martedì 12 marzo 2013

Anteprima, Bayern vs Arsenal: non serve un miracolo, serve un’impresa

Nella serata in cui il Barcellona cerca l’ennesima remuntada e qualcuno parla di fine di un ciclo (ma davvero?!), l’Arsenal si prepara ad affrontare una sfida talmente difficile che oltre a tifosi e giornalisti perfino alcuni giocatori parlano apertamente di miracolo.

Lasciando da parte i deliri religiosi di Gervinho (“Bayern knows that miracles can happen in football”), ciò che attende l’Arsenal in Baviera non è un miracolo, è un’impresa.
Non è necessario votarsi a santi vari e pregare in tutte le lingue del mondo, bisogna rimboccarsi le maniche, restare concentrati e consegnare ai posteri la miglior prestazione possibile per cercare un risultato sulla carta irraggiungibile.
Ad aggiungere un sapore epico alla partita ci hanno pensato gli infortuni di Lukas Podolski e Jack Wilshere, entrambi già esclusi dalla contesa a 48 ore dal calcio d’inizio.
Mancheranno due giocatori estremamenti influenti, due trascinatori che dall’inizio della stagione hanno sempre dato il massimo per la causa, senza mai tirarsi indietro ma questo non deve far muovere nemmeno di un millimetro l’ago della bilancia sulla quale abbiamo riposto le nostre flebili speranze: la presenza di Podolski e Wilshere non avrebbe reso l’impresa sensibilmente più abbordabile, quindi fiducia a chi ci sarà. Chiunque esso sia.

Verosimilmente Arsène Wenger si affiderà a Tomas Rosicky a centrocampo e rimpiazzerà l’ala tedesca con Santi Cazorla, il quale completerà l’attacco con Theo Walcott e Olivier Giroud.
Parliamoci chiaro, le possibilità di travolgere in trasferta la squadra attualmente più forte d’Europa sono minime ma proprio per questo la squadra avrà il dovere di giocare senza remore e senza attenuanti.
Trasformiamo le difficoltà, le minime probabilità di riuscita e l’aria da funerale che spira attorno alla squadra in energia positiva, provando così l’impossibile.
Siamo già eliminati, non abbiamo nulla da perdere, siamo calcisticamente morti e quindi non abbiamo nulla da temere.
Male che vada, siamo fuori dalla Champions esattamente come il Chelsea, il Manchester United e il Manchester City.

La squadra è reduce da dieci giorni senza partite, è arrabbiata per aver perso il derby e avrà l’obbiettivo principale di salvare l’onore una volta saliti sull’aereo che riporterà i giocatori a Londra.
Un solo obbligo, provarci.
Niente di più, niente di meno.
Ci vorranno l’inventività di Santi Cazorla, il fisico di Olivier Giroud, la velocità di Theo Walcott, il moto perpetuo di Tomas Rosicky, il coraggio di Aaron Ramsey, la sagacia di Mikel Arteta, la spinta di Kieran Gibbs, l’intelligenza di Per Mertesacker, l’esplosività di Thomas Vermaelen, il cuore di Carl Jenkinson e i riflessi di Wojciech Szczesny per avere anche una sola possibilità.
Ci vorranno anche la potenza di Abou Diaby, l’accelerazione di Alex Chamberlain, l’anticipo di Laurent Koscielny, le serpentine di Gervinho, la creatività di Andrey Arshavin per nutrire la possibilità costruita.

Tutti dovranno dare tutto, senza deroghe, e poi vedremo che succede.
E se facciamo gol subito? E se il Bayern si distrae? E se la fortuna ci rende qualcosa di quanto tolto in questi anni?
Inutile fare calcoli, ipotesi, congetture perché finché non si scende in campo non è possibile sapere che succederà.
Una volta passati sotto il tunnel, respirato l’aria dell’Allianz Arena e sentito il boato della tifoseria dei tedeschi ognuno dei giocatori dell’Arsenal saprà che tipo di serata si prospetta.
Non ci serve un miracolo, ci serve un’impresa.
E un’impresa, a differenza dell’intervento divino, la si costruisce con il sudore.

 COMMON ARSENAL!!!

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