martedì 18 dicembre 2012

Reading vs Arsenal 2-5: troppo poco Reading per credere ad una redenzione dei Gunners


 
 
Bella vittoria – niente da obbiettare – ma di fronte a questo povero Reading è bene tenere in mente che la guarigione è ancora lontana: ovviamente dobbiamo essere tutti più che contenti per il fragoroso ritorno di Santi Cazorla dal recente appannamento, dal successo dell’esperimento Walcott, dell’ennesima grande prova di Lukas Podolski e degli incoraggianti segni mostrati da Alex Chamberlain, ma la vera buona notizia per noi Gooners dev’essere la qualità messa in campo da Jack Wilshere, finalmente trascinatore.
Il centrocampista inglese, ormai simbolo di quanto Arsène Wenger voglia costruire, ha messo in campo tutte le sue qualità ed è riuscito a farlo per tutta la partita, non solamente a tratti come visto dal giorno del suo ritorno in poi.
Sono passati due mesi dalla vittoria a casa del West Ham, questi tre punti servivano come il pane e l’Arsenal ha finalmente cominciato una partita come si deve, tenendo la concentrazione alta per lo meno fino al blackout che ha permesso al Reading di rientrare incredibilmente in partita.

E qui veniamo al tasto dolente della serata.

Nonostante i tre gol in appena trentacinque minuti, il calcio scintillante che ci ha ricordato il miglior Arsenal e il suggello della tripletta per Santi Cazorla, i Gunners sono riusciti a spegnere improvvisamente la luce e permettere ad un Reading fino a lì impresentabile di ritrovarsi due volte davanti al povero Szczesny, infilato impietosamente per due volte in pochissimi minuti.
Quel pallone buttato via da Kieran Gibbs è lo specchio di quanto i ragazzi di Arsène Wenger riescano improvvisamente a disconnettere completamente la testa dalla partita, lasciandosi andare a leggerezze inaccettabili al livello cui aspira l’Arsenal.
Fortunatamente questa volta, a differenza di quanto successo in un passato non troppo lontano, i Gunners sono riusciti a correre subito ai ripari e affossare definitivamente le velleità dei Royals.
Proprio a proposito del gol della sicurezza, messo a segno da un indemoniato Theo Walcott, si è speso tanto inchiostro (tanto reale quanto virtuale) per sottolineare come il nazionale inglese abbia dimostrato di aver ragione nel volere a tutti i costi il ruolo di punta centrale, nonostante i tentennamenti di Arsène Wenger.

Siamo davvero certi che un singolo gol, messo a segno contro una difesa tutt’altro che impenetrabile, valga come prova definitiva della legittimità dei capricci di Walcott?

A quanto dice lo stesso giocatore, il suo rinnovo o meno con l’Arsenal non è una questione di soldi ma di ruolo: Walcott vuole essere certo di giocare da punta centrale prima di rinnovare il contratto, mettendo Arsène Wenger con  le spalle al muro nonostante l’enorme lavoro fatto dall’alsaziano per rendere Walcott un giocatore di calcio e non un semplice sprinter, come veniva definito l’ex giocatore del Southampton fino a due anni fa.
C’era un giovane esterno velocissimo che non sapeva né dribblare, né crossare ed invece oggi abbiamo un attaccante esterno letale in zona gol e finalmente in grado di fare il passaggio giusto al momento giusto, siamo sicuri che Arsène Wenger stia sbagliando nel farlo giocare largo sulla destra?

Il manager ha più volte dichiarato pubblicamente che il futuro di Walcott è da centravanti, a quanto capisco mancano ancora pochi dettagli prima che la trasformazione sia completa: perché forzare la mano in questo modo?

Mi auguro che Theo Walcott abbia la lungimiranza di rinnovare il contratto e dare fiducia ad Arsène Wenger, altrimenti rovinerebbe irrimediabilmente la propria carriera finendo in una squadra – il Liverpool, probabilmente – che ne fermerebbe subito lo sviluppo completo, trasformandolo in un Lennon o Defoe qualsiasi.

Se Arsène Wenger ha concesso quella maglia – la numero 14 – a Theo Walcott significa che ha tutte le intenzioni di fare con Theo quanto fatto con Thierry Henry, altrimenti avrebbe fatto come fece con Cèsc Fabregas, cui fu inizialmente rifiutata la maglia numero 4 di Vieira, e di van Persie, cui non fu concesso di ereditare immediatamente la numero 10 di Bergkamp.

Consiglio a Theo Walcott di restare e rinnovare, seguendo le orme di Jack Wilshere, Aaron Ramsey, Alex Oxlade-Chamberlain e Kieran Gibbs: il nuovo Arsenal sta nascendo su basi belle solide, sarebbe un peccato perdere un mattone che potrebbe fare tutta la differenza.

È ancora una questione di riconoscenza, la speranza (labile) è che finisca diversamente rispetto alle ultime occasioni.

COMMON ARSENAL!

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