venerdì 7 giugno 2013

Chi sarà il primo a scusarsi con il tirchio e avido Arsène Wenger?

Domanda: “Questo significa che ora potrete spendere di più in sede di mercato e pagare ingaggi più alti?”

Risposta di Ivan Gazidis: “Si, per entrambe le cose. Significa che ora potremo guardare ad obbiettivi che prima non erano finanziariamente alla nostra portata.”

Le parole del direttore generale dell’Arsenal sono chiare: fino a ieri, Arsène Wenger non aveva a diposizione tutti quei fondi di qui blateravano giornali e tifosi delusi.
 Non era una questione di tirchieria, testardaggine, follia e mancanza di ambizione.
Arsène Wenger non rifiutava di spendere, Arsène Wenger NON POTEVA spendere.

È quindi giunto il momento per tanti di cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa all’alsaziano.
Come sempre, non lo farà nessuno degli esperti che lo hanno crocefisso stagione dopo stagione, non capendo perché quel vecchio francese testardo non volesse aprire il portafogli.

Per non piangere, probabilmente.

Ora che la verità è venuta a galla è tempo di rivedere con occhio diverso la strategia adottata da Arsène Wenger e soprattutto rendersi conto dell’eccezionalità dei risultati conseguiti mentre altri Club spendevano centinaia di milioni (altrui) e potevano permettersi di sperperare i soldi del magnate di turno senza troppe preoccupazioni.
Mentre Arsène Wenger puntava su Cesc Fàbregas e Robin van Persie spendendo due figurine e cinque noccioline, il Chelsea investiva cifre allucinanti per Hernan Crespo e Andriy Shevchenko, il Manchester City pagava somme astronomiche per Joleon Lescott e Emmanuel Adebayor e il Manchester United versava milioni nelle casse della Lazio per Juan Sebastian Veron.
Per non parlare del Tottenham dei vari Roman Pavlyuchenko e David Bentley e del Liverpool di Charlie Adam, Jordan Henderson, Andy Carroll e Joe Allen.

Mantenere la squadra costantemente tra le prime quattro mentre attorno a te il mondo sembra impazzire non è cosa da poco, è davvero ora di metterselo bene in testa.

È ora di mostrare più rispetto e più fiducia nei confronti di un uomo che ha sempre messo l’Arsenal davanti a qualsiasi tornaconto personale e si è sempre preso le critiche – anche le più feroci – con una signorilità inarrivabile.

Come detto da Ivan Gazidis, è tempo di raccogliere i frutti di una strategia ambiziosa ma molto ben riuscita e dovremmo essere tutti grati del fatto che a raccogliere quei succulenti frutti e farli rendere al meglio ci sia proprio quel tirchio, testardo, avido e pazzo manager francese del quale in troppi hanno chiesto la testa in svariate occasioni.

COMMON ARSENAL!!!

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