30 dicembre 2012

Arsenal vs Newcastle 7-3: questi sono i Gunners, ladies and gentlemen!




Ieri i Gunners hanno giocato due partite, una dal primo al settantesimo minuto e l’altra nei venti minuti restanti: la prima ha messo a nudo la fragilità difensiva di un Arsenal troppo distratto (soprattutto sulla corsia di sinistra), capace di andare in vantaggio per tre volte e farsi recuperare altrettante volte dagli uomini di Alan Pardew, l’altra invece ha consegnato agli spettatori tutto il meglio dell’Arsenal targato Arsène Wenger.

Tra il momentaneo 3 a 3 di Demba Ba ed il fischio finale, infatti, i Gunners hanno spedito altri quattro palloni alle spalle del povero Tim Krul, cortesia delle doppiette del subentrato Olivier Giroud e di Walcott, la seconda condita da un assolo devastante di un Theo in formato The King; se il francese non ha fatto che confermare le sue doti di attaccante d’area di rigore con un colpo di testa chirurgico e un destro potente, Theo ha sorpreso per freddezza e determinazione, prima concludendo a rete da centro area dopo una mischia e poi seminando tre avversari in area di rigore e rialzandosi nonostante lo sgambetto da dietro per siglare la personale tripletta con un tocco sotto di una delicatezza inaudita.

Per la terza volta di fila Arsène Wenger ha schierato Walcott da attaccante centrale, confermando di fatto lo schieramento reduce dalle vittorie contro Reading e Wigan, e il bravo Theo non ha certo disatteso le aspettative del suo manager e dei tifosi, andando in gol dopo venti minuti con una fuga degna del miglior Thierry Henry, conclusa come solo Titi avrebbe saputo fare.

Anche per uno scettico come me appare ormai evidente che Walcott abbia compiuto un salto di qualità, completando la metamorfosi da velocissima ma inconcludente ala destra a centravanti implacabile; tocca ora allo stesso Theo decidere se restare al fianco di Arsène Wenger e ripagarne la fiducia oppure rincorrere un contratto migliore e trasferirsi altrove.

C’è ben poco altro che l’Arsenal possa fare per convincere Walcott, l’offerta è sul tavolo e le prospettive per il giocatore sono ottime sia dal punto di visto economico che tecnico: è diventato un attaccante, Arsène Wenger ha più volte dimostrato di volerne fare il nuovo Thierry Henry e l’Arsenal ha cominciato ad investire in giocatori già formati e internazionalmente riconosciuti – a differenza di quanto successo negli anni scorsi.

Theo ha la possibilità di scegliere, non resta che sedersi e restare a guardare.

Di certo la scusa dell’Arsenal non competitivo non regge più, se Theo deciderà di andarsene sarà solo per guadagnare molto di più, non certo per avere più possibilità di vincere o per giocare in squadre più competitive.

Tornando alla partita dell’Emirates, i tre gol incassati in maniera sfortunata e colpevolmente disattenta preoccupano un po’ ma in generale dovremmo essere soddisfatti della prestazione globale dei Gunners: tolta la serataccia di Kieran Gibbs, colpevole in occasione dei gol di Marveaux e Ba, gli altri hanno giocato in maniera sublime, diventando a tratti devastanti quando il Newcastle ha lasciato spazio ai vari Cazorla, Podolski e Chamberlain.

Di lavoro ce n’è ancora parecchio, soprattutto in difesa, ma questo è l’Arsenal che sono abituato a guardare da una decina d’anni a questa parte; inutile farsi tanti film, gli Invincibles sono stati l’apice di un ciclo che però non ha ancora imboccato il viale del tramonto: chiedere ai Gunners di essere letali in attacco e solidi come roccia in difesa sarebbe onestamente troppo, dovendo scegliere preferisco concedere qualche sconfitta in più ma divertirmi come già fatto in svariate occasioni quest’anno piuttosto che trasformarmi in un Manchester City qualsiasi.

Come ho spesso ripetuto, tra vincere a tutti i costi e vincere seguendo un’idea esiste un abisso – anche a rischio di NON vincere preferisco stare dalla parte giusta.

COMMON ARSENAL!

23 dicembre 2012

Wigan vs Arsenal 0-1: un Arsenal brutto e cattivo stende i Latics


L'errore contro il Fulham è storia, The Wig non sbaglia più dal dischetto!


 
La trasferta di DW Stadium, letteralmente il peggior campo dell’intera Premier League, poteva essere una discreta buccia di banana per i Gunners ed invece l’Arsenal è riuscito ad uscire da Wigan con tre punti molto importanti, sudati ma decisamente meritati.
Nonostante una prestazione non certo brillante, infatti, l’Arsenal ha corso davvero pochi pericoli di fronte ad un avversario affamato e volenteroso e ha invece saputo controllare l’assalto finale dei ragazzi di Roberto Martinez, la cui unica occasione resta un contropiede fulminante di Arouna Koné, imperdonabile nel mancare il bersaglio da pochi passi.
Dall’altra parte invece i Gunners hanno messo in grossa difficoltà il portiere Al Habsi, reattivo sulle conclusioni ravvicinate di Alex Chamberlain e Theo Walcott e attento sul tentativo di Lukas Podolski, pur senza davvero convincere nella fase offensiva: Santi Cazorla ha perso tanti palloni, Mikel Arteta ha faticato  nel controllare il centrocampo e i due esterni difensivi non hanno mai saputo creare seri problemi alla difesa ospite e quindi la manovra dell’Arsenal è risultata lenta, prevedibile e macchinosa – un altro universo rispetto a quanto visto contro il Reading lunedì scorsa.

A proposito di Reading, appunto, bisogna sottolineare che le lodi al “nuovo” Theo Walcott in versione centravanti si sono dimostrate troppo affrettate, complice una difesa al limite del presentabile: davanti ad una difesa meglio organizzata, infatti, Walcott ha faticato tantissimo nel trovare lo spazio giusto alle spalle dei due centrali difensivi avversari, non riuscendo mai ad avere quel guizzo decisivo da centravanti vero.

Sono sicuro che Theo Walcott diventerà un attaccante letale, però dovrà avere la pazienza di continuare a lavorare in allenamento come chiede Arsène Wenger e sarebbe una cosa buona giusta se smettesse di pestare i piedi a mezzo stampa per forzare la mano al suo manager.

Theo Walcott ha il merito di aver conquistato il rigore decisivo ai fini del risultato (nell’unica occasione nella quale ha potuto incunearsi in area in maniera incisiva), trasformato da Mikel Arteta e dimostratosi sufficiente per permettere all’Arsenal di registrare il terzo successo consecutivo in Premier League e salire fino al terzo posto in classifica.

Niente male per una squadra in netta difficoltà, un manager che ha perso la bussola ed un gruppo di giocatori da troppi considerati non all’altezza.

Visto il rinvio (confermato) della partita che si sarebbe dovuta giocare il giorno di Santo Stefano contro il West Ham all’Emirates Stadium, i Gunners avranno modo di preparare al meglio la prossima sfida contro il Newcastle del 29 Dicembre.

Gli uomini di Pardew rappresentano un altro buon test per l’Arsenal, soprattutto se pensiamo al momento delicato che i Magpies stanno attraversando in questo momento: risulta incredibile credere che questa stessa squadra è stata in corsa per un posto in Champions League nell’Aprile scorso, lottando fino all’ultimo con lo stesso Arsenal e il Tottenham, perché oggi i vari Ben Arfa, Papiss Cissé, Demba Ba e Fabricio Coloccini non riescono proprio a trovare quella continuità necessaria a competere ai massimi livelli.

Non per questo, tuttavia, il Newcastle dev’essere sottovalutato perché con quell’organico tutto è possibile – soprattutto se anche solo un paio dei giocatori citati sono in giornata.

Per quanto abbia fatto arrabbiare i tifosi (a ragione), il rinvio della partita contro il West Ham potrebbe rivelarsi un vero toccasana per il prosegui della stagione: il calendario sarà già abbastanza saturo nel periodo primaverile, poter approfittare di qualche giorno di calma in un periodo complicato come questo è solo un vantaggio, soprattutto visti gli infortuni che restringono pericolosamente la rosa a disposizione di Arsène Wenger.

COMMON ARSENAL!

21 dicembre 2012

Pur avendo evitato il Barcellona, l’urna di Nyon non è amichevole coi Gunners




Ero sicuro al 100% che avremmo pescato un’altra volta i catalani, talmente sicuro che non ho nemmeno guardato quali fossero le altre potenziali avversarie degli ottavi di Champions League.
Ho commesso un doppio errore.
Primo perchè questa volta non ci saranno Messi e Iniesta a rovinare i mercoledi sera dell’Arsenal, secondo perchè non mi sono accorto che –nascosto dietro lo spauracchio Barcellona – c’era una delle avversarie più toste d’Europa, forse il cliente peggiore in assoluto : il Bayern Monaco
Per quanto i blaugrana restino la squadra più forte in circolazione – se non la migliore di tutti i tempi – il Bayern ha quel mix di solidità e spietatezza che rende i bavaresi molto poco digesti, per chiunque. Il Barcellona ha ancora qualche momento di umanità (a parte Leo Messi) e tende a lasciare la porta aperta in difesa, anche se non proprio spalancata ; il Bayern invece no, la squadra di Jupp Heynckes è un tritatutto che spazza via qualsiasi cosa si trovi sulla sua strada. A livello di solidità e tenacia non vedo altri esempi in Europa che reggano il confronto con i tedeschi, forse l’unica squadra ad assomigliare vagamente al Bayern potrebbe essere la Juventus ma esiste comunque un abisso tra i due organici : da una parte ci sono Lichtsteiner, Asamoah e Giovinco, dall’altra Ribéry, Robben e Mandzukic – senza contare Shaqiri, Mario Gomez, Thomas Muller e Toni Kroos.
Non credo che il sorteggio potesse andare peggio, onestamente : è vero che il Barcellona ci avrebbe eliminati nel 99,99% dei casi, però almeno avremmo potuto assistere a due partite spettacolari e avremmo visto i nostri ragazzi sfidare a viso aperto la squadra più forte del mondo e giocare con quell’ardore che l’Arsenal riesce sistematicamente a tirare fuori quando è dato per spacciato. Affrontando il Bayern Monaco, invece, temo che non ci sarà spazio per nessun ardore né voli pindarici perchè i bavaresi sono una macchina da guerra che non bada troppo all’estetica ma solo a colpire alla minima occasione, senza fronzoli. Questa spietatezza, che ricorda molto quella del Manchester United, è stata sempre difficile da contrastare per i Gunners, trovatisi molto spesso succubi dello strapotere psicologico dell’avversario. La speranza per l’Arsenal è che la squadra possa liberare la mente prima di giocare – soprattutto la gara d’andata – e si tolga di dosso quella sensazione d’inferiorità che sembra invadere la squadra quando si trova ad affrontare un avversario solido mentalmente.
Sarà perchè la solidità psicologica non è proprio il forte dei ragazzi di Arsène Wenger, troppo spesso vittime sacrificali di avversari tosti come lo Stoke City di Pulis, il Manchester United oppure il Chelsea ai tempi di José Mourinho, però è ora per l’Arsenal di misurarsi con le proprie paure e fare un salto di qualità a livello psicologico – sapendo tener testa al bullo di turno. Non c’è nessun dubbio circa l’atteggiamento che terranno Ribéry, Robben e Lahm una volta scesi in campo, tuttavia l’Arsenal ha qualità sufficiente per infastidire i bavaresi e far crollare tutte le loro certezze, facendo precipitare l’autostima di giocatori troppo abituati a primeggiare. Il Borussia Dortmund ha giocato spesso in maniera spregiudicata contro i rivali bavaresi e altrettante volte è riuscito a mettere al tappeto il grande Bayern, annichilendolo per velocità, tecnica e coraggio. Il grande difetto del Bayern Monaco resta lo scarsissimo spirito di squadra dei propri giocatori più forti, troppo individualisti e tendenti a sparire quando le cose girano male : se i Gunners riusciranno a far arrabbiare le stelle avversarie il Bayern potrebbe implodere ma guai a far prendere loro troppa fiducia perchè diventerebbero letteralmente inarrestabili.
Sarà una partita da uomini coraggiosi, per lo meno ci renderemo conto di quanto i giovani Gunners siano davvero cresciuti in questi anni.
COMMON ARSENAL !

18 dicembre 2012

Reading vs Arsenal 2-5: troppo poco Reading per credere ad una redenzione dei Gunners


 
 
Bella vittoria – niente da obbiettare – ma di fronte a questo povero Reading è bene tenere in mente che la guarigione è ancora lontana: ovviamente dobbiamo essere tutti più che contenti per il fragoroso ritorno di Santi Cazorla dal recente appannamento, dal successo dell’esperimento Walcott, dell’ennesima grande prova di Lukas Podolski e degli incoraggianti segni mostrati da Alex Chamberlain, ma la vera buona notizia per noi Gooners dev’essere la qualità messa in campo da Jack Wilshere, finalmente trascinatore.
Il centrocampista inglese, ormai simbolo di quanto Arsène Wenger voglia costruire, ha messo in campo tutte le sue qualità ed è riuscito a farlo per tutta la partita, non solamente a tratti come visto dal giorno del suo ritorno in poi.
Sono passati due mesi dalla vittoria a casa del West Ham, questi tre punti servivano come il pane e l’Arsenal ha finalmente cominciato una partita come si deve, tenendo la concentrazione alta per lo meno fino al blackout che ha permesso al Reading di rientrare incredibilmente in partita.

E qui veniamo al tasto dolente della serata.

Nonostante i tre gol in appena trentacinque minuti, il calcio scintillante che ci ha ricordato il miglior Arsenal e il suggello della tripletta per Santi Cazorla, i Gunners sono riusciti a spegnere improvvisamente la luce e permettere ad un Reading fino a lì impresentabile di ritrovarsi due volte davanti al povero Szczesny, infilato impietosamente per due volte in pochissimi minuti.
Quel pallone buttato via da Kieran Gibbs è lo specchio di quanto i ragazzi di Arsène Wenger riescano improvvisamente a disconnettere completamente la testa dalla partita, lasciandosi andare a leggerezze inaccettabili al livello cui aspira l’Arsenal.
Fortunatamente questa volta, a differenza di quanto successo in un passato non troppo lontano, i Gunners sono riusciti a correre subito ai ripari e affossare definitivamente le velleità dei Royals.
Proprio a proposito del gol della sicurezza, messo a segno da un indemoniato Theo Walcott, si è speso tanto inchiostro (tanto reale quanto virtuale) per sottolineare come il nazionale inglese abbia dimostrato di aver ragione nel volere a tutti i costi il ruolo di punta centrale, nonostante i tentennamenti di Arsène Wenger.

Siamo davvero certi che un singolo gol, messo a segno contro una difesa tutt’altro che impenetrabile, valga come prova definitiva della legittimità dei capricci di Walcott?

A quanto dice lo stesso giocatore, il suo rinnovo o meno con l’Arsenal non è una questione di soldi ma di ruolo: Walcott vuole essere certo di giocare da punta centrale prima di rinnovare il contratto, mettendo Arsène Wenger con  le spalle al muro nonostante l’enorme lavoro fatto dall’alsaziano per rendere Walcott un giocatore di calcio e non un semplice sprinter, come veniva definito l’ex giocatore del Southampton fino a due anni fa.
C’era un giovane esterno velocissimo che non sapeva né dribblare, né crossare ed invece oggi abbiamo un attaccante esterno letale in zona gol e finalmente in grado di fare il passaggio giusto al momento giusto, siamo sicuri che Arsène Wenger stia sbagliando nel farlo giocare largo sulla destra?

Il manager ha più volte dichiarato pubblicamente che il futuro di Walcott è da centravanti, a quanto capisco mancano ancora pochi dettagli prima che la trasformazione sia completa: perché forzare la mano in questo modo?

Mi auguro che Theo Walcott abbia la lungimiranza di rinnovare il contratto e dare fiducia ad Arsène Wenger, altrimenti rovinerebbe irrimediabilmente la propria carriera finendo in una squadra – il Liverpool, probabilmente – che ne fermerebbe subito lo sviluppo completo, trasformandolo in un Lennon o Defoe qualsiasi.

Se Arsène Wenger ha concesso quella maglia – la numero 14 – a Theo Walcott significa che ha tutte le intenzioni di fare con Theo quanto fatto con Thierry Henry, altrimenti avrebbe fatto come fece con Cèsc Fabregas, cui fu inizialmente rifiutata la maglia numero 4 di Vieira, e di van Persie, cui non fu concesso di ereditare immediatamente la numero 10 di Bergkamp.

Consiglio a Theo Walcott di restare e rinnovare, seguendo le orme di Jack Wilshere, Aaron Ramsey, Alex Oxlade-Chamberlain e Kieran Gibbs: il nuovo Arsenal sta nascendo su basi belle solide, sarebbe un peccato perdere un mattone che potrebbe fare tutta la differenza.

È ancora una questione di riconoscenza, la speranza (labile) è che finisca diversamente rispetto alle ultime occasioni.

COMMON ARSENAL!

13 dicembre 2012

Colpa d'Arsène?

Voi siete dei #WengerOut oppure dei #OneArseneWenger?



Un'altra bruttissima pagina per la storia dei Gunners, un'altra sconfitta che più evitabile non esiste ed ecco che - come sempre - riprende ossigeno il popolo, sempre più numeroso, reso celebre dall' hashtag #WengerOut.

Questo nutrito gruppo di tifosi ha già deciso che l'era Wenger è finita, che è ora di cambiare per il bene dell'Arsenal, appurato che l'alsaziano non ha più quella voglia di vincere e quello spirito combattivo che hanno cambiato la storia del Club.

A questi, tra gli altri, è dedicato questo sfogo pretenzioso e mal programmato - viste le circostanze.
Questo J'Accuse inizia con due domande, cui nessuno per ora ha risposto:

Chi sarebbe il sostituto di Arsène Wenger in grado di riportare in alto i Gunners?

Cosa vi rende così sicuri che il problema dell'Arsenal sia proprio (e solo) Arsène Wenger?

Per essere pragmatici, cosa che io non sono proprio, si potrebbe iniziare questo pezzo proprio dall'impossibilità di rispondere alle mie domande, però siccome per me il calcio resta un fatto emozionale, voglio far volare questo dibattito un po' più in alto, oltre le statistiche e i dati oggettivi.
Partiamo da alcuni capisaldi impossibili da mettere in discussione, per lo meno da chi ha davvero voglia di mettere in piedi un dibattito serio: Arsène Wenger ha cambiato per sempre la storia dell'Arsenal, creando una struttura, un'immagine e un appeal che prima del suo arrivo erano quasi nulli; Arsène Wenger ha costruito l'Arsenal più forte di tutti i tempi, quello rimasto imbattuto per 49 partite di fila e guidicato migliore squadra della storia della Premier League.
Partendo da queste due pietre miliari, possiamo discutere sull'evoluzione dell'Arsenal e capire se davvero una potenziale cacciata del manager alsaziano sarebbe la scelta giusta per il Club: anche prendendo in conto tutti i suoi difetti, e sono tantissimi, nessuno quanto Arsène Wenger è implicato nell'Arsenal Football Club, nel bene e nel male; pochi altri manager sono così dentro la vita di un Club quanto Wenger con l'Arsenal e, anche se a tratti questa dittatura tecnico-tattico-strategica può avere complicazioni, senza un amore viscerale per il proprio Club nessuno si caricherebbe sulle spalle una pressione del genere, facendo da parafulmine per tutto: davvero vorreste un José Mourinho che prosciuga le casse societarie, si rende protagonista di sceneggiate nefaste per l'immagine del Club e dopo la vittoria (perché lui vince sistematicamente, non ho problemi ad ammetterlo) si prende tutti i meriti e se ne va ad nutrire il proprio ego altrove?
Io no.

La critica più ricorrente nei confronti di Arsène Wenger è quella di non spendere le montagne di sterline che giacciono nelle casse del Club, lasciate mestamente a prendere polvere.
Oltre al mio personalissimo dubbio circa l'esistenza reale di questi fondi, cui non credo molto perché tra le azioni di Arsène Wenger e le parole di Ivan Gazidis crederò sempre e comunque alle prime, fino a quando non mi apriranno la cassaforte del Club per farmi vedere quei milioni, non sono affatto sicuro che spendere montagne di soldi sia la risposta giusta: in un mercato orribilmente inflazionato come quello inglese (ed europeo in generale) si rischiano di pagare £15M per Stewart Downing, £17M per Jack Rodwell o £25M per Emmanuel Adebayor, tanto per fare qualche esempio e credo siamo tutti d'accordo nel dire che - per spenderli così - forse è meglio non spenderli per niente.
Non credo sia necessario ma vi ricordo che il grande Arsenal è stato costruito con le 150K sterline pagate per Kolo Touré, i £3M per Pires, £2.5M per Ljungberg e tanti altri grandissimi colpi di mercato a bassissimo costo che Arsène Wenger e David Dein hanno messo a segno negli anni.
Alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Fredrik Ljungberg prima che sbarcasse a Londra (io l'avevo pure visto giocare dal vivo senza nemmeno saperlo, Parma v Halmstadt di coppa UEFA) oppure di Césc Fàbregas, Robin van Persie e Alex Song prima che Arsène Wenger li trasformasse in grandi giocatori: la filosofia di Wenger non è mai cambiata, i risultati purtroppo si e non appena la macchina si è inceppata ecco che i giudizi sono cambiati drasticamente.
Che succede se - per un qualche scherza astrale - all'improvviso l'Arsenal torna a vincere con questa filosofia da formichina?

A quelli attenti che hanno letto il nome di David Dean e ne invocano il ritorno, ricordo che il suo caro figlioletto Darren è stato il principale artefice dei più controversi trasferimenti che hanno visto tanti giocatori importanti lasciare l'Arsenal: Ashley Cole, Cesc Fàbregas, Emmanuel Adebayor e Gael Clichy sono tutti suoi clienti, abbiamo visto com'è andata a finire.
Da una parte sarei ben contento di vedere Dein senior tornare a far coppia con Arsène Wenger ma visto il comportamento senza pudore del figlio ed il suo personale supporto a Usmanov non credo proprio sarebbe una buona scelta per il Club.
Vi ricordo che David Dein è stato il principale avversario del Club nella costruzione dell'Emirates Stadium, una mossa che per quanto sanguinosa é stata una delle decisioni più lungimiranti prese dal Club.
David Dein è uno da tutto e subito, poco importa il prezzo, e per colpa di questa filosofia il mondo del calcio è sul punto di esplodere, annegato da Club indebitati a dismisura e divorato da magnati assetati di gloria a qualsiasi costo.
No grazie, io quella strada non la prendo.

Per concludere, visto che questo pezzo inizia ad essere lunghetto, io ci penserei due volte prima di tagliare il filo che lega l'Arsenal ad Arsène Wenger, in primis per il modo in cui l'alsaziano ha costruito la filosofia del Club e poi per la coerenza mostrata in questi anni difficili. Arsène Wenger è uno degli ultimi allenatori al mondo ad avere una propria idea ben definita di calcio, a saperlo insegnare anno dopo anno e a non piegarsi alle pressioni quotidiane di tifosi impazienti e volubili, sempre più simili a banderuole al vento. Scorrendo con la memoria i tanti allenatori che ho visto all'opera mi vengono in mente solo pochi nomi quando penso ad autentici maestri di calcio: Johann Cruyff, Arrigo Sacchi, Francisco Maturana, Nils Liedholm, Zdenek Zeman, Cesare Prandelli e forse (è tutto da provare) Pep Gurdiola.
Non so voi ma io non voglio che l'Arsenal diventi un altro Chelsea, Manchester City o Inter che cambiano allenatori come kleenex e perdono via via quell'identità costruita a fatica negli anni.
Non lo farei nemmeno in cambio di una Champions League, né un'altra stagione senza sconfitte se questo vorrebbe dire finire allo stesso livello dei Club citati.
Esiste ancora una dignità nel calcio, esistono delle idee e la forza di difenderle sempre, poco importa il prezzo da pagare.

Il mondo del calcio (e non solo) giudica le persone esclusivamente in base alle vittorie: se hai vinto (non importa come) sei un genio, se sei arrivato secondo (non contano le circostanze) sei una nullità.
Io non voglio entrare nell'ottica del vincente e del perdente, in quella rozza e becera filosofia che tiene conto solo la brillantezza dell'oro come metro di guidizio, per cui mi tengo volentieri l'anomalia Wenger.
Tanti vogliono vincere a qualsiasi costo, Arsène Wenger vuole vincere attraverso le proprie idee e, se permettete, esiste un abisso tra la soddisfazione di una vittoria comprata e quella di una vittoria costruita.
Un abisso che non mi fà pesare certo qualche anno di attesa.

12 dicembre 2012

Un mese da depressione e cardiopalma, un mese da Arsenal...

Gunners a testa bassa, una scena preoccupantemente familiare...


Molti di voi potrebbero obbiettare dicendo che ho ingenuamente sottovalutato i segnali d'allarme che sono scattati dopo i pareggi contro Aston Villa e Everton, soprattutto vista la maniera in cui questi pareggi sono arrivati, ma credo che pochi di voi - nemmeno i pessimisti cronici -avrebbero potuto immaginare un seguito tanto disastroso quanto quello registrato dai Gunners in quest'ultimo mese. Quella che doveva essere la partita del cambio di marcia, che avrebbe dovuto inaugurare una serie dorata per l'Arsenal non è andata come ci si sarebbe potuti aspettare e ha visto i Gunners regalare tre punti allo Swansea all'Emirates Stadium con un netto due a zero firmato Michu; a quella bruciante sconfitta ha fatto seguito una tanto prevedibile quanto evitabile sconfitta in Champions League a casa dell'Olympiacos, terreno che ci vede da sempre in difficoltà: a poco è servito il gol di Tomas Rosicky, i greci ci hanno castigato per l'ennesima volta proprio quando una vittoria ci avrebbe garantito quel primo posto nel girone che avrebbe reso il sorteggio un po' meno complicato. Messici alle spalle anche queste due sconfitte, abbiamo atteso con ansia l'arrivo all'Emirates Stadium del West Brom di Steve Clark, autentica rivelazione di quest'inizio di stagione e diretta concorrente per un posto in Champions League: un tuffo di Santi Cazorla per cui l'arbitro ha assegnato il rigore ed un altra massima punizione accordata per un fallo ai danni di Alex Oxlade-Chamberlain (che probabilmente aveva a sua volta commesso fallo poco prima) hanno permesso a Mikel Arteta di ridare ossigeno ai Gunners e battere i Baggies, non senza polemiche. Il resto, purtroppo, è storia freschissima e ha visto l'Arsenal perdere in maniera indecorosa a casa del Bradford City, onesta formazione di League Two, nonostante una formazione molto vicina a quella reputata titolare. I vari Vermaelen, Sagna, Cazorla e Podolski non sono stati capaci di far valere la propria netta superiorità tecnica, colpa probabilmente di una concentrazione drammaticamente sotto il minimo sindacale, e hanno finito col cedere ai rigori dopo aver riacciuffato il pareggio a due minuti dalla fine.
Eccoci quindi a commentare un mese terribile per i Gunners, letteralmente in mezzo ad una delle peggiori tempeste degli ultimi anni.
A differenza della maggioranza, non me la sento di mettere nel mirino Arsène Wenger: l'alsaziano ha dimostrato di fare sul serio mettendo in campo la formazione giudicata migliore, il problema sono stati semmai i giocatori in campo. Nessuno ha tirato fuori una prestazione almeno sufficiente, il solo Wilshere ha per lo meno mostrato caparbietà ed spirito combattivo degne di un giocatore dell'Arsenal. Non sarò mai tra quelli che vogliono un'uscita di scena di Arsène Wenger, né ora né a fine stagione, pur riconoscendo la complessità di alcune scelte, perché senza questo manager ora l'Arsenal potrebbe essere una squadra come il Tottenham o il Liverpool, completamente allo sbando e senza una strada da seguire. La mia speranza è che una batosta come questa, o come quella rimediata dallo Swansea, possa far riflettere i giocatori cosiddetti titolari e farli tornare indietro di qualche mese a quell'atteggiamento umile e compatto che aveva fatto nascere intempestivi sogni di gloria tra noi Gooners. Quella squadra, operaia e solidale, aveva sbancato Anfield e strapazzato il povero Southampton prima di perdere il bandolo della matassa e ritrovarsi incapace di vincere, neppure sul campo del modesto Bradford City. Potreste sottolineare che quei giocatori che ci hanno delusi così profondamente sono in fondo gli stessi fortemente voluti dallo stesso Arsène Wenger durante l'estate, eppure non sono per niente convinto che l'alsaziano avrebbe potuto mirare più in alto: non sono affatto certo che Ivan Gazidis e Stan Kroenke stiano giocando pulito con Arsène Wenger, vantando risultati finanziari enormi e fondi illimitati che poi non vengono mai spesi. Abbiamo un proprietario che dal momento del suo insediamento ha assistito solamente ad una decina di partite ed un direttore generale sempre pronto a vantare ottimi risultati economici e poco presente quando si parla di calcio giocato. Al povero (pur con tutti i suoi difetti) Arsène Wenger non resta che fare il parafulmine di un Club che appare smarrito, almeno nella dirigenza, prendendosi le colpe sempre e comunque, qualsiasi siano le sue scelte. Ieri qualcuno criticava la decisione di schierare la formazione migliore ma potete star certi che se in campo fossero andati dei ragazzini (con risultato identico) avremmo sentito dire che Arsène non vuol vincere.
Queste diatribe da bar, fatte sempre e comunque col senno di poi, e questo rimpiangere continuamente chi se ha abbandonato la nave (sono arrivato addirittura a leggere di qualcuno che rimpiange Nasri, un "fuoriclasse vero") o chiedere la testa di Arsène Wenger per poi esaltarlo alla prossima vittoria non fanno altro che far precipitare il Gooner al livello di un tifoso qualunque di Chelsea o Manchester City, presenti quando di vince e assenti quando le cose vanno male.
Come disse un giorno Dennis Bergkamp "Io amo l'Arsenal, non l'Arsenal con i trofei. E tu?"
E voi?
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