mercoledì 10 aprile 2013

Прощайте e grazie comunque, Arshavin!

La voce ha cominciato a circolare da qualche giorno, senza tuttavia trovare alcuna conferma ufficiale né ufficiosa, però a quanto si dice Andrey Arshavin starebbe meditando il ritiro dalle scene una volta che il suo contratto con l’Arsenal sarà terminato.

Al di là dei passaggi a vuoto, delle partite giocate con apparente sufficienza, delle prestazioni approssimative e della lenta scomparsa dal campo per quel che sembra un infinito pellegrinaggio tra panchina e tribuna, Andrey Arshavin mi mancherà.
Mi mancherà la sua imprevedibilità – nel bene e nel male – e mi mancherà la sua spensieratezza in campo, da non confondere con il mero menefreghismo: non è dalla faccia truce che si giudica la determinazione di un giocatore!
Mi mancheranno le sue serpentine; mi mancherà il suo piede destro fatato; mi mancherà la sua visione di gioco e – per quanto vi potrà suonare strano – mi mancherà il suo impegno: non so voi, però io ricordo distintamente un Andrey Arshavin talmente energico da farsi cinquanta metri di campo e chiudere sul terzino avversario proiettato in sovrapposizione.
Questo Andrey Arshavin è esistito e io lo ricordo bene, il declino di queste ultime due stagioni non deve cancellare quanto di buono fatto dal numero 23 in maglia Arsenal.

Oltre as essere quello del celebre poker ad Anfield, Andrey Arshavin è quello dell’assist al bacio per l’ultimo, decisivo gol di Thierry Henry con la maglia dell’Arsenal; Andrey Arshavin è quello del gol vittoria contro il Barcellona all’Emirates Stadium; Andrey Arshavin è quello della stoccata all’Old Trafford e quello del colpo di tacco velenoso contro l’Olympiacos in Champions League.
Andrey Arshavin è tutto questo e ha saputo incantare noi tifosi con invenzioni geniali, dribbling deliziosi e soprattutto una serie impressionante di assist, tutti di ottima fattura.
In una squadra che ha sempre avuto nell’ultimo passaggio – quello decisivo – il suo tallone d’Achille, Andrey Arshavin avrebbe potuto rappresentare il tassello finale che avrebbe fatto esplodere tutto il potenziale offensivo degli attaccanti a disposizione di Arsène Wenger.

Le promesse non sono state mantenute, purtroppo, ma non credo sia corretto attribuire tutte le colpe di questo (parziale) fallimento al fantasista russo: confinato sulla fascia dalla presenza di Fàbregas prima e dall’esplosione dell’atipico Robin van Persie poi, Andrey Arshavin non ha potuto operare in quella zona del campo per la quale sembra essere stato letteralmente creato.
In quel minuscolo e affollato corridio tra il centrocampo e l’area di rigore avversaria in cui bisogna essere veloci – coi piedi ma soprattutto con la testa – Andrey Arshavin avrebbe potuto far meraviglie e diventare letale, forse ancor più di Santi Cazorla oggi.
A lui si può imputare un evidente impigrimento ma poco altro.
È un colpa grave, su questo credo saremo tutti d’accordo, perchè con questo calo d’intensità Andrey Arshavin ha tradito noi Gooners ma ha tradito in primis sé stesso, gettando al vento un talento scintillante.
Pochi altri giocatori hanno la sua rapidità, il suo colpo d’occhio e i piedi così delicati e vedere tutte queste qualità buttate via è davvero uno strazio.

Mi spiace per l’epilogo di quella che sarebbe potuta essere una storia di successo, soprattutto visto l’esplosivo prologo.

Saluto il suo addio – che sia solo all’Arsenal o al calcio giocato – con deferenza e soprattutto con un rimpianto: perché Arsène Wenger non lo ha mai schierato dietro la prima punta?

COMMON ARSENAL!!!

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