03 aprile 2013

Giorni di gioia e dolore, giorni da Gunners

Dopo una sosta più o meno forzata, eccomi di ritorno!
In queste settimane sono successe tante cose, alcune belle e alcune francamente pessime, per le quali vale la pena fare un piccolo resoconto.

Partiamo da quello che ha raccontato il campo, con l’importante vittoria registrata sabato ai danni del derelitto Reading, sempre più vicino alla retrocessione: Gervinho (si, proprio lui), Santi Cazorla, Olivier Giroud e Mikel Arteta hanno affossato gli ospiti e confermato il buon momento dei Gunners, sempre alla rincorsa della qualificazione alla prossima Champions League.
Non c’è molto di cui esaltarsi, gli unici spunti interessanti sono stati forniti da un Gervinho in versione extra lusso (un gol e due assist) e da un possesso palla finalmente rapido, incisivo e quasi sempre pericoloso per gli avversari – come successo a casa dello Swansea.
La sconfitta del Chelsea a casa del Southampton ci rimette prepotentemente in gioco per il quarto (e terzo) posto però – classifica alla mano – restiamo ancora quinti perciò non è ancora il momento di alzare la testa, meglio pedalare con gli occhi bassi e tanta umiltà.

Passiamo alle notizie meno allegre, a partire dall’ennesimo infortuio subito da Abou Diaby: il francese resterà fuori altri 9 mesi per via del ginocchio, colpa di un movimento sbagliato fatto in allenamento.
Ho trovato ripugnante l’ironia che si è sparsa per la rete non appena la notizia è divenuta pubblica, Abou Diaby è probabilmente il giocatore più sfortunato che conosca ma non ha nessuna responsabilità riguardo agli infortuni.
Inutile quindi prendersela con un giocatore come lui, fino a qui sempre pronto a dare il suo contributo quando il fisico glielo ha permesso; in alcune partite ha dimostrato il perché Arsène Wenger creda così ciecamente in lui, sono d’accordo col manager quando dice che il centrocampista dev’essere sostenuto ed aiutato ad avere la carriera che un talento come il suo merita.
Forse non sarà una carriera lunga ma Abou Diaby ha ancora qualche anno davanti a sè prima di appendere le scarpette al chiodo e l’Arsenal ha il dovere di fare tutto il possibile perché il francese diventi quel centrocampista fondamentale che molti si aspettino diventi.
Ha fisico, piedi buoni, una progressione devastante ed è uno dei pochi in grado di svolgere egregiamente entambe le fasi di gioco; a chi chiedeva a gran voce l’ingaggio di Yann M’Vila, il ritorno di Alex Song o l’arrivo di chissà quale altro interditore vorrei ricordare che Abou Diaby potrebbe essere per l’Arsenal quello che Yaya Touré rappresenta attualmente per il Manchester City.

Dategli tempo, io sono pronto a scommettere sul futuro di Abou Diaby.

Un’altra brutta notiza è sicuramente stata la crudele eliminazione dei giovani Gunners dalle NextGen Series, la Champions League di categoria, per mano del Chelsea: sotto di due gol a meno di dieci minuti dal termine, i ragazzi di Burton hanno saputo riacciuffare il risultato nei secondi finali ma si sono dovuti inchinare ad un gol durante i tempi supplementari – dicendo addio quindi al sogno di giocare la finalissima tra qualche settimana.
Rallegriamoci però per le prestazioni di alcuni dei ragazzi di Terry Burton, nuovi campioncini che stanno crescendo sotto lo sguardo attento di Arsène Wenger.

Se il futuro immediato dell’Arsenal è complicato e si chiama West Brom (seguito da Norwich, Everton, Fulham, Manchester United, QPR, Wigan e Newcastle), quello più lontano risponde ai nomi di Hector Bellerin, Serge Gnabry, Kristoffer Olsson e Chuba Akpom – una filastrocca che potrebbe presto suona familiare a molti Gooners.

COMMON ARSENAL!!!

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