giovedì 13 dicembre 2012

Colpa d'Arsène?

Voi siete dei #WengerOut oppure dei #OneArseneWenger?



Un'altra bruttissima pagina per la storia dei Gunners, un'altra sconfitta che più evitabile non esiste ed ecco che - come sempre - riprende ossigeno il popolo, sempre più numeroso, reso celebre dall' hashtag #WengerOut.

Questo nutrito gruppo di tifosi ha già deciso che l'era Wenger è finita, che è ora di cambiare per il bene dell'Arsenal, appurato che l'alsaziano non ha più quella voglia di vincere e quello spirito combattivo che hanno cambiato la storia del Club.

A questi, tra gli altri, è dedicato questo sfogo pretenzioso e mal programmato - viste le circostanze.
Questo J'Accuse inizia con due domande, cui nessuno per ora ha risposto:

Chi sarebbe il sostituto di Arsène Wenger in grado di riportare in alto i Gunners?

Cosa vi rende così sicuri che il problema dell'Arsenal sia proprio (e solo) Arsène Wenger?

Per essere pragmatici, cosa che io non sono proprio, si potrebbe iniziare questo pezzo proprio dall'impossibilità di rispondere alle mie domande, però siccome per me il calcio resta un fatto emozionale, voglio far volare questo dibattito un po' più in alto, oltre le statistiche e i dati oggettivi.
Partiamo da alcuni capisaldi impossibili da mettere in discussione, per lo meno da chi ha davvero voglia di mettere in piedi un dibattito serio: Arsène Wenger ha cambiato per sempre la storia dell'Arsenal, creando una struttura, un'immagine e un appeal che prima del suo arrivo erano quasi nulli; Arsène Wenger ha costruito l'Arsenal più forte di tutti i tempi, quello rimasto imbattuto per 49 partite di fila e guidicato migliore squadra della storia della Premier League.
Partendo da queste due pietre miliari, possiamo discutere sull'evoluzione dell'Arsenal e capire se davvero una potenziale cacciata del manager alsaziano sarebbe la scelta giusta per il Club: anche prendendo in conto tutti i suoi difetti, e sono tantissimi, nessuno quanto Arsène Wenger è implicato nell'Arsenal Football Club, nel bene e nel male; pochi altri manager sono così dentro la vita di un Club quanto Wenger con l'Arsenal e, anche se a tratti questa dittatura tecnico-tattico-strategica può avere complicazioni, senza un amore viscerale per il proprio Club nessuno si caricherebbe sulle spalle una pressione del genere, facendo da parafulmine per tutto: davvero vorreste un José Mourinho che prosciuga le casse societarie, si rende protagonista di sceneggiate nefaste per l'immagine del Club e dopo la vittoria (perché lui vince sistematicamente, non ho problemi ad ammetterlo) si prende tutti i meriti e se ne va ad nutrire il proprio ego altrove?
Io no.

La critica più ricorrente nei confronti di Arsène Wenger è quella di non spendere le montagne di sterline che giacciono nelle casse del Club, lasciate mestamente a prendere polvere.
Oltre al mio personalissimo dubbio circa l'esistenza reale di questi fondi, cui non credo molto perché tra le azioni di Arsène Wenger e le parole di Ivan Gazidis crederò sempre e comunque alle prime, fino a quando non mi apriranno la cassaforte del Club per farmi vedere quei milioni, non sono affatto sicuro che spendere montagne di soldi sia la risposta giusta: in un mercato orribilmente inflazionato come quello inglese (ed europeo in generale) si rischiano di pagare £15M per Stewart Downing, £17M per Jack Rodwell o £25M per Emmanuel Adebayor, tanto per fare qualche esempio e credo siamo tutti d'accordo nel dire che - per spenderli così - forse è meglio non spenderli per niente.
Non credo sia necessario ma vi ricordo che il grande Arsenal è stato costruito con le 150K sterline pagate per Kolo Touré, i £3M per Pires, £2.5M per Ljungberg e tanti altri grandissimi colpi di mercato a bassissimo costo che Arsène Wenger e David Dein hanno messo a segno negli anni.
Alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Fredrik Ljungberg prima che sbarcasse a Londra (io l'avevo pure visto giocare dal vivo senza nemmeno saperlo, Parma v Halmstadt di coppa UEFA) oppure di Césc Fàbregas, Robin van Persie e Alex Song prima che Arsène Wenger li trasformasse in grandi giocatori: la filosofia di Wenger non è mai cambiata, i risultati purtroppo si e non appena la macchina si è inceppata ecco che i giudizi sono cambiati drasticamente.
Che succede se - per un qualche scherza astrale - all'improvviso l'Arsenal torna a vincere con questa filosofia da formichina?

A quelli attenti che hanno letto il nome di David Dean e ne invocano il ritorno, ricordo che il suo caro figlioletto Darren è stato il principale artefice dei più controversi trasferimenti che hanno visto tanti giocatori importanti lasciare l'Arsenal: Ashley Cole, Cesc Fàbregas, Emmanuel Adebayor e Gael Clichy sono tutti suoi clienti, abbiamo visto com'è andata a finire.
Da una parte sarei ben contento di vedere Dein senior tornare a far coppia con Arsène Wenger ma visto il comportamento senza pudore del figlio ed il suo personale supporto a Usmanov non credo proprio sarebbe una buona scelta per il Club.
Vi ricordo che David Dein è stato il principale avversario del Club nella costruzione dell'Emirates Stadium, una mossa che per quanto sanguinosa é stata una delle decisioni più lungimiranti prese dal Club.
David Dein è uno da tutto e subito, poco importa il prezzo, e per colpa di questa filosofia il mondo del calcio è sul punto di esplodere, annegato da Club indebitati a dismisura e divorato da magnati assetati di gloria a qualsiasi costo.
No grazie, io quella strada non la prendo.

Per concludere, visto che questo pezzo inizia ad essere lunghetto, io ci penserei due volte prima di tagliare il filo che lega l'Arsenal ad Arsène Wenger, in primis per il modo in cui l'alsaziano ha costruito la filosofia del Club e poi per la coerenza mostrata in questi anni difficili. Arsène Wenger è uno degli ultimi allenatori al mondo ad avere una propria idea ben definita di calcio, a saperlo insegnare anno dopo anno e a non piegarsi alle pressioni quotidiane di tifosi impazienti e volubili, sempre più simili a banderuole al vento. Scorrendo con la memoria i tanti allenatori che ho visto all'opera mi vengono in mente solo pochi nomi quando penso ad autentici maestri di calcio: Johann Cruyff, Arrigo Sacchi, Francisco Maturana, Nils Liedholm, Zdenek Zeman, Cesare Prandelli e forse (è tutto da provare) Pep Gurdiola.
Non so voi ma io non voglio che l'Arsenal diventi un altro Chelsea, Manchester City o Inter che cambiano allenatori come kleenex e perdono via via quell'identità costruita a fatica negli anni.
Non lo farei nemmeno in cambio di una Champions League, né un'altra stagione senza sconfitte se questo vorrebbe dire finire allo stesso livello dei Club citati.
Esiste ancora una dignità nel calcio, esistono delle idee e la forza di difenderle sempre, poco importa il prezzo da pagare.

Il mondo del calcio (e non solo) giudica le persone esclusivamente in base alle vittorie: se hai vinto (non importa come) sei un genio, se sei arrivato secondo (non contano le circostanze) sei una nullità.
Io non voglio entrare nell'ottica del vincente e del perdente, in quella rozza e becera filosofia che tiene conto solo la brillantezza dell'oro come metro di guidizio, per cui mi tengo volentieri l'anomalia Wenger.
Tanti vogliono vincere a qualsiasi costo, Arsène Wenger vuole vincere attraverso le proprie idee e, se permettete, esiste un abisso tra la soddisfazione di una vittoria comprata e quella di una vittoria costruita.
Un abisso che non mi fà pesare certo qualche anno di attesa.

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