sabato 16 marzo 2013

Swansea vs Arsenal 0-2: Nacho Monreal e Gervinho stendono gli Swans


I primi commenti arrivati dopo la vittoria che l’Arsenal si è regalato al Liberty Stadium erano tutti orientati verso l’importanza dei tre punti portati a casa dai Gunners, a detta di tanti già decisivi nella corsa alla qualificazione per la prossima Champions League.

Non sono d’accordo.

Questa vittoria non è decisiva, è solo una delle tante che ci serviranno per scavalcare una tra Chelsea e Tottenham: il gol di Nacho Monreal ed il successivo colpo da knock-out di Gervinho non sono i gol più importanti della stagione, perchè quelli devono ancora arrivare.

I gol importanti saranno quelli messi alle spalle degli estremi difensori di Reading, West Brom, Norwich, Everton, Manchester United, Fulham, Q.P.R, Wigan e Newcastle; i gol più importanti saranno quelli che non concederemo ai vari Pogrebnyak, Long, Holt, Jelavic, Rooney, Berbatov, Rémy, Di Santo e Cissé.
Non pensiamo nemmeno un secondo di aver fatto chissà quale passo in avanti perché questa vittoria diventerà immediatamente inutile se nelle prossime partite non confermeremo gli evidenti progressi che hanno caratterizzato la partita di oggi contro lo Swansea di Micheal Laudrup e l’incontro dell’Allianz Arena prima di esso.

Intendiamoci, l’Arsenal visto oggi in campo ha dimostrato solidità, carattere, intelligenza e spietatezza che spesso hanno latitato durante la stagione, perciò ad Arsène Wenger e ai suoi ragazzi vanno rivolti grandi applausi.
Non è facile per nessuno vincere al Liberty Stadium e farlo dominando gran parte della gara non era ancora riuscito a nessuno prima di oggi; viste le assenze pesanti di Jack Wilshere e Lukas Podolski e il momento non felicissimo della squadra, erano tanti gli scettici ad attendere questo Arsenal al varco. I Gunners li hanno zittiti tutti.

Ci sono stati momenti delicati – soprattutto nel primo tempo – però chiunque dica che questa non è una vittoria meritata è gioco forza in malafede.
Come lo era chi raccontava di uno spogliatoio in subbuglio dopo la trasferta di Monaco, dell’ammutinamento di Wojciech Szczesny e Thomas Vermaelen in seguito alle esclusioni in Champions League e di un Arsène Wenger infuriato con tutto e tutti.

Come previsto (e come giusto) entrambi erano in panchina anche al Liberty Stadium eppure anziché avere il broncio, il portiere polacco è stato tra i più attivi nel festeggiare la vittoria.

Strano, per un corpo estraneo alla squadra.

Detto della vittoria, delle pseudo-polemiche e della prestazione, archiviamo subito questo eccellente risultato e guardiamo all’arrivo del Reading, che renderà visita ai Gunners subito dopo la pausa per le Nazionali.

La partita decisiva – e sarà bene tenerlo tutti bene a mente – è sempre la prossima.

COMMON ARSENAL!

venerdì 15 marzo 2013

Il velenoso post-Bayern dell’Arsenal, tra presunti “sgoop” e ammutinamenti

Che l’Arsenal e Arsène Wenger non fossero tra i pupilli della stampa d’oltremanica lo si sapeva già, tuttavia l’esclusiva pubblicata oggi dal Mail supera tante delle “bombe” sganciate da una delle testate storicamente più ostili ai Gunners, assieme al Sun.

Secondo quanto riportato nell’articolo, infatti, la grande quanto inutile vittoria registrata dall’Arsenal a casa del Bayern Monaco ha portato in dote non uno, ma bensì due focolai di rivolta all’interno dello spogliatoio: il primo sarebbe alimentato da Wojciech Szczesny, a quanto si dice più che fuorioso per l’esclusione dalla partita dell’Allianz Arena, mentre il secondo vedrebbe come protagonista l’altro assente illustre dell’amara serata di Champions League, il capitano Thomas Vermaelen.

Sempre secondo quanto riportato dal tabloid, il portiere polacco sarebbe pronto ad un duro faccia a faccia con Arsène Wenger, durante il quale il manager comunicherà al giocatore che la sua carriera da titolare è finita – lasciandolo con la scelta di fare il secondo oppure levare le tende.
Stesso discorso anche per Thomas Vermaelen, il quale avrebbe perso completamente la fiducia di Wenger e si preparerebbe a passare il resto della stagione in pachina per poi essere ceduto durante il mercato estivo.
Inutile sottolineare che questa doppia notizia – come sempre proveniente da non meglio specificate fonti riservate  – avrà come conseguenza una sicura destabilizzazione di un ambiente già di per sé fragile, rinfrancato però dalla prova di carattere sfornata in Germania.
Quello che doveva essere un viatico eccellente per affrontare il finale di campionato col morale a mille si sarebbe improvvisamente trasformato in un ostacolo per la corsa dei Gunners, tanto folli da sgambettarsi da solo nello sprint più importante degli ultimi anni.

Se permettete, ho qualche dubbio.

Partiamo dal presupposto – corretto – che nè Szczesny nè Vermaelen abbiano disputato fino a qui la loro migliore stagione in maglia Arsenal e proviamo ad analizzare le ipotesi avanzate dal Daily Mail: Arsène Wenger avrebbe già comunicato a Wojciech Szczesny che il suo posto da qui in poi sarà in panchina (se va bene) oppure in tribuna, ponendo quindi tutta la sua fiducia sul connazionale Lukasz Fabianski, rientrato dopo quasi un anno di assenza e in scadenza di contratto tra tre mesi; se la situazione fosse questa, l’Arsenal perderebbe in un colpo solo sia un portiere di 23 anni con un potenziale spaventoso (simile per quanto visto a quello di Gianluigi Buffon, per come la vedo io) e si affiderebbe per le ultime, decisive dieci partite di Premier League ad un portiere che – per quanto ne sappiamo – potrebbe già avere un accordo con un altro Club per la prossima stagione.
Per venire a Thomas Vermaelen invece, l’alsaziano avrebbe tolto qualsiasi credibilità a quello che – fino a prova contraria – è il capitano del Club, il tutto per un semplice calo di rendimento invece che per atteggiamenti come quelli che costarono la fascia di capitano a William Gallas.
Qui non parliamo di una squadra di amatori il cui capitano ha il solo compito di protestare con l’arbitro e partecipare al sorteggio d’inizio partita, qui parliamo del giocatore scelto per rappresentare i propri compagni di squadra agli occhi del manager e del Club in generale.
Ogni rimostranza, iniziativa e problema viene discusso tra capitano e manager, quindi che rispetto potrebbe mai avere Vermaelen se davvero Arsène Wenger avesse deciso di lasciarlo definitvamente fuori e cederlo a fine anno?
In rosa abbiamo solo tre centrali di difesa, davvero l’alsaziano si affiderebbe ad un difensore che già è al corrente di non far parte dei progetti futuri?

Arsène Wenger è testardo, enigmatico, irritante....ma non stupido.

Ad ogni modo va bene così, più l’Arsenal si sente accerchiato più tira fuori il carattere per fare l’impresa.
A Monaco avremmo dovuto prendere una bella scoppola ed invece siamo tornati con lo scalpo dei vice-campioni d’Europa in carica.

Puntare, Mirare, Fuoco! allora, se questo è il prezzo da pagare per agguantare la Champions League.

COMMON ARSENAL!!!

giovedì 14 marzo 2013

Bayern Monaco vs Arsenal 0-2: una vittoria inutile eppure preziosa

Ci voleva una grossa impresa e non un miracolo – come ho detto alla vigilia – perciò gli unici da ringraziare per il grande risultato raccolto all’Allienz Arena, casa dei vice campioni d’Europa in carica, non ci guardano dall’alto dei cieli ma erano presenti (presentissimi) in Baviera: penso in primis ad Arsène Wenger, la cui strategia molto più guardinga di quanto ci si attendesse e le cui scelte di formazione hanno sopreso in negativo prima del fischio d’inizio e più che in positivo dopo il fischio finale.
Penso a Lukasz Fabianski soprattutto, protagonista di un prova autoritaria; penso a Laurent Koscielny, autore anch’egli di una prova solida e attenta – con la ciliegina del gol della speranza sul finale di partita.

Purtroppo – e siamo al tasto dolente – il due a zero rifiliato ai bavaresi non è bastato per strappare la qualificazione al turno successivo, ma questo non deve in alcun modo deprimere nè i giocatori, nè i tifosi.
Come un anno fa, anche se in condizioni diverse, ci siamo fermati ad un passo dal compiere un’impresa storica ma questo risultato non potrà che fare un gran bene al morale dei Gunners: il Bayern Monaco non perdeva dal 23 Ottobre scorso e pareva impossibile che restasse all’asciutto contro la difesa dell’Arsenal, invece ecco che pur non brillando gli uomini di Arsène Wenger hanno tenuto a secco i finalisti dell’anno scorso e si sono permessi il lusso di far sudare freddo una delle squadre candidate alla vittoria finale.

Non può e non deve bastare questo a far contento un Club che si vuole ambizioso come l’Arsenal, tuttavia una vittoria inutile potrebbe immediatamente trasformarsi in un carburante ideale per la rincorsa a quel quarto posto fondamentale per il futuro dell’Arsenal.
Difendiamo da squadra come fatto a Monaco, giochiamo compatti e umili come sul terreno dell’Allianz Arena, mostriamoci cinici come fatto di fronte a Manuel Neuer e il traguardo minimo della stagione potrebbe essere raggiunto.

Ci aspetta lo Swansea, guai a scivolare ora su questa pericolossissima buccia di banana: Bayern, Swansea o Reading, affrontiamole tutte con lo stesso piglio.
Altimenti sarà una disfatta.


COMMON ARSENAL!

martedì 12 marzo 2013

Anteprima, Bayern vs Arsenal: non serve un miracolo, serve un’impresa

Nella serata in cui il Barcellona cerca l’ennesima remuntada e qualcuno parla di fine di un ciclo (ma davvero?!), l’Arsenal si prepara ad affrontare una sfida talmente difficile che oltre a tifosi e giornalisti perfino alcuni giocatori parlano apertamente di miracolo.

Lasciando da parte i deliri religiosi di Gervinho (“Bayern knows that miracles can happen in football”), ciò che attende l’Arsenal in Baviera non è un miracolo, è un’impresa.
Non è necessario votarsi a santi vari e pregare in tutte le lingue del mondo, bisogna rimboccarsi le maniche, restare concentrati e consegnare ai posteri la miglior prestazione possibile per cercare un risultato sulla carta irraggiungibile.
Ad aggiungere un sapore epico alla partita ci hanno pensato gli infortuni di Lukas Podolski e Jack Wilshere, entrambi già esclusi dalla contesa a 48 ore dal calcio d’inizio.
Mancheranno due giocatori estremamenti influenti, due trascinatori che dall’inizio della stagione hanno sempre dato il massimo per la causa, senza mai tirarsi indietro ma questo non deve far muovere nemmeno di un millimetro l’ago della bilancia sulla quale abbiamo riposto le nostre flebili speranze: la presenza di Podolski e Wilshere non avrebbe reso l’impresa sensibilmente più abbordabile, quindi fiducia a chi ci sarà. Chiunque esso sia.

Verosimilmente Arsène Wenger si affiderà a Tomas Rosicky a centrocampo e rimpiazzerà l’ala tedesca con Santi Cazorla, il quale completerà l’attacco con Theo Walcott e Olivier Giroud.
Parliamoci chiaro, le possibilità di travolgere in trasferta la squadra attualmente più forte d’Europa sono minime ma proprio per questo la squadra avrà il dovere di giocare senza remore e senza attenuanti.
Trasformiamo le difficoltà, le minime probabilità di riuscita e l’aria da funerale che spira attorno alla squadra in energia positiva, provando così l’impossibile.
Siamo già eliminati, non abbiamo nulla da perdere, siamo calcisticamente morti e quindi non abbiamo nulla da temere.
Male che vada, siamo fuori dalla Champions esattamente come il Chelsea, il Manchester United e il Manchester City.

La squadra è reduce da dieci giorni senza partite, è arrabbiata per aver perso il derby e avrà l’obbiettivo principale di salvare l’onore una volta saliti sull’aereo che riporterà i giocatori a Londra.
Un solo obbligo, provarci.
Niente di più, niente di meno.
Ci vorranno l’inventività di Santi Cazorla, il fisico di Olivier Giroud, la velocità di Theo Walcott, il moto perpetuo di Tomas Rosicky, il coraggio di Aaron Ramsey, la sagacia di Mikel Arteta, la spinta di Kieran Gibbs, l’intelligenza di Per Mertesacker, l’esplosività di Thomas Vermaelen, il cuore di Carl Jenkinson e i riflessi di Wojciech Szczesny per avere anche una sola possibilità.
Ci vorranno anche la potenza di Abou Diaby, l’accelerazione di Alex Chamberlain, l’anticipo di Laurent Koscielny, le serpentine di Gervinho, la creatività di Andrey Arshavin per nutrire la possibilità costruita.

Tutti dovranno dare tutto, senza deroghe, e poi vedremo che succede.
E se facciamo gol subito? E se il Bayern si distrae? E se la fortuna ci rende qualcosa di quanto tolto in questi anni?
Inutile fare calcoli, ipotesi, congetture perché finché non si scende in campo non è possibile sapere che succederà.
Una volta passati sotto il tunnel, respirato l’aria dell’Allianz Arena e sentito il boato della tifoseria dei tedeschi ognuno dei giocatori dell’Arsenal saprà che tipo di serata si prospetta.
Non ci serve un miracolo, ci serve un’impresa.
E un’impresa, a differenza dell’intervento divino, la si costruisce con il sudore.

 COMMON ARSENAL!!!

lunedì 11 marzo 2013

Arsène Wenger e il Bayern, l’ennesima pretendente rifiutata dall’alsaziano

voi vorreste cacciare ad ogni costo non sia poi quello sprovveduto incapace che, sempre secondo voi, incarna tutte le ragioni delle recenti sventure dell’Arsenal: il dirigente del Bayern Monaco Uli Hoeness ha dichiarato infatti che il manager alsaziano è stato per anni l’obbiettivo principale del Club bavarese, molto propenso ad affidargli la panchina ogni volta che la guida tecnica del Club è stata cambiata.

Possibile che un Club come il Bayern Monaco sia tanto sprovveduto da affidare la panchina a uno come Arsène Wenger?
In pochi anni, come fatto chiaramente all’Arsenal, avrebbe portato in rovina il Club e cancellato il Bayern Monaco dalla cartina dell’Europa – proprio come fatto con l’Arsenal!
Incredibile che anche un Club come il Bayern Monaco sia sia fatto truffare da Arsène Wenger, esattamente come l’Arsenal, il Real Madrid, la Juventus, il PSG, la federazione Francese e perfino quella Brasiliana.

O forse – e dico FORSE – il manager che attualmente siede sulla panchina dei Gunners è tanto bravo, serio, preparato, ambizioso e appassionato da diventare il candidato ideale per la guida dei più grandi Club e Nazionali al mondo.
Il fatto che sia sempre stato fedele ai Gunners, soprattutto in questi ultimi anni quando si è preso le colpe per tutto senza mai battere ciglio, dovrebbe riempire d’orgoglio tutti i tifosi dell’Arsenal, alcuni dei quali invece preferiscono farsi centinaia di chilometri per il semplice gusto di esporre uno striscione con scritto “Wenger Out” oppure cantare a squarciagola “You don’t know what you’re doing!”.
Chi legge questo blog conosce perfettamente la mia posizione in merito, sono formalmente iscritto al partito del #OneArseneWenger e sarò sempre dalla parte di Arsène Wenger, pur vedendone benissimo (e sottolineandone sempre) gli errori che – come ogni essere umano – commette.
Esiste una grossa differenza tra la critica legittima del tifoso frustrato e la campagna di odio preventivo che una fetta di tifosi dell’Arsenal ha messo in piedi in questi ultimi anni: ben vengano i dubbi, le domande, le critiche ma quale vantaggio può mai portare il fatto di seguire la squadra ovunque per sbeffeggiare il manager con un ritornello che dice “non sai quello che fai”?
Davvero Arsène Wenger non sa quel che fa? Davvero il manager che ci ha portato tra i Club più ammirati d’Europa è un incapace? Davvero Mr. Invincibles non sa quel che fa?
Non sapeva quel che faceva e diceva quando dichiarava ad inizio stagione che la sua squadra avrebbe potuto chiudere il campionato da imbattuta?
Chi ha chiesto scusa quando la profezia si è incredibilmente avverata? Nessuno.

Arriverà il giorno in cui Arsène Wenger deciderà di averne abbastanza di sberleffi, umiliazioni e attacchi in malafede da parte di tifosi ed ex-dipendenti dal dente avvelenato, e allora cosa sarà dell’Arsenal?
Io credo che Arsène Wenger lascerà soltanto dopo aver riportato almeno un trofeo nel nord di Londra, aver costruito una squadra solida e aver lasciato le finanze del Club in ottimo stato – il tutto per permettere all’Arsenal di continuare a vivere in questo ambiente ormai totalmente fuori controllo.
Sento che in qualche modo Arsène Wenger voglia lasciare da vincente – una volta di più – ma sento anche che non appena l’Arsenal solleverà di nuovo un trofeo l’alsaziano ricorderà benissimo le contestazioni puerili e subdole di una parte della tifoseria e per questo deciderà di lasciare.

Se ne andrà da vincente e da signore, tanto per distinguersi dalla massa di perdenti senza classe che cerca in ogni modo di trasformare l’Arsenal in un Chelsea o Manchester City qualsiasi.

COMMON ARSENAL!!!

martedì 5 marzo 2013

Storie tese tra Arsène Wenger e Steve Bould?

Le voci erano iniziate a girare già qualche tempo fa, ora dopo la pesante sconfitta rimediata a White Hart Lane ecco che si ripropone su svariati mezzi d’informazione il resoconto di accessi e ripetuti scontri tra Arsène Wenger ed il suo nuovo assistente Steve Bould.

Secondo quanto riportato da France Football e ripreso in serie da tabloid, blog e altri organi d’informazione, l’ex difensore dei Gunners sarebbe stato via via messo in disparte da Arsène Wenger a causa di una presunta gelosia da parte dell’Alsaziano verso gli applausi che l’erede di Pat Rice stava raccogliendo – soprattutto ad inizio stagione.

Come tutti ricordiamo, la stagione dell’Arsenal è cominciata con tre clean sheets consecutivi (Sunderland in casa, Stoke e Liverpool in trasferta) e molti giornalisti non avevano perso l’occasione per sottolineare il grandissimo lavoro svolto da Steve Bould per trasformare l’abituale difesa colabrodo dei Gunners in un fortino inespugnabile.
Ferma restando la stima che nutro nei confronti di Steve Bould, credere che un vice allenatore abbia potuto rivoluzionare completamente un sistema difensivo francamente inguardabile in una macchina perfetta nello spazio di qualche settimana è da ingenui. O da disonesti.
Non ho mai creduto alla storia del miracolo Bould non tanto perché non reputo l’uomo in grado di svolgere un ottimo lavoro ma piuttosto perché ci vogliono mesi di lavoro prima di capire se un metodo funziona oppure no – e solo in seguito si possono dispensare applausi o pernacchie, a seconda dell’esito.
La difesa dell’Arsenal funzionava a meraviglia ad inizio stagione per il semplice fatto – a mio avviso – che la squadra nel suo insieme era molto più concentrata sulla fase difensiva che su quella offensiva, come testimoniano gli appena due gol segnati in tre partite, una rarità per l’Arsenal di Arsène Wenger.

La storia (ri)messa in piedi dopo la sconfitta del North London Derby racconta di un Arsène Wenger talmente geloso del successo del suo assistente da metterlo in disparte ed indebolire deliberatamente la sua squadra pur di tenersi il centro del palcoscenico; partendo da questa ipotesi, proviamo a capire punto per punto su quali basi essa è costruita:

Arsène Wenger preferirebbe perdere piuttosto che farsi rubare la scena da Steve Bould.

Steve Bould, uno al cui confronto Martin Keown sembra un angelo, si farebbe mettere da parte senza reagire.

I giocatori sarebbero d’accordo nel non lavorare più sulla fase difensiva durante gli allenamenti.  

Arsène Wenger avrebbe scelto come assistente Steve Bould – un difensore – per poi non fargli trasmettere la propria esperienza ai giocatori, confinandolo ad un ruolo puramente decorativo.

Quale di queste quattro asserzioni vi fà più ridere?

E poi: di quali applausi stiamo parlando? La difesa dell’Arsenal sta replicando gli stessi errori di sempre, che il vice Arsène Wenger fosse Pat Rice oppure Steve Bould. Gli applausi a mezzo stampa per il fortino costruito da Steve Bould in estate li ho sentiti chiari e forti, però le critiche per i gol regalati agli avversari sono finite sulle spalle di Arsène Wenger, non su quelle di Steve Bould. Perchè Wenger avrebbe perso l’occasione di imputare al lavoro del “mago” Bould gli errori difensivi dei suoi, se davvero voleva tagliarlo fuori? Sarebbe bastata una mezza frase fatta scivolare tra un’intervista e un’altra, due parole dette in conferenza stampa e Steve Bould sarebbe finito in pasto alle iene. Invece Arsène Wenger si è preso (e si prende ancora) le colpe per tutto.

A meno di tendenze suicide latenti, questa squadra ha semplicemente perso per strada la combattività e l’umiltà d’inizio stagione, oltre ad essere regolarmente punita alla prima occasione creata dagli avversari; è una questione prima di strategia – e qui Steve Bould non influisce granché – poi di uomini, quasi mai capaci di fare la cosa giusta al momento giusto.
Ad inizio stagione, con la concentrazione al massimo, il fuorigioco riusciva a meraviglia e Arteta recuperava palloni a raffica – distribuendoli poi esponenzialmente meglio del tanto osannato (e rimpianto) Alex Song.
Partita dopo partita, settimana dopo settimana, la cattiveria d’inizio stagione è svanita ed è stato questo – solo questo – a costarci punti in Premier League, eliminazioni nelle varie coppe e ci costringe ora a rincorrere un quarto posto lontano sette punti.

La situazione attuale non è figlia di ipotetici scontri tra il manager ed il suo assistente ma solo di un gruppo di giocatori non abbastanza maturo da mantenere un livello di prestazioni costante lungo tutta una stagione, o almeno buona parte di essa.
Sono le sfumature a fare la differenza tra una squadra di successo ed una come l’Arsenal, una di queste è certamente la concentrazione: basta guardare il Bayern Monaco che ha schiacciato i Gunners all’Emirates, una macchina perfetta in cui ognuno sapeva cosa fare in qualsiasi momento ed era sempre concentrato sul pezzo.
Tra i Gunners invece questa mentalità non è ancora acquisita, ci sono giocatori che vogliono essere ovunque in qualsiasi momento (Jack Wilshere, Aaron Ramsey, Santi Cazorla) e altri che si accontentano di apparire e sparire, risultando sì decisivi in alcune partite ma poi completamente inutili in molte altre (Theo Walcott, Olivier Giroud, Gervinho).
Non si può sempre interpretare il ruolo del salvatore della patria (a meno di chiamarsi Robin van Persie, ahimé), bisogna capire che tante volte è meglio concentrarsi sul proprio umile compito e farlo bene, anche se non è scintillante.

La chiamano maturità.

COMMON ARSENAL!!!

lunedì 4 marzo 2013

Tottenham vs Arsenal 2-1 : derby maledetto, una sconfitta immeritata e quindi ancora più amara

Due minuti sono stati più che sufficienti ad un Tottenham a tratti osceno per portare a casa i tre punti e mettere una seria ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions League.
Due minuti – tra il 37esimo ed il 39esimo – durante i quali due errori grossolani della difesa dell’Arsenal hanno permesso a Gareth Bale e Aaron Lennon d’involarsi verso Wojciech Szczesny e far scivolare il pallone in fondo alla rete, per la grande gioia di un White Hart Lane fino a lì silenzioso, dato il dominio assoluto dei Gunners.

Non è bastato controllare la gara dal primo all’ultimo minuto, annullare prima Adebayor poi Defoe e sovrastare tecnicamente il centrocampo avversario per portare a casa un risultato positivo – questa è la triste realtà.
Per quanto sterile, il dominio degli uomini di Arsène Wenger ha comunque creato grattacapi in serie a Hugo Lloris, bravo a sbrogliare qualche situazione bollente nella propria area di rigore e ben supportato da Jan Verthongen – non a caso eletto migliore in campo.
Quando una squadra vince di solito non è il proprio difensore centrale ad essere premiato come migliore in campo, qualcosa vorrà pur dire se l’ex centrale difensivo dell’Ajax ha portato a casa il premio alla fine della partita.
Vuol forse dire che il grande Tottenham si è accontentato di giocare in contropiede, sparando palloni lunghi e (troppo) spesso sballati verso Lennon e Bale; vuol forse dire che Parker, Dembélé e Sigurdsson non sono mai stati in grado d’imbastire una manovra, surclassati da Aaron Ramsey, Jack Wilshere e Santi Cazorla; vuol forse dire che Emmanuel Adebayor non ha mai creato problemi alla difesa avversaria, che lo ha annullato senza troppi patemi.
Quindi non accetto disfattismi dopo una prestazione del genere da parte dell’Arsenal.

Il risultato ci condanna, la distanza dal quarto posto utile per la qualificazione alla Champions League aumenta ma non accetto di sentir parlare di squadra alla deriva, di giocatori scarsi o qualsiasi altra negatività attorno ad una squadra che – PER UNA VOLTA – è scesa in campo concentrata, cattiva, vogliosa e attenta ai dettagli.
Poi il patatrac, due errori commessi allo stesso tempo da singoli (Mertesacker sul primo gol, Nacho Monreal in occasione del raddoppio) e dall’intera linea difensiva, incapace di prendere la giusta decisione tra il rinculare verso la propria area di rigore oppure tentare un fuorigioco poi rivelatosi suicida.

Restano dieci partite da giocare, trenta punti in palio che potrebbero comunque portarci di nuovo verso il quarto posto – o magari oltre!
Non penso di essere folle, forse solo inguaribilmente ottimista, ma nessuna delle pretendenti alla qualificazione per la prossima Champions League è superiore all’Arsenal visto ieri e nè Chelsea né Tottenham hanno un calendario facile da qui in poi.
Bisognerà lottare, bisognerà sperare, bisognerà avere un pizzico di fortuna ma il traguardo non è ancora svanito; se questa squadra lotterà potrà farcela e SE PER UNA QUALSIASI DIVINA RAGIONE dovessimo finire il campionato davanti al Tottenham qualcuno dovrà chiedere scusa.
Ad Arsène Wenger in primis, poi ai giocatori e dovrà infine avere la decenza di nascondersi dietro un paravento, lo stesso dal quale ieri sono usciti in tanti per vomitare il proprio odio e disfattisimo sulla squdra che dicono di supportare.

Dicono, appunto.

COMMON ARSENAL!