lunedì 8 ottobre 2012

West Ham vs Arsenal 1-3: una rimonta importante tra troppi patimenti

Theo Walcott esulta dopo il gol del due a uno: qualcuno che dubiti della sua voglia di giocare per l'Arsenal?

 
Ci voleva una vittoria, un po’ per scacciare la sconfitta contro il Chelsea e un po’ per restare in contatto con le squadre di testa, e puntualmente la vittoria è arrivata.

Prendiamoci questi tre punti e godiamoceli, non fosse altro che per la sofferenza che si sono portati dietro: troppe volte Andy Carroll ha fatto il bello e cattivo tempo in attacco, troppe volte la manovra dell’Arsenal si è schiantata sulla difesa dei Gunners, troppe volte il dominio territoriale dei Gunners non ha portato i frutti sperati.

Della rimonta operata ad Upton Park voglio conservare il primo gol di Olivier Giroud, il tackle di Per Mertesacker su Kevin Nolan e l’esultanza di Theo Walcott: il primo perché finalmente mette a tacere le troppe critiche (vero, Marianella?) rivolte all’attaccante arrivato in estate dal Montpellier, il secondo perché mostra che in un calcio sempre più fisico e veloce bisogna comunque sapere usare l’intelligenza ed il terzo perché, sebbene non abbia ancora firmato il contratto, Theo Walcott non ha mai – NEMMENO UNA VOLTA – mancato di rispetto al Club né alzato la voce per essere ceduto; non ha mai fatto dichiarazioni roboanti alla stampa né chiesto pubblicamente la cessione; non ha mai creato scompiglio nello spogliatoio né fatto sciopero.

Nessuno tra i vari Adebayor, Fabregas, Nasri e van Persie può dire lo stesso.

Chiusa la parentesi, il West Ham di Big Sam si è ancora una volta mostrato un osso duro – per quanto monotematico nella sua impostazione – ma per una volta Arsène Wenger non si è fatto piegare dai modi da bullo di periferia di Allardyce, rispondendo invece colpo su colpo, centimetro su centimetro e tackle su tackle: ad Upton Park nessuno dei ragazzi dell’alsaziano ha mai tolto la gamba, rifiutando di farsi mettere sotto fisicamente da quei mastini che rispondono ai nomi di Collins, Nolan o Carroll.
Una grande notizia, l’ennesima conferma che d’ora in poi nessuno avrà più a che fare con dei ragazzini ma  con degli uomini, che non hanno paura di buttarla sul fisico se serve.

Non fosse stato per qualche indecisione di Vito Mannone, le cui uscite restano più che migliorabili, avremmo potuto tranquillamente parlare di un reparto difensivo mai messo in difficoltà dai padroni di casa ed invece l’Arsenal non è stato in grado di limitare Andy Carroll nonostante la monodimensionalità dell’attaccante ex Newcastle e Liverpool.
Né la rapidità di Vermaelen né i centimetri di Mertesacker sono serviti ad impedire a Carroll di creare da solo tutte le opportunità per la sua squadra, sintomo che gli aspetti da migliorare sono ancora tanti.

Cambiando argomento, ancora una volta Cazorla ha lasciato un’impronta decisiva sulla partita – al di là del gol magnifico con cui ha chiuso la contesa – facendo girare l’intera squadra per tutti i novanta minuti; accompagnato dalla sagacia di Arteta e dalla furia di Ramsey, lo spagnolo ha sempre trovato lo spazio giusto per fare male alla difesa degli Hammers e creare occasioni d’oro per i compagni.
Per come la vedo, Cazorla potrebbe essere per l’Arsenal quello che David Silva è stato ed è tutt’ora per il Manchester City, ovvero la rampa di lancio ideale per gli attaccanti e il pericolo numero uno per gli avversari: muovendosi tra le linee, l’ex Màlaga può indifferentemente mettere un compagno di squadra davanti alla porta oppure andare personalmente alla conclusione, mettendo quindi in seria difficoltà il difensore avversario, che non saprà mai se seguire l’attaccante oppure chiudere sul numero 19 dei Gunners.

Non so come proseguirà questo campionato, so soltanto che questo Arsenal ha voglia di combattere e di stupire tutti coloro che hanno già assegnato il titolo a Manchester City, Manchester United o Chelsea.
Non so se questo Arsenal ha davvero abbastanza qualità – morali e tecniche – per competere con chi spende decine di milioni per giocatori da tenere in tribuna, mi basta sapere che i ragazzi di Wenger hanno la cattiveria ed il carattere per non darsi per vinti, come vorrebbero tanti osservatori.

COMMON ARSENAL!
 

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