giovedì 31 gennaio 2013

Arsenal vs Liverpool 2-2 : se non basta il cuore per nascondere i problemi

L’impressione che mi ha lasciato il pareggio interno di ieri è stata l’aver osservato una squadra, un manager e più un generale un Club sicuri che sia sempre tempo: tempo per recuperare due gol regalati agli avversari (e sarebbero potuti essere di più), tempo per scalare posizioni in classifica, tempo per gettarsi sul mercato per rinforzare la squadra.
La novità è che non c’è più tempo.

Tutte le altre squadre corrono – sul campo, in classifica, sul mercato – e l’Arsenal resta a guardare fino al momento in cui la gravità della situazione viene a galla ed è impossibile rimandare ancora; in quel momento, proprio come successo ieri, quasi per magia la squadra ritrova l’energia, la determinazione e le qualità necessarie a superare l’ostacolo. O quasi.
Quello che più m’indispettisce è vedere che, quando messa con le spalle al muro, la squadra riesce sempre a mettere all’angolo l’avversario, soffocandolo con una presenza costante e disonteriandolo con giocate e manovre esaltanti.
Davvero questa squadra ha bisogno di sentire l’odore del fallimento per trovare gli stimoli necessari per provare a vincere le partite?

Che non sia una politica salutare è abbastanza chiaro, non vedo quali benefici possa portare il fatto di doversi sentire con le spalle al muro prima di reagire ed imporre le proprie evidenti qualità. Non è un comportamento da grande squadra, è piuttosto il sintomo di un’insicurezza latente, un indizio circa la difficoltà della squadra nel farsi trovare pronta quando l’arbitro fischia l’inizio della partita.
L’impressione (mia) è quella di una confusione generale tanto all’interno quanto all’esterno della squadra, sempre a metà strada tra la voglia di premere il piede sull’acceleratore fin dal primo minuto e l’imposizione di un gioco ragionato, metodico e compassato che poco si addice alle caratteristiche dei giocatori a disposizione.
La stessa cosa succede a livello dirigenziale, dove ancora non è chiaro se i soldi ci siano, quanti siano e quanti davvero se ne possano e vogliano spendere: ci si ritrova quindi ad aspettare l’ultimo minuto dell’ultimo giorno di mercato, sperando in un buon giocatore a prezzo di saldo per non entrare in pericolose aste con avversari magari meno sani dal punto di vista finanziario ma decisamente più risoluti quando si tratta di aprire il portafogli.

Sta inoltre emergendo una novità che potrebbe mettere in serio pericolo l’ascendente che Arsène Wenger ha sempre esercitato sul mercato, specialmente quello francese: i Club inglesi hanno migliorato in maniera esponenziale il proprio sistema di osservatori e allo stesso tempo dato una nuova immagine di sè stessi, lontana anni luce dallo stereotipo della squadra di rozzi ubriaconi che calcia il pallone lontano e lo prende a capocciate e spintoni fino alla porta avversaria: quando il modello era questo – e andiamo indietro di pochissimi anni – era fin troppo facile per Arsène Wenger far pesare il suo poliglottismo, il gioco fluente espresso dall’Arsenal e quindi far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte quando si trattava di d’ingaggiare un giocatore.
Ora la musica è cambiata, giocatori come Mapou Yanga M’Biwa, Yohann Cabaye e Moussa Sissoko non hanno problemi a scegliere il Newcastle anziché l’Arsenal, mettendo in ulteriore difficoltà un manager che già si ritrova in grosse difficoltà.

Non voglio essere troppo disfattista tuttavia e mi dico che il campionato dopo tutto non è assolutamente finito, ci sono ancora parecchie partite da giocare e vincere per poter arrivare – anche quest’anno – all’obbiettivo minimo.
Fino a quando quest’obbiettivo minimo non sarà rivisto, tuttavia, l’Arsenal farà sempre più fatica a farsi rispettare tra le grandi e soffrirà sempre di più sia sul campo che sul mercato: l’obbiettivo della qualificazione alla prossima Champions League non è degno dei giocatori e del manager che attualmente difendono il buon nome del Club, questo nemmeno se contiamo i vari Sébastien Squillaci, André Santos e Marouane Chamakh.
Ognuno dei giocatori che veste attualmente la maglia dell’Arsenal è capace di molto meglio di quanto mostrato fino a qui perché se all’inizio della stagione ci siamo tutti esaltati per la difesa impenetrabile, la solidità e solidarietà mostrata dai ragazzi di Arsène Wenger non eravamo certo tutti fuori di testa, vedevamo chiaramente che, quando concentrata e unita, questa squadra può dire la propria e non deve temere nessuno.

Teniamoci stretti la crescità di Olivier Giroud, la ferocia di Lukas Podolski, l’energia di Jack Wilshere e la maturità di Theo Walcott nella speranza che possano ispirare il resto della squadra e – perchè no – anche un manager che appare a corto d’idee al momento.
Inutile aspettarsi aiuti esterni o sperare nel giocatore che cambi volto alla squadra, l’unica medicina efficace resta il lavoro sul campo ed è su quello che bisogna concentrarsi.

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martedì 29 gennaio 2013

Brighton vs Arsenal 2-3 : qualificazione agguantata tra troppe sofferenze



La trasferta di Brighton avrebbe facilmente potuto trasformarsi in un incubo, soprattutto visto quanto successo a Chelsea, Liverpool e Tottenham, ma un colpo di sponda di Theo Walcott a cinque minuti dalla fine ha permesso ai Gunners di qualificarsi al prossimo turno di FA Cup ed evitare quindi un’altra delusione dopo l’eliminazione in Capital One Cup per mano del modesto Bradford.
Come previsto, Arsène Wenger ha tenuto a riposo svariati titolari – soprattutto in difesa – e il rischio per poco non si è rivelato un clamoroso boomerang, vista la maniera in cui l’Arsenal si è fatto rimontare per ben due volte dai padroni di casa prima di trovare il colpo vincente.
Non è un caso che ci siano voluti gli innesti di Kieran Gibbs, Jack Wilshere e Theo Walcott – tre dei Gunners più in forma del momento – per sferrare l’attacco decisivo ai ragazzi di Gus Poyet, fino a lì capaci di rispondere colpo su colpo ai più quotati avversari e pericolosi soprattutto sulla corsia di destra, dove André Santos ha faticato non poco.

Archiviata con un certo sollievo la qualificazione agli ottavi, concentriamoci sulle belle notizie che sono giunte dalla parita di sabato: Aaron Ramsey ha ancora una volta sfornato una bella prestazione, interpretando perfettamente il ruolo di collante tra difesa e centrocampo e andando a prendersi la responsabilità di iniziare ogni manovra offensiva dell’Arsenal mentre Abou Diaby ha giocato ancora novanta minuti, combattendo in mezzo al campo e facendo valere le lunghe leve – anche se non abbastanza spesso.
Questi due giocatori, quando pienamente recuperati, sapranno essere elementi molto importanti per il presente ed il futuro di questo Club e vorrei si smettesse di affossarli dopo ogni errore come succede sistematicamente all’Emirates Stadium e su tanti blog. Come avete potuto capire ho un debole per i giocatori sotto attacco e non riesco a sopportare critiche ingenerose (e ancor meno se più imprevedibili di una banderuola al vento), soprattutto quando colpiscono giocatori talentuosi, umili e con grande voglia di fare bene.
Per questo motivo d’ora in poi risponderò ad ogni singola critica rivolta a Aaron Ramsey e Abou Diaby, non importa quanto insufficiente possano essere le loro prestazioni.
Siamo in una fase di mercato in cui si chiede a gran voce l’arrivo di quel tipo di centrocampista che in Premier League chiamano box-to-box, uno capace di difendere ed attaccare in egual misura e bravo nel portare rapidamente il pallone da un’area all’altra, guidando il contropiede; un centrocampista imponente, con leve lunghe per arrivare rapidamente nella requarti avversaria, bravo nel recuperare palla e tecnicamente sopraffino – e mi spiace ma tra Marouane Fellaini e Abou Diaby io mi tengo il francese perchè mi basta ricordare la prestazione che ha sfornato qualche mese fa ad Anfield per essere sicuro che questo ragazzo ha qualità straordinarie.
Sono d’accordo con Arsène Wenger quando dice che Abou Diaby dovrebbe avere la carriera che merita, dopotutto non è certo per colpe sue se fino a qui non ha potuto esprimersi come sperato: ricordate la  frattura alla caviglia che ha seriamente rischiato di comprometterne la carriera e tutti i successivi infortuni prima di giudicarlo e pensate soprattutto che anche Robin van Persie sembrava un malato incurabile prima che la ruota girasse.
Abbiamo aspettato lui per sette anni, perché non concedere un po’ di tempo in più a Diaby?

Chiudo con Aaron Ramsey, un altro bersaglio facile per il pubblico dell’Emirates: chi discute il suo talento e la sua personalità è cieco oppure ha visto troppe poche partite, le qualità del gallese sono talmente evidenti che solo la malafede può portare a sminuirle.
Ha avuto un paio di periodi no, ha giocato fuori posizione, si è beccato critiche eccessive eppure non ha mai sbottato, riservando ogni singola energia al lavoro per la squadra – senza risparmiarsi mai.
Ci sono giornate in cui è opaco, in cui tiene troppo il pallone oppure sembra intestardirsi troppo ma non smette mai di combattere, andando a prendersi il pallone ad ogni occasione.
Potrebbe – come fanno già in tanti in squadra – accontentarsi di appoggiare il pallone indietro e poi nascondersi ma preferisce correre sempre il rischio e metterci comunque la faccia anche a costo di prendersi i fischi che tanti compagni si evitano volentieri con una bella partita a nascondino.
Per me basta questo a capire che il ragazzo ha un grande futuro, spetta ai tifosi fare in modo che questo giocatore diventi un stella all’Arsenal e non altrove: Arsène Wenger ha dimostrato di credere ciecamente nel giocatore, i compagni non smettono mai di cercarlo e quindi non vedo perchè i tifosi dovrebbero voltare le spalle a questo giovane combattente.
Non vivo nel mondo dei balocchi però so che le critiche e le contestazioni non portano nulla di buono, mentre un sostegno continuo – soprattutto nei momenti più difficili – può fare tutta la differenza tra successo e fallimento.
Spetta a voi capire da che parte stare, se recitare la parte del tifoso che esulta nella vittoria e critica nella sconfitta oppure essere un sostenitore che – come dice la parola stessa – sostiene il proprio Club nel bene e nel male.

Finito questo sfogo,  spazio alla visita del Liverpool di Brendan Rodgers, Luis Suarez e Steven Gerrard: ci sarà da combattere per portare a casa i tre punti, vediamo chi ci metterà la faccia tra i nostri.

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lunedì 28 gennaio 2013

Arsenal vs West Ham 5-1 : cinque puntelli per il morale dei Gunners



Convincente e soprattutto dannatamente necessaria, la vittoria registrata dai Gunners contro il West Ham di Sam Allardyce ha il grande merito di ridare fiducia ad una squadra in caduta libera, reduce da due sconfitte consecutive e disperatamente alla ricerca di un segnale di ripresa.
Ci sono voluti ulteriori quarantacinque minuti di sofferenza prima che gli spettatori dell’Emirates Stadium potessero finalmente vedere i ragazzi di Arsène Wenger esprimere le loro qualità più evidenti – merito in egual misura di una ritrovata determinazione da parte dei padroni di casa e di una tattica quantomeno discutibile applicata dalla squadra ospite.

Non mi soffermo ad elogiare le prestazioni di Lukas Podolski, Olivier Giroud o Santi Cazorla – già abbondantemente incensati su tutti gli organi d’informazione – ma preferisco concentrarmi su un giocatore che da mesi non riceve che critiche, spesso assolutamente immeritate e ingenerose: parlo ovviamente di Aaron Ramsey, diventato settimana dopo settimana il bersaglio preferito di tanti tifosi e qualche blog che si occupa dei Gunners.
Non sto dicendo certo che il gallese sia del tutto esente da critiche – non sono cieco fino a quel punto – però il talento e la personalità di questo ragazzo non dovrebbero nemmeno essere messe in discussione, ed invece leggo sempre più spesso che Aaron Ramsey non avrebbe le qualità per vestire la maglia dell’Arsenal.
Trovo profondamente ingiusto e velatamente meschino prendersela con un ragazzo di 23 anni, per di più reduce da un bruttissimo infortunio,  che per colpe non sue fino ad ora ha mostrato solo una piccola parte delle enormi qualità di cui dispone, senza tuttavia mai far mancare un impegno totale e una determinazione feroce.
Si possono dire tante cose di Ramsey, però nessuno può rimproverargli di mancare di carattere e determinazione – a differenza di tanti suoi osannati compagni di squadra: raramente ho visto un ragazzo così giovane essere capace di rialzarsi così tante volte dopo tante brutte cadute (infortuni, contestazioni ecc) e non farsi mai abbattere da una giocata sbagliata o una giornata negativa; fate attenzione a come si comporta in campo, per quanto possa giocare male un pallone sarà sempre lì a chiedere quello successivo, impermeabile alle famose “sabbie mobili” che inghiottono tanti giocatori dopo una serie di errori.
Non è una qualità da poco in un gruppo che invece tende a scomparire quando le cose vanno male (leggi Cazorla, Walcott e Chamberlain ad esempio), vorrei quindi che in tanti ci pensassero prima di fischiare un giocatore del genere.
È vero che ha messo insieme tanti prestazioni deludenti, soprattutto quando Arsène Wenger lo ha schierato esterno di centrocampo, però non si è mai lamentato chiedendo di giocare solo nel suo ruolo preferito e si è umilmente messo a disposizione dei compagni – offrendo quel che poteva; non appena tornato nel centro nevralgico del campo, ecco che per magia ha sfornato la prestazione che ci si aspetta da uno come lui, fatta di tanti palloni toccati, pochissimi dei quali sprecati, e una presenza costante nel gioco della squadra – da vero direttore d’orchestra.
Il futuro di Aaron Ramsey è davanti alla difesa, nella posizione attualmente occupata da Mikel Arteta, ed il fatto di essere spesso schierato fuori ruolo è solo la strategia usata da Arsène Wenger per far crescere la consapevolezza e la visione di gioco del suo centrocampista del futuro – come già fatto in passato con Jack Wilshere.
Fischiarlo ora vorrebbe dire mettere in dubbio in primis le qualità di un talento cristallino, corteggiato da mezza Premier League ai tempi del Cardiff City, il fiuto e la fiducia di uno specialista come Arsène Wenger e magari insinuare nella testa del gallese il dubbio di aver fatto la scelta sbagliata quando ha rifiutato l’offerta di Sir Alex Ferguson per diventare un Gunner.
Questo sì che sarebbe un errore imperdonabile, non certo un lancio sballato o un pallone perso a centrocampo.

Spazio ora all’incontro di FA Cup contro il Brighton, nella speranza che l’eliminazione subita contro il piccolo Bradford abbia insegnato qualcosa ai ragazzi di Arsène Wenger.

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lunedì 21 gennaio 2013

Chelsea vs Arsenal 2-1: Gunners impreparati e sfortunati, la Champions si allontana

Dopo l'avvio shock patito contro il Manchester City domenica scorsa, l'ultima cosa di cui l'Arsenal aveva bisogno era incassare un gol a freddo anche dal Chelsea: detto, fatto - Juan Mata ha bucato l'incolpevole Szczesny dopo appena cinque minuti, condanndando quindi gli uomini di Arsène Wenger ad una partita tutta in salita.
Poco cambia se l'azione del vantaggio dei Blues è partita da un chiaro fallo di Ramires ai danni di Francis Coquelin, l'Arsenal è sceso in campo senza la giusta cattiveria ed è stato immediatamente punito dall'avversario.
Per la seconda volta di fila.

Eccoci quindi qui a commentare una partita con gli inutili se e ma: se Olivier Giroud avesse spedito in fondo al sacco la clamorosa palla gol avuta appena prima del gol di Juan Mata; se l'arbitro avesse fischiato il fallo a favore dell'Arsenal invece di lasciar correre; se il direttore di gara si fosse accorto che lo stesso Ramires è più scivolato da solo che stato sgambettato da Wojciech Szczesny in occasione del rigore che ha portato al raddoppio del Chelsea ecc ecc.
Troppi se e troppi ma, troppe ipotesi contro un'unica, granitica certezza: il Chelsea ha portato a casa tre punti, l'Arsenal nemmeno uno.
Seconda sconfitta consecutiva in campionato - entrambe contro avversarie di rango nobile - e quarto posto che si allontana visibilmente, con sempre meno partite da giocare.
L'unica nota positiva della partita di Stamford Bridge è l'incoraggiante reazione d'orgoglio avuta dalla squadra nel secondo tempo, durante il quale i Gunners hanno dominato gli avversari ma sono stati capaci solo di accorciare le distanze con Theo Walcott, freddissimo nel capitalizzare un pallone filtrante di Santi Cazorla.
Per il resto la difesa ha sofferto soprattutto la pessima giornata di Bacary Sagna, colpevole in occasione di entrambi i gol del Chelsea, mentre il centrocampo non ha saputo far circolare il pallone in maniera rapida ed efficace, finendo con l'essere asfissiato dal pressing degli uomini di Rafa Benitez; l'attacco, orfano di Lukas Podolski e Alex Oxlade-Chamberlain, ha vissuto delle fiammate di Theo Walcott e del lavoro del duo Santi Cazorla-Jack Wilshere, mentre Olivier Giroud ha lottato dal primo all'ultimo minuto, senza tuttavia apportare granché alla squadra.

Anzi.

Troppo facile gettare la croce addosso al centravanti ex Montpellier, colpevole certamente di non aver tratto il massimo dalle occasioni avute ma pur sempre generoso, a differenza di tanti che il primo tempo non l'hanno proprio giocato.

Concedere tutto un tempo all'avversario - a maggior ragione se si tratta del Chelsea - è un lusso che nemmeno il Barcellona può permettersi, figuriamoci l'Arsenal.
La partita di Stamford Bridge ci ha mostrato che questa squadra è competitiva solo quando gioca al 110% delle proprie possibilità, infatti non appena abbassa la guardia anche di un centimetro viene inevitabilmente punita.
Soltanto con le spalle al muro, soltanto sull'orlo del baratro questo Arsenal riesce a tirare fuori il meglio del proprio repertorio, mettendo alle corde qualsiasi avversario: è successo contro il Barcellona in Champions League, quando dallo 0-2 si è arrivati magicamente al pareggio in extremis; é successo col Milan l'anno scorso, quando una rimonta epica per poco non è stata completata, e succede ogni anno in Premier League non appena il traguardo minimo - la partecipazione alla Champions League - sembra allontanarsi definitivamente.
L'emblema di quanto l'Arsenal sia capace di (dis)fare sta tutto nel derby di ritorno dell'anno scorso, quando lo 0-2 iniziale aveva di fatto cancellato tutte le speranze dei Gunners prima della rimonta verso il 5-2 finale ed il successivo sorpasso in classifica ai danni dei cugini, sopra di tredici punti prima del fischio d'inizio e riacciuffati weekend dopo weekend.

Non so quanto questa caratteristica sia da classificare come qualità o quanto come difetto, di certo siamo di fronte ad una squadra con tutti i problemi del mondo ma con un grande cuore, un grande spirito combattivo e certamente un manager che non ha voglia di mollare.
Sarà questo il punto fermo da cui ripartire, vedremo con quali e quanti giocatori: si fanno tanti nomi (più o meno realistici) ma sono fermamente convinto che i calciatori già in rosa abbiano ancora tanto da dare, soprattutto a centrocampo; io credo ciecamente nelle qualità di Abou Diaby e Aaron Ramsey, per quanto possa essere impensabile sono fermamente convinto che entrambi saranno giocatori decisivi - già da questa stagione.
Lo stesso Santi Cazorla non è ancora al top, Tomas Rosicky potrà portare il suo tocco magico e la sua visione mentre Alex Oxlade-Chamberlain deve ancora ritrovare la brillantezza che lo rende immarcabile e Theo Walcott sta ancora imparando a diventare il nuovo Thierry Henry - nonostante i tanti gol già segnati fin qui.
L'unico ad un vero bivio è Olivier Giroud, ancora a metà tra prendersi il centro del palcoscenico o finire sul cammino che ha portato Marouane Chamakh all'oblio.

Al di là delle condizioni di Giroud, è chiaro che numericamente l'Arsenal ha bisogno di un attaccante - visto che Andrey Arshavin non è più nei piani di Arsène Wenger e Marouane Chamakh è stato ceduto al West Ham.
Troppo presto per lanciare Chuba Akpom (segnatevi il nome, vi tornerà utile in un futuro prossimo), ci vorrebbe qualcuno in grado di fare gol e muoversi su tutto il fronte d'attacco - senza dare punti di riferimento.
Inutile chiedere questo a Olivier Giroud, quel che serve al momento è un "falso-nove" (che va tanto di moda) come lo è stato - ahimé - Robin van Persie.
Un candidato eccellente esiste e gioca in Spagna, il fatto che il suo nome sia già uscito così tante volte sui giornali mi preoccupa un po' perchè di solito Arsène Wenger adora gettare fumo negli occhi prima di acquistare un giocatore.

Staremo a vedere, non dimentichiamo però che questo Arsenal è già abbastanza talentuoso per giocarsela con chiunque.
Deve solo ricordarselo più spesso.


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venerdì 18 gennaio 2013

Arsenal vs Swansea 1-0: Jack is Back...per davvero!

Ci sono voluti ottantasei minuti, due salvataggi sulla linea, un palo e svariate altre occasioni sprecate malamente per finalmente avere la meglio di uno Swansea alle corde fin dall'inizio della ripresa.
C'è voluta una una pazienza infinita per validare il passaggio al prossimo turno di FA Cup, è stata un'autentica faticaccia per i ragazzi di Arsène Wenger soprattutto vista la grande mole di gioco sviluppata e viste le innumerevoli occasioni che i vari Thomas Vermaelen, Olivier Giroud e principalmente Theo Walcott non sono riusciti a convertire.

Tronfi di tutta la loro previdibilità, tanti tabloid inglesi non hanno perso l'occasione per criticare la scelta di Arsène Wenger di accogliere le (altissime) richieste di Theo Walcott in sede contrattuale, concedendo al giovane attaccante uno stipendio molto elevato - si parla di 95'000 sterline la settimana per i prossimi tre anni e mezzo più lauto bonus per la firma - pur di tenerlo al Club.
Ironicamente, quelli sono gli stessi tabloid che criticavano Arsène Wenger per NON aver accontentato Walcott e le sue richieste - oggi inacettabili, ieri ragionevoli - ed aver quindi di fatto già perso un giocatore del calibro dell'ex Southampton.
Ancora mi chiedo il perchè del grande seguito che hanno questi giornali senzazionalistici, sempre pronti a cavalcare il sentimento popolare qualsiasi esso sia, con tanti saluti alla coerenza e alla correttezza intellettuale.

Finito lo sfogo contro un stampa d'infimo rango, preferisco concentrarmi sulla migliore notizia della serata: Jack Wilshere è tornato, il suo gemello infortunato ha finalmente lasciato spazio a quel centrocampista completo che tutti conoscevamo prima di quell'assurdo infortunio che lo ha tenuto fuori per oltre un anno.
Ci sono volute alcune prestazioni mediocri, qualche segno d'incoraggiamento, un espulsione tanto stupida quanto sacrosanta e soprattutto la fiducia cieca di un manager che non lo ha mai tenuto fuori nonostante l'evidente stanchezza ed alcune partite poco brillanti.
In tanti volevano che ieri Jack fosse tenuto a riposo in vista della partita con il Chelsea di domenica pomeriggio, sottolineando come il centrocampista avesse bisogno di un turno di riposo per tornare ad un livello di forma accettabile.

Si, in tanti hanno detto che sarebbe dovuto tornare ad un livello ACCETTABILE.

Con la prestazione di ieri sera, Jack Wilshere ha messo in chiaro che il percorso di recupero è ormai giunto a conclusione, d'ora in poi sarà il vecchio Wilshere di sempre (per quanto inappropriata possa sembrare una definizione del genere per un 21enne).
Ci saranno prestazioni sontuose e partite meno brillanti ma d'ora in poi non si dovrà più parlare della convalescenza di Jack Wilshere, del lento recupero di Jack Wilshere, della cautela di Arsène Wenger nei confronti di Jack Wilshere perché Jack ora è tornato - per davvero.
Sfoderare una prestazione come quella messa in mostra dal centrocampista contro lo Swansea è un segnale forte ai compagni, al manager e anche agli avversari, sopratutto se arriva dopo una partita fisicamente provante come quella disputata dall'Arsenal contro il Manchester City appena quattro giorni fa.
Jack Wilshere ha ritrovato sé stesso ed é pronto a caricarsi tutta la squadra sulle spalle, forte di una tecnica sopraffina e di uno spirito da combattente; è ancora presto per consegnargli la fascia di capitano, come invocato da più parti, ma è certo che un giorno o l'altro succederà.
Per adesso è giusto che resti il cuore pulsante della squadra, l'uomo che può cambiare le sorti ed il ritmo di una partita con un'accelerazione.

Ritrovato l'ardore di Wilshere, la brillantezza di Santi Cazorla, la visione di Mikel Arteta e la potenza di Abou Diaby questo Arsenal potrà immediatamente riprendere il cammino che porta alle zone alte della classifica, una posizione più consona rispetto alla situazione attuale di classifica.
Come per incanto - e i tabloid non lesineranno certo titoli e gli "io l'avevo detto" - Theo Walcott butterà dentro un pallone dopo l'altro perchè uno come lui, che davanti alla porta non sbaglia praticamente mai, è il miglior terminale possibile per i suggerimenti geniali di alcuni tra i centrocampisti più forti al mondo.

Non dimenticatelo.

Adesso spazio alla partita col Chelsea e vada come vada: si gioca a Stamford Bridge contro una squadra capace di tutto e del suo contrario, proprio come l'Arsenal: sulla carta possiamo vincere oppure tornare con tanti gol sul groppone - sarà una specie di lotteria ma sprattutto una buona occasione per mostrarsi coraggiosi, uniti e combattivi.
E che sia quel che sia.

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lunedì 14 gennaio 2013

Arsenal vs Manchester City 0-2 : Gunners sconfitti, in primis da loro stessi

Il risultato della partita di ieri tra Arsenal e Manchester City non andrebbe nemmeno analizzato, visti i presupposti sui quali è stato costruito: Arsenal in dieci dopo nemmeno dieci minuti e rigore a favore degli ospiti – poco importa poi se il tiro dal dischetto è finito sul palo ed in seguito tra le mani di Wojciech Szczesny.
Concedere un uomo in più ed un rigore a favore ad una squadra come il Manchester City corrisponde ad una condanna quasi certa, farlo dopo appena nove minuti di gioco toglie perfino quel minimo dubbio che i più ottimisti hanno serbato nonostante il pessimo inizio di partita.

La partita tra Arsenal e Manchester City è finita con il plateale placcaggio di Laurent Koscielny ai danni di Edin Džeko ed il conseguente rosso (sacrosanto, per quanto ne pensino tanti Gooners alla ricerca di una scusa) sventolato da Mike Dean sotto il naso del difensore francese.
Non era ipotizzabile nessun altro risultato se non la vittoria degli ospiti, soprattutto alla luce delle difficoltà messe in mostra dall’Arsenal quando si trattava di mantenere il possesso del pallone e creare occasioni da gol; inutile quindi attaccarsi alla sfortuna o a qualsiasi altro espediente, i Gunners hanno perso la partita dopo appena nove minuti e l’hanno persa a causa di un errore banale – come accaduto troppo spesso.

L’ingenuità commessa da Laurent Koscielny fotografa fin troppo bene le difficoltà di una squadra psicologicamente in difficoltà e ed incline a perdere la testa nei momenti più delicati: un grande calciatore sa prendere la decisione giusta anche sotto pressione, purtroppo Koscielny ha dimostrato che perfino la decisione che sembra più facile può essere sbagliata; tra andare sotto di un gol e concedere un uomo in più per la quasi totalità della partita non dovrebbe essere troppo difficile scegliere – non fosse altro che per il fatto che un gol si può sempre recuperare mentre l’uomo in meno resta tale per tutta la partita.

La partita di ieri non doveva in ogni modo essere considerata un test per i Gunners, obbiettivamente parlando troppo lontani dagli standard di Manchester United e Manchester City, ma era importante per ridurre sempre di più la distanza con quel posto utile per la Champions League – ormai sempre più traguardo principale dell’Arsenal.
La sconfitta rimediata per mano degli uomini di Roberto Mancini lascia i Gunners ancora indietro (anche se ci sono due partite da recuperare per i ragazzi di Arsène Wenger) rispetto a Tottenham e Chelsea, oltre ad aggiungere pressione ad un ambiente già di per sé abbastanza elettrico.

Apro una piccola parentesi a proposito di Roberto Mancini: possibile che un manager con infite possibilità finanziarie a disposizione ed un rosa così competitiva non riesca a dare un’impronta alla squadra?
Nonstante l’uomo in più e il doppio vantaggio, infatti, gli ospiti non hanno fatto altro che buttare via il pallone, accontentandosi di palleggiare (malamente) nella propria trequarti salvo calciare il pallone lontano non appena i Gunners hanno abbozzato un pressing ben organizzato.
Il suo City vince e quindi tanto meglio per lui  e per gli sceicchi, possibile però che un manager che fà gli stessi cambi del mio allenatore ai tempi degli Allievi sia pagato milioni?

Chiusa la parentesi, adesso come al solito si parlerà di crisi, di un manager incapace, di una squadra non all’altezza e s’invocherà l’acquisto di questo o quello.
In sede di mercato non succederà nulla, lo so io e lo sapete benissimo anche voi.
L’Arsenal di Arsène Wenger non ha mai acquistato un giocatore da prima pagina (eccezion fatta per Andrey Arshavin), per quale motivo il trend dovrebbe cambiare ora?
Meglio sperare in un recupero veloce di Mikel Arteta e pregare perchè Abou Diaby possa reggersi in piedi per dieci partite di fila.

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martedì 8 gennaio 2013

Swansea vs Arsenal 2-2: Gunners forzati al replay dall'ennesima disattenzione.




Il debutto dell'Arsenal in FA Cup poteva essere decisamente migliore - o almeno avrebbe meritato di esserlo - ma ha anche rischiato di trasformarsi in un incubo: fino a dieci minuti dal termine, infatti , i padroni di casa dello Swansea erano in vantaggio e l'Arsenal sembrava sul punto di dire addio ad un'altra competizione dopo la bruciante elminazione in Capital One Cup.

In seguito all'ennesima follia di una linea difensiva schierata a ridosso del centrocampo, infatti, il bravo Michu aveva trovato il modo d'involarsi verso Wojciech Szczesny ed infilarlo comodamente, mettendo così a segno il terzo gol al portiere polacco in appena due partite.
Nonostante lo shock, comunque, una bella conclusione di Lukas Podolski e un'autentica perla di Kieran Gibbs avevano permesso ai Gunners di prendere il sopravvento ad una manciata di minuti dal termine, prima che un'altra inspiegabile dormita difensiva consegnasse a Danny Graham una palla comoda per decretare il replay.

Il retrogusto che lascia questa mancata qualificazione non è del tutto amaro tuttavia, merito forse di quell'inaspettata rimonta che ha parzialmente cancellato quelle orribili, inguardabili pazzie commesse dai Gunners in fase difensiva; non è nemmeno del tutto corretto parlare di pazzie, perchè vorrebbe dire classificare questi pasticci nella categoria degli episodi isolati, degli incidenti di percorso, delle disattenzioni: il problema è che si tratta dell'opposto, cioè di errori ripetuti nel tempo e difetti che sembrano non essere mai corretti.

Quante volte abbiamo visto la linea difensiva dei Gunners posizionarsi in maniera insensatamente vicina al centrocampo e farsi infilare in velocità, spesso per un fuorigioco non riuscito?

Quante volte abbiamo visto un giocatore dell'Arsenal voltare le spalle ad un avversario in procinto di concludere a rete?

Errori recenti come quelli di Jack Wilshere e Mikel Arteta non sono altro che la replica di quelli commessi in passato - nella stessa IDENTICA maniera - da Fàbregas, Nasri o Clichy.
Probabilmente è questo il vero tasto dolente, la ciclicità con cui gli errori si ripetono e condannano i Gunners ad una vita da incompiuti; non basta avere qualità tecniche mostruose, ogni volta quanto di buono costruito viene sistematicamente gettato alle ortiche da un errore banale, da una disattenzione non degna del livello cui aspira l'Arsenal.

Il prossimo weekend arriva il Manchester City e non ci sarà certamente spazio per questo tipo di distrazioni, pena una sconfitta che metterebbe in serio pericolo il proseguio del campionato per l'Arsenal: già eliminati dalla Capital One Cup, costretti al replay in FA Cup, attesi da un difficilissimo confronto in Champions League con il Bayern di Monaco, i Gunners devono continuare a tenersi in stretto contatto con le posizioni che contano in Premier League.
Non parliamo nemmeno di titolo, questa squadra non ha davvero i mezzi per competere in una competizione che richiede concentrazione, determinazione e attenzione per oltre nove mesi.

O meglio, questa squadra avrebbe i mezzi per competere ma se lo dimentica troppo spesso.

Un errore imperdonabile.

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