#3 Aaron Ramsey, centrocampista (54% dei voti)
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| Aaron Ramsey a testa bassa, questa non è certo la classifica in cui avrebbe voluto apparire! |
Ammetto che la stagione del gallese sia stata
deludente, decisamente sotto le aspettative soprattutto dopo il discreto finale
della stagione scorsa e l’incoraggiante momento di forma d’inizio anno.
Tuttavia, il giudizio su Aaron Ramsey mi sembra eccessivo perchè non bisogna
dimenticare che il centrocampista ex Cardiff City era reduce da un anno intero
passato in infermeria ed era anche alla prima stagione effettiva in Premier
League – oltre ad essere pur sempre un ragazzo di nemmeno 22 anni che sta
ancora imparando.
Abbiamo tutti sotto gli occhi le prestazioni di
Jack Wilshere durante la sua stagione da debuttante, la sua esplosione improvvisa e la meraviglia suscitata dalle sua qualità,
tanto tecniche quanto mentali, ma non è giusto aspettarsi lo stesso da Ramsey,
trattandosi “solo” di un giocatore talentuoso e promettente – a differenza di
Jack Wilshere, un fuoriclasse di quelli rarissimi il cui talento prescinde dall’età
e dall’esperienza.
Aaron Ramsey sarà chiamato l’anno prossimo a rappresentare una validissima
alternativa ai probabili titolari (Song, Arteta e Wilshere), permettendo una
migliore rotazione ad Arsène Wenger; potrà quindi smentire gli scettici
ritrovando quella verve che lo ha
sempre contraddistinto, facendone uno dei giovani calciatori più seguiti dell’intero
panorama europeo.
Le qualità per sfondare ci sono tutte, allontanandosi momentaneamente dai
riflettori potrebbe trovare il modo di continuare il proprio sviluppo senza
troppe pressioni e diventare quel giocatore che tutti si aspettano Ramsey
diventi.
#2 Gervinho, attaccante (54% dei voti)
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| Un debutto coi fiocchi, una delle tante lezioni da imparare per Gervinho |
Ecco un altro grande mistero della stagione dei Gunners: Gervais Lombe Yao Kouassi,
attaccante esterno arrivato con grandi aspettative dai campioni di Francia del
Lille, ha iniziato la stagione con prestazioni promettenti per poi lentamente
impantanarsi in partite anonime e dribbling sbagliati. Le sue statistiche non
sono pessime, eppure la sensazione lasciata dall’ivoriano è agrodolce, in
bilico tra il buon potenziale promesso e la mancanza di coraggio ed inventiva
mese in campo sabato dopo sabato.
Gervinho ha messo a referto quattro gol in Premier
League e servito una manciata di assist per i compagni, eppure non è riuscito
ad entrare nel cuore dei tifosi – probabilmente a causa di quella sua scarsa
vitalità che lo porta spesso ad estraniarsi dal gioco. La sua prestazione
migliore resta sicuramente quella sfoderata contro lo Stoke City all’Emirates
Stadium, preceduta e seguita purtroppo da partite francamente irritanti,
durante le quali ha spesso perso palloni interessanti per eccessivo egoismo e
dribbling prevedibili.
Noi Gooners siamo abituati ad attaccanti che non
ci pensano due volte prima di giocarsi l’uno contro uno con il terzino
avversario (Pires, Ljungberg, Arshavin, Chamberlain) ed è difficile accettare
di vedere un Gunner che esita e tergiversa lungo la linea laterale: quando
Gervinho avrà imparato ad essere temerario e generoso, sono certo che tutti i
tifosi dell’Arsenal saranno pronti a rivedere le proprie convinzioni – chi scrive
in primis.
Speriamo solo – come dice spesso Wenger – che la
prima stagione di uno straniero serva quasi interamente all’adattamento;
speriamo che Gervinho abbia fatto tesoro di tutte le lezioni imparate nelle 37
partite cui ha preso parte e speriamo infine che l’anno prossimo si senta
finalmente pronto a far esplodere tutto il suo talento.
Certo, l’arrivo di Lukasz Podolski sembra
spingerlo verso la panchina ma con Premier League, Champions League, FA Cup e
Carling Cup da giocare anche l’ivoriano avrà occasione di mettersi in mostra.
Que serà, serà!
#1 Andrey Arshavin, attaccante (63% dei voti)
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| Un'altra prestazione deludente, che fine ha fatto Andrey Arshavin? |
Parlando di misteri, non ne esite uno più
grande del clamoroso calo di forma del russo negli ultimi dodici mesi: dal gol
al Barcellona in occasione degli ottavi di finale della Champions League
2010/2011 alle irritanti prestazioni d’inizio 2012, il russo si è trasformato
da fantasista imprendibile a girovago svogliato in maniera imprevedibile.
Un calo di rendimento impensabile, lento ma
inarrestabile, che ha costretto Arsène Wenger a rispedire Arshavin allo Zenit
di Spalletti, sperando in un miracoloso recupero o piuttosto di convincere i
dirigenti russi a sborsare qualche milione per trasformare il prestito in
trasferimento definitivo.
In effetti Arshavin si è in qualche modo ripreso
durante il suo soggiorno “a casa”, mettendo a segno tre gol in undici partite e
portando il suo contributo alla conquista del titolo da parte dello Zenit: buon
segno, sia se Wenger vorrà dare una seconda opportunità al russo sia se l’alsaziano
sta cercando di disfarsene.
L’impressione é che la carriera di Arshavin all’Arsenal
sia finita, soprattutto dato l’arrivo di Podolski, ma Wenger non è nuovo a
sorprese dell’ultimo minuto e non sarei del tutto preso in contropiede se
Arshavin trovasse nuove motivazioni all’improvviso.
A parzialissima giustificazione di Arshavin posso
dire che non è mai stato impiegato nella posizione in cui ha brillato di più
durante la carriera, quella di seconda punta, e che nonostante le prestazioni
indolenti ha comunque messo insieme due gol (entrambi decisivi ai fini del
risultato) e quattro assist in appena cinque partite giocate per intero; i
numeri non sono tutto, soprattutto nel calcio, ma aiutano a capire che Arshavin
appartiene a quella schiera di giocatori che dal nulla possono inventare la
giocata decisiva – come successo a casa del Sunderland quando ha servito ad
Henry il pallone del sorpasso.
Se Arshavin dovesse aver già concluso la propria
avventura all’Arsenal, è un peccato che se ne vada lasciando questa sensazione
di distacco, indolenza e scarso impegno quando ci ha lasciato ricordi
indelebili come i quattro gol ad Anfield, il gol al debutto contro il Blackburn
Rovers e quel gol che ha completato la magnifica rimonta contro il Barcellona
di Guardiola.
Quel gol che, visto adesso, assomiglia tanto all’inizio
della fine.
Se Arshavin sarà ricordato come un flop, le colpe
saranno da dividere tra il russo stesso e Wenger, che gli ha chiesto di snaturare troppo il suo
gioco per fare un’ala di chi un’ala non è.











