllare i nervi in maniera esemplare, stringendo i denti quando era il momento e rendendosi pericoloso alla minima occasione; le statistiche non sempre rendono giustizia all’evolversi di una partita, questa volta però i cinque tiri nello specchio della porta registrati in sei tentativi da parte dell’Arsenal sono una prova chiara della determinazione dei Gunners, soprattutto se paragonati alle sole quattro conclusioni finite a bersaglio delle tredici tentate dal Liverpool.

La difesa ha ancora una volta mostrato tutto il meglio di sé, non andando mai in difficoltà nonostante i dieci corner calciati dal Liverpool, e Vito Mannone si è fatto trovare pronto quando è stato chiamato in causa.

Merito di Steve Bould oppure no, i Gunners hanno mandato a referto il terzo clean sheet consecutivo, una cosa che non accadeva da quasi un secolo.

Come avrete immaginato, motivi per sorridere ce ne sono a tonnellate: la prima vittoria, i primi gol dei nuovi arrivati Podolski e Cazorla, la solidità difensiva, l’imbattibilità che dura da 270 minuti o ancora le occasioni da gol create.
Io però preferisco concentrarmi sulla prova dei centrocampisti, tutti superlativi, per sottolineare un personalissimo giudizio che a tanti potrebbe suonare eccessivo: il centrocampo dell’Arsenal è tra i migliori d’Europa.
In termini di qualità ed esperienza, poche squadre al mondo possono vantare un contingente di centrocampo paragonabile a quello dei Gunners; quali altre squadre hanno a disposizione centrocampisti della qualità di Arteta, Cazorla, Wilshere, Ramsey, Rosicky e Diaby? Non fraintendetemi, sono ben conscio che dalle parti di Barcellona e Madrid sono meglio attrezzati in termini numerici, ma quante squadre hanno così tante opzioni a disposizione, perfettamente intercambiabili tra loro?

Lo United ha dovuto richiamare in fretta e furia Paul Scholes per poter contare su un regista vero e proprio, il City è in difficoltà quando è orfano di Yaya Touré e il Chelsea non ha ancora trovato un uomo d’ordine che possa far girare la squadra.

All’Emirates noi abbiamo almeno cinque giocatori che possono tranquillamente far girare l’intera squadra e sfiancare l’avversario a colpi di triangoli e scambi stretti, mandando a vuoto qualsiasi pressing aggressivo; ci saranno cali di forma, giornate storte e chi più ne ha più ne metta ma potremo ogni volta contare su qualcuno che prenda per mano la squadra e disegni le geometrie dal centro del campo.

 Mi sono stropicciato gli occhi per la prova di Diaby, ho applaudito la sagacia infinita di Arteta e mi sono entusiasmato per le idee di Cazorla, il tutto pensando che Jack Wilshere è vicino al rientro, Aaron Ramsey ha il potenziale ed il carattere per diventare un grande e Tomas Rosicky si è riscoperto quel funambolo che era ai tempi di Dortmund.

Sono passati i tempi dei Fabregas e van Persie, investiti di tutte le responsabilità, questo nuovo Arsenal non dipende da nessuno e da tutti allo stesso tempo.

Forse non è la ricetta per vincere, forse tra qualche mese scoprirò che manca un ingrediente fondamentale alla ricetta di Wenger, però nel frattempo mi godo questo fantastico miscuglio di qualità ed solidarietà che l’Arsenal è in grado di offrire.

 

COMMON ARSENAL!