domenica 14 aprile 2013

Arsenal vs Norwich 3-1: vittoria da infarto, a metà tra soddisfazione e timori


Per spazzare immediatamente qualsiasi dubbio che il titolo possa portare con sé, ho esultato come un pazzo quando Lukas Podolski ha scaraventato il pallone in fondo al sacco – mettendo il sigillo sulla vittoria.

Detto questo, non ho dimenticato la fatica che i ragazzi hanno fatto per costruire occasioni da gol degne di questo nome, né il fatto che trenta secondi dopo il gol (o autogol) del sorpasso a due minuti dal novantesimo abbiamo concesso una clamorosa occasione da gol al Norwich, sventata dal piedone provvidenziale di Lukasz Fabianski.

Com’è possibile?!

Abbiamo dominato in maniera quasi imbarazzante dall’inizio alla fine, eppure non siamo quasi mai capaci di portare una vera minaccia alla porta di Bunn; Olivier Giroud e Gervinho hanno avuto due occasioni d’oro, però a fronte di un possesso palla del 75% per larghi tratti del primo tempo resta un bottino davvero misero.
Ancora peggio è andato il secondo tempo, soprattutto dopo aver regalato il gol agli avversari siamo stati capaci solo di buttare palloni nell’area avversaria sperando in un colpo di fortuna in mischia: dove sono sparite le qualità tecniche dei Gunners?

La mia personalissima opinione è da ricercarsi nella formazione iniziale scelta da Arsène Wenger – nei confronti della quale mi sonomostrato molto scettico ancor prima del fischio d’inizio della partita.
Non sono mai stato convinto da Santi Cazorla in versione ala (nonostante quello fosse stato il suo ruolo per anni) perché il suo movimento perpetuo, i piedi rapidi e le idee geniali vengono sacrificati non appena esce dalla zona nevralgica del campo; non sono nemmeno convinto da Jack Wilshere in posizione di trequartista, lui che fa delle progressioni palla al piede il suo punto di forza: senza lo spazio davanti a sé dal quale far partire i propri inserimenti, Jack finisce col creare poco e non toccare quella miriade di palloni di cui ha bisogno per diventare decisivo.
Se poi – oltre ad una posizione non abituale – l’inglese è reduce da un infortunio e non è in condizioni fisiche ottimali ecco che la prestazione non è delle migliori.
A mio avviso Jack Wilshere resta il miglior numero otto che esista al momento in Premier League, è chiaro che Arsène Wenger vede in lui un grande numero dieci perciò continuerà con i suoi esperimenti ed è meglio che mi metta l’anima in pace.
Tra un paio d’anni Jack Wilshere sarà quel che è stato a suo tempo Cesc Fàbregas e io , rileggendo queste righe, mi dirò che fidarsi di Arsène Wenger non è poi così sbagliato.

Nel frattempo, tuttavia, continuo ad avere i miei dubbi e la fiducia cieca che l’alsaziano mostra nei confronti di Gervinho sembra essere lì apposta per avvalorare i miei tentennamenti.
L’ivoriano resta un enigma, non tanto per me che continuo a ritenerlo mediocre quanto per i tanti tifosi che sono convinti di veder presto esplodere un attaccante di livello mondiale: mi auguro di tutto cuore che voi abbiate ragione perché vorrebbe dire che l’Arsenal ha a disposizione un arma in più, resto però più che scettico sulle qualità di Gervinho.
Tecnica modesta, visione di gioco limitata, scelte spesso discutibili fanno da contraltare ad una rapidità impressionante, un’imprevedibilità sorprendente e un’agilità impareggiabile che mettono spesso in difficoltà l’avversario.
il problema è che, una volta saltato l’avversario, raramente Gervinho è in grado di fornire un assist preciso o concludere a rete in maniera efficace.

Chiusa la parentesi relativa ai singoli, torno volentieri a parlare della prestazione generale della squadra e soprattutto del risultato finale, di straordinaria importanza: tre punti che ci proiettano ufficialmente tra le prime quattro della classifica e – per lo meno momentaneamente – addirittura terzi alle spalle dei due Club di Manchester.
Visto da dove siamo partiti, trovarci in questa posizione è da considerarsi un’autentica impresa, attribuibile in primis ad Arsène Wenger, a tratti apparso come l’unico a credere nelle possibilità della squadra.
Il suo enorme lavoro psicologico sta finalmente dando i suoi frutti, come dimostrano le prestazioni di Lukasz Fabianski, Laurent Koscielny ma soprattutto Aaron Ramsey.

A proposito del gallese, che dicono ora i suoi detrattori?

Dopo che Ryan Shawcross gli ha rotto tibia e perone, dopo che il suo mentore di è suicidato, dopo che il nuovo commissario tecnico della Nazionale gli ha tolto la fascia da capitano e dopo che perfino una buona parte dei suo stessi tifosi lo hanno fischiato e contestato, Aaron Ramsey ha ancora la voglia di combattere su ogni pallone per il bene dell’Arsenal e di quegli stessi tifosi che lo volevano fuori dalla squadra.
Chi altri farebbe altrettanto?

Guardatevi come si è guadagnato il calcio d’angolo da cui è scaturito il rigore del pareggio, del tackle con cui ha bloccato un possibile contropiede del Norwich mentre tutti i compagni erano riversati in attacco o dei chilometri percorsi per aiutare Mikel Arteta, sostenere Santi Cazorla e coprire le avanzate di Bacary Sagna: avrete voglia di contestarlo, ripensate alla prova fornita oggi?

Adesso sotto con l’Everton, martedì, per continuare la corsa folle alla qualificazione alla prossima Champions League ed eliminare definitivamente una concorrente pericolosa.
Attenzione però, con una prestazione come quella offerta contro il Norwich rischiamo di perdere contro questo Everton, equilibrato e pericoloso.
I vari Jelavic, Fellaini, Mirallas, Pienaar e Anichebe non perdoneranno il minimo errore – una cosa da tenere bene a mente.

COMMON ARSENAL!

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