21 gennaio 2013

Chelsea vs Arsenal 2-1: Gunners impreparati e sfortunati, la Champions si allontana

Dopo l'avvio shock patito contro il Manchester City domenica scorsa, l'ultima cosa di cui l'Arsenal aveva bisogno era incassare un gol a freddo anche dal Chelsea: detto, fatto - Juan Mata ha bucato l'incolpevole Szczesny dopo appena cinque minuti, condanndando quindi gli uomini di Arsène Wenger ad una partita tutta in salita.
Poco cambia se l'azione del vantaggio dei Blues è partita da un chiaro fallo di Ramires ai danni di Francis Coquelin, l'Arsenal è sceso in campo senza la giusta cattiveria ed è stato immediatamente punito dall'avversario.
Per la seconda volta di fila.

Eccoci quindi qui a commentare una partita con gli inutili se e ma: se Olivier Giroud avesse spedito in fondo al sacco la clamorosa palla gol avuta appena prima del gol di Juan Mata; se l'arbitro avesse fischiato il fallo a favore dell'Arsenal invece di lasciar correre; se il direttore di gara si fosse accorto che lo stesso Ramires è più scivolato da solo che stato sgambettato da Wojciech Szczesny in occasione del rigore che ha portato al raddoppio del Chelsea ecc ecc.
Troppi se e troppi ma, troppe ipotesi contro un'unica, granitica certezza: il Chelsea ha portato a casa tre punti, l'Arsenal nemmeno uno.
Seconda sconfitta consecutiva in campionato - entrambe contro avversarie di rango nobile - e quarto posto che si allontana visibilmente, con sempre meno partite da giocare.
L'unica nota positiva della partita di Stamford Bridge è l'incoraggiante reazione d'orgoglio avuta dalla squadra nel secondo tempo, durante il quale i Gunners hanno dominato gli avversari ma sono stati capaci solo di accorciare le distanze con Theo Walcott, freddissimo nel capitalizzare un pallone filtrante di Santi Cazorla.
Per il resto la difesa ha sofferto soprattutto la pessima giornata di Bacary Sagna, colpevole in occasione di entrambi i gol del Chelsea, mentre il centrocampo non ha saputo far circolare il pallone in maniera rapida ed efficace, finendo con l'essere asfissiato dal pressing degli uomini di Rafa Benitez; l'attacco, orfano di Lukas Podolski e Alex Oxlade-Chamberlain, ha vissuto delle fiammate di Theo Walcott e del lavoro del duo Santi Cazorla-Jack Wilshere, mentre Olivier Giroud ha lottato dal primo all'ultimo minuto, senza tuttavia apportare granché alla squadra.

Anzi.

Troppo facile gettare la croce addosso al centravanti ex Montpellier, colpevole certamente di non aver tratto il massimo dalle occasioni avute ma pur sempre generoso, a differenza di tanti che il primo tempo non l'hanno proprio giocato.

Concedere tutto un tempo all'avversario - a maggior ragione se si tratta del Chelsea - è un lusso che nemmeno il Barcellona può permettersi, figuriamoci l'Arsenal.
La partita di Stamford Bridge ci ha mostrato che questa squadra è competitiva solo quando gioca al 110% delle proprie possibilità, infatti non appena abbassa la guardia anche di un centimetro viene inevitabilmente punita.
Soltanto con le spalle al muro, soltanto sull'orlo del baratro questo Arsenal riesce a tirare fuori il meglio del proprio repertorio, mettendo alle corde qualsiasi avversario: è successo contro il Barcellona in Champions League, quando dallo 0-2 si è arrivati magicamente al pareggio in extremis; é successo col Milan l'anno scorso, quando una rimonta epica per poco non è stata completata, e succede ogni anno in Premier League non appena il traguardo minimo - la partecipazione alla Champions League - sembra allontanarsi definitivamente.
L'emblema di quanto l'Arsenal sia capace di (dis)fare sta tutto nel derby di ritorno dell'anno scorso, quando lo 0-2 iniziale aveva di fatto cancellato tutte le speranze dei Gunners prima della rimonta verso il 5-2 finale ed il successivo sorpasso in classifica ai danni dei cugini, sopra di tredici punti prima del fischio d'inizio e riacciuffati weekend dopo weekend.

Non so quanto questa caratteristica sia da classificare come qualità o quanto come difetto, di certo siamo di fronte ad una squadra con tutti i problemi del mondo ma con un grande cuore, un grande spirito combattivo e certamente un manager che non ha voglia di mollare.
Sarà questo il punto fermo da cui ripartire, vedremo con quali e quanti giocatori: si fanno tanti nomi (più o meno realistici) ma sono fermamente convinto che i calciatori già in rosa abbiano ancora tanto da dare, soprattutto a centrocampo; io credo ciecamente nelle qualità di Abou Diaby e Aaron Ramsey, per quanto possa essere impensabile sono fermamente convinto che entrambi saranno giocatori decisivi - già da questa stagione.
Lo stesso Santi Cazorla non è ancora al top, Tomas Rosicky potrà portare il suo tocco magico e la sua visione mentre Alex Oxlade-Chamberlain deve ancora ritrovare la brillantezza che lo rende immarcabile e Theo Walcott sta ancora imparando a diventare il nuovo Thierry Henry - nonostante i tanti gol già segnati fin qui.
L'unico ad un vero bivio è Olivier Giroud, ancora a metà tra prendersi il centro del palcoscenico o finire sul cammino che ha portato Marouane Chamakh all'oblio.

Al di là delle condizioni di Giroud, è chiaro che numericamente l'Arsenal ha bisogno di un attaccante - visto che Andrey Arshavin non è più nei piani di Arsène Wenger e Marouane Chamakh è stato ceduto al West Ham.
Troppo presto per lanciare Chuba Akpom (segnatevi il nome, vi tornerà utile in un futuro prossimo), ci vorrebbe qualcuno in grado di fare gol e muoversi su tutto il fronte d'attacco - senza dare punti di riferimento.
Inutile chiedere questo a Olivier Giroud, quel che serve al momento è un "falso-nove" (che va tanto di moda) come lo è stato - ahimé - Robin van Persie.
Un candidato eccellente esiste e gioca in Spagna, il fatto che il suo nome sia già uscito così tante volte sui giornali mi preoccupa un po' perchè di solito Arsène Wenger adora gettare fumo negli occhi prima di acquistare un giocatore.

Staremo a vedere, non dimentichiamo però che questo Arsenal è già abbastanza talentuoso per giocarsela con chiunque.
Deve solo ricordarselo più spesso.


COMMON ARSENAL!

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