04 marzo 2013

Tottenham vs Arsenal 2-1 : derby maledetto, una sconfitta immeritata e quindi ancora più amara

Due minuti sono stati più che sufficienti ad un Tottenham a tratti osceno per portare a casa i tre punti e mettere una seria ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions League.
Due minuti – tra il 37esimo ed il 39esimo – durante i quali due errori grossolani della difesa dell’Arsenal hanno permesso a Gareth Bale e Aaron Lennon d’involarsi verso Wojciech Szczesny e far scivolare il pallone in fondo alla rete, per la grande gioia di un White Hart Lane fino a lì silenzioso, dato il dominio assoluto dei Gunners.

Non è bastato controllare la gara dal primo all’ultimo minuto, annullare prima Adebayor poi Defoe e sovrastare tecnicamente il centrocampo avversario per portare a casa un risultato positivo – questa è la triste realtà.
Per quanto sterile, il dominio degli uomini di Arsène Wenger ha comunque creato grattacapi in serie a Hugo Lloris, bravo a sbrogliare qualche situazione bollente nella propria area di rigore e ben supportato da Jan Verthongen – non a caso eletto migliore in campo.
Quando una squadra vince di solito non è il proprio difensore centrale ad essere premiato come migliore in campo, qualcosa vorrà pur dire se l’ex centrale difensivo dell’Ajax ha portato a casa il premio alla fine della partita.
Vuol forse dire che il grande Tottenham si è accontentato di giocare in contropiede, sparando palloni lunghi e (troppo) spesso sballati verso Lennon e Bale; vuol forse dire che Parker, Dembélé e Sigurdsson non sono mai stati in grado d’imbastire una manovra, surclassati da Aaron Ramsey, Jack Wilshere e Santi Cazorla; vuol forse dire che Emmanuel Adebayor non ha mai creato problemi alla difesa avversaria, che lo ha annullato senza troppi patemi.
Quindi non accetto disfattismi dopo una prestazione del genere da parte dell’Arsenal.

Il risultato ci condanna, la distanza dal quarto posto utile per la qualificazione alla Champions League aumenta ma non accetto di sentir parlare di squadra alla deriva, di giocatori scarsi o qualsiasi altra negatività attorno ad una squadra che – PER UNA VOLTA – è scesa in campo concentrata, cattiva, vogliosa e attenta ai dettagli.
Poi il patatrac, due errori commessi allo stesso tempo da singoli (Mertesacker sul primo gol, Nacho Monreal in occasione del raddoppio) e dall’intera linea difensiva, incapace di prendere la giusta decisione tra il rinculare verso la propria area di rigore oppure tentare un fuorigioco poi rivelatosi suicida.

Restano dieci partite da giocare, trenta punti in palio che potrebbero comunque portarci di nuovo verso il quarto posto – o magari oltre!
Non penso di essere folle, forse solo inguaribilmente ottimista, ma nessuna delle pretendenti alla qualificazione per la prossima Champions League è superiore all’Arsenal visto ieri e nè Chelsea né Tottenham hanno un calendario facile da qui in poi.
Bisognerà lottare, bisognerà sperare, bisognerà avere un pizzico di fortuna ma il traguardo non è ancora svanito; se questa squadra lotterà potrà farcela e SE PER UNA QUALSIASI DIVINA RAGIONE dovessimo finire il campionato davanti al Tottenham qualcuno dovrà chiedere scusa.
Ad Arsène Wenger in primis, poi ai giocatori e dovrà infine avere la decenza di nascondersi dietro un paravento, lo stesso dal quale ieri sono usciti in tanti per vomitare il proprio odio e disfattisimo sulla squdra che dicono di supportare.

Dicono, appunto.

COMMON ARSENAL!

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