domenica 11 novembre 2012

Arsenal vs Fulham 3-3: Quanti fondi potranno ancora toccare i Gunners?


Olivier Giroud, protagonista in positivo, consola Mikel Arteta, suo malgrado protagonista in negativo
 
 
Questo Arsenal non sa più vincere, nemmeno quando l’arbitro regala un calcio di rigore all’ultimo secondo.

Il dato di fatto più preoccupante che emerge dall’ennesimo pareggio interno di questa squadra è questo: nemmeno il vantaggio di due gol dopo venti minuti contro un modesto Fulham è stato sufficiente per regalare tre punti ad una tifoseria che, ancora una volta, ha mostrato tutto il proprio sostegno ad una squadra che – per essere impietosamente franchi – non lo meritava.

I gol di Giroud e Podolski sembravano essere due segnali incoraggianti per un Arsenal in piena crisi esistenziale, reduce da troppi risultati negativi ed una sola vittoria strappata in maniera fortunosa al fanalino di coda Q.P.R all’Emirates Stadium, ed invece ancora una volta i Gunners sono crollati e hanno seriamente rischiato, o forse addirittura meritato, di perdere una partita che doveva assomigliare ad una passeggiata di salute.

Sono bastati Berbatov e Bryan Ruiz a mettere in difficoltà i padroni di casa, eternamente in ritardo a centrocampo e disuniti tra i reparti: il costaricano ha avuto tutto lo spazio e il tempo per fare il bello e cattivo tempo sulla trequarti mentre l’attaccante ex Manchester United si è preso gioco a lungo sia di Mertesacker che di Koscielny come fossero debuttanti.

La cosa che più mi fa’ rabbia, tuttavia, è vedere che basta un minimo di buon senso ed astuzia, messi in mostra alla grande soprattutto da Berbatov, per mandare in tilt una difesa che è lontanissima parente di quella fortezza ammirata ad inizio stagione: non appena il Bulgaro ha smesso di giocare da centravanti standard, andandosi a cercare i palloni sull’esterno, ecco che i due centrali dei Gunners non sapevano più che fare e i terzini restavano in inferiorità numerica di fronte agli attacchi degli ospiti.

Un canovaccio tattico evidente già dopo mezz’ora al quale Arsène Wenger non ha voluto (o forse saputo?) trovare una risposta adeguata.

Tolto André Santos si credeva di aver eliminato il problema della difesa dell’Arsenal ed ecco che improvvisamente anche il grande Thomas Vermaelen finisce col commettere errori su errori.

Una casualità o un’impostazione che merita una piccola riflessione da parte di Wenger?

Sono ormai tante stagioni che seguo i Gunners e mai come in questi ultimi tre anni ho visto una tale confusione in campo: terzini che salgono e non tornano, esterni di centrocampo che vagano per il campo senza mai affondare il dribbling, centrocampisti che avanzano senza coordinazione lasciando buchi enormi davanti alla difesa e una tale anarchia tra le linee da esporre fatalmente tutti i difetti del singolo.
Francamente trovo infantile invocare la cessione di questo o quel giocatore come giustificazione dello scempio visto in queste settimane quando è l’impostazione tattica il problema più evidente.

L’Arsenal che faceva punti a incantava per solidità e solidarietà era frutto di una condizione psico-fisica eccellente, condizione che ora invece è ampiamente sotto la soglia di tolleranza eppure Arsène Wenger non ha minimamente cambiato l’approccio alle partite, in casa come in trasferta: perché?

Per quanto mi riguarda, questo sistema di gioco dovrebbe essere rimesso in discussione visti i risultati del recente passato: quando Wenger passò dal 4-4-2 all’odierno 4-5-1 lo fece per permettere a Cesc Fàbregas di esprimere tutto il proprio potenziale, cosa poi regolarmente avvenuta, ma perché continuare ora?

Adesso che anche Robin van Persie è partito, un altro che ha potuto beneficiare alla grande della libertà di movimento in attacco, perché costringere Podolski, Walcott, Ramsey e Arshavin in posizioni che non permettono loro di giocare al massimo delle proprie possibilità?

Oliver Giroud, per quanto efficace e volenteroso, non è un centravanti in grado di muoversi tanto dentro quanto fuori dall’area, come faceva l’olandese, e beneficerebbe enormemente della presenza di un attaccante rapido col quale dialogare in attacco, eppure è abbandonato al proprio destino proprio come successo ieri con Brede Hangelande.

Io non vorrei più vedere il mio Arsenal lanciare palloni lunghi verso l’area di rigore come fatto troppo spesso in questi mesi, voglio il mio vecchio Arsenal che sapeva giocare palla a terra e scambiare stretto nei pressi dell’area di rigore, facendo ammattire gli avversari e qualche volta pure noi tifosi.

Abbiamo a disposizione uno dei settori di centrocampo più promettenti al mondo e non facciamo altro che chiedere loro di appoggiare il pallone all’indietro oppure lanciare sulle fasce per permettere ai terzini di crossare il pallone verso l’area di rigore.

Sono arrabbiato e deluso da un Arsenal che appare sempre più timoroso, preoccupato e prevedibile sia in attacco che in difesa; sono soprattutto deluso da un Arsène Wenger che mai come ora sembra aver perso il filo delle proprie idee, proponendo formazioni discutibili e scegliendo quasi sempre gli stessi giocatori, a prescindere dalla forma.

A mio parere questo Arsenal ha bisogno di una scossa e, forse, l’idea di schierare immediatamente due giocatori che operino STABILMENTE in attacco potrebbe trasmettere alla squadra quell’audacia che manca terribilmente.

E per restare in tema di bisogni, continuo a non capire come mai Arsène Wenger non senta mai la necessità di spiegare il perché di alcune scelte e della sua testardaggine ad una tifoseria che sta sostenendo la squadra in maniera impeccabile, di certo in maniera molto più passionale rispetto alla sensazione che trasmettono i giocatori in campo.

COMMON ARSENAL!

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