mercoledì 20 febbraio 2013

Arsenal vs Bayern Monaco 1-3 : Gunners mai all’altezza, l’eliminazione è vicina

Che la partita non fosse facile era ampiamente prevedibile, come peraltro già detto su questo blog, e puntualmente gli uomini di Arsène Wenger hanno confermato in pieno tutte le paure che ho avuto fin dal momento del sorteggio: la superiorità tecnica, mentale e tattica dei bavaresi ha fatto risaltare fin troppo tutte le lacune di una squadra timida, male organizzata e con enormi difficoltà psicologiche che le impediscono di entrare in partita fin dall’inizio – come testimoniato dal gol di Toni Kroos dopo appena cinque minuti.

Eccoci quindi qui a commentare l’ennesima partenza a handicap di una squadra che non riesce proprio a farsi trovare pronta quando l’arbitro dà il fischio d’inizio, concedendo sempre i primi venti (quando va bene) o quarantacinque minuti all’avversario di turno; quando poi la squadra che hai di fronte può contare su Bastian Schweinsteiger, Franck Ribéry, Mario Mandzukic, Thomas Muller e Toni Kroos ecco che vieni punito ad ogni duello perso, ad ogni minimo calo di concentrazione.
Prima della partita ho spesso ripetuto che un Arsenal che avesse giocato anche solo al 99.9% delle proprie possibilità sarebbe finito spazzato via dal Bayern, una squadra oggi perfino superiore al Barcellona, e non deve quindi sorprendere che i tedeschi abbiano fatto un sol boccone della squadra di Arsène Wenger, dal momento che i soli Jack Wilshere e Lukas Podolski si sono mostrati all’altezza delle aspettative.
Ci si può interrogare sul come e sui perché ma non ci si può certo sorprendere per il risultato, ampiamente prevedibile.
A proposito dei perché, appunto, mi piacerebbe capire se questa squadra riesce davvero ad imparare dai propri errori oppure se vive prigioniera di un circolo vizioso che la porta sistematicamente a commettere le stesse ingenuità partita dopo partita, stagione dopo stagione. La questione non riguarda solo i giocatori – anche se li ritengo i principali responsabili dal momento che sono loro a scendere in campo – ma anche Arsène Wenger e Steve Bould (ammesso che quest’ultimo abbia davvero un ruolo attivo al fianco dell’alsaziano) perché è davvero frustrante vedere giocatori incapaci di lottare dal primo all’ultimo minuto ma è altrettanto frustrante assistere sempre ai soliti errori.
Non so cosa ne pensiate ma trovo stucchevole il vedere terzini che spingono e dimenticano di tornare, centrali di difesa che si complicano sistematicamente la vita quando hanno il pallone tra i piedi e centrocampisti che si nascondono quando invece sarebbe ora di prendere le redini della squadra e assumersi la responsabilità di gestire il pallone nonostante il pressing avversario.

Vogliamo imitare il Barcellona? Bene, allora iniziamo a giocare in verticale verso la porta avversaria e non in orizzontale; vogliamo non schierare un mediano di rottura per far posto ad un regista? Benissimo, però allora iniziamo tutti a tornare centralmente quando si perde palla; vogliamo schierare una punta centrale atipica che si muova su tutto il fronte d’attacco per non dare punti di riferimento ai difensori avversari? Perfetto, allora smettiamola di andare sulle fasce ed effettuare traversoni per punte alte un metro e un fiammifero.
L’idealismo di Arsène Wenger è commovente ma senza giocatori disposti al sacrificio diventa solo pallida testardaggine.
Anche io vorrei vincere solo giocando bene, anche io vorrei vincere senza spendere le centinaia di milioni che investono regolarmente Manchester City, Manchester United, Chelsea, Barcellona e Real Madrid, anche io vorrei vincere senza dover per forza mettere in campo un bestione il cui ruolo è solo quello di distruggere il gioco altrui ma tutto questo richiede un lavoro meticoloso, lungo e faticoso che dev’essere fatto con unità d’intenti da un allenatore ed un gruppo di giocatori che restino insieme per molte stagioni.
E questo all’Arsenal non succede.

Per com’è strutturato questo gruppo, il massimo che si possa fare è sfruttare le capacità di quello che il mercato ci ha offerto, non pensare di trasformare un regista in un mediano, un elefante in una libellula e un trequartista in un’ala.
Il grande difetto che riconosco ad Arsène Wenger è il suo orgoglio (anche se giustificato, visti i miracoli che ha fatto e sta facendo), per colpa del quale non vuole cambiare in corsa un sistema che ha portato frutti eccellenti in questi anni ma non sembra funzionare per questa squadra.
Sono d’accordo con lui quando dice che questo Arsenal è molto più forte di quanto la maggior parte della gente creda, sono però altresì convinto che non stia esprimendo tutto il proprio potenziale anche a causa di scelte tattiche e strategiche che non mi trovano del tutto d’accordo.

Niente di tutto questo aiuta a giustificare una sconfitta meritata, prevedibile e che sarebbe potuta essere ancora più pesante visto il divario tra le due squadre.
Ci vorrà molto più che un miracolo per ribaltare il risultato di ieri sera e sinceramente non vedo come questo Arsenal possa trasformarsi così radicalmente in appena tre settimane – quindi per quel che mi riguarda il cammino in Europa si ferma qui.
La stagione dei Gunners è ora salvabile solo dal raggiungimento della qualificazione alla prossima Champions League, uno scenario cui siamo tutti fin troppo abituati.

COMMON ARSENAL!

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