martedì 30 aprile 2013

Arsène Wenger verso l’addio, resta da decidere quando

La notizia ha il sapore di una minestra cucinata, riscaldata, congelata, scongelata, ri-riscaldata, passata al microonde, dimenticata fuori dal frigorifero e ri-ri-riscaldata un’ultima volta – non ditemi che non siete stati avvisati, quindi.
Secondo “un’esclusiva” del Telegraph, Arsène Wenger sarebbe già d’accordo con il miliardario principe a capo del PSG per sostituire Carlo Ancelotti alla guida del nuovo Manchester City d’Europa.
La notizia, in sé, non ha nulla di trascendentale non fosse per il fatto che si è passati dalle ipotesi alle certezze – tutte rigorosamente senza virgolettati – con un solo, minuscolo dubbio: in quale data Arsène Wenger sbarcherà a Parigi?

lunedì 29 aprile 2013

Arsenal vs Manchester United 1-1: il mezzo passo falso lascia i Gunners in balìa del fato

La grande attesa che aleggiava alla vigilia della partita è stata pienamente giustificata – tanto dall’Arsenal nel primo tempo quanto dal Manchester United nel secondo.
Il risultato finale, quindi, è sostanzialmente giusto.

Giusto ma inutile, almeno per i Gunners.

venerdì 26 aprile 2013

Anteprima, Arsenal vs Manchester United: signore e signori, la partita dell’anno è servita

Eccoci qui, a poco più di 48 ore dalla madre di tutte le partite.
Certo, avremmo tutti voluto vedere l’Arsenal ospitare il Manchester United in una sorta di spareggio per il titolo ma, realisticamente, questo Arsenal è sempre stato più credibile in versione “arbitro” del campionato, come successo anche l’anno scorso.
In quella che si annunciava come una lotta aperta tra Red Devils, Manchester City e Chelsea, i Gunners avevano poche possibilità d’inserirsi e trovarli (momentaneamente) al terzo posto deve comunque soddisfare i tifosi, dal momento che alla vigilia del campionato i vari bookmakers ci davano alla spalle anche di Tottenham, Liverpool e qualcuno pure Everton.

mercoledì 24 aprile 2013

Quanto mancherà Olivier Giroud all’Arsenal?

Ora che la squalifica di tre turni infilitta dalla FA a Olivier Giroud è stata confermata – non senza una certa dose di sorpresa – per Arsène Wenger e per noi Gooners è tempo di pensare a come cambierà la fisionomia della squadra da qui alla fine della stagione: senza il francese, la linea offensiva dei Gunners subirà un radicale cambiamento, non esistendo in rosa un attaccante con le caratteristiche di Olivier Giroud.

martedì 23 aprile 2013

Dear Arsène, perhaps I shouldn’t but I will boo Robin van Persie

Dear Arsène, I would love to take your advice and show respect towards Robin van Persie when – unless a Cashleyesque injury prevents him to feature on Sunday – he will come out of the tunnel at the Emirates Stadium wearing another shirt than the Arsenal one.
I would really like to be diplomatic but I already know I won’t be able to retain my bitterness towards a string of events which should have taken a different path.

Caro Arsène, forse non dovrei ma domenica fischierò Robin van Persie

Caro Arsène, avrei voglia di raccogliere il tuo invito a rispettare Robin van Persie quando – salvo infortuni diplomatici come quelli che colpirono Ashley Cole in svariate occasioni – calcherà il prato dell’Emirates Stadium con addosso per la prima volta una maglia diversa da quella dell’Arsenal.
Vorrei essere capace di essere molto più dimplomatico ma so già che non appena lo vedrò spuntare dal tunnel non saprò reprimere l’amarezza per una vicenda che sarebbe dovuta andare in maniera diversa.

lunedì 22 aprile 2013

Fulham vs Arsenal 0-1 : tre buoni punti ma poco altro

Ben consapevole dell’ostacolo che la trasferta a Craven Cottage avrebbe rappresentato per i Gunners, vedere l’arbitro estrarre dal taschino il (sacrosanto) cartellino rosso per sventolarlo sotto il naso di Steve Sidwell non mi è sembrato vero: giocare in superiorità numerica per la bellezza di 78 minuti più recupero in una partita cruciale come quella contro il Fulham, alla vigilia di due scontri fratricidi che mettevano di fronte Tottenham e Manchester City da una parte e Liverpool e Chelsea dall’altra, sembrava un regalo divino.

venerdì 19 aprile 2013

Anteprima, Fulham vs Arsenal: occhio ai Cottagers, nessun passo falso sarà più permesso

Ad appena qualche giorno dal pareggio interno registrato contro l’Everton di David Moyes, Arsène Wenger e i suoi uomini sono chiamati a riprendere la corsa per la qualificazione alla prossima Champions League e saranno di scena a Craven Cottage, casa del Fulham di Martin Jol, per l’ennesimo derby londinese della stagione.

mercoledì 17 aprile 2013

Arsenal vs Everton 0-0: un punto prezioso? No, due punti gettati al vento

I tanti commenti condivisi dai vari tifosi in giro per la rete erano piuttosto positivi nonostante il pareggio interno con l’Everton e non erano pochi tra i bloggers coloro i quali si sono detti soddisfatti del punto racimolato dall’Arsenal contro la squadra di David Moyes.

Francamente, non sono d’accordo.

lunedì 15 aprile 2013

Anteprima, Arsenal vs Everton: la formazione è un rebus, il risultato pieno un obbligo

Mai come alla vigilia del decisivo scontro con gli uomini di David Moyes la formazione dell’Arsenal è sembrata un rompicapo: Arsène Wenger ha a disposizione l’intera rosa (ad eccezione di Abou Diaby e forse di Tomas Rosicky) e dovrà fare scelte importanti che avranno un forte peso sia sull’incontro di martedì sera che sul finale di campionato.

domenica 14 aprile 2013

Più i Gunners avanzano, più l'acidità a mezzo stampa di propaga...bene così!


Come già successo dopo la vittoria (inutile) all’Allianz Arena, ecco che i tabloid d’oltremanica si scatenano di nuovo raccontando di litigi e rotture in casa Arsenal: se dopo la brillante prestazione di Monaco a finire sotto i riflettori erano stati Wojciech Szczesny e Thomas Vermaelen, questa volta è toccato a Lukas Podolski.

Secondo quanto riportato dal Sun, citato poi come fonte ancheda Metro e dal sempre presente Daily Mail, il tedesco sarebbe finito in panchina dopo un violento litigio con Arsène Wenger a proposito della posizione in campo dell’ex attaccante del Colonia, furioso con l’alsaziano che continua a schierarlo da ala sinistra anziché affidargli il ruolo che fu di Robin van Persie.

Tralasciando il fatto che Lukas Podolski non perde occasione per sottolineare quanto sia felice a Londra, trovo triste che i tabloid si abbassino a questo pur di vendere qualche copia in più: attaccarsi al fatto che Podolski non sia partito titolare nelle ultime tre partite per montare un caso all’interno dello spogliatoio è davvero pietoso, soprattutto se si tiene conto dell’infortunio recentemente subìto dall’attaccante e del fatto che Poldi è comunque subentrato in due delle ultime tre partite.

Data la forma attuale di Gervinho, inoltre, era ampiamente prevedibile che Arsène Wenger non avrebbe modificato la formazione titolare, trattamento riservato in maniera identica anche a Theo Walcott e Jack Wilshere – titolare contro il Norwich solo a causa dell’infortunio di Tomas Rosicky.

 Per quanto riguarda il ruolo, poi, non è secondario il fatto che Lukas Podolski giochi regolarmente come ala sinistra quando viene chiamato in Nazionale da Joachim Löw, eppure non risulta nessun battibecco tra il calciatore e il selezionatore: perché?

Da come gioca, dall’impegno che ci mette e dai risultati, non mi pare proprio che Lukas Podolski sia scontento di operare sulla corsia di sinistra; ci sono state prestazioni meno brillanti e giornate storte ma perché mai questo dovrebbe essere legato alla posizione in campo di Podolski?

Capita a tutti di avere giornate no, eppure quando si tratta di Podolski ecco che esplode un caso all’interno dello spogliatoio.

Non mi aspetto certo che Arsène Wenger e l’Arsenal siano i beniamini della stampa, tuttavia la disparità di trattamento riservata ai Gunners rispetto a Manchester United (soprattutto), Manchester City e Chelsea è davvero incredibile: perché non si parla di malumori quando Javier Hernandez non vede il campo nemmeno col binocolo a Old Trafford? Perché non si monta un caso quando Robin van Persie non trova la via delle rete per dieci partite di seguito?

In qualsiasi grande Club i giocatori ruotano, finiscono in panchina e poi tornano titolari a seconda della forma e della necessità, perché all’Arsenal dovrebbe essere diverso?

Podolski è stato uno dei protagonisti assoluti della stagione dell’Arsenal, tutti (Arsène Wenger in testa) sono più che soddisfatti delle prestazioni del tedesco e i tifosi lo hanno immediatamente adottato non appena sbarcato a Londra: perché tutto ciò improvvisamente sparisce?

Mi consolo pensando che questo tipo di polveroni si alzano non appena i Gunners si affacciano nei quartieri alti e dimostrano di essere all’altezza di United, City e Chelsea, le super potenze d’Inghilterra.

Avanti così allora, siamo sulla buona strada!

COMMON ARSENAL!

Arsenal vs Norwich 3-1: vittoria da infarto, a metà tra soddisfazione e timori


Per spazzare immediatamente qualsiasi dubbio che il titolo possa portare con sé, ho esultato come un pazzo quando Lukas Podolski ha scaraventato il pallone in fondo al sacco – mettendo il sigillo sulla vittoria.

Detto questo, non ho dimenticato la fatica che i ragazzi hanno fatto per costruire occasioni da gol degne di questo nome, né il fatto che trenta secondi dopo il gol (o autogol) del sorpasso a due minuti dal novantesimo abbiamo concesso una clamorosa occasione da gol al Norwich, sventata dal piedone provvidenziale di Lukasz Fabianski.

Com’è possibile?!

mercoledì 10 aprile 2013

Прощайте e grazie comunque, Arshavin!

La voce ha cominciato a circolare da qualche giorno, senza tuttavia trovare alcuna conferma ufficiale né ufficiosa, però a quanto si dice Andrey Arshavin starebbe meditando il ritiro dalle scene una volta che il suo contratto con l’Arsenal sarà terminato.

Al di là dei passaggi a vuoto, delle partite giocate con apparente sufficienza, delle prestazioni approssimative e della lenta scomparsa dal campo per quel che sembra un infinito pellegrinaggio tra panchina e tribuna, Andrey Arshavin mi mancherà.
Mi mancherà la sua imprevedibilità – nel bene e nel male – e mi mancherà la sua spensieratezza in campo, da non confondere con il mero menefreghismo: non è dalla faccia truce che si giudica la determinazione di un giocatore!
Mi mancheranno le sue serpentine; mi mancherà il suo piede destro fatato; mi mancherà la sua visione di gioco e – per quanto vi potrà suonare strano – mi mancherà il suo impegno: non so voi, però io ricordo distintamente un Andrey Arshavin talmente energico da farsi cinquanta metri di campo e chiudere sul terzino avversario proiettato in sovrapposizione.
Questo Andrey Arshavin è esistito e io lo ricordo bene, il declino di queste ultime due stagioni non deve cancellare quanto di buono fatto dal numero 23 in maglia Arsenal.

Oltre as essere quello del celebre poker ad Anfield, Andrey Arshavin è quello dell’assist al bacio per l’ultimo, decisivo gol di Thierry Henry con la maglia dell’Arsenal; Andrey Arshavin è quello del gol vittoria contro il Barcellona all’Emirates Stadium; Andrey Arshavin è quello della stoccata all’Old Trafford e quello del colpo di tacco velenoso contro l’Olympiacos in Champions League.
Andrey Arshavin è tutto questo e ha saputo incantare noi tifosi con invenzioni geniali, dribbling deliziosi e soprattutto una serie impressionante di assist, tutti di ottima fattura.
In una squadra che ha sempre avuto nell’ultimo passaggio – quello decisivo – il suo tallone d’Achille, Andrey Arshavin avrebbe potuto rappresentare il tassello finale che avrebbe fatto esplodere tutto il potenziale offensivo degli attaccanti a disposizione di Arsène Wenger.

Le promesse non sono state mantenute, purtroppo, ma non credo sia corretto attribuire tutte le colpe di questo (parziale) fallimento al fantasista russo: confinato sulla fascia dalla presenza di Fàbregas prima e dall’esplosione dell’atipico Robin van Persie poi, Andrey Arshavin non ha potuto operare in quella zona del campo per la quale sembra essere stato letteralmente creato.
In quel minuscolo e affollato corridio tra il centrocampo e l’area di rigore avversaria in cui bisogna essere veloci – coi piedi ma soprattutto con la testa – Andrey Arshavin avrebbe potuto far meraviglie e diventare letale, forse ancor più di Santi Cazorla oggi.
A lui si può imputare un evidente impigrimento ma poco altro.
È un colpa grave, su questo credo saremo tutti d’accordo, perchè con questo calo d’intensità Andrey Arshavin ha tradito noi Gooners ma ha tradito in primis sé stesso, gettando al vento un talento scintillante.
Pochi altri giocatori hanno la sua rapidità, il suo colpo d’occhio e i piedi così delicati e vedere tutte queste qualità buttate via è davvero uno strazio.

Mi spiace per l’epilogo di quella che sarebbe potuta essere una storia di successo, soprattutto visto l’esplosivo prologo.

Saluto il suo addio – che sia solo all’Arsenal o al calcio giocato – con deferenza e soprattutto con un rimpianto: perché Arsène Wenger non lo ha mai schierato dietro la prima punta?

COMMON ARSENAL!!!

lunedì 8 aprile 2013

... e cinque ragioni per le quali tremare!

Ahimé, non è tutto rose e fiori.
Ci sono anche ragioni per le quali è bene mantenere la guardia alta e continuare a pedalare senza pensare alla linea d’arrivo.
Ognuna delle sette partite che separano l’Arsenal dalla qualificazione alla prossima Champions League rappresenta una potenziale trappola, poco importa chi sia l’avversario di fronte.

5. IL CALENDARIO
Sembra un paradosso, eppure il calendario non proibitivo potrebbe trasformarsi da vantaggio a handicap per i Gunners.
Trovandosi di fronte squadre che virtualmente non hanno nulla da perdere, partendo con lo status di sparring partner, le compagini che arriveranno all’Emirates potranno concedersi il lusso di giocare una partita senza pressione, lasciando all’Arsenal tutti gli oneri e le responsabilità.
Ricordiamo tutti come sono finite le partite contro Wigan, Norwich e QPR dell’anno scorso – vediamo di non ripetere l’errore.

4. GLI AVVERSARI
Inutile nascondersi, questa corsa allargata a quattro/cinque squadre rischia di essere usurante per i Gunners: tante variabili da tenere in conto, più possibilità di essere puniti al minimo errore ed una pressione crescente di partita in partita, proveniente inoltre da diverse angolazioni.
La situazione non è ideale per poter giocare a mente libera, giocoforza le notizie che arriveranno dai campi più caldi influiranno sulle prestazioni dei giocatori dell’Arsenal.
Toccherà ad Arsène Wenger e Steve Bould rendere impermeabili i giocatori, il fatto di essere padroni del proprio destino dovrebbe aiutare.

3. LA RINCORSA
Impossibile non tenerne conto, la grande rimonta realizzata fino a qui rischia seriamente di presentare il conto – e lo farà senza preavviso.
Tutti quanto sanno perfettamente che l’Arsenal dà il meglio di sé quando si trova con le spalle al muro, come reagiranno i Gunners a questo nuovo status di favoriti?
La speranza è che nessuno abbassi la guardia, l’influenza delle energie psico-fisiche spese finora per guadagnarsi il diritto allo sprint finale sarà uno degli indici principali nell’analisi finale di questa volata.

2. LA PRESSIONE DEI FAVORITI
Come detto, i Gunners sono passati da inseguitori ad inseguiti – un cambiamento radicale nelle menti dei giocatori.
Se finora l’Arsenal poteva far leva sui necrologi che esperti, giornalisti e avversari avevano già preparato per festeggiare il fallimento dei londinesi, ora questa enorme molla verrà meno e sarà quindi indispensabile non alzare il piede dall’acceleratore – nemmeno di un millimetro.
Al contrario, bisognerà correre ancora di più perché d’ora in avanti gli avversari avranno dalla loro parte la spinta di una rincorsa da compiere, una specie di miracolo da mettere in piedi.

 1. LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI
Mi fa perfino paura scrivere una cosa del genere, però è ovvio pensare che questa serie magnifica debba – un giorno lontanissimo – arrivare a conclusione. Arsène Wenger è una specie di stregone e le sue rincorse sono sempre andate a buon fine, resta tuttavia la paura che un giorno o l’altro l’incantesimo finisca.
Fino a quando giocatori, manager e tifosi saranno ben consapevoli che la Champions League non è un diritto divino per l’Arsenal, le possibilità di non centrare l’obbiettivo resteranno al minimo – come successo fino a qui.

COMMON ARSENAL!!!

La volata verso la Champions League, cinque ragioni per le quali sperare...

Mancano sette partite, 630 minuti di pura passione per arrivare a strappare il biglietto per la prossima Champions League, o per lo meno per il turno preliminare.
ClockEndItalia vi offre una lista di dieci ragioni per le quali vale la pena essere ottimisti e altrettante per le quali conviene forse cominciare a fare scongiuri, macumbe e compagnia:

5. IL CALENDARIO
Sulla carta, le sfide che attendono i Gunners non sono tra le più proibitive, fatta eccezione forse per gli scontri con Everton e Manchester United i quali però vedranno come terreno di sfida l’Emirates Stadium, un piccolo vantaggio che potrebbe fare la differenza in partite così delicate. Il  Tra le dirette contendenti, il Chelsea dovrà affrontare Manchester United, Liverpool ed Everton, le prime due delle quali in trasferta mentre gli Sp*rs incontreranno il Manchester City in casa e rischiano di perdere ulteriore terreno dopo gli scivoloni recenti.

4. LA ROSA A DISPOSIZIONE
A differenza della stagione scorsa, questo Arsenal non è una squadra dipendente da un singolo fuoriclasse. Se la stagione scorsa RvP ci aveva praticamente trascinati in Champions, quest’anno la squadra sembra globalmente più pericolosa, rendendo difficile la vita agli avversari.
Al contrario, gli Sp*rs dipendono spudoratamente da Gareth Bale (attualmente infortunato) e potrebbero patire l’assenza del proprio salvatore qualora i postumi dell’infortunio gli impedissero di brillare. Seppur maggiormente attrezzato, il Chelsea deve ach’esso molto alla vena di Oscar e alla finalizzazione di Demba Ba, unico terminale affidabile viste le difficoltà di Fernando Torres.

3. ARSÈNE WENGER
Nè André Villas-Boas nà Rafa Benitez hanno l’esperienza e la sagacia dell’alsaziano, ormai uno specialista nel trovare le risorse giuste per una rincorsa a perdifiato. Proprio quando tutto sembrava perduto (1-2 a White Hart Lane, Sp*rs a +5), Arsène Wenger ha tirato fuori dal cappello le parole giuste per accendere il fuoco sacro tra le sue fila, ridando smalto ad una compagine che sembrava pronta a cadere.

2. PADRONI DEL PROPRIO DESTINO
Anche se ipotetico (per ora), il fatto di non dover più rincorrere ma di poter finalmente dipendere solo da sé stessi per raggiungere l’obbiettivo è cosa non da poco.
Niente più refresh isterici a Twitter e FB, niente più orecchie attaccate nervosamente alle radioline (per i più nostalgici) ma la consapevolezza che sia l’Arsenal stesso a decidere del proprio destino.
Una sensazione niente male.

1. I RIENTRANTI JACK WILSHERE, LUKAS PODOLSKI e THEO WALCOTT
Seppur non brillantissimi prima dei rispettivi infortuni, potrebbero d’improvviso diventare i nuovi motori dell’Arsenal per questo sprint finale. La lunga rimonta è usurante e i pochi ricambi in mezzo al campo hanno costretto agli straordinari sia Mikel Arteta che Aaron Ramsey, per non parlare di Tomas Rosicky. L’energia, tecnica, visione e cuore di Jack Wilshere potrebbero essere la spinta necessaria per scardinare le difese avversarie quando arriveranno all’Emirates per “parcheggiare il bus”
Al contrario, uno come Theo Walcott potrebbe essere letale in trasferta, sfruttando anche il minimo spazio e offrendo quei gol dall’ala che mancano sia a Gervinho che a Chamberlain. La sua capacità di partire da destra e convergere al centro potrebbe essere indigesta a tante difese.
Il tedesco infine, ormai pronto al rientro, potrebbe d’incanto riportare sotto gli occhi dei Gooners tutta la forza di una corsia mancina che ha spesso fatto le fortune dell’Arsenal. A differenza di tanti compagni di squadra, è una vera ala e sa dialogare con il terzino di turno (che sia Kieran Gibbs o Nacho Monreal) creando sistematicamente la superiorità sulla fascia sinistra. Poi, con quel piede, può risolvere la partita da un momento all’altro.

COMMON ARSENAL!!!

domenica 7 aprile 2013

West Brom vs Arsenal 1-2: venti minuti di terrore ingiustificato per una vittoria più che meritata


Ricorderemo tutti a lungo l’autentico terrore cui siamo stati sottoposti dall’Arsenal dopo l’espulsione di Per Mertesacker ed il successivo gol su calcio di rigore di James Morrison: venti minuti di sofferenza, tachicardia, preghiere e apnee prolungate finite solo quando Howard Webb ha deciso di mettere fine alla partita e liberare un grido di sollievo tra giocatori e tifosi, tanto allo stadio quanto davanti alla TV.

Bisogna dire che fino all’episodio del rigore, la partita stava andando nella maniera più semplice per i Gunners e gli uomini di Arsène Wenger sembravano aver fatto il necessario per portare a casa tre punti importantissimi nella corsa alla qualificazione alla prossima Champions League.
La prima doppietta in maglia Arsenal di Tomas Rosicky aveva infatti permesso ai Gunners di disinnescare gli ardori di un West Brom deciso a rendere la vita difficile agli avversari; nonostante qualche momento di difficoltà nelle fase iniziali della partita, l’Arsenal aveva saputo prendere possesso del campo e del pallone per poi colpire in maniera spietata prima con una bell’azione Arteta-Gervinho-Rosicky e poi – ad inizio ripresa – con un’altra combinazione Ramsey-Rosicky finalizzata da quest’ultimo con una precisa conclusione sul palo lontano dopo che Ben Foster aveva respinto il primo violento tentativo del centrocampista ceco.
Non fosse stato per l’imprecisione di Aaron Ramsey, l’Arsenal avrebbe anche potuto mettere a segno uno dei gol più belli della stagione grazie al magnifico passaggio filtrante di Santi Cazorla per Olivier Giroud, il cui colpo di tacco aveva messo il centrocampista gallese a tu per tu con il portiere avversario: questione di centimetri, la conclusione di Ramsey è finita a lato.

Poi, improvviso, è arrivato il temporale.

Per Mertesacker ha steso Shane Long in area di rigore, Howard Webb ha indicato il dischetto ed estratto il cartellino rosso per il tedesco, dando il via all’assedio dei padroni di casa: prima James Morrison ha realizzato il calcio di rigore – anche se Fabianski avrebbe dovuto respingere la conclusione del centrocampista dei Baggies – e da lì in poi l’Arsenal è stato incapace di conservare il pallone e dare respiro ad una difesa sempre più sotto pressione.
Arsène Wenger ha tolto Gervinho per inserire Thomas Vermaelen, poi Santi Cazorla per rinforzare la difesa con Kieran Gibbs ed infine Tomas Rosicky per aggiungere un centrocampista difensivo come Francis Coquelin.
Tra una sostituzione e l’altra ci sono state tante occasioni per i padroni di casa, con McAuley, Shane Long e soprattutto il vero protagonista del finale di partita: Romelu Lukaku.
Il centravanti belga di origini congolesi, arrivato in prestito dal Chelsea, ha letteralmente messo in ginocchio la difesa ospite grazie a qualità fisiche impressionanti e due piedi niente male, sempre pronti a creare occasioni per i compagni oppure far sudare freddo Lukasz Fabianski e con lui tutti i Gunners: la conclusione del centravanti ex Anderlecht, fortunatamente, è finita di pochi centimetri a lato della porta dell’Arsenal.

 Dopo sei, lunghissimi, minuti di recupero, Howard Webb ha sancito una vittoria per l’Arsenal che potrebbe essere di capitale importanza per il seguito del campionato: è stata dura, è stata a rischio infarto ma la partita di The Hawthorns ci ha regalato la certezza di aver il destino tra le nostre mani, senza più dipendere da nessuno.
Il pareggio tra Tottenham e Everton ci lascia infatti ad un punto di distanza dagli Sp*rs, che hanno però giocato una partita in più rispetto ai Gunners e che potrebbero quindi perdere posizioni rispetto ai diretti avversari.
Non è ancora ora di rialzare la testa, restano ancora tanti ostacoli da superare prima di poter guadagnare l’ennesima partecipazione alla Champions League, però da qui in poi la strada da prendere la decidiamo noi, senza dipendere più da nessuno. Non un vantaggio da poco.

Restano tanti difetti da limare, tanti pericoli da cercare di limitare e per questo Arsène Wenger e Steve Bould hanno ancora tanto lavoro da svolgere: Olivier Giroud avrebbe dovuto tenere più palloni quando la squadra è andata in difficoltà, Aaron Ramsey, Santi Cazorla, Tomas Rosicky e Mikel Arteta avrebbero dovuto mantenere meglio il possesso del pallone a centrocampo e la squadra in generale non avrebbe dovuto soffrire tanto, soprattutto quando l’avversario non ha fatto altro che lanciare palloni in mezzo all’area di rigore.

La buona notizia è che il nostro fortino ha resistito, con una buona dose di fortuna, perciò il morale sarà molto alto tra le fila dei Gunners e questo non può che essere di buon auspicio per il rush finale.

Norwich
Everton
Fulham
Manchester United
QPR
Wigan
Newcastle

Sette ostacoli, sette potenziali trappole dalle quali uscire vincitori per poter festeggiare – ancora una volta – un finale di stagione da protagonisti.

COMMON ARSENAL!

giovedì 4 aprile 2013

Due parole sul mercato che sarà, in via strettamente eccezionale!


Vista l’insolita (e preoccupante) tranquillità che sta aleggiando in casa Arsenal alla vigilia della trasferta a casa del temibile West Brom, in via del tutto eccezionale voglio fare un paio di considerazioni in chiave mercato: come sarà l’Arsenal del futuro?

Le voci si rincorrono sul web, il pettegolezzo svaria da un Arsenal pronto a lasciar partire più della metà della rosa – con qualche nome eccellente sulla lista dei partenti quali Wojciech Szczesny e Thomas Vermaelen – ad un Arsène Wenger pronto a fare follie e portare a Londra alcuni dei calciatori più corteggiati d’Europa.

I nomi che circolano sono sempre i soliti, da Stevan Jovetic a Isco, passando per il sempreverde Adrian, un clamoroso ritorno di Fàbregas e lo sbarco di David Villa, già molto vicino ai Gunners durante il mercato invernale.

Quanto ci sia di vero in tutto questo non è dato sapersi, soprattutto quando a condurre il mercato è un fissato dell’ermetismo come Wenger, però dove c’è fumo si trova spesso anche l’arrosto e quindi alcuni dei nomi citati fino a qui potrebbero essere obbiettivi reali dell’Arsenal.
Inutile dire che senza qualificazione alla prossima Champions League la lista è destinata ad impoverirsi – a dispetto di quanto ripetono Ivan Gazidis e il resto del direttivo – perciò tanti dei nomi più gettonati resteranno in una sorta di limbo da qui alla fine della stagione.
C’è chi si divertirà alle spalle dell’Arsenal per i possibili mancati acquisti, ci sarà il sempre nutrito partito dei “io l’avevo detto” (dicono tutto e il contrario di tutto, per forza di cose ogni tanto ci prendono!) e le voci non faranno altro che moltiplicarsi di giorno in giorno, è perciò molto importante non farsi risucchiare dal ciclone e chiedersi in maniera obbiettiva e distaccata quale tipo di giocatore servirebbe davvero all’Arsenal – Champions o non Champions.

Io la mia idea me la sono fatta, non mi piace molto sventolare nomi perché riesco ancora a distinguere le dinamiche del calcio giocato da quelle di Scudetto (voi chiamatelo pure Football Manager, per me resterà per sempre Scudetto) ma mi presto volentieri al giochino più in voga del momento. Personalmente non sono tra quelli che chiedono l’arrivo di un difensore centrale perché sono convinto che un singolo non possa da solo trasformare questa zoppicante linea difensiva in un fortino inespugnabile: a mio modesto parere Laurent Koscielny, Thomas Vermaelen e Per Mertesacker sono ottimi difensori e hanno ampiamente dimostrato di poter svolgere il loro compito in maniera egregia.
Quando sono lasciati in balìa degli avversari ovviamente vanno in difficoltà e si espongono a figuracce in prima persona, mentre le responsabilità andrebbero condivise per lo meno con terzini e centrocampisti.
Ben venga un quarto difensore affidabile per sopperire alle probabile partenze di Johan Djourou e Sebastien Squillaci, sarei però sorpreso se Arsène Wenger spendesse parecchi milioni per uno stopper.
Svanito (?) Mapou Yanga-M’Biwa, dovessi fare un nome sceglierei senza dubbio Micah Richards del Manchester City.

Chiuso da Kompany, Lescott e Nastasic, il ragazzo ha apertamente dichiarato di essere un Gooner da sempre e potrebbe esplodere definitivamente sia come centrale che come terzino destro, avendo dalla sua un fisico straripante e la giovane età.
Data la probabile partenza di Bacary Sagna, uno come lui potrebbe essere l’uomo giusto al posto giusto, nel momento giusto.

Altro tema caldo è quello del famoso mediano di rottura, il tassello magico che renderebbe perfetto il malconcio puzzle di Arsène Wenger: c’è chi invoca il ritorno di Alex Song, c’è chi rimpiange la partenza di Yann M’Vila e chi vorrebbe vedere l’alsaziano aprire il portafogli per strappare Marouane Fellaini all’Everton.
Anche qui – mi spiace – preferisco gli uomini attualmente a disposizione di Arsène Wenger: non rimpiango minimamente Alex Song, uno che ha brillato più per gli assist forniti a Robin van Persie che per i palloni recuperati; non rimpiango il fatto che Yann M’Vila abbia firmato un contratto faraonico con il Rubin Kazan, viste le frasche extra calcistiche e il poco o nulla messo in mostra fino a qui, perché mi ostino a credere che il centrocampista ideale l’Arsenal lo abbia già in rosa: si, parlo proprio di Abou Diaby.

Mi spiace per i tanti suoi detrattori, il ragazzo ha qualità straordinarie e se fino a qui non ha potuto metterle in mostra non è certo per colpe proprie, quanto purtroppo per un certo accanimento della sfortuna.
Non ci sto al gioco al massacro verso un calciatore giudicato irrecuperabile (ma non lo era anche van Persie, prima che ci trascinasse in Champions?) che tuttavia ha ancora davanti a sé anni in cui potrà finalmente conquistarsi quella carriera scintillante che merita.
Forse non sarà il perno del centrocampo dell’Arsenal per i prossimi dieci anni, potrà però essere una pedina fondamentale per i prossimi cinque anni.
Tecnica sopraffina, centimetri, progressione irresistibile e gambe telescopiche per arpionare il pallone, Abou Diaby ha tutte le caratteristiche per diventare lo scudo perfetto per la difesa dei Gunners e il trampolino di lancio ideale per innescare Santi Cazorla, Theo Walcott e Lukas Podolski.
Di Patrick Vieira ha tutto, gli manca solo quel carisma che ti regalano i minuti passati a lottare sul campo: se la sorte glielo concederà, Abou Diaby potrà mettere insieme quell’esperienza che lo renderà autoritario, combattivo e sempre più efficace.
L’Abou Diaby che conosco io è quello di Anfield e di fronte a quel giocatore il confronto diventa duro per molti dei suoi colleghi.

Diverso e condivisibile, invece, il discorso di un sostituto per sopperire alle assenze del francese, purtroppo più che prevedibili.
Al momento i centrocampisti che abbiamo in rosa hanno tutti le stesse caratteristiche e nessuno assomiglia minimamente a Diaby, servirebbe perciò qualcuno in grado di portare presenza fisica tra centrocampo e difesa: non fosse per il prezzo assolutamente fuori mercato, il nome di Marouane Fellaini sarebbe quello giusto ma l’idea di pagare per il belga più del doppio di quanto versato al Malaga per Santi Cazorla è francamente delirante.
Qui non ho un nome da proporre, mi spiace.

Chiudo con i due reparti più discussi della stagione, l’attacco e il parco portieri: come quasi tutti i colleghi, Olivier Giroud non ha deluso ma nemmeno convinto completamente critica e tifosi, alternando prestazioni incoraggianti a partite anonime per non dire scadenti; come lui anche Gervinho ha fatto poco per guadagnarsi la stima dei Gooners, sempre più inclini a considerare l’ivoriano più un personaggio pittoresco che una valida alternativa per i piani di Arsène Wenger.
Discorso leggermente diverso per Theo Walcott e Lukas Podolski: se il primo sta diventando sempre più letale sotto porta ma non trova la giusta continuità durante la stagione, il tedesco ha sempre risposto presente quando schierato ma ha spesso pagato un ruolo più da centrocampista che da attaccante.
A differenza di altri, tuttavia, Podolski ha sempre saputo rendersi utile e ha lottato ogni minuto passato con indosso la maglia dell’Arsenal – una qualità che dovrebbe essere trasmessa a tanti compagni di squadra.

L’arrivo di un attaccante di provata affidabilità sarebbe una manna dal cielo per l’Arsenal, sia dal punto di vista della finalizzazione che da quello psicologico perché un conto è sapere di affrontare Gervinho o Giroud, un altro invece sapere di avere a che fare con David Villa o simili.
Personalmente sceglierei subito l’attaccante del Barcellona, nonostante l’età, però il nome di Stevan Jovetic profuma di affare alla Santi Cazorla – arrivato senza troppo clamore e trasformatosi in protagonista fin dal primo giorno.

L’attaccante della Fiorentina – qualche anno fa considerato il prospetto più intrigante del calcio europeo – sarebbe quel tipo di centravanti atipico in grado di costruire e finalizzare tanto in voga tra i Club di prima fascia (e non solo).

Chiudiamo con i portieri infine, con Lukasz Fabianski e Vito Mannone ormai quasi certi di cambiare maglia durante l’estate.
Se non mi dispiace affatto per l’Italiano, quasi mai all’altezza dell’Arsenal, la metamorfosi di Fabianski nelle ultime settimane potrebbe portare Arsène Wenger a proporre un contratto nuovo al polacco: chiaramente Fabianski accetterebbe solo sapendo di giocarsela alla pari con Wojciech Szczesny, il che è tutt’altro che scontato.

Nonostante le critiche e gli attacchi, Szczesny resta il titolare di domani e – per quanto mi riguarda – uno dei talenti più interessanti tra i portieri d’Europa: non ho nemmeno bisogno di riflettere se qualcuno proponesse uno scambio con David de Gea, Hugo Lloris o Jack Butland – io mi tengo stretto Woj!
Sarei più che felice di vedere Arsène Wenger affiancare un uomo d’esperienza e affidabilità al polacco, qualcuno da cui Szczesny possa imparare per davvero e che lo costringa a sudare per guadagnarsi il posto da titolare.
Se Wojciech Szczesny si è riposati sugli allori è perché la concorrenza si chiamava Manuel Almunia, Lukasz Fabianski e Vito Mannone.
Il modo migliore per trasformare Chezzny in un campione è mettergli qualcuno alle calcagna: i nomi di Simon Mignolet, Asmir Begovic e del vecchio Mark Schwarzer sono perfetti per tenere Szczesny sulle spine.

Giochino finito, concentriamoci sulla trasferta a casa del West Brom e la rincorsa alla prossima Champions League.

Il cammino resta arduo, la salita è ancora lunga – meglio non staccare i piedi dai pedali.

COMMON ARSENAL!!!

mercoledì 3 aprile 2013

Giorni di gioia e dolore, giorni da Gunners

Dopo una sosta più o meno forzata, eccomi di ritorno!
In queste settimane sono successe tante cose, alcune belle e alcune francamente pessime, per le quali vale la pena fare un piccolo resoconto.

Partiamo da quello che ha raccontato il campo, con l’importante vittoria registrata sabato ai danni del derelitto Reading, sempre più vicino alla retrocessione: Gervinho (si, proprio lui), Santi Cazorla, Olivier Giroud e Mikel Arteta hanno affossato gli ospiti e confermato il buon momento dei Gunners, sempre alla rincorsa della qualificazione alla prossima Champions League.
Non c’è molto di cui esaltarsi, gli unici spunti interessanti sono stati forniti da un Gervinho in versione extra lusso (un gol e due assist) e da un possesso palla finalmente rapido, incisivo e quasi sempre pericoloso per gli avversari – come successo a casa dello Swansea.
La sconfitta del Chelsea a casa del Southampton ci rimette prepotentemente in gioco per il quarto (e terzo) posto però – classifica alla mano – restiamo ancora quinti perciò non è ancora il momento di alzare la testa, meglio pedalare con gli occhi bassi e tanta umiltà.

Passiamo alle notizie meno allegre, a partire dall’ennesimo infortuio subito da Abou Diaby: il francese resterà fuori altri 9 mesi per via del ginocchio, colpa di un movimento sbagliato fatto in allenamento.
Ho trovato ripugnante l’ironia che si è sparsa per la rete non appena la notizia è divenuta pubblica, Abou Diaby è probabilmente il giocatore più sfortunato che conosca ma non ha nessuna responsabilità riguardo agli infortuni.
Inutile quindi prendersela con un giocatore come lui, fino a qui sempre pronto a dare il suo contributo quando il fisico glielo ha permesso; in alcune partite ha dimostrato il perché Arsène Wenger creda così ciecamente in lui, sono d’accordo col manager quando dice che il centrocampista dev’essere sostenuto ed aiutato ad avere la carriera che un talento come il suo merita.
Forse non sarà una carriera lunga ma Abou Diaby ha ancora qualche anno davanti a sè prima di appendere le scarpette al chiodo e l’Arsenal ha il dovere di fare tutto il possibile perché il francese diventi quel centrocampista fondamentale che molti si aspettino diventi.
Ha fisico, piedi buoni, una progressione devastante ed è uno dei pochi in grado di svolgere egregiamente entambe le fasi di gioco; a chi chiedeva a gran voce l’ingaggio di Yann M’Vila, il ritorno di Alex Song o l’arrivo di chissà quale altro interditore vorrei ricordare che Abou Diaby potrebbe essere per l’Arsenal quello che Yaya Touré rappresenta attualmente per il Manchester City.

Dategli tempo, io sono pronto a scommettere sul futuro di Abou Diaby.

Un’altra brutta notiza è sicuramente stata la crudele eliminazione dei giovani Gunners dalle NextGen Series, la Champions League di categoria, per mano del Chelsea: sotto di due gol a meno di dieci minuti dal termine, i ragazzi di Burton hanno saputo riacciuffare il risultato nei secondi finali ma si sono dovuti inchinare ad un gol durante i tempi supplementari – dicendo addio quindi al sogno di giocare la finalissima tra qualche settimana.
Rallegriamoci però per le prestazioni di alcuni dei ragazzi di Terry Burton, nuovi campioncini che stanno crescendo sotto lo sguardo attento di Arsène Wenger.

Se il futuro immediato dell’Arsenal è complicato e si chiama West Brom (seguito da Norwich, Everton, Fulham, Manchester United, QPR, Wigan e Newcastle), quello più lontano risponde ai nomi di Hector Bellerin, Serge Gnabry, Kristoffer Olsson e Chuba Akpom – una filastrocca che potrebbe presto suona familiare a molti Gooners.

COMMON ARSENAL!!!