20 settembre 2013

Theo Walcott, che cosa sei?

Siamo onesti:

Non sa dribblare neanche una sedia.
Non è in grado di mettere in fila due cross decenti.
Non ha una grande visione di gioco, in genere appoggia il pallone a un metro.
Litiga col pallone ogni giorno, perdendo spesso.
Ha imparato una sola finta, se così possiamo chiamarla, che ormai ogni terzino conosce.

Però sa fare gol, eccome.

Basti pensare al primo, quel destro a giro segnato contro il Chelsea nella finale di Carling Cup del 25 Febbraio 2007, o ai successivi 63 messi a referto – tutti caratterizzati da una sempre maggiore freddezza nell’uno contro uno con il portiere.
Per natura, per istinto e per caratteristiche, Theo Walcott è decisamente un attaccante: perché farlo giocare da ala, quindi?
Il dubbio è legittimo, però è necessario fare una riflessione prima di arrivare ad una risposta: in che modo sono stati realizzati la maggior parte dei 64 gol che Theo ha finora fatto registrare?

Andando a spanne, direi che l’80% dei suoi gol sono arrivati con un inserimento dalle retrovie, premiato da un passaggio filtrante alle spalle della linea difensiva. Però potrei sbagliare, potrebbe essere anche l’85% o addirittura il 90%.
Su due piedi mi vengono in mente quelli segnati allo Slavia Praga in Champions, quello allo Shakthar Donetsk in trasferta, uno fantastico contro il Villarreal, uno a testa a Newcastle e Blackburn più ovviamente i due contropiede fulminanti nel derby casalingo della scorsa stagione.
Partendo da una posizione defilata, Theo Walcott si trasforma strada facendo da ala senza dribbling né visione ad attaccante implacabile (o quasi, basti vedere la partita contro il Sunderland) e si rende immarcabile proprio in virtù di quella posizione ibrida che Arsène Wenger ha disegnato per lui.
Spostarlo al centro dell’attacco lo costringerebbe a ricevere il pallone spalle alla porta, una posizione nella quale uno come lui risulta totalmente innocuo, mentre partendo dalla fascia destra ha tutto lo spazio a disposizione per sfruttare accelerazione e velocità.

Nonostante le pretese dello stesso Walcott e la pressione dei media, è impensabile vederlo agire da centravanti o da seconda punta, l’inglese è un attaccante esterno e tale deve restare.
Farebbe bene a convincersene, dopotutto un suo illustre collega ha saputo segnare 206 gol in 204 partite pur partendo da una posizione defilata e non c’è ragione per cui – con le dovute proporzioni – Theo Walcott non possa essere altrettanto efficace di Cristiano Ronaldo.
Non mi aspetto certo che segni 60 gol a stagione né che sia uno dei favoriti per il Pallone d’Oro, però Theo Walcott può garantire all’Arsenal almeno 25 gol a stagione e issarsi tranquillamente tra i giocatori più prolifici della storia dell’Arsenal.
Appena 24enne – non dimentichiamolo – l’ex Southampton è lontano dall’aver raggiunto la maturità perciò ha davanti a sé tutto il tempo necessario per fare la storia.
Infin dei conti un altro suo illustre predecessore ha iniziato a buttare dentro palloni quando ne aveva 23 ed è poi diventato il migliore di tutti i tempi...

Senza essere un attaccante, Theo Walcott può diventare uno dei migliori attaccanti della storia dei Gunners.

COMMON ARSENAL!!!

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