giovedì 31 gennaio 2013

Arsenal vs Liverpool 2-2 : se non basta il cuore per nascondere i problemi

L’impressione che mi ha lasciato il pareggio interno di ieri è stata l’aver osservato una squadra, un manager e più un generale un Club sicuri che sia sempre tempo: tempo per recuperare due gol regalati agli avversari (e sarebbero potuti essere di più), tempo per scalare posizioni in classifica, tempo per gettarsi sul mercato per rinforzare la squadra.
La novità è che non c’è più tempo.

Tutte le altre squadre corrono – sul campo, in classifica, sul mercato – e l’Arsenal resta a guardare fino al momento in cui la gravità della situazione viene a galla ed è impossibile rimandare ancora; in quel momento, proprio come successo ieri, quasi per magia la squadra ritrova l’energia, la determinazione e le qualità necessarie a superare l’ostacolo. O quasi.
Quello che più m’indispettisce è vedere che, quando messa con le spalle al muro, la squadra riesce sempre a mettere all’angolo l’avversario, soffocandolo con una presenza costante e disonteriandolo con giocate e manovre esaltanti.
Davvero questa squadra ha bisogno di sentire l’odore del fallimento per trovare gli stimoli necessari per provare a vincere le partite?

Che non sia una politica salutare è abbastanza chiaro, non vedo quali benefici possa portare il fatto di doversi sentire con le spalle al muro prima di reagire ed imporre le proprie evidenti qualità. Non è un comportamento da grande squadra, è piuttosto il sintomo di un’insicurezza latente, un indizio circa la difficoltà della squadra nel farsi trovare pronta quando l’arbitro fischia l’inizio della partita.
L’impressione (mia) è quella di una confusione generale tanto all’interno quanto all’esterno della squadra, sempre a metà strada tra la voglia di premere il piede sull’acceleratore fin dal primo minuto e l’imposizione di un gioco ragionato, metodico e compassato che poco si addice alle caratteristiche dei giocatori a disposizione.
La stessa cosa succede a livello dirigenziale, dove ancora non è chiaro se i soldi ci siano, quanti siano e quanti davvero se ne possano e vogliano spendere: ci si ritrova quindi ad aspettare l’ultimo minuto dell’ultimo giorno di mercato, sperando in un buon giocatore a prezzo di saldo per non entrare in pericolose aste con avversari magari meno sani dal punto di vista finanziario ma decisamente più risoluti quando si tratta di aprire il portafogli.

Sta inoltre emergendo una novità che potrebbe mettere in serio pericolo l’ascendente che Arsène Wenger ha sempre esercitato sul mercato, specialmente quello francese: i Club inglesi hanno migliorato in maniera esponenziale il proprio sistema di osservatori e allo stesso tempo dato una nuova immagine di sè stessi, lontana anni luce dallo stereotipo della squadra di rozzi ubriaconi che calcia il pallone lontano e lo prende a capocciate e spintoni fino alla porta avversaria: quando il modello era questo – e andiamo indietro di pochissimi anni – era fin troppo facile per Arsène Wenger far pesare il suo poliglottismo, il gioco fluente espresso dall’Arsenal e quindi far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte quando si trattava di d’ingaggiare un giocatore.
Ora la musica è cambiata, giocatori come Mapou Yanga M’Biwa, Yohann Cabaye e Moussa Sissoko non hanno problemi a scegliere il Newcastle anziché l’Arsenal, mettendo in ulteriore difficoltà un manager che già si ritrova in grosse difficoltà.

Non voglio essere troppo disfattista tuttavia e mi dico che il campionato dopo tutto non è assolutamente finito, ci sono ancora parecchie partite da giocare e vincere per poter arrivare – anche quest’anno – all’obbiettivo minimo.
Fino a quando quest’obbiettivo minimo non sarà rivisto, tuttavia, l’Arsenal farà sempre più fatica a farsi rispettare tra le grandi e soffrirà sempre di più sia sul campo che sul mercato: l’obbiettivo della qualificazione alla prossima Champions League non è degno dei giocatori e del manager che attualmente difendono il buon nome del Club, questo nemmeno se contiamo i vari Sébastien Squillaci, André Santos e Marouane Chamakh.
Ognuno dei giocatori che veste attualmente la maglia dell’Arsenal è capace di molto meglio di quanto mostrato fino a qui perché se all’inizio della stagione ci siamo tutti esaltati per la difesa impenetrabile, la solidità e solidarietà mostrata dai ragazzi di Arsène Wenger non eravamo certo tutti fuori di testa, vedevamo chiaramente che, quando concentrata e unita, questa squadra può dire la propria e non deve temere nessuno.

Teniamoci stretti la crescità di Olivier Giroud, la ferocia di Lukas Podolski, l’energia di Jack Wilshere e la maturità di Theo Walcott nella speranza che possano ispirare il resto della squadra e – perchè no – anche un manager che appare a corto d’idee al momento.
Inutile aspettarsi aiuti esterni o sperare nel giocatore che cambi volto alla squadra, l’unica medicina efficace resta il lavoro sul campo ed è su quello che bisogna concentrarsi.

COMMON ARSENAL!

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