mercoledì 12 settembre 2012

Questo "nuovo" vecchio Arsenal

In una vita precedente ero un regista.
Un regista come Mikel Arteta, non un regista come Martin Scorsese.

Un mio vecchio allenatore mi ripeteva continuamente che il modo migliore per difendere un risultato positivo è tenere per sé il pallone, nascondendolo agli occhi (e soprattutto ai piedi) dell’avversario; un altro invece mi sfiniva dicendomi sempre che è il centrocampo che ti permette di vincere le partite, per quanto possa essere solida la tua difesa o letale il tuo attacco.
Le parole di questi due personaggi, tanto saggi quanto discutibili, sono riecheggiate nella mia mente non appena Howard Webb ha fischiato la fine dell’incontro tra Arsenal e Liverpool ad Anfield: avevano entrambi maledettamente ragione!

Guardando Diaby, Arteta, Cazorla e Ramsey fare il torello con quei poveri ragazzi in rosso ho realizzato quanto sia enorme il potenziale di questo Arsenal, che possiede a mio avviso uno dei migliori reparti di centrocampo al mondo.
Che siate d’accordo oppure no, il settore nevralgico dei Gunners è completo, incredibilmente tecnico e soprattutto completamente intercambiabile, non dipendendo quindi dall’umore di un uomo in particolare, come succede altrove.
Nonostante un solo innesto durante il mercato estivo, solo ora mi rendo conto del tasso tecnico di cui dispongono i centrocampisti dell’Arsenal; per svariati motivi, il principale dei quali è senza dubbio la presenza fissa in infermeria di tanti giocatori in questi anni, ho man mano rimosso dalla mia personale foto di squadra alcuni di quei giocatori che oggi possono fare tutta la differenza tra una squadra vincente ed una ordinaria: mi riferisco ovviamente ad Abou Diaby, che sembra oggi tutt’un altro giocatore rispetto al passato, e a Jack Wilshere, la cui assenza è diventata talmente scontata da farmi parzialmente dimenticare la meraviglie che ha mostrato prima dell’infortunio.
Sappiamo tutti benissimo quanto Arsène Wenger e Ivan Gazidis amino propinarci la storia degli infortunati che tornano e si trasformano in nuovi acquisti, sappiamo quanto in passato questa storiella abbia fatto da copertura per trattative fallite miseramente eppure questa volta potrebbe proprio essere vero!
Datemi il nome di un centrocampista disponibile sul mercato che sia giovane, creativo e combattivo quanto Jack Wilshere oppure di un altro che abbia i mezzi tecnici e fisici di Abou Diaby. Io non ne ho trovati.

La consacrazione definitiva di questi due centrocampisti, la comprovata qualità offerta da Arteta, Cazorla e Rosicky e lo sviluppo costante di Aaron Ramsey (vi piaccia oppure no, il gallese possiede un talento ed una personalità fuori dalla norma) porteranno l’Arsenal ad avere una linea mediana con pochissimi rivali al mondo.
In un campionato in cui tutte le squadre schierano almeno un centrocampista di sola distruzione (John Obi Mikel, Gareth Barry e Michael Carrick, per fare qualche esempio), l’eccezione rappresentata da questo Arsenal potrebbe essere la variabile impazzita della Premier League in corso.

Qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che in fondo nemmeno Alex Song era un vero e proprio mastino di centrocampo, eppure tutti i giocatori (e tifosi) sapevano benissimo a chi rivolgersi quando si trattava di fermare l’avanzata centrale di un avversario.
Che succederà ora che Song è stato ceduto al Barcellona?
In rosa non esiste più nessun mediano – di ruolo o di facciata che sia – e toccherà quindi a tutti gli altri centrocampisti arginare gli attacchi avversari.
Mentre i tifosi chiedevano a gran voce l’acquisto di M’Vila, Capoué, Essien o un qualsiasi altro interditore di centrocampo, Arsène Wenger era seduto al tavolo del Real Madrid per trattare l’acquisto di Nuri Sahin, regista turco: un chiaro indizio sulle idee dell’alsaziano, decisamente più propenso a caricare ogni singolo giocatore già a disposizione di una parte delle responsabilità difensive piuttosto che ingaggiare un nuovo centrocampista che servisse unicamente a distruggere il gioco avversario.

Per questo credo che l’Arsenal che scenderà in campo d’ora in poi sarà, salvo cause di forza maggiore o repentini cambi di direzione, una squadra che farà del palleggio la propria arma difensiva: se in questi anni abbiamo spesso visto i Gunners tessere infinite manovre nella metà campo avversaria per poi farsi sorprendere in contropiede, quest’anno li vedremo invece mantenere il possesso del pallone nella propria metà campo, anche a costo di perdere qualche occasione in attacco.
La grande solidarietà mostrata dai giocatori dell’Arsenal nelle prime tre partite sarà lo strumento principale per mantenere la squadra corta e proteggere così la difesa, mentre le grandi doti tecniche del centrocampo saranno preziose quando si tratterà di mandare a vuoto il pressing avversario oppure approfittare degli spazi lasciati dai rivali, soprattutto quando dovranno rincorrere il risultato.
Se da una parte abbiamo perso un centrocampista difensivo, partito per la Catalogna, dall’altra ne abbiamo guadagnati almeno tre, cui sarà chiesto di caricarsi sulle spalle gli oneri difensivi che prima gravavano sulle spalle del solo Song.

Grazie ad uomini di esperienza come Arteta, uomini dai grandi mezzi fisici come Diaby e a ragazzi dal grande coraggio come Jack Wilshere, la nostra difesa potrebbe sorprendentemente scoprirsi ben più protetta che in passato, alla faccia di chi pensa che i calciatori abbiano un ruolo definito a priori.

La realtà non è Football Manager.

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