venerdì 30 novembre 2012

Everton vs Arsenal 1-1: due risultati identici, due partite così diverse



Sono certo che tra noi Gooners soltanto pochi, compreso il sottoscritto, non sono arrabbiati con la squadra dopo gli ultimi centottanta minuti di Premier League: due pareggi di fila, quindi due soli punti raccolti sui potenziali sei a disposizione e gruppo di testa che si allontana pericolosamente per i Gunners.
Tuttavia, è bene sottolineare quanto i pareggi registrati dall'Arsenal contro Aston Villa ed Everton siano differenti l'uno dall'altro: se a Villa Park l'ampio turnover posto in essere da Arsène Wenger ha finito col produrre una prestazione confusionaria e generalmente sottotono, il punto raccolto a Goodison Park ha tutt'altro sapore perchè i Gunners hanno mostrato grande carattere e spirito combattivo, su un campo complicato come quello dell'Everton.
Resta il rammarico per non aver vinto una partita che sembrava essersi immediatamente messa sui binari giusti, cortesia dell'ennesimo gol di un mortifero Theo Walcott dopo nemmeno due minuti, però bisogna anche sottolineare che i Toffeemen avrebbero potuto anche vincere la partita, giocata su ritmi indiavolati ed estremamente fisica per tutti i novanta minuti.
L'Arsenal che conosco io - e che conoscete anche voi - avrebbe facilmente potuto finire schiacciato dall'entusiasmo di un Everton voglioso e determinato, più abituato alla battaglia rispetto ai fiorettisti di Arsène Wenger, ed invece ha saputo tenere testa agli avversari anche sul piano fisico, costruendo pure qualche pallone decente per portare a casa i tre punti.
Due pareggi consecutivi non possono certo ritenersi soddisfacenti per una squadra ambiziosa come l'Arsenal, soprattutto vista la classifica attuale, ma non dimentichiamo che in questo primo scorcio di campionato abbiamo già fatto visita a Liverpool, Stoke, Manchester United e ora pure Everton, raccogliendo quasi ovunque risultati positivi nonostante la difficoltà delle partite.
Non dimentichiamo inoltre che delle quattordici partite giocate finora, otto le abbiamo disputate lontano dall'Emirates Stadium, spesso in condizioni complicate sia per quanto riguarda il meteo che in termini d'atmosfera: se si esclude la débacle di Old Trafford, i Gunners hanno sempre risposto presente sul piano fisico e morale, rispondendo spesso colpo su colpo agli assalti di avversari decisi a buttarla sul fisico.
La prestazione di Goodison Park è lì ad avvalorare questa tesi, una prestazione nonostante tutto molto gagliarda e non abbastanza apprezzata dai troppi tifosi che avrebbero voluto vedere un tabellino diverso.
Il cammino dei Gunners sembra ora molto più abbordabile ed è su questo fattore che dovremo tutti insieme dare un primo giudizio alla stagione: vediamo se i Gunners sapranno mettere insieme quel filotto di vittorie che il calendario suggerisce e poi potremo farci un'idea circa la bontà delle scelte di Arsène Wenger, le ambizioni per la stagione e i difetti di una squadra che sta ancora evolvendosi.
La sconfitta di Norwich qualche settimana fa aveva seminato disperazione e rabbia tra tanti Gooners, eppure anche il Manchester United é crollato a Carrow Road, dominato per larghi tratti dagli uomini di Hughton proprio come successo ai Gunners.
Questo ci mostra che la Premier League è un campionato complicato e molto probante sia per il fisico che per la mente, un campionato dove andare in trasferta ad Old Trafford o a Carrow Road richiede la stessa concentrazione e, soprattutto, può generare qualsiasi risultato.
Per questo motivo, l'Arsenal ha il dovere di far pesare il fatto di giocare nell'imponente Emirates Stadium sia contro lo Swansea che contro il West Brom, due squadre che arriveranno a Londra nelle prossime settimane per testare la consistenza dei Gunners e provare a fare uno sgambetto al Golia di turno.
Se i vari Carrow Road, Liberty Stadium e compagnia si trasformano in bolge ogni volta che i padroni di casa scendono in campo, lo stesso deve succedere all'Arsenal quando si gioca all'Emirates, con la non negligiabile differenza che a sostenere i Gunners ci sono 60'000 spettatori contro il 15/20'000 degli stadi degli avversari meno blasonati.
A Madrid lo chiamano effetto Bernabeu, i Gooners hanno il dovere di trasportare il concetto all'interno dell'Emirates Stadium.

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domenica 25 novembre 2012

Aston Villa vs Arsenal 0-0: poco spettacolo, poco Arsenal...troppo turnover?


Bagnato e Arrabbiato, una delle versioni peggiori di Arsène Wenger
 
 
Il pallido pareggio rimediato dall’Arsenal a casa dell’Aston Villa ha scatenato tantissime polemiche tra i Gooners, scontenti di una prestazione giudicata spoglia di qualsiasi voglia e carica.
Pur essendo anche io deluso dal risultato finale, non sono tuttavia d’accordo con le aspre critiche di tanti tifosi, soprattutto viste le condizioni di gioco e i numerosi cambi effettuati da Arsène Wenger: con quattro titolari fuori dalla formazione di partenza e con una pioggia torrenziale ad allentare il campo, dal mio punto di vista era più che prevedibile vedere un Arsenal in difficoltà contro una squadra affamata come i Villans.

Non giustifico certo la pochezza offensiva mostrata sia da Chamberlain che da Cazorla, posso tuttavia capire che tanti meccanismi non abbiano funzionato a dovere soprattutto quando si trattava di creare azioni pericolose; l’assenza congiunta di Tomas Rosicky e Abou Diaby ha di fatto impedito a Wenger di concedere un turno di riposo anche a Cazorla, molto sottotono in queste settimane (eccezion fatta per il derby) e quindi il più bisognoso di ricaricare le pile, con il risultato di un Arsenal macchinoso e privo della solita verve dal centrocampo in su; inoltre, con tutto l’affetto del mondo, esiste al momento un divario enorme tra Theo Walcott e Alex Chamberlain (erede designato del primo, che probabilmente non rinnoverà) , il quale appare ancora troppo egoista e confusionario a dispetto di un talento indiscutibile ed una combattività esemplare.

Non sono così negativo né preoccupato per il risultato di Villa Park, pur riconoscendo che in genere una grande squadra trova il modo di vincere partite scomode come questa, perché so che questo genere di turnover è assolutamente necessario nell’economia di una squadra come l’Arsenal, il cui gioco è tra i più dispendiosi dell’intera Premier League.
Detto ciò, i Gunners hanno comunque avuto qualche bella occasione per vincere la partita, soprattutto con Aaron Ramsey e Laurent Koscielny, e sono certo che la stessa prestazione ma con uno striminzito uno a zero a favore avrebbe cambiato non poco le considerazioni finali, accentuando probabilmente la grande volontà, la combattività e la solidità di un Arsenal capace di espugnare Villa Park nella tempesta.
Preferisco quindi mantenere un certo equilibrio e dire che il pareggio è un risultato certo deludente ma tutto sommato prevedibile, viste le condizioni tanto esterne che interne.

Ora concentriamoci sulla complicata trasferta di Goodison Park, dove un Everton in perenne trasformazione vorrà conquistare tre punti e lascerà inevitabilmente spazi ai Gunners, cui toccherà mostrarsi intraprendenti e cinici sottoporta.

In questo senso, un potenziale ritorno di Theo Walcott sulla destra potrebbe fare tutta la differenza nell’economia della partita, sia in chiave offensiva che in chiave difensiva visto che la presenza dell’ala ex Southampton potrebbe contribuire a tenere lontano Leighton Baines, una della fonti di gioco dei Toffeemen.
I Gunners si preparano a lasciarsi alle spalle un mese di Novembre storicamente avverso alle squadre di Arsène Wenger, chiudere con una vittoria a Goodison Park sarebbe il viatico perfetto per affrontare il doppio impegno casalingo con Swansea and West Brom, due partite che potrebbero rilanciare i Gunners.

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giovedì 22 novembre 2012

Arsenal vs Montpellier 2-0: qualificazione raggiunta, avanti Gunners


Un anno e nove mesi dopo la magica notte di Arsenal - Barcellona, Jack Wilshere riassapora la Champions League
 
 
La partita di mercoledì sera poteva diventare una classica partita di quelle che l’Arsenal non vince mai (CSKA Mosca in casa, per fare un esempio) ed invece i ragazzi di Arsène Wenger si sono saputi mostrare abbastanza pazienti da crearsi le opportunità giuste e mettere in cassaforte risultato e qualificazione (grazie, Schalke 04!).
Una buona prova, non certo scintillante come la vittoria contro il Tottenham, che ha permesso a Lukas Podolski e Olivier Giroud di continuare la serie di prestazioni positive e a Jack Wilshere di riprendere confidenza con una competizione “assaggiata” l’ultima volta poco meno di due anni fa.

Tanti aspetti positivi per Arsène Wenger quindi, dal clean sheet al ritorno al gol dello stesso Wilshere, dalla prodezza di Podolski alla verve di Bacary Sagna fino al ritorno in campo sia di Alex Oxlade-Chamberlain che di Gervinho.
Un buon viatico insomma per quello che si annuncia essere un periodo invernale molto delicato per i Gunners, attesi da un calendario non certo facilissimo e soprattutto storicamente in difficoltà non appena il freddo s’installa sulla Gran Bretagna: a partire dall’ostico impegno di Villa Park di sabato, l’Arsenal dovrà affrontare ben sei trasferte tra cui quella di Goodison Park contro l’Everton, quindi la prospettiva di poter andare a casa dell’Olympiacos potendo risparmiare tanti titolari non può che rasserenare Arsène Wenger.
In linea teorica la corsa al primo posto del girone non è ancora chiusa ma lo Schalke resta largamente favorito sul Montpellier e non credo si lascerà sfuggire l’occasione di partecipare ad un sorteggio sulla carta più agevole nel ruolo di vincitore del gruppo.

Per tornare alla partita contro il Montpellier, una vittoria più o meno tranquilla come quella contro i francesi era proprio necessaria per far guadagnare morale ad una linea difensiva sempre sotto strettissima osservazione, complici una serie di disattenzioni ed errori che ne hanno minato la solidità (soprattutto mentale) d’inizio stagione.
Il Montpellier non era probabilmente il più probante dei test, tuttavia aver chiuso senza subire reti (non succedeva da cinque partite) farà certamente molto bene ai vari Mertesacker, Koscielny e principalmente Thomas Vermaelen, il meno efficace tra i difensori dei Gunners.

Avanti così quindi, cercando di tenere la testa bassa e pensare solo alla prossima partita senza concedersi il lusso di mettere in piedi una sorta di tabella di marcia.
Come ha detto lo stesso Arsène Wenger, con una buona serie di risultati positivi ed una concentrazioni irreprensibili questo Arsenal potrebbe ancora tornare in contatto con la vetta della classifica in Premier League.
Non sono concessi errori tuttavia, i troppi già registrati fino a qui (Norwich, Fulham etc...) hanno di fatto bruciato i jolly stagionali di Arteta e soci.

Non pensiamo nemmeno al sorteggio di Champions, speculando su quale avversario sarebbe meglio affrontare, tanto sappiamo tutti perfettamente che ci toccherà il Barcellona.

Come sempre.

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martedì 20 novembre 2012

Arsenal vs Tottenham 5-2: il derby perfetto, per il secondo anno di fila!


Bye Bye 5PUR2!! Again...
 
 
Era davvero molto difficile eguagliare l’incredibile gioia della vittoria nel North London Derby dell’anno scorso e nulla faceva presagire una tale passeggiata di salute per i Gunners, eppure i ragazzi di Arsène Wenger sono riusciti nell’impresa di ripetere il magnifico risultato dello scorso Febbraio, schiacciando i cugini con un sonoro cinque a due.

Questa vittoria, vitale soprattutto a livello morale, ha il gran merito di riavvicinare alla squadra una tifoseria sempre più disillusa ed arrabbiata, stanca dei troppi saliscendi di una compagine capace tanto del meglio quanto del peggio.

In tutta onestà bisogna ringraziare Emmanuel Adebayor e la sua schizofrenia, senza la quale la partita sarebbe quasi sicuramente finita in parità numerica e probabilmente con un tabellino diverso: è molto bene non dimenticare per nessun motivo che gli Sp*rs sono stati capaci di schiacciare i Gunners per i primi venti minuti, quando in campo si era undici contro undici, ed oltre al vantaggio iniziale hanno seriamente rischiato di raddoppiare e rendere la vita molto difficile ai padroni di casa, ancora una volta indecisi nella fase difensiva.

Le partenze a rilento cominciano a diventare un serio problema per l’Arsenal, colpito a freddo sia dal Tottenham che da Chelsea, West Ham e Manchester United, e Arsène Wenger deve assolutamente trovare la pozione magica per far uscire dagli spogliatoi un Arsenal battagliero e subito pimpante; le rimonte erano già un marchio di fabbrica dei Gunners durante la stagione scorsa ed abbiamo visto che, quando il campionato volge al termine, aver dovuto spendere tante energie per recuperare partite in salita si è rivelato poi troppo costoso a livello sia fisico che mentale, il che ha portato l’Arsenal a risultati sconcertanti come le sconfitte con Wigan e Norwich City.

La speranza è che, esattamente come successo l’anno scorso, questa vittoria possa fare da catalizzatore per il seguito della stagione, soprattutto ora che bisogna mettere in cassaforte la qualificazione agli ottavi di Champions League e recuperare terreno in campionato, riducendo per quanto possibile il gap dalla vetta della classifica.
Le ottime prestazioni di Olivier Giroud, Santi Cazorla, Per Mertesacker e Theo Walcott (rassegniamoci, non firmerà ed in estate volerà altrove a segnare caterve di gol) unite ai ritorni di Bacary Sagna, Jack Wilshere e Wojciech Szczesny hanno ridato una fisionomia molto più convincente alla squadra di Wenger, ora molto più somigliante a quella che lo stesso alsaziano aveva immaginato in estate.

Per quanto Manchester City,  Manchester United e Chelsea appaiano distanti, solo i Red Devils sembrano davvero attrezzati per spazzare via la concorrenza visto l’enorme potenziale offensivo di cui dispongono, mentre le squadre di Roberto Mancini e Roberto Di Matteo sono già alle prese con qualche scricchiolio e non è impossibile vadano a rotoli all’improvviso, soprattutto dovessero essere eliminate dalla Champions League.

Inutile farsi illusioni, soprattutto in una competizione lunga come la Premier League, perché questo Arsenal resta molto fragile e volubile ma – se riusciranno a costruirsi una corazza fatta di convinzione e coraggio – i ragazzi di Arsène Wenger potranno comunque rendersi protagonisti e veleggiare nelle parti più alte della classifica, proponendo il solito calcio spumeggiante che rende i Gunners una squadra tanto apprezzata nonostante il digiuno da trofei.

Poi, come sappiamo bene, il calcio resta talmente imprevedibile che la sorpresa può celarsi dietro il prossimo angolo.

Ora avanti con il Montpellier, sull’onda dell’entusiasmo!

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domenica 11 novembre 2012

Arsenal vs Fulham 3-3: Quanti fondi potranno ancora toccare i Gunners?


Olivier Giroud, protagonista in positivo, consola Mikel Arteta, suo malgrado protagonista in negativo
 
 
Questo Arsenal non sa più vincere, nemmeno quando l’arbitro regala un calcio di rigore all’ultimo secondo.

Il dato di fatto più preoccupante che emerge dall’ennesimo pareggio interno di questa squadra è questo: nemmeno il vantaggio di due gol dopo venti minuti contro un modesto Fulham è stato sufficiente per regalare tre punti ad una tifoseria che, ancora una volta, ha mostrato tutto il proprio sostegno ad una squadra che – per essere impietosamente franchi – non lo meritava.

I gol di Giroud e Podolski sembravano essere due segnali incoraggianti per un Arsenal in piena crisi esistenziale, reduce da troppi risultati negativi ed una sola vittoria strappata in maniera fortunosa al fanalino di coda Q.P.R all’Emirates Stadium, ed invece ancora una volta i Gunners sono crollati e hanno seriamente rischiato, o forse addirittura meritato, di perdere una partita che doveva assomigliare ad una passeggiata di salute.

Sono bastati Berbatov e Bryan Ruiz a mettere in difficoltà i padroni di casa, eternamente in ritardo a centrocampo e disuniti tra i reparti: il costaricano ha avuto tutto lo spazio e il tempo per fare il bello e cattivo tempo sulla trequarti mentre l’attaccante ex Manchester United si è preso gioco a lungo sia di Mertesacker che di Koscielny come fossero debuttanti.

La cosa che più mi fa’ rabbia, tuttavia, è vedere che basta un minimo di buon senso ed astuzia, messi in mostra alla grande soprattutto da Berbatov, per mandare in tilt una difesa che è lontanissima parente di quella fortezza ammirata ad inizio stagione: non appena il Bulgaro ha smesso di giocare da centravanti standard, andandosi a cercare i palloni sull’esterno, ecco che i due centrali dei Gunners non sapevano più che fare e i terzini restavano in inferiorità numerica di fronte agli attacchi degli ospiti.

Un canovaccio tattico evidente già dopo mezz’ora al quale Arsène Wenger non ha voluto (o forse saputo?) trovare una risposta adeguata.

Tolto André Santos si credeva di aver eliminato il problema della difesa dell’Arsenal ed ecco che improvvisamente anche il grande Thomas Vermaelen finisce col commettere errori su errori.

Una casualità o un’impostazione che merita una piccola riflessione da parte di Wenger?

Sono ormai tante stagioni che seguo i Gunners e mai come in questi ultimi tre anni ho visto una tale confusione in campo: terzini che salgono e non tornano, esterni di centrocampo che vagano per il campo senza mai affondare il dribbling, centrocampisti che avanzano senza coordinazione lasciando buchi enormi davanti alla difesa e una tale anarchia tra le linee da esporre fatalmente tutti i difetti del singolo.
Francamente trovo infantile invocare la cessione di questo o quel giocatore come giustificazione dello scempio visto in queste settimane quando è l’impostazione tattica il problema più evidente.

L’Arsenal che faceva punti a incantava per solidità e solidarietà era frutto di una condizione psico-fisica eccellente, condizione che ora invece è ampiamente sotto la soglia di tolleranza eppure Arsène Wenger non ha minimamente cambiato l’approccio alle partite, in casa come in trasferta: perché?

Per quanto mi riguarda, questo sistema di gioco dovrebbe essere rimesso in discussione visti i risultati del recente passato: quando Wenger passò dal 4-4-2 all’odierno 4-5-1 lo fece per permettere a Cesc Fàbregas di esprimere tutto il proprio potenziale, cosa poi regolarmente avvenuta, ma perché continuare ora?

Adesso che anche Robin van Persie è partito, un altro che ha potuto beneficiare alla grande della libertà di movimento in attacco, perché costringere Podolski, Walcott, Ramsey e Arshavin in posizioni che non permettono loro di giocare al massimo delle proprie possibilità?

Oliver Giroud, per quanto efficace e volenteroso, non è un centravanti in grado di muoversi tanto dentro quanto fuori dall’area, come faceva l’olandese, e beneficerebbe enormemente della presenza di un attaccante rapido col quale dialogare in attacco, eppure è abbandonato al proprio destino proprio come successo ieri con Brede Hangelande.

Io non vorrei più vedere il mio Arsenal lanciare palloni lunghi verso l’area di rigore come fatto troppo spesso in questi mesi, voglio il mio vecchio Arsenal che sapeva giocare palla a terra e scambiare stretto nei pressi dell’area di rigore, facendo ammattire gli avversari e qualche volta pure noi tifosi.

Abbiamo a disposizione uno dei settori di centrocampo più promettenti al mondo e non facciamo altro che chiedere loro di appoggiare il pallone all’indietro oppure lanciare sulle fasce per permettere ai terzini di crossare il pallone verso l’area di rigore.

Sono arrabbiato e deluso da un Arsenal che appare sempre più timoroso, preoccupato e prevedibile sia in attacco che in difesa; sono soprattutto deluso da un Arsène Wenger che mai come ora sembra aver perso il filo delle proprie idee, proponendo formazioni discutibili e scegliendo quasi sempre gli stessi giocatori, a prescindere dalla forma.

A mio parere questo Arsenal ha bisogno di una scossa e, forse, l’idea di schierare immediatamente due giocatori che operino STABILMENTE in attacco potrebbe trasmettere alla squadra quell’audacia che manca terribilmente.

E per restare in tema di bisogni, continuo a non capire come mai Arsène Wenger non senta mai la necessità di spiegare il perché di alcune scelte e della sua testardaggine ad una tifoseria che sta sostenendo la squadra in maniera impeccabile, di certo in maniera molto più passionale rispetto alla sensazione che trasmettono i giocatori in campo.

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lunedì 5 novembre 2012

Manchester United vs Arsenal 2-1: troppo United per questo Arsenal, Gunners rimessi in riga!


Tutte le speranze della vigilia spazzate via da nemmeno centottanta secondi.

Centottanta secondi sufficienti oltretutto per far prendere forma al peggior incubo per tutti i Gooners, ovvero il tipico gol dell’ex.

Robin van Persie ha punito gli ex compagni, come da copione, ma quel che più ha ferito i tifosi dell’Arsenal è stata l’incredibile passività mostrata dai ragazzi di Arsène Wenger  fin dall’ingresso sul campo dell’Old Trafford.

Ho provato a formulare alcune ipotesi per poter arrivare vicino ad una spiegazione di quanto successo a casa del Manchester United, nessuna delle quali è francamente rassicurante per l’Arsenal ed il suo seguito: la timidezza e sudditanza mostrata dai Gunners è stata a tratti destabilizzante, palesando quanto i Gunners fossero consapevoli di essere largamente inferiori ai propri rivali e quindi preferissero non attaccare direttamente gli avversari per paura di venire puniti; questo porta al secondo punto ed inevitabilmente a a quanto successo la stagione scorsa, quello storico 2-8 che ha forse marchiato a fondo non tanto quelli che erano in campo quel giorno (visto che ieri erano una minoranza) quanto il Club in generale, e magari lo stesso Arsène Wenger: l’alsaziano ha presentato una squadra coperta, guardinga ma soprattutto timorosa, sentimenti forse trasmessi inconsciamente alla squadra; il terzo punto, non più rassicurante dei precedenti, porta invece a pensare che all’Arsenal questa sconfitta fosse in qualche modo prevista e tutto sommato accettabile, a patto che non assumesse le proporzioni di quella dello scorso anno.

Arsène Wenger ha infatti più volte precisato che l’Arsenal non sarebbe arrivato all’Old Trafford in cerca di vendetta, un atteggiamento quantomeno sorprendente per un Club che vuole competere ai massimi livelli: quale squadra non vorrebbe far pagare ai propri rivali uno schiaffo come quello preso l’anno scorso?
Con una maggiore volontà, coraggio e combattività si sarebbe probabilmente perso lo stesso, ma perché smorzare gli ardori dei Gunners preparando una partita “a perdere”?

 Queste domande, assieme a tante altre di carattere tattico, non hanno trovato risposta: quale vantaggio apporta lo schieramento di Aaron Ramsey sulla corsia di destra? Perché André Santos, in evidente difficoltà da settimane, non viene tenuto a riposo, visto lo stato di forma di Carl Jenkinson? Perché Lukas Podolski, attaccante prestato al ruolo di centrocampista, è costretto a sfiancarsi sulla fascia, togliendo di fatto una grande fonte di rifornimento per gli attacchi dei Gunners?

Per quanto abbia spesso funzionato, la fervente immaginazione di Arsène Wenger ha recentemente portato tanti giocatori dell’Arsenal a giocare spesso fuori posizione, con annesse brutte prestazioni e quindi critiche e malcontento del giocatore stesso: è successo con Bendtner, raramente utilizzato nel suo ruolo naturale di centravanti, è successo con Arshavin e sta succedendo con Aaron Ramsey, sempre più spaesato sulla corsia di destra.
Inoltre, al di là delle speculazioni mediatiche, questa confusione tattica è la base dei problemi che il rinnovo di Theo Walcott sta generando: il ragazzo dice che l’ingaggio non sia la priorità e io gli credo, per quanto un sostanzioso aumento sia nelle sue mire, e dice di sentirsi un attaccante e quindi di voler giocare più centralmente, un ruolo nel quale Wenger gli ha preferito addirittura Gervinho.
Capisco Theo, in questi due anni si è trasformato in un cecchino sotto porta e potrebbe davvero diventare un attaccante da 25 gol a stagione, se solo gli viene data l’opportunità.
Quando arriverà quest’opportunità? Quando sarà tardi?

Il futuro è complicato al momento, a partire già dalla partita di martedì a casa dello Schalke 04, capace di sconfiggere l’Arsenal all’Emirates con un perentorio due a zero: i tedeschi hanno il primo match-ball per mettere al sicuro la qualificazione e non intenderanno certo sprecarlo, soprattutto contro un Arsenal in crisi d’identità come quello visto all’Old Trafford.

Le grandi squadre sono capaci di reagire come belve ferite quando le cose vanno male, l’Arsenal ha davanti l’occasione per far capire che è ancora una grande squadra.
Non si tratterà semplicemente di portare a casa i tre punti, com’era il caso contro il QPR, piuttosto si tratterà di andare in Germania con il piglio dei grandi e rimettere in riga quei tedeschi che hanno violato l’Emirates Stadium una settimana fa.

Proprio come il Manchester United ha messo in riga i poveri Gunners.

 
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