martedì 5 marzo 2013

Storie tese tra Arsène Wenger e Steve Bould?

Le voci erano iniziate a girare già qualche tempo fa, ora dopo la pesante sconfitta rimediata a White Hart Lane ecco che si ripropone su svariati mezzi d’informazione il resoconto di accessi e ripetuti scontri tra Arsène Wenger ed il suo nuovo assistente Steve Bould.

Secondo quanto riportato da France Football e ripreso in serie da tabloid, blog e altri organi d’informazione, l’ex difensore dei Gunners sarebbe stato via via messo in disparte da Arsène Wenger a causa di una presunta gelosia da parte dell’Alsaziano verso gli applausi che l’erede di Pat Rice stava raccogliendo – soprattutto ad inizio stagione.

Come tutti ricordiamo, la stagione dell’Arsenal è cominciata con tre clean sheets consecutivi (Sunderland in casa, Stoke e Liverpool in trasferta) e molti giornalisti non avevano perso l’occasione per sottolineare il grandissimo lavoro svolto da Steve Bould per trasformare l’abituale difesa colabrodo dei Gunners in un fortino inespugnabile.
Ferma restando la stima che nutro nei confronti di Steve Bould, credere che un vice allenatore abbia potuto rivoluzionare completamente un sistema difensivo francamente inguardabile in una macchina perfetta nello spazio di qualche settimana è da ingenui. O da disonesti.
Non ho mai creduto alla storia del miracolo Bould non tanto perché non reputo l’uomo in grado di svolgere un ottimo lavoro ma piuttosto perché ci vogliono mesi di lavoro prima di capire se un metodo funziona oppure no – e solo in seguito si possono dispensare applausi o pernacchie, a seconda dell’esito.
La difesa dell’Arsenal funzionava a meraviglia ad inizio stagione per il semplice fatto – a mio avviso – che la squadra nel suo insieme era molto più concentrata sulla fase difensiva che su quella offensiva, come testimoniano gli appena due gol segnati in tre partite, una rarità per l’Arsenal di Arsène Wenger.

La storia (ri)messa in piedi dopo la sconfitta del North London Derby racconta di un Arsène Wenger talmente geloso del successo del suo assistente da metterlo in disparte ed indebolire deliberatamente la sua squadra pur di tenersi il centro del palcoscenico; partendo da questa ipotesi, proviamo a capire punto per punto su quali basi essa è costruita:

Arsène Wenger preferirebbe perdere piuttosto che farsi rubare la scena da Steve Bould.

Steve Bould, uno al cui confronto Martin Keown sembra un angelo, si farebbe mettere da parte senza reagire.

I giocatori sarebbero d’accordo nel non lavorare più sulla fase difensiva durante gli allenamenti.  

Arsène Wenger avrebbe scelto come assistente Steve Bould – un difensore – per poi non fargli trasmettere la propria esperienza ai giocatori, confinandolo ad un ruolo puramente decorativo.

Quale di queste quattro asserzioni vi fà più ridere?

E poi: di quali applausi stiamo parlando? La difesa dell’Arsenal sta replicando gli stessi errori di sempre, che il vice Arsène Wenger fosse Pat Rice oppure Steve Bould. Gli applausi a mezzo stampa per il fortino costruito da Steve Bould in estate li ho sentiti chiari e forti, però le critiche per i gol regalati agli avversari sono finite sulle spalle di Arsène Wenger, non su quelle di Steve Bould. Perchè Wenger avrebbe perso l’occasione di imputare al lavoro del “mago” Bould gli errori difensivi dei suoi, se davvero voleva tagliarlo fuori? Sarebbe bastata una mezza frase fatta scivolare tra un’intervista e un’altra, due parole dette in conferenza stampa e Steve Bould sarebbe finito in pasto alle iene. Invece Arsène Wenger si è preso (e si prende ancora) le colpe per tutto.

A meno di tendenze suicide latenti, questa squadra ha semplicemente perso per strada la combattività e l’umiltà d’inizio stagione, oltre ad essere regolarmente punita alla prima occasione creata dagli avversari; è una questione prima di strategia – e qui Steve Bould non influisce granché – poi di uomini, quasi mai capaci di fare la cosa giusta al momento giusto.
Ad inizio stagione, con la concentrazione al massimo, il fuorigioco riusciva a meraviglia e Arteta recuperava palloni a raffica – distribuendoli poi esponenzialmente meglio del tanto osannato (e rimpianto) Alex Song.
Partita dopo partita, settimana dopo settimana, la cattiveria d’inizio stagione è svanita ed è stato questo – solo questo – a costarci punti in Premier League, eliminazioni nelle varie coppe e ci costringe ora a rincorrere un quarto posto lontano sette punti.

La situazione attuale non è figlia di ipotetici scontri tra il manager ed il suo assistente ma solo di un gruppo di giocatori non abbastanza maturo da mantenere un livello di prestazioni costante lungo tutta una stagione, o almeno buona parte di essa.
Sono le sfumature a fare la differenza tra una squadra di successo ed una come l’Arsenal, una di queste è certamente la concentrazione: basta guardare il Bayern Monaco che ha schiacciato i Gunners all’Emirates, una macchina perfetta in cui ognuno sapeva cosa fare in qualsiasi momento ed era sempre concentrato sul pezzo.
Tra i Gunners invece questa mentalità non è ancora acquisita, ci sono giocatori che vogliono essere ovunque in qualsiasi momento (Jack Wilshere, Aaron Ramsey, Santi Cazorla) e altri che si accontentano di apparire e sparire, risultando sì decisivi in alcune partite ma poi completamente inutili in molte altre (Theo Walcott, Olivier Giroud, Gervinho).
Non si può sempre interpretare il ruolo del salvatore della patria (a meno di chiamarsi Robin van Persie, ahimé), bisogna capire che tante volte è meglio concentrarsi sul proprio umile compito e farlo bene, anche se non è scintillante.

La chiamano maturità.

COMMON ARSENAL!!!

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti