venerdì 14 giugno 2013

Un occhio al 2012/2013 per ripartire alla grande l’anno prossimo

La stagione è ormai finita da un pezzo, quella nuova si avvicina a grandi passi ma è venuto il momento – lontano da emozioni che possono traviare l’obbiettività dei giudizi – di analizzare quanto successo durante l’ennesima annata di alti e bassi per i Gunners.
Giocatore per giocatore, voglio provare a capire quanto di buono è stato offerto e quanto di meno buono ci è toccato vedere.

Con lo sguardo sempre rivolto al futuro, cercare anche di capire come e dove i Gunners possono migliorare e creare la base necessaria per una nuova era di successi che sia credibile e possibile.

Wojciech Szczesny
Il talento del polacco non si discute, certe cose lo ho viste fare solo a Gianluigi Buffon alla sua età. Ha fatto errori, ha avuto un calo di concentrazione ma per me dev’essere il portiere dell’Arsenal per i prossimi dieci anni almeno. Troppa qualità per essere lasciato in disparte ad imparare da un collega più anziano, sbaglierà ancora qualcosa ma in generale è un portiere formidabile.

Discontinuo e forse eccessivamente sicuro di sé quanto volete però vista l’età tante cose si possono perdonare. Se resta concentrato e viene messo sotto pressione può maturare in fretta e confermare tutto il suo talento. Il problema è proprio quel “se”

Lukasz Fabianski
Il nuovo Lukasz Fabianski emerso giusto in tempo per la partita dell’Allianz Arena è stato impressionante. Niente più indecisioni, grande autorità e quello sguardo feroce che fà tanto portiere di un certo livello. Speriamo continui così.

Ha detto che nel suo ruolo è meglio non riflettere, speriamo quindi che tenga il cervello in stand-by anche la prossima stagione. Sul finale dell’annata appena terminata ha paurosamente riproposto qualche uscita a vuoto delle sue, segno evidente che la mente si era momentaneamente rimessa in moto.

Bacary Sagna
A volte il miglior terzino destro della Premier League, altre semplicemente inguardabile. Il francese resta un esterno difensivo di grandissima qualità e lo ha più volte mostrato, sacrificandosi per la squadra quando è stato chiamato a fare lo stopper. Sembra debba partire, spero invece che resti.

Il contratto in scadenza, le voci di un interessamente del PSG e una condizione fisica non eccellente ne hanno notevolmente peggiorato il rendimento, ora deve decidere se rinnovare e tornare il vero Bacary Sagna oppure tornare in Francia. Dovesse restare, sarà bene che passi l’estate ad effettuare wqualche cross; non è accettabile che uno del suo livello ne azzecchi solo tre a stagione.

Carl Jenkinson
I miglioramenti rispetto al debutto sono stati notevoli, però chi sostiene che sia già migliore di Sagna è troppo ottimista o del tutto cieco. La sua volontà e la sua determinazione sono impareggiabili, però commette ancora troppi errori e è spesso troppo irruento. Deve sperare che Bacary Sagna resti per poter fare un ulteriore stagione da studente e poi aspirare ad un posto da titolare.

È un tifoso dell’Arsenal e si vede, purtroppo anche in maniera controproducente. Per quanto sia coraggioso e sempre concentrato, a mio parere non è ancora pronto per un posto da titolare. Ha bisogno di avere un maestro da cui imparare, la trasformazione in un terzino affidabile non è ancora completa.

Per Mertesacker
Sarà lento quanto volete, ma il piedone lo mette sempre al posto giusto nel momento giusto. Di testa le prende tutte lui, anche se raramente in attacco, ed è il vero leader della linea difensiva. Lo hanno criticato, deriso e maltrattato per poi rendersi conto che avere uno come lui a guidare la difesa è una bella sensazione.

Effettivamente, è un filo lento e rischia di mettersi a piangere ogni volta che l’arbitro gli fischia un fallo contro o (addirittura) lo ammonisce. Tolto questo, è effettivamente un pò lento e se sbaglia anche solo di mezzo secondo un movimento, l’attaccante avversario si trova davanti una prateria. Un bel rischio da correre, soprattutto con i vari Jermain Defoe, Luis Suarez e Sergio Aguero.

Thomas Vermaelen
All’improvviso sembra diventato un brocco, ma qualcuno si ricorda la sua prima stagione? Thomas Vermaelen non deve essere ceduto ma spinto a riconquistarsi una maglia da titolare al fianco di Per Mertesacker. È veloce, tosto e pure pericoloso in attacco, perché dovremmo privarcene dopo una stagione poco fortunata? Sarebbe da perdenti.

Ha sbagliato di tutto in qualsiasi posizione, è finito in panchina ed è stato ferocemente criticato eppure non ha mai alzato la voce né espresso la minima lamentela. Non so se sia stata la fascia di capitano, la sfiga o chissà che altro ma è forse il Gunner che ha deluso di più. Più che dalle prestazioni, tuttavia, sono rimasto deluso dalla sua non-reazione quando è finito fuori squadra: da un combattente come lui mi aspettavo più veemenza.

Laurent Koscielny
Le prestazioni d’inizio stagione erano talmente brutte da non poter essere vere, infatti a fine stagione è stato uno dei migliori dell’Arsenal. Sembra il complemento ideale per Per Mertesacker (che è un filo lento) e la battaglia con il rientrante Thomas Vermaelen sarà intensa. Due anni fa era stato etichettato come un bidone, l’anno scorso ha cominciato a convincere qualche scettico. Che il prossimo anno sia quello dell’esplosione definitiva?

È un lottatore che ha bisogno di essere sotto pressione per sfornare prestazioni eccellenti, quando le cose vanno bene a una tendenza suicida ad addormentarsi. Manca un piccolo e allo stesso tempo enorme passaggio per diventare un centrale difensivo di livello mondiale, il fiato di Thomas Vermaelen sul collo gli farà un gran bene.

Kieran Gibbs
Senza ombra di dubbio il miglior terzino sinistro in Premier League dopo (ahimé) Ashley Cole, cui presto soffierà il posto in Nazionale. Veloce, cattivo e bravo tanto in difesa quanto in attacco, Kieran Gibbs dovrà comunque guardarsi le spalle perché la concorrenza è agguerrita.

La tendenza all’infortunio è preoccupante e rischia di frenarlo troppo spesso. Quando è sano resta la scelta numero uno di Arsène Wenger, il problema resta sapere per quante partite potremo contare su di lui, il che è piuttosto frustrante per noi che abbiamo già avuto a che fare con Abou Diaby e Robin van Persie.

Nacho Monreal
Arrivato a fine Gennaio per sostituire l’indimenticato André Santos, lo spagnolo ha conquistato i tifosi fin da subito con prestazioni volenterose e pure un gol pesantissimo. Il suo duello con Kieran Gibbs è affascinante, i due si somigliano molto e vorranno assicurarsi un posto in squadra anche in vista del Mondiale in Brasile. Lo spagnolo non parte certo sconfitto...

La concorrenza è molto rude perché Kieran Gibbs è mostruoso quando in forma, però Nacho Monreal è uno di quelli che parlano poco e fanno tanto, come piacciono a me. Rispetto a Kieran Gibbs sembra un po’ leggerino fisicamente ma finora ha retto piuttosto bene, però la prestazione da incubo contro Andros Townsend conferma che c’è ancora un pezzo di strada da fare...

Mikel Arteta
Da trequartista a mediano in meno di due anni, chi altri avrebbe saputo adattarsi tanto rapidamente? Arrivato dall’Everton per rimpiazzare Cesc Fàbregas, è finito con prendere il ruolo che fu di Alex Song, non sfigurando affatto. Non avrà i centimetri né i muscoli del mediano ma sa affondare il tackle quando serve e – cosa non da poco – sa gestire il pallone una volta recuperato. Da quando gli è stata affidata la fascia di capitano, poi, è venuta fuori tutta la sua personalità.

Come detto, non ha né i centimetri né i muscoli del mediano e quindi a volte è stato spazzato via da avversari più imponenti. Un limite non insuperabile, quando c’è un compagno a prestargli man forte, ma se si trova davanti Marouane Fellaini o Yaya Touré sono guai.
Mikel Arteta punta sempre sull’intelligenza, per fortuna ne ha tanta in quella testa sempre perfettamente pettinata.

Abou Diaby
Tanti sembrano avercela con lui per gli infortuni, come se la responsabilità fosse del giocatore. La verità è che la frattura di caviglia e tibia rimediata nel 2006 ne ha rovinato la carriera. Eppure, come ha mostrato soprattutto durante la sfida di Anfield, Abou Diaby sa essere inarrestabile.
Mi attacco a quella prestazione per sperare che Abou Diaby abbia la carriera che le sue qualità meritano, almeno per gli anni che restano.

Fisicamente bestiale, tecnicamente sopraffino eppure così fragile e a volte pretenzioso, Abou Diaby resta un’incognita enorme per Arsène Wenger e per l’Arsenal. Sprecare un talento come il suo sarebbe un delitto, però non prevedere un’alternativa a lungo termine sarebbe altrettanto grave. Arsène Wenger punta ciecamente sul giocatore, giustamente secondo me, ma purtroppo sembra che il destino si sia messo di traverso. Pur mantenendo vive le speranze, è ora di pensare ad un piano B.

Aaron Ramsey
Criticato, denigrato, dato per finito, il gallese ha finalmente saputo dimostrare di avere le qualità e il carattere necessari per indossare la maglia dell’Arsenal. Il suo moto perpetuo, la sua disponibilità al sacrificio e la sua visione di gioco hanno permesso alla linea offensiva dei Gunners di godere di minor pressione, oltre ad aver fornito a Mikel Arteta un grande aiuto nella protezione della difesa. Ci sono due cosa che tanti compagni dovrebbero imparare da Aaron Ramsey: la dedizione e la personalità, lui è uno dei pochi a non nascondersi mai – nemmeno quando le cose vanno male.

Generoso, a volte pure troppo. Per uno con la sua tecnica, le palle perse e le occasioni da gol non capitalizzate sono troppe: il fatto di coprire ogni zona del campo e farlo in maniera perpetua per tutti i novanta minuti alla fine costa al gallese quella lucidità in fase offensiva che lo renderebbe completo.
Un altro gradino da scalare sulla via che porta alla grandezza.

Jack Wilshere
Difficile giudicare uno che rientra dopo oltre un anno di sosta forzata, però le qualità di Jack Wilshere sono innegabili. È destinato a diventare l’anima della squadra, è il capitano già designato per il futuro e l’anno prossimo potrà dimostrare di essere tornato quel centrocampista magnifico che tutta Europa invidia ai Gunners.

L’unica cosa che sembra poter fermare Jack Wilshere è quel suo caratteraccio: spigoloso, incazzoso oltre il lecito e piuttosto attaccabrighe, il centrocampista dei Gunners deve imparare a controllare i propri istinti o rischia di perdere efficacia in mezzo al campo. Personalmente, anche se Arsène Wenger non sembra essere d’accordo con me, lo vedo più davanti alla difesa che dietro le punte ma sono più che contento di fidarmi ciecamente dell’alsaziano. Dopotutto, ha dimostrato di saperla molto lunga già in passato.

Tomas Rosicky
Lo vedo giocare dopo la sua miracolosa rinascita e non posso che riflettere sullo spreco di talento che siamo stati costretti a contemplare. Non fosse stato per gli infortuni, avremmo ammirato un giocatore fantastico per molte stagioni in pIù, anziché scoprire solo ora tutte le sue qualità. Il fantasista arrivato da Dortmund è diventato nel tempo un regista impeccabile, capace tanto di aprire in due una difesa che di mordere le caviglie altrui. I vari Ramsey, Wilshere e Chamberlain faranno bene a prendere appunti finché possono!

Purtroppo, e non è un rammarico da poco, Tomas Rosicky non è un uomo da 50 partite l’anno e quindi Arsène Wenger dovrà rassegnarsi a schierarlo a corrente alternata, quando ne avrà l’occasione. Un vero peccato perché in pochi hanno il suo cambio di passo e la sua visione, però l’Arsenal non può permettersi di puntare su un giocatore arruolabile solo a metà.

Santi Cazorla
Non ero per niente convinto del suo acquisto (non ho paura ad ammetterlo) perché lo ritenevo solo un’ala molto tecnica ma troppo fumosa. Le sue prestazioni mi hanno smentito completamente e la cosa che maggiormente mi ha fatto cambiare idea è il modo in cui resiste ad ogni contrasto – più o meno lecito. Un numero dieci vecchio stampo ben consapevole che la superiorità tecnica comporta anche un certo numero di colpi proibiti ad ogni partita.

Ci sono state giornate – poche, in realtà – durante le quali il suo esilio sulla corsia di sinistra lo ha completamente cancellato dalla partita. Non interamente colpa sua, direte voi, però il suo gioco può e deve ancora migliorare per poter raggiungere lo zenith del calcio. Andrès Iniesta non ha mai sofferto il fatto di dover giocare lontano dal centrocampo, Santi Cazorla ha tutte le carte in regola per poterlo emulare.

Lukas Podolski
Affermato eppure ancora relativamente giovane, qualitativamente ottimo e incline al sacrificio per la squadra, Lukas Podolski ha tutte le qualità per diventare un perno dell’Arsenal. Deve solo rendersene conto, niente di più. Il suo sinistra ha saputo fare male, sia in termini di gol realizzati che di assist forniti, quindi è ingiusto accusarlo di avere avuto una stagione mediocre. Il primo anno in Premier League è sempre difficile, mi pare che il tedesco non se la sia cavata poi tanto male.

Troppe pause, un ruolo che sembra disegnato per lui ma che l’interessato non sembra amare e un finale di campionato in panchina lo hanno addirittura spinto verso la cessione – che sarebbe un errore.
I margini di miglioramento sono enormi, la voglia di diventare un giocatore più incisivo anche – basta convincersi che il ruolo di centravanti non gli si addice. Deve convincersi di essere un’ala sinistra e può diventare una delle migliori in circolazione.

Theo Walcott
Nuovo record personale di gol segnati in stagione (21), una sempre maggior precisione sottoporta e finalmente anche qualche assist ben confezionato. La stagione di Theo Walcott non è stata poi così male, anche se le critiche sono ancora tante. Uno dei suoi grandi pregi è quello di aver interrotto la consuetudine che vedeva i giocatori migliori non rinnovare il contratto e andarsene (Samir Nasri, Robin van Persie), un gesto che ha cambiato (parzialmente) l’immagine del Club.

Di Thierry Henry ha il numero di maglia, la velocità e una certa freddezza sotto porta, ma non ha il fisico. Inutile insistere, Theo Walcott non può fare l’attaccante centrale – almeno non con questo modulo. Spalle alla porta è prettamente inutile, sui palloni alti non può nulla e quindi sarebbe un avversario molto facile da marcare per gli avversari. Che si concentri nel fare l’attaccante esterno e le occasioni per segnare le avrà comunque, come dimostrato quest’anno. Potendo, sarebbe meglio perfezionare qualche finta in più da aggiungere al repertorio e far compagnia a Bacary Sagna nel migliorare i cross.

Gervinho
Ad un certo punto sembrava segnare con pericolosa continuità, però la faccenda è durata troppo poco per entusiasmarmi. Non so se è mancanza di fiducia nei propri mezzi – che poi tanto male non sono – però l’intemittenza con cui ha prodotto qualcosa di buono è stata frustrante. Il dribbling e la velocità ci sono, Arsène Wenger può compiere una magia e fare in modo che siano combinati nella maniera migliore.

A volte sembra davvero che non sappia cosa sta facendo, con il risultato di sprecare un pallone facile oppure inventare un assist impossibile. Troppo imprevedibile anche per sé stesso, si direbbe. Non è il mio giocatore preferito né qualcuno cui affiderei un pallone importante, forse con un po’ di fiducia in più e una maggiore calma quando ha il pallone potrebbe rivelarsi un’ala incisiva. Forse.

Alex Oxlade-Chamberlain
Molto giovane e molto promettente, come tanti prima di lui. Sembrava dovesse spaccare il mondo ma la verità è che i suoi 19 anni sono ancora pochi – anche per gli standard di Arsène Wenger. Però il suo entusiasmo, la sua energia, le innegabili qualità tecniche e la voglia di andare sempre verso la porta il più direttamente possibile sono (e saranno) armi fondamentali per l’Arsenal, già a partire dalla prossima stagione.

La voglia di mostrare tutte le sue qualità lo ha spesso tradito, spendendolo dritto in un vicolo cieco o spingendolo alla giocata impossibile. Peccato di gioventù, resta il fatto che con attorno giocatori dalla tecnica e visione sopraffina come Santi Cazorla e Tomas Rosicky ha il dovere d’imparare in fretta dove e come muoversi, dove e come far arrivare il pallone. Non è un caso se ho nominato due giocatori che amano la zona nevralgica del campo, è proprio lì che uno come Alex Oxlade-Chamberlain finirà.

Olivier Giroud
Arrivato per fare da riserva a Robin van Persie (verosimilmente), si è ritrovato al centro del palcoscenico e ha avuto qualche difficoltà nell’incidere sulle partite. I suoi 17 gol e 10 assist sono un ottimo bottino per un debuttante, la sua umiltà e voglia di lottare due ottime basi per migliorare ancora. Finalmente un attaccante capace di fare a sportellate con gli avversari e tenere il pallone, risorsa preziosa per gli inserimenti di Santi Cazorla, Lukas Podolski e Theo Walcott.

Ruvido, davvero tanto ruvido.
Propenso all’errore sottoporta, a volte davvero troppo.
Se saprà unire al gran movimento e all’innegabile generosità che lo caratterizzano anche un miglior tocco di palla e una maggiore freddezza sotto porta, il francese può diventare un buon attaccante.
A mio parere mai un fuoriclasse, ma quel genere di attaccante da buttare nella mischia quando le cose non vanno per il verso giusto.

Ecco fatto, l'elenco è completo.

Il mio parere, modesto, è che la base della squadra sia davvero buona.
Il difficile sarà integrare un paio di grandi giocatori senza rovinare uno spirito di squadra con pochi eguali in Europa.
Una missione difficile ma indispensabile perché questo Arsenal compia il meritato salto di qualità che collocherebbe la squadra a contatto con la vetta, tanto in Premier League quanto in Europa.

La palla passa ad Arsène Wenger ora.

COMMON ARSENAL!!!

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