giovedì 2 maggio 2013

All’Arsenal mancano i fuoriclasse? Si, tanto in campo quanto in tribuna!

Con la sua abituale pacatezza, Alisher Usmanov ha gridato ai quattro venti che all’Arsenal mancano i fuoriclasse.
Il discorso può anche starci, viste le attuali difficoltà che attraversa la squadra, però quello che non ci sta è il momento scelto per esternare al mondo quanto sia mediocre questo gruppo di giocatori e non ci sta nemmeno – a mio parere – l’enorme consenso che le gesta dell’uzbeko generano in una larga fetta di tifosi dei Gunners.

Il miliardario attuale detentore di poco meno del 30% delle azioni del Club ha fatto sapere che, a differenza degli anni scorsi, la rosa a disposizione di Arsène Wenger non dispone di nessuna stella, nessun giocatore che potrebbe essere titolare in qualsiasi altro Club.
Forse ha ragione, anche se ho almeno tre dubbi che rispondono ai nomi di Santi Cazorla, Kieran Gibbs e Jack Wilshere.
L’accusa di Alisher Usmanov dice che, in seguito alle cessioni di Cesc Fàbregas e Robin van Persie, l’Arsenal ha perso d’un colpo tutti i campioni che aveva a disposizione e anziché rimpiazzarli con giocatori di uguale spessore, il Club e il suo direttivo (manager compreso) così poco ambizioso ha preferito puntare sui calciatori già sotto contratto con i Gunners, sperando che per miracolo diventassero tanto bravi da raccogliere subito il testimone.
Una scelta irresponsabile, criminale, debole, perdente che pare trasformare l’Arsenal in in Club di secondo livello, se non peggio.

Una scelta che, tuttavia, è stata fatta anche al momento di decidere se rimpiazzare Patrick Vieira con un Michael Essien oppure fare largo a quel ragazzino spagnolo dalle spalle strette ma dal cervello fino che tanto stava impressionando con le Riserve; una scelta che, tuttavia, è stata fatta anche nel momento in cui il più grande giocatore che abbia mai vestito la maglia dell’Arsenal è emigrato in Spagna e il fardello della sua successione è stato poggiato sulle spalle di un olandese dal sinistro fatato ma le caviglie (e la testa) molto fragili.
Cosa sarebbe successo a Cesc Fàbregas se Arsène Wenger avesse deciso di andare sull’usato sicuro per trovare un nuovo partner a Gilberto Silva? Che ne sarebbe stato di Robin van Persie se l’alsaziano avesse acquistato un nome in voga in quel momento (Jermain Defoe?!) per sostituire Thierry Henry?

Gli ultimi fuoriclasse che hanno graziato i tifosi dell’Arsenal sia ad Highbury che all’Emirates non sono sbarcati a Londra dopo una sfibrante trattativa conclusa con un fiume di sterline versate ad un altro Club, entrambi li abbiamo costruiti in casa – giorno dopo giorno, rischio dopo rischio.
Lo stesso è successo con i fuoriclasse del passato più recente, quei Thierry Henry, Patrick Vieira, Kolo Touré, Ashley Cole, Freddie Ljungberg, Alex Song e Aleksandr Hleb, tutti arrivati giovani (chi più, chi meno) e sconosciuti (senza eccezioni) e ripartiti da fuoriclasse o presunti tali.
Perché non potrebbe allora essere lo stesso con Wojciech Szczesny, Carl Jenkinson, Aaron Ramsey, Alex Oxlade-Chamberlain e Jack Wilshere?
Tutti hanno mostrato qualità impressionanti, perché tarpare loro le ali per di più senza avere la certezza assoluta che il giocatore che si va ad acquistare sia davvero più efficace?

Non nego che l’Arsenal abbia bisogno di un paio d’innesti di qualità, anzi, però quel continuo vomitare insulti verso i giocatori attualmente a disposizione di Arsène Wenger non significa certo essere un fuoriclasse del tifo.
Per questo mi stupisco sempre dell’enorme apprezzamento di cui gode Alisher Usmanov, il quale resta per me solo una copia più ricca di Roman Abramovich.
Quello che mi spaventa di più è sapere che una larga fetta di Gooners vedrebbe di buon occhio una trasformazione dell’Arsenal in un Manchester City, PSG o Chelsea qualsiasi, con tutte le conseguenze del caso.
In cambio di un titolo, moltissimi tifosi venderebbero l’unica cosa che ci rende diversi (e superiori, per quanto mi riguarda) alle rivali più vistose.
Tanti, tantissimi, farebbero carte false per avere il celeberrimo uovo oggi e lasciar perdere la gallina di domani – pur essendo consapevoli che è la stessa gallina che stiamo pazientemente allevando da ormai sei anni, dalla costruzione dell’Emirates in poi, e che è sempre più vicina a deporre le uova (d’oro, si spera).

A mio modesto parere, questo Arsenal non ha bisogno di una rivoluzione come leggo puntualmente dopo ogni sconfitta ma di qualche puntello in cemento armato, qualche pilastro portante che non impedisca ai nuovi, potenziali fuoriclasse di percorrere la propria strada.
Dovremmo prendere esempio da noi stessi, dai nostri commenti per capire che i giudizi corrono troppo in fretta e che il prezzo o ingaggio pagati per un giocatore non ne determinano il valore né il talento.
Dovremmo ricordarci di quando tutti eravamo convinti di avere la difesa più forte del campionato, quei Mertesacker, Vermaelen e Koscielny che venivano sbeffeggiati qualche mese fa; dovremmo ricordarci dei clamorosi fallimenti di due dei giocatori più cari della storia del Club, quei José Antonio Reyes e Andrey Arshavin il cui talento ha brillato per troppo poco tempo; dovremmo ricordarci di quel Thierry Henry che non ha segnato per nove partite di fila e sembrava solo l’ennesimo errore di valutazione di Arsène Wenger e così via.
Dovremmo guardare che fine abbiano fatto i giocatori di cui avevamo disperatamente bisogno e che Arsène Wenger non ha mai acquistato: Cristopher Samba ne è l’esempio più fulgido, sembrava essere il difensore perfetto che avrebbe sistemato da solo tutti i problemi dell’Arsenal ed invece eccolo che inanella figuracce in serie con la maglia del QPR.

Tutti coloro che chiedono ad Arsène Wenger di spendere senza freni e Alisher Usmanov che promette fondi illimitati per rinforzare la squadra non fanno altro che destabilizzare un ambiente che ha intrapreso un percorso difficile ma responsabile, lo ha seguito con ammirevole coerenza nonostante tutte le avversità e le critiche e si appresta – finalmente – a raccogliere i frutti.
Lo stesso progetto sta funzionando per il Borussia Dortmund, perché non dovrebbe funzionare per l’Arsenal?
I tedeschi ci hanno messo oltre dieci anni per ritrovare la via del successo attraverso l’attenzione al bilancio e il potenziamento del vivaio – noi con i nostri otto abbiamo ancora un buon margine!

Mentre i nostri ragazzi si trasformano in fuoriclasse - con la speranza che il loro numero cresca costantemente - noi preoccupiamoci di fare i fuoriclasse in tribuna e davanti alla TV.
Lasciamo il ruolo di viziate pecore metereopatiche ai "tifosi" di Chelsea e Manchester City, noi continuamo a restare quelli che possono permettersi di dire can't buy class

COMMON ARSENAL!!!

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