martedì 29 gennaio 2013

Brighton vs Arsenal 2-3 : qualificazione agguantata tra troppe sofferenze



La trasferta di Brighton avrebbe facilmente potuto trasformarsi in un incubo, soprattutto visto quanto successo a Chelsea, Liverpool e Tottenham, ma un colpo di sponda di Theo Walcott a cinque minuti dalla fine ha permesso ai Gunners di qualificarsi al prossimo turno di FA Cup ed evitare quindi un’altra delusione dopo l’eliminazione in Capital One Cup per mano del modesto Bradford.
Come previsto, Arsène Wenger ha tenuto a riposo svariati titolari – soprattutto in difesa – e il rischio per poco non si è rivelato un clamoroso boomerang, vista la maniera in cui l’Arsenal si è fatto rimontare per ben due volte dai padroni di casa prima di trovare il colpo vincente.
Non è un caso che ci siano voluti gli innesti di Kieran Gibbs, Jack Wilshere e Theo Walcott – tre dei Gunners più in forma del momento – per sferrare l’attacco decisivo ai ragazzi di Gus Poyet, fino a lì capaci di rispondere colpo su colpo ai più quotati avversari e pericolosi soprattutto sulla corsia di destra, dove André Santos ha faticato non poco.

Archiviata con un certo sollievo la qualificazione agli ottavi, concentriamoci sulle belle notizie che sono giunte dalla parita di sabato: Aaron Ramsey ha ancora una volta sfornato una bella prestazione, interpretando perfettamente il ruolo di collante tra difesa e centrocampo e andando a prendersi la responsabilità di iniziare ogni manovra offensiva dell’Arsenal mentre Abou Diaby ha giocato ancora novanta minuti, combattendo in mezzo al campo e facendo valere le lunghe leve – anche se non abbastanza spesso.
Questi due giocatori, quando pienamente recuperati, sapranno essere elementi molto importanti per il presente ed il futuro di questo Club e vorrei si smettesse di affossarli dopo ogni errore come succede sistematicamente all’Emirates Stadium e su tanti blog. Come avete potuto capire ho un debole per i giocatori sotto attacco e non riesco a sopportare critiche ingenerose (e ancor meno se più imprevedibili di una banderuola al vento), soprattutto quando colpiscono giocatori talentuosi, umili e con grande voglia di fare bene.
Per questo motivo d’ora in poi risponderò ad ogni singola critica rivolta a Aaron Ramsey e Abou Diaby, non importa quanto insufficiente possano essere le loro prestazioni.
Siamo in una fase di mercato in cui si chiede a gran voce l’arrivo di quel tipo di centrocampista che in Premier League chiamano box-to-box, uno capace di difendere ed attaccare in egual misura e bravo nel portare rapidamente il pallone da un’area all’altra, guidando il contropiede; un centrocampista imponente, con leve lunghe per arrivare rapidamente nella requarti avversaria, bravo nel recuperare palla e tecnicamente sopraffino – e mi spiace ma tra Marouane Fellaini e Abou Diaby io mi tengo il francese perchè mi basta ricordare la prestazione che ha sfornato qualche mese fa ad Anfield per essere sicuro che questo ragazzo ha qualità straordinarie.
Sono d’accordo con Arsène Wenger quando dice che Abou Diaby dovrebbe avere la carriera che merita, dopotutto non è certo per colpe sue se fino a qui non ha potuto esprimersi come sperato: ricordate la  frattura alla caviglia che ha seriamente rischiato di comprometterne la carriera e tutti i successivi infortuni prima di giudicarlo e pensate soprattutto che anche Robin van Persie sembrava un malato incurabile prima che la ruota girasse.
Abbiamo aspettato lui per sette anni, perché non concedere un po’ di tempo in più a Diaby?

Chiudo con Aaron Ramsey, un altro bersaglio facile per il pubblico dell’Emirates: chi discute il suo talento e la sua personalità è cieco oppure ha visto troppe poche partite, le qualità del gallese sono talmente evidenti che solo la malafede può portare a sminuirle.
Ha avuto un paio di periodi no, ha giocato fuori posizione, si è beccato critiche eccessive eppure non ha mai sbottato, riservando ogni singola energia al lavoro per la squadra – senza risparmiarsi mai.
Ci sono giornate in cui è opaco, in cui tiene troppo il pallone oppure sembra intestardirsi troppo ma non smette mai di combattere, andando a prendersi il pallone ad ogni occasione.
Potrebbe – come fanno già in tanti in squadra – accontentarsi di appoggiare il pallone indietro e poi nascondersi ma preferisce correre sempre il rischio e metterci comunque la faccia anche a costo di prendersi i fischi che tanti compagni si evitano volentieri con una bella partita a nascondino.
Per me basta questo a capire che il ragazzo ha un grande futuro, spetta ai tifosi fare in modo che questo giocatore diventi un stella all’Arsenal e non altrove: Arsène Wenger ha dimostrato di credere ciecamente nel giocatore, i compagni non smettono mai di cercarlo e quindi non vedo perchè i tifosi dovrebbero voltare le spalle a questo giovane combattente.
Non vivo nel mondo dei balocchi però so che le critiche e le contestazioni non portano nulla di buono, mentre un sostegno continuo – soprattutto nei momenti più difficili – può fare tutta la differenza tra successo e fallimento.
Spetta a voi capire da che parte stare, se recitare la parte del tifoso che esulta nella vittoria e critica nella sconfitta oppure essere un sostenitore che – come dice la parola stessa – sostiene il proprio Club nel bene e nel male.

Finito questo sfogo,  spazio alla visita del Liverpool di Brendan Rodgers, Luis Suarez e Steven Gerrard: ci sarà da combattere per portare a casa i tre punti, vediamo chi ci metterà la faccia tra i nostri.

COMMON ARSENAL!

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