29 aprile 2013

Arsenal vs Manchester United 1-1: il mezzo passo falso lascia i Gunners in balìa del fato

La grande attesa che aleggiava alla vigilia della partita è stata pienamente giustificata – tanto dall’Arsenal nel primo tempo quanto dal Manchester United nel secondo.
Il risultato finale, quindi, è sostanzialmente giusto.

Giusto ma inutile, almeno per i Gunners.

Se l’uscita dai blocchi è stata da grande squadra, la gestione del vantaggio firmato (in fuorigioco) da Theo Walcott non è stata altrettanto all’altezza e l’Arsenal si è trovato a concedere sempre più spazio e sempre più occasioni ad un Manchester United tutt’altro che indemoniato – per quanto determinato a rendere la vita difficile agli uomini di Arsène Wenger.
Inutile sottolineare quanto il momento decisivo della partita sia stato il calcio di rigore, causato in maniera irresponsabile da un Bacary Sagna nemmeno lontano parente del terzino destro che ha dominato per anni il campionato inglese surclassando ogni collega: prima il retropassaggio dritto sui piedi di van Persie, poi l’inopportuna scivolata con cui ha steso l’olandese offrendogli su un piatto d’argento la palla del pareggio.
Senza quell’errore l’Arsenal probabilmente avrebbe chiuso in vantaggio la prima frazione – pur non meritandolo pienamente – e avrebbe quindi avuto maggiori possibilità di portare a casa l’intera posta in palio e compiere un altro passo (forse decisivo) verso la qualificazione alla prossima Champions League.

Ed invece siamo qui a dover fremere per il risultato della sfida tra Chelsea e Totteham, la cui vittoria potrebbe farci sprofondare di nuovo al quinto posto.

Di tutte le sfide che il calendario ci ha proposto dalla sconfitta a White Hart Lane in poi, quella di ieri con il Manchester United era l’unica sulla carta davvero complicata, l’unica sulla quale poter lasciare punti preziosi in chiave Champions League.
Aver pareggiato non è quindi la fine del mondo, però i due punti lasciati ieri vanno a sommarsi ai due persi (sempre in casa) contro l’Everton e diventano un gruzzoletto già pesante nell’economia di una classifica asfissiante che vede Chelsea, Arsenal, Tottenham ed Everton tutte ancora in corsa nonostante manchino appena tre partite alla fine.

Arsène Wenger si è detto sicuro che tre vittorie nelle prossime tre partite saranno sufficienti per accaparrarsi un posto utile per la Champions League, la matematica tuttavia non dice la stessa cosa: se gli Spurs battono il Chelsea a Stamford Bridge e poi entrambe vincono le partite a disposizione, per i Gunners non ci sono speranze.
È crudele, però purtroppo il destino dell’Arsenal resta in mani altrui.

Si può discutere sulle possibilità che Chelsea e Totteham vincano tutte le partite che giocheranno, soprattutto i Blues che andranno ad Old Trafford, ospiteranno gli Spurs e poi se la vedranno con un Aston Villa disperato nello spazio di appena otto giorni, però la matematica – ripeto – continua a dire che il destino dell’Arsenal dipende (anche) dai risultati altrui.
L’unica cosa che resta da fare, al momento, è assicurarsi i nove punti in palio da qui alla fine del campionato e poi stare a vedere che succede: il primo atto sarà a Loftus Road contro un QPR già retrocesso, poi i Gunners se la vedranno con due squadre in piena lotta per non retrocedere come Wigan e Newcastle – due partite che avranno la stessa intensità di una finale di coppa e che l’Arsenal dovrà essere bravo ad interpretare con doverosa concentrazione.
Possiamo solo incamerare nove punti e sperare, prezzo da pagare per non aver saputo essere cinici abbastanza da vincere partite nelle quali non si è proprio brillato.

A proposito di brillantezza, gli uomini di Arsène Wenger sembrano in evidente riserva d’energie tanto fisiche quanto mentali e il finale di stagione sarà deciso anche da questo fattore, con tutte le squadre più o meno stremate dopo un campionato faticoso.
La partita contro il Manchester United ci ha fatto vedere che l’Arsena fatica eccessivamente nel creare occasioni da gol e deve la sua buona striscia di risultati a quattro fattori: la solidità della coppia Koscielny-Mertesacker, il dinamismo di Aaron Ramsey, le geometrie di Tomas Rosicky e la creatività di Santi Cazorla.
Theo Walcott spesso s’incarta da solo, Lukas Podolski in versione centravanti è troppo macchinoso, Jack Wilshere non trova lo spunto giusto e nè Gervinho né Alex Oxlade-Chamberlain hanno la continuità giusta per mettere in apprensione le difese avversarie.
Per quanto visto ieri, l’assenza di Olivier Giroud sembra pesare più di quanto avessi immaginato – non tanto a livello fisico quanto per il gioco stretto che (sembra assurdo dirlo, visti i piedi piuttosto ruvidi) il francese è in grado di offirire ai centrocampisti e agli esterni.
È presto per tirare le somme, però il Lukas Podolski visto ieri ha ancora tantissimo lavoro davanti a sé prima di poter diventare il punto di riferimento dell’attacco dei Gunners.
Chissà, forse contro una difesa più morbida come quella dei Rangers il tedesco saprà ritrovare la rapidità d’esecuzione che lo ha reso spesso letale, ma resto convinto che uno con le sue caratteristiche debba partire da lontano e fronte alla porta, non esattamente quello che il ruolo di centravanti richiede.

COMMON ARSENAL!

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