mercoledì 31 ottobre 2012

Reading vs Arsenal 5-7: Dodici gol in centoventi minuti, qui dit mieux?

Olivier Giroud si fa' restituire la maglia dai tifosi dopo averla lanciata al gol del pareggio...

 
Due partite di Capital One Cup, TREDICI gol segnati e SEI subiti.

Basterebbe questo a far capire la follia di una squadra che, nelle partite della competizione meno importante (parole di Arsène Wenger), si lascia andare a facili entusiasmi.

Se contro il povero Coventry City i Gunners si erano divertiti e avevano divertito soprattutto i sessantamila accorsi all’Emirates Stadium, questa volta al Madjeski Stadium i ragazzi di Wenger l’hanno combinata davvero grossa: sotto di QUATTRO gol fino gli ultimi secondi del primo tempo, l’Arsenal è riuscito in qualche modo a trovare un clamoroso pareggio mettendo a segno due reti tra il minuto 88 ed il minuto 94.

Una partita completamente folle, assolutamente imprevedibile e ricca tanto di gesti sublimi quanto di errori incredibili; alle prove discutibili di Johan Djourou, Damian Martinez e Ignasi Miquel hanno fatto da contraltare la serata esaltante di Theo Walcott, Olivier Giroud, Andrey Arshavin e nientemeno che Marouane Chamakh.

Per rendere l’idea dell’irripetibilità della serata basta sottolineare che Chamakh ha segnato una doppietta da fuori area, compreso un irriverente pallonetto che ha fissato il risultato finale, e che l’Arsenal ha segnato ben DUE VOLTE da calcio d’angolo e che soprattutto, due eventi più rari di un calcio di rigore contro lo United ad Old Trafford...

Proprio per restare in tema, è ora di cominciare a pensare alla supersfida di sabato, quando per la prima volta i Gunners torneranno nello stadio di quell’infamante 2-8 firmato Danny Welbeck, Ashley Young, Wayne Rooney, Nani e Park Ji-Sung.

In vista della partita, Arsène Wenger ha tenuto a riposo tutta la spina dorsale della squadra, cosa che Sir Alex Ferguson non potrà fare visto l’impegno odierno che vede i Red Devils affrontare il Chelsea di Di Matteo, pochi giorni dopo aver sbancato Stamford Bridge non più di tre giorni fa: per quanto entrambi i Club schiereranno i giovani più interessanti dei propri vivai, la partita arriva nel momento peggiore viste le proteste e le tensioni della partita di campionato, vinta in maniera controversa dagli uomini di Ferguson contro un Chelsea ridotto in nove e sconfitto da un gol in fuorigioco.
Nessuna delle due squadre vorrà certamente prendere il rischio di fare una figuraccia.

Partiamo quindi da questo punto per cercare spunti d’ottimismo in vista del big match di sabato: i vari Cazorla, Podolski, Mertesacker, Arteta e Wilshere saranno belli freschi in vista di una delle partite più delicate della stagione, una vera manna dal cielo soprattutto visto l’evidente ritardo fisico mostrato recentemente dai giocatori più influenti dell’inizio di stagione dei Gunners.
Cazorla e soprattutto Podolski sono sembrati lontani parenti dei fuoriclasse che abbiamo ammirato nelle prime uscite stagionali, quindi niente di meglio che una settimana di tranquillità per prepararsi in vista del grande show.

Dall’altra parte, invece, Arsène Wenger si ritrova tra le mani quattro giocatori col morale a mille: Theo Walcott, Andrey Arshavin, Olivier Giroud e Marouane Chamakh hanno trascinato la squadra verso l’incredibile rimonta e sono ora nelle migliori condizioni possibili per tornare protagonisti in campionato e in Champions League. Per quanto modesto fosse il Reading, il modo in cui questi quattro hanno ribaltato un risultato che sembrava definitivo dopo appena mezz’ora avrà un effetto incalcolabile sul futuro dell’Arsenal e dei giocatori stessi, tornati improvvisamente sul radar di Arsène Wenger.

Escluso Marouane Chamakh, che appare comunque troppo indietro nelle gerarchie, sia Theo Walcott che Andrey Arshavin potrebbero sfruttare l’occasione per recuperare posizioni nella personalissima classifica di Arsène Wenger e tornare prepotentemente nell’undici titolare.
Il problema, semmai, sarebbe trovare loro la posizione ideale: con altri tre gol, Theo Walcott ha chiarito ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un attaccante puro che con la sua velocità e la sua freddezza diventa sempre più letale sotto porta, doti ormai acquisite e pronte ad esplodere non appena il manager non lo dirotterà definitivamente al centro.
E qui sta il problema: quando succederà? Succederà in tempo oppure Theo lascerà l’Arsenal? È ormai chiaro a tutti che Walcott rinnoverà solo dietro garanzia di un ruolo da attaccante, sentendosi (a buona ragione) un attaccante e non più un centrocampista esterno.
Arsène Wenger ha poco tempo per convincere il nazionale inglese e i segnali non sono dei migliori...staremo a vedere.

Per quanto riguarda Arshavin, invece, la soluzione ideale sarebbe sistemarlo alle spalle di Olivier Giroud e lasciargli quella libertà di creare che è, ad oggi, propria solo di Santi Cazorla: il fantasista spagnolo è assolutamente intoccabile, quindi per il russo non resta che l’esilio sulla fascia sinistra, territorio preferito di Lukas Podolski.
La situazione non è quindi rosea per il talento ex Zenit San Pietroburgo, eppure le sue qualità devono essere assolutamente sfruttate.
Termino con Olivier Giroud, fino ad ora poco più di un pendolare tra campo e panchina: questo gol, sommato a quello segnato al Coventry e l’altro messo a referto contro il West Ham, potrebbero far crescere sia l’autostima del francese che la convinzione del suo manager e connazionale Arsène Wenger, mai del tutto convinto (fino ad ora) del suo nuovo centravanti.

Lasciamo quindi ad Arsène Wenger le ardue scelte in vista della partita contro il Manchester United, ciò che conta sarà sfruttare a dovere l’abbondanza di qualità che questa squadra ha tra i propri ranghi.

Per qualche ora ancora, godiamoci l’ebbrezza di una partita storica ed un risultato inimmaginabile.

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martedì 30 ottobre 2012

Arsenal vs Queens Park Rangers: tre punti tra troppa sofferenza e preoccupazioni


Mikel Arteta segna, Aaron Ramsey esulta!
 
 
Dopo le brutte prove contro Norwich City e Schalke 04, generatrici di troppe psicosi, i Gunners hanno trovato il modo di riportare il sorriso tra le depresse fila dei Gooners: una vittoria scaccia pensieri, tre punti che riportano l’Arsenal a sette punti dalla vetta e soprattutto tranquillizzano – seppure in maniera minima – tutti i disfattisti afflitti dalle ultime due sconfitte.

Ci sono voluti ottantaquattro minuti per avere la meglio di un QPR chiuso nella propria metà campo, rinunciatario all’inverosimile e deciso a non concedere il minimo spazio ai padroni di casa; padroni di casa i quali, purtroppo, hanno confermato una certa difficoltà nell’elaborare manovre abbastanza veloci ed avvolgenti da scardinare la difesa avversaria: troppi passaggi orizzontali, poche iniziative palla al piede e troppo poco coraggio dalla trequarti in su hanno di fatto facilitato il compito di una squadra ospite che sembrava dover capitolare non appena l’Arsenal avesse alzato il ritmo.

Nonostante una prova non esattamente brillante, i ragazzi di Wenger hanno comunque creato una buona quantità di occasioni da rete, tutte sventate però da un Julio Cesar in formato saracinesca: l’estremo difensore ex Inter, atterrato per non si sa quale motivo alla corte di Mark Hughes, è stato in grado di arginare tutti gli attacchi – per quanto confusi e sporadici – dei padroni di casa e tenere così miracolosamente in partita i propri compagni di squadra fino all’ultimo minuto.

E proprio in quell’ultimo minuto gli ospiti avrebbero addirittura potuto strappare un incredibile pareggio, se Mackie non si fosse fatto ipnotizzare dall’attento Vito Mannone.

Sintomo evidente di un certo nervosismo in casa Arsenal e prova lampante di quanto la squadra sentisse l’importanza di un risultato tanto scontato alla viglia quanto complicato sul campo: chiaramente toccati sul vivo dalle due sconfitte consecutive, i ragazzi di Wenger erano ben consapevoli di essere già ad una sorta di crocevia e un qualsiasi risultato diverso dalla vittoria avrebbe potuto avere un impatto enorme sulla fiducia – già traballante – di questo gruppo di giocatori.

In questo senso, l’innesto immediato dei lungodegenti Jack Wilshere e Bacary Sagna è stata una mossa assolutamente illuminata da parte di Arsène Wenger, che ha ridato entusiasmo ad un ambiante un po’ troppo depresso.

Proprio il rientro di Wilshere, 14 mesi dopo l’infortunio, ha avuto l’effetto sperato su un Emirates Stadium al settimo cielo nel rivedere in campo il proprio figlio prediletto, già eletto a salvatore della patria nonostante l’ottimo inizio di stagione dei compagni di squadra.

Ora spazio alla Capital One Cup, stasera all’Emirates arriva il Reading di McDermott e spetterà quindi alle cosiddette seconde linee confermare i segni di guarigione mostrati da Arteta e compagni: Arsène Wenger ha incluso nei convocati alcuni nomi eccellenti come Laurent Koscielny, Theo Walcott e Olivier Giroud oltre ad altri membri della prima squadra come Johan Djourou, Sebastien Squillaci, Andrey Arshavin e Marouane Chamakh e alcuni dei giovani più interessanti – Serge Gnabry e Emmanuel Frimpong su tutti.

Un’altra vittoria, magari più convincente, potrebbe rappresentare la perfetta rampa di lancio in vista della trasferta dell’Old Trafford, quello si un autentico crocevia della stagione dei Gunners.

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giovedì 25 ottobre 2012

Arsenal vs Schalke 0-2: Brutta sconfitta, per l’Arsenal è tempo di reagire.


Huntelaar buca Mannone, l'inizio della disfatta per i Gunners
 
 
Proprio come successo contro il Norwich City, i Gunners hanno offerto una prestazione assolutamente deludente, culminata con una sonora e meritata sconfitta.
Niente di troppo critico in termini di qualificazione, soprattutto visto il risultato maturato nell’altra partita del girone, ma di certo un campanello d’allarme difficilmente ignorabile da parte di Wenger, Bould e soprattutto i giocatori stessi.

Una partita opaca, confusionaria e spesso distratta non poteva che generare una sconfitta come quella maturata ieri sera (o sabato scorso a Carrow Road), la speranza però di portare a casa almeno un pareggio risicato era viva fino al doppio colpo da K.O. di Huntelaar e Afellay; un buon primo tempo – anche se non eccelso in termini di qualità – aveva fatto credere che la brutta parentesi di sabato fosse chiusa ma ancora una volta la manovra dei Gunners non ha saputo creare le solite occasioni da gol, indice di una condizione non al massimo.

Forse, per quanto possa sembrare ipocrita, è stato molto meglio perdere piuttosto che strappare un punto ed illuderci che i problemi fossero solo passeggeri: pareggiando, o magari vincendo, avremmo potuto chiudere ancora gli occhi e ignorare quegli indizi circa i problemi attuali di questa squadra che le ultime due prestazioni hanno evidenziato, illudendoci di essere una grande squadra perché – come fanno le grandi squadre – abbiamo vinto senza meritarlo minimamente.

Perdendo in questo modo, invece, abbiamo potuto aprire gli occhi su una condizione fisica che sembra deficitaria e un’organizzazione di gioco che, quando Cazorla non ingrana, fatica non poco a creare vere e proprie occasioni da gol.

Altro indizio da non ignorare, per quanto non mi piacciano le statistiche come indice della bontà di una prestazione, è stato il fatto che in 180’ abbiamo concluso nello specchio della porta solo una volta, cortesia di un debole tiro di Gnabry sul finire della partita contro i tedeschi; troppo poco per una squadra ambiziosa e soprattutto con tanta qualità nelle proprie fila, come testimoniano i vari Cazorla, Arteta, Podolski, Ramsey e Gervinho, troppo poco soprattutto visto lo spessore dei nostri ultimi due rivali: né lo Schalke né tantomeno il Norwich hanno sistemi difensivi impenetrabili, eppure nessuno dei due portieri è stato costretto agli straordinari quando si è trovato di fronte gli attaccanti dei Gunners.

Proprio a proposito di attaccanti, vorrei soffermarmi sulle scelte di Arsène Wenger e Steve Bould: da spettatore ignorante faccio molta fatica a capire perché Olivier Giroud resti sempre seduto in panchina nonostante sia l’unico centravanti puro che abbiamo in rosa e faccio ancora più fatica a capire perché Gervinho sia pressoché intoccabile e Lukas Podolski – che giochi bene o male – non abbia ancora finito una partita.

Sono sicuro che, dall’alto della loro esperienza, il manager e il suo assistente sappiano perfettamente cosa stanno facendo ma vorrei capire il perché di queste scelte, soprattutto alla luce delle ultime prestazioni dell’ivoriano e dell’Arsenal in generale.

Come sempre, mi affido alla grande sapienza di Arsène Wenger sperando che abbia la formula giusta per risollevare una squadra che al momento appare tutt’altro che fiduciosa, carica e combattiva.

Sabato arriva il QPR all’Emirates Stadium, stiamo a vedere che succede.

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martedì 23 ottobre 2012

Norwich City vs Arsenal 1-0: fuori dai giochi ad Ottobre? Non scherziamo!


 
Delusione al triplice fischio, l'Arsenal cade a Carrow Road
 
Troppo brutto per essere vero, l’Arsenal che ha fatto registrare la seconda sconfitta stagionale torna da Carrow Road con tante critiche.

Alcune sono meritate, altre francamente stucchevoli.

Non ho visto la partita quindi posso parlare solo di quanto letto, annusato ed intravisto tra rassegna stampa, social network e highlights racimolati qua e là: ho visto un brutto Arsenal, lento e prevedibile come già successo nelle passate stagioni, ma non posso essere d’accordo con chi ha già sentenziato che questo Arsenal è fuori dai giochi.

Non posso essere d’accordo perché ho visto questa squadra vincere ad Anfield, dominare a casa del Manchester City ed arrendersi alla fortuna del Chelsea – non certo alla superiorità dei Blues di Di Matteo; ho visto i Gunners imporsi da grande a casa del West Ham, nonostante lo svantaggio iniziale, e li ho visti passeggiare come prevedibile sul povero Southampton.
Predico sempre un certo equilibrio nei giudizi, quell’equilibrio che sembra mancare a tanti tifosi: esaltati una settimana fa e pieni di ottimismo dopo la buona prova a casa del West Ham, eccoli  già in depressione per una sconfitta bruciante ma tutt’altro che decisiva a casa del modesto Norwich City.

Com’è possibile cambiare idea così radicalmente e soprattutto così velocemente?

Santi Cazorla è improvvisamente diventato un giocatore normale dopo essere stato incensato per settimane, Giroud un brocco che non è nemmeno capace di mettere in difficoltà una difesa mediocre come quella dei Canaries e Podolski un giocatore da squadra provinciale, che puntualmente fallisce quando si tratta di giocare in una big.

Really?

Io considero la sconfitta di Carrow Road come un semplice incidente di percorso  che, per quanto evitabile, ha purtroppo messo i bastoni tra le ruote di un Arsenal che stava fino a qui navigando ad una buona velocità di crociera, reduce com’era da una buona serie di risultati – se si esclude la sconfitta rimediata col Chelsea.
Non si può improvvisamente rimettere in dubbio quanto di buono Arsène Wenger e i suoi ragazzi hanno costruito fino a qui, andando a raccogliere punti importanti su campi difficili come Stoke on Trent, Liverpool e Manchester: a differenza di alcune rivali, infatti, i Gunners hanno già affrontato cinque trasferte su otto partite, alcune delle quali tutt’altro che semplici, come abbiamo visto.

 Come ho già detto, questo Arsenal forse non sarà in grado di competere fino in fondo con le grandi potenze alimentate dal petrolio ma di certo non è già fuori dai giochi; siamo ad Ottobre, abbiamo si dieci punti di ritardo dalla vetta ma siamo a sei punti dalla gruppetto che comprende i due Club di Manchester, non esattamente un divario incolmabile.

Ora che torneranno Walcott, Wilshere, Sagna e magari anche Rosicky, la rotazione all’interno della squadra sarà più ampia e i momenti di stanca come quello registrato a casa del Norwich City non accadranno più; potendo preparare le partite con tutti gli effettivi i disposizione, Arsène Wenger sarà sicuramente in grado di riportare i Gunners ai livelli d’inizio stagione, quando i depressi odierni erano certi che avremmo vinto il titolo.

Spazio alla Champions League ora, all’Emirates arriva lo Schalke 04 per quello che potrebbe già essere uno spareggio per il primo posto nel girone: battere i tedeschi per mettere una buona ipoteca sulla qualificazione e rimettere in carreggiata una squadra un po’ spenta ma soprattutto per aiutare gli scettici a riprendere un po’ di colore.

 
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lunedì 8 ottobre 2012

West Ham vs Arsenal 1-3: una rimonta importante tra troppi patimenti

Theo Walcott esulta dopo il gol del due a uno: qualcuno che dubiti della sua voglia di giocare per l'Arsenal?

 
Ci voleva una vittoria, un po’ per scacciare la sconfitta contro il Chelsea e un po’ per restare in contatto con le squadre di testa, e puntualmente la vittoria è arrivata.

Prendiamoci questi tre punti e godiamoceli, non fosse altro che per la sofferenza che si sono portati dietro: troppe volte Andy Carroll ha fatto il bello e cattivo tempo in attacco, troppe volte la manovra dell’Arsenal si è schiantata sulla difesa dei Gunners, troppe volte il dominio territoriale dei Gunners non ha portato i frutti sperati.

Della rimonta operata ad Upton Park voglio conservare il primo gol di Olivier Giroud, il tackle di Per Mertesacker su Kevin Nolan e l’esultanza di Theo Walcott: il primo perché finalmente mette a tacere le troppe critiche (vero, Marianella?) rivolte all’attaccante arrivato in estate dal Montpellier, il secondo perché mostra che in un calcio sempre più fisico e veloce bisogna comunque sapere usare l’intelligenza ed il terzo perché, sebbene non abbia ancora firmato il contratto, Theo Walcott non ha mai – NEMMENO UNA VOLTA – mancato di rispetto al Club né alzato la voce per essere ceduto; non ha mai fatto dichiarazioni roboanti alla stampa né chiesto pubblicamente la cessione; non ha mai creato scompiglio nello spogliatoio né fatto sciopero.

Nessuno tra i vari Adebayor, Fabregas, Nasri e van Persie può dire lo stesso.

Chiusa la parentesi, il West Ham di Big Sam si è ancora una volta mostrato un osso duro – per quanto monotematico nella sua impostazione – ma per una volta Arsène Wenger non si è fatto piegare dai modi da bullo di periferia di Allardyce, rispondendo invece colpo su colpo, centimetro su centimetro e tackle su tackle: ad Upton Park nessuno dei ragazzi dell’alsaziano ha mai tolto la gamba, rifiutando di farsi mettere sotto fisicamente da quei mastini che rispondono ai nomi di Collins, Nolan o Carroll.
Una grande notizia, l’ennesima conferma che d’ora in poi nessuno avrà più a che fare con dei ragazzini ma  con degli uomini, che non hanno paura di buttarla sul fisico se serve.

Non fosse stato per qualche indecisione di Vito Mannone, le cui uscite restano più che migliorabili, avremmo potuto tranquillamente parlare di un reparto difensivo mai messo in difficoltà dai padroni di casa ed invece l’Arsenal non è stato in grado di limitare Andy Carroll nonostante la monodimensionalità dell’attaccante ex Newcastle e Liverpool.
Né la rapidità di Vermaelen né i centimetri di Mertesacker sono serviti ad impedire a Carroll di creare da solo tutte le opportunità per la sua squadra, sintomo che gli aspetti da migliorare sono ancora tanti.

Cambiando argomento, ancora una volta Cazorla ha lasciato un’impronta decisiva sulla partita – al di là del gol magnifico con cui ha chiuso la contesa – facendo girare l’intera squadra per tutti i novanta minuti; accompagnato dalla sagacia di Arteta e dalla furia di Ramsey, lo spagnolo ha sempre trovato lo spazio giusto per fare male alla difesa degli Hammers e creare occasioni d’oro per i compagni.
Per come la vedo, Cazorla potrebbe essere per l’Arsenal quello che David Silva è stato ed è tutt’ora per il Manchester City, ovvero la rampa di lancio ideale per gli attaccanti e il pericolo numero uno per gli avversari: muovendosi tra le linee, l’ex Màlaga può indifferentemente mettere un compagno di squadra davanti alla porta oppure andare personalmente alla conclusione, mettendo quindi in seria difficoltà il difensore avversario, che non saprà mai se seguire l’attaccante oppure chiudere sul numero 19 dei Gunners.

Non so come proseguirà questo campionato, so soltanto che questo Arsenal ha voglia di combattere e di stupire tutti coloro che hanno già assegnato il titolo a Manchester City, Manchester United o Chelsea.
Non so se questo Arsenal ha davvero abbastanza qualità – morali e tecniche – per competere con chi spende decine di milioni per giocatori da tenere in tribuna, mi basta sapere che i ragazzi di Wenger hanno la cattiveria ed il carattere per non darsi per vinti, come vorrebbero tanti osservatori.

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giovedì 4 ottobre 2012

Arsenal vs Olympiacos 3-1: Seconda vittoria in Champions, che fatica però


 
 
Non fatevi ingannare dal risultato, non fosse stato per il contropiede vincente con cui Ramsey ha segnato il magnifico gol della sicurezza saremmo qui a parlare di una vittoria molto più risicata.

Nonostante Steve Bould abbia mandato in campo la formazione migliore, con Arteta, Cazorla, Podolski e Gervinho tutti regolarmente in campo, i Gunners hanno sofferto il pressing e l’organizzazione difensiva di un Olympiacos determinato a mettere in difficoltà i padroni di casa.

 Se c’è una cosa che questa partita ci ha insegnato è l’evidente difficoltà che l’Arsenal incontra ogni volta che Arteta viene lasciato solo a costruire la manovra: data l’assenza di Diaby, infatti, lo spagnolo si è trovato tutto solo in fase d’impostazione, attirando quindi l’immediata pressione degli avversari.

Il giovane Coquelin, autore comunque di una prova molto buona, non è in grado di dettare i tempi alla squadra ed offrire un’alternativa valida all’ex centrocampista dell’Everton, il cui lavoro è risultato essere molto più difficile del solito.
Mancava un uomo in grado di saltare la prima linea greca, aprendo quello spazio vitale dal quale innescare i vari Cazorla, Chamberlain o Podolski e poter quindi mettere sotto pressione la difesa dell’Olympiacos come accade di solito alle squadre che arrivano all’Emirates.
Fortunatamente l’avversario di turno non era irresistibile e l’Arsenal è riuscito a conquistare tre punti già fondamentali nella corsa alla qualificazione, soffrendo più del previsto (e del dovuto) ma riuscendo alla fine ad avere la meglio dei caparbi ospiti.

Le buone notizie sono arrivate da Podolski e Gervinho, entrambi a bersaglio, ma soprattutto da Gibbs e Jenkinson, le cui prestazioni diventano sempre più impressionanti per solidità e efficienza: i due giovani esterni difensivi sono stati ancora una volta impeccabili, annullando i propri diretti avversari e spingendosi in attacco alla minima occasione.

Peccato per quelle incertezze in difesa, sia da parte di Vermaelen che di Koscielny, altrimenti staremmo parlando della solita difesa impenetrabile dell’Arsenal; i due centrali difensivi si sono dimostrati troppo nervosi, spesso deconcentrati e si sono fatti entrambi sorprendere in occasione del momentaneo pareggio di Mitroglu nonostante il cross da cui è scaturito il gol sia arrivato da lontanissimo.
Ancora una volta il gigante tedesco Mertesacker si è fatto rimpiangere, esattamente come successo contro il Chelsea, però credo di ingiusto considerarlo oltre i propri reali meriti: sia Vermaelen che Koscielny hanno già dimostrato di essere affidabili mentre il centrale tedesco ha comunque i suoi limiti, soprattutto in termini di velocità e reattività.
Di certo sono tutti e tre difensori di grandissimo valore e Arsène Wenger saprà alternarli in maniera intelligente, con la solita lungimiranza che ha mostrato negli anni.

Prendiamoci i tre punti, teniamoci stretta la perla regalataci da Aaron Ramsey e aspettiamo solo i rientri di Wilshere, Rosicky e Diaby, le cui qualità tecniche daranno nuovo impulso ad una manovra apparsa ieri troppo contratta nonostante le ottime prestazioni di Arteta e Cazorla.

Ho già l’acquolina in bocca se penso a cosa potrebbe assomigliare il gioco dell’Arsenal quando a comandarlo saranno Arteta, Wilshere e Cazorla!

 

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martedì 2 ottobre 2012

Arsenal vs Chelsea 1-2: prima sconfitta stagionale, prime ingiustificate psicosi


Gervinho e Chamberlain festeggiano il momentaneo pareggio dei Gunners...
 
 
Doveva succedere prima o poi, peccato sia successo in casa ed in un modo davvero evitabile: l’Arsenal incassa la prima sconfitta stagionale per mano del solito Chelsea di Di Matteo, cui i nuovi costosi e talentuosi acquisti estivi non hanno fatto spostare di un millimetro le convinzioni ultra-difensiviste.

Che il Chelsea potesse vincere all’Emirates era un’opzione da prendere in considerazione, eppure tanti Gooners erano convinti di poter facilmente avere la meglio dei Blues, una delle squadre più arcigne dell’intero panorama europeo.
Nonostante il lifting estivo, infatti, il Chelsea non è cambiato di una virgola rispetto alla squadra che ha vinto la scorsa Champions League a colpi di catenaccio: per quanto Roman Abramovich volesse una squadra più spumeggiante, il suo manager ha risposto con il solito refrain, utilizzando la qualità dei vari Eden Hazard (42M), Oscar (20M), e Juan Mata (30M) solo per lanciare contropiede fulminei.

92M di euro per giocare come la peggiore squadra di Sunday League? De gustibus...

L’Arsenal ha concesso due gol, anzi regalato due gol ai cugini e permesso loro di espugnare l’Emirates Stadium nel solo modo di cui sono capaci gli uomini di Roberto Di Matteo, complice la scarsa vena offensiva dei Gunners: troppo lenti nella manovra, troppo prevedibili nel fraseggio, i padroni di casa non hanno saputo inventare il colpo decisivo per bucare la difesa ospite e quando sono riusciti a crearsi qualche buona occasione hanno trovato sulla propria strada un Petr Cech in vena di miracoli.

Troppo poco per portare a casa i tre punti, abbastanza per terminare la gara in parità – non fosse stato per la giornataccia di Laurent Koscielny: due errori grossolani da parte del centrale francese, soprattutto in occasione del primo gol, hanno spianato la strada agli ospiti e condannato i Gunners.
Non per questo, però, è giusto scagliarsi contro un giocatore che nell’ultima stagione – e non più tardi di otto giorni fa – ha sempre risposto presente quando chiamato in causa e guidato egregiamente la difesa dell’Arsenal, non facendo rimpiangere né Mertesacker né Vermaelen.

Mandiamo in archivio questa bruciante sconfitta, concentriamoci sull’impegno di Champions League alle porte e lasciamo che sia il campo a dare le risposte, cercando di non farci trasportare dal risultato di una partita o dalla giornata no di questo o quel giocatore.
La squadra è solida, motivata e qualitativamente tra le migliori del continente, di ragioni per guardare al futuro con ottimismo ce ne sono talmente tante che sarebbe ridicolo rimuginare su una sconfitta oggettivamente immeritata ma che servirà da lezione per le prossime settimane.
Dopotutto abbiamo giocatori con qualità tecniche, morali e fisiche che altri Club sognano, abbiamo la seconda miglior difesa del campionato e abbiamo racimolato punti su campi (Britannia Stadium, Anfield, Etihad Stadium) dai quali spesso siamo tornati sconfitti e mazziati.

Siamo appena ad Ottobre, il calendario iniziale non era dei più semplici eppure siamo nel gruppo di testa – vi ricordavate a che punto eravamo nello stesso periodo la stagione scorsa?

 Se venite assaliti da dubbi, ripetetevi questo mantra:

MikelArtetaAbouDiabyAaronRamseySantiCazorlaJackWilshereTomasRosickyAlexOxladeChamberlain.

L’orizzonte vi sembrerà immediatamente meno plumbeo!

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